Teatro Giuseppe Borgatti - Cento

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza totale della sala 434 posti
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
L. Gessi, Accademie e accademici in Cento, Bologna 1909;
A. Orsini, Diario centese (1796-1887), con appendice di notizie redatte da Gioacchino Vicini (1888-1901), Bologna 1966;
Teatro Comunale G. Borgatti. Spettacoli inaugurali marzo-aprile 1974, [Cento] 1974;
G. Silingardi - A. Barbieri, Cento: vicende storiche e personaggi (1900-1940), s.l. 1980, 2 voll.;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S.M. Bondoni, Bologna, 1982, p. 225-227;
A. Orlandini, Le stagioni d’pera del Teatro Comunale Giuseppe Borgatti di Cento, s.l. 1983;
U. Montanari, Teatro di prosa e drammaturgia dal XVI al XX secolo, Cento 1994, p. 875-927;
A. Orlandini, Il teatro in musica e i suoi luoghi, in: Storia di Cento dal XVI al XX secolo, Cento 1994, p. 929-965;
Il Teatro e la città: 130 anni di attività tra storia nazionale e locale, Cento 1994;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 141-143;
A. Lombardini, L’attività dell’istituzione Teatro Comunale G. Borgatti dal giugno 1997 al dicembre 2004, s.n.t. 2004.
L. Manservisi, Il Teatro Comunale “Giuseppe Borgatti” di Cento (1861-2011).150 anni di attività tra realtà locale e storia nazionale, tesi di laurea DAMS Teatro, relatore prof. E. Tamburini, Facoltà di Lettere e Filosofia – Università degli Studi di Bologna, a.a. 2010-2011.
Via Campagnoli, 9
44042 Cento (FE)

opera di inaugurazione:
Isabella d'Aragona di Carlo Pedrotti
Fondazione: XIX (1800-1899)
La tradizione teatrale centese, ricca e complessa, risale probabilmente al Cinquecento: è possibile infatti che già in questo periodo in occasione del carnevale e della locale fiera di settembre si siano tenute rappresentazioni sulla piazza e in palazzi sia pubblici che privati. Successivamente, nel secolo XVII l’attività teatrale è legata alle numerose accademie che a Cento sorgono e si sviluppano in quel periodo, grazie alla vicinanza a Ferrara dove le accademie si sviluppano in modo straordinario.
Dopo il 1598, Cento viene reintegrata da papa Clemente VIII nel territorio pontificio. La nuova prospettiva di pace predispone i centesi ad apprestare, negli anni seguenti, magnifiche giostre e pompose mascherate durante il carnevale; i più colti e benestanti si riuniscono in accademie. La prima di queste accademie è denominata Accademia della Notte e i suoi membri pare abbiano cominciato a riunirsi nel 1610.
Negli anni 1613-14 don Troilo Cabei, per vivificare gli accademici notturni, promuove a proprie spese due rappresentazioni che sono allestite nella Chiesa di San Biagio: Il lugubre martirio di Cristo e Li tragici concerti d'Orbecco. L'apparato risulta magnifico, tanto che per ben cinque o sei volte la scena viene mutata. Negli anni successivi sono rappresentate I Novissimi e Il Martirio di San Giovanni Battista.
Nel 1618, grazie ancora all'opera del Cabei, viene fondata l'accademia dell'Aurora; cui tale Bartolomeo Fabri mette a disposizione un'ampia sala dove viene allestito il ‘Teatro delle Virtù’ dotato di apparati scenici del Guercino. Successivamente si chiamerà Teatro Fabri. La residenza è inaugurata nel 1620 con la recita della favola Il trionfo di Rosolemina di Lauro Settizonio, che a quanto risulta conquista i cuori degli astanti. L'anno successivo sono recitate la favola pastorale I figliuoli d'Aminta del bolognese Ercole Pellizzari; successivamente gli accademici auroristi mettono in scena Il Pastor fido di Guarini con sontuosi Intermezzi, gli stessi con cui l’aveva fatta rappresentare il duca Vincenzo Gonzaga a Mantova. Nel 1634 l'Accademia dell’Aurora si scinde a causa delle discordie tra il Bianchi e il Cabei e quest'ultimo, dopo aver tentato invano di fondare una nuova accademia, abbandona Cento. Bianchi si adopera per mettere in scena varie rappresentazioni, di cui risultano gradite La Taide convertita e la Bradamante, arricchite di begli intermezzi e l'Atamante. Nel 1651 Cabei ritorna a Cento e fonda l'Accademia del Sole: tra questa e quella dell'Aurora inizia subito una competizione.
Nel 1693 entrambe le accademie, in quanto tali, sono praticamente cessate; tuttavia gli accademici, conservando gli antichi nomi, continuano a riunirsi, ma solo con l'intento di recitare commedie e per prendere parte a giostre e tornei carnevaleschi.
Nel 1700 gli accademici dell'Aurora prendono in affitto il teatro del senatore bolognese Sampieri, che si trovava nel vicolo delle Beccarie, poi via del Teatro.
Lo restaurano e lo abbelliscono con sontuosi scenari dipinti dal bolognese Orlandi e lo inaugurano con l'opera in musica La ninfa bizzarra, che ottiene un buon successo: a Cento non s'era mai vista una cosa simile. Nel 1716 il dottore Carlo Vicini, aurorista, vuole dare all'accademia una nuova sontuosa sede facendo costruire a sue spese un decoroso e spazioso teatro che, abbellito dagli scenari del Bibiena, viene denominato dell'Aurora. L'inaugurazione ha luogo con le opere in musica La nemica amante e La moglie fortunata. Successivamente il teatro è denominato Sampieri.
Gli accademici del Sole si riuniscono nella sconsacrata Chiesa del Rosario dove, nel 1711, sono recitate La vergine parigina ossia l'amazzone del celibato, opera sacra in prosa di Simone Giani Fiorentino, e La schiavitù fortunata di padre F.M. Galeazzi, domenicano. Si può con ragione affermare che, in questo periodo, Cento gareggia con le prime città italiane nel mettere in scena quanto di più scelto compongono gli autori lirici e drammatici del tempo.
Tutte queste accademie hanno goduto in tempi diversi della protezione di potenti patrizi bolognesi, quali per esempio il conte Lucio Malvezzi, il marchese Giuseppe Spada, il conte Filippo Pepoli, il conte Malvasia e il principe Filippo Hercolani. Alla vita delle accademie è legata la storia degli antichi teatri centesi, il Vicini e il Sampieri (in seguito Majocchi) e una tradizione teatrale ricca e complessa. Le gloriose accademie si dissolvono alla fine del XVIII secolo con l’Illuminismo e gli sconvolgimenti seguiti alla Rivoluzione francese
Alla fine del Settecento, troviamo funzionante a Cento il Teatro Majocchi, in cui, nell'aprile del 1798, si rappresenta il dramma giocoso per musica Il poeta di villa di Luigi Caruso. Vi si fanno balli e, nel settembre del 1802, si rappresenta il dramma giocoso Le cantatrici villane, con musica di Valentino Fioravanti. Nel 1831 il Comune acquista per mille scudi il teatro da Giulio Majocchi.
Lo fa restaurare e affida i lavori di decorazione ai centesi Giovanni Borgatti e Antonio Guandalini. L'inaugurazione avviene in occasione della tradizionale fiera di settembre, con l'opera Il Barone di Dolscheim, di cui è interprete principale Giovanni Bonini dell'Accademia Filarmonica di Parma. Le stagioni teatrali si susseguono con una certa regolarità, concentrandosi quasi esclusivamente in autunno, durante la fiera. Nel settembre del 1843 si rappresenta La pazza per amore, nel 1845 Lucia di Lammermoor, con la partecipazione dell'allora celebre tenore Agostino della Cella; l'anno successivo è la volta delle opere in musica Ernani e I Foscari; nel 1847, durante le ultime recite de Il giuramento, negli intermezzi e fra l'entusiasmo del pubblico, è cantato un inno a Pio IX. Nel febbraio 1849 viene rappresentato Radetzky cacciato da Milano. Nel luglio del 1852 tiene un corso di recite la compagnia drammatica diretta da Luigi Pezzana.
Il 26 novembre 1856 il Comune decreta la costruzione di un nuovo teatro comunale, il cui progetto è affidato all'ingegnere centese Antonio Giordani (autore del teatro di Pieve di Cento), in collaborazione con Fortunato Lodi. L’area prescelta è quella occupata dal vecchio molino superiore.
L’ex Teatro Majocchi (poi Comunale), viene ricostruito nel 1874 su progetto dello stesso Giordani e prende il nome di Teatro Sociale; nel 1924, ormai abbandonato, è ceduto a un privato che lo trasforma in cinema - varietà.
Il nuovo Teatro Comunale viene inaugurato il 15 agosto 1861 con Isabella D'Aragona del veronese Carlo Pedrotti e il ballo Il trionfo della bella Brissac. Ben presto il teatro diviene uno dei più rinomati della provincia. Le stagioni operistiche si tengono dalla tarda estate all’inizio dell'autunno, mentre nel resto dell’anno vanno in scena operette, balletti, prosa e arte varia. Alcune rappresentazioni sono memorabili, per esempio La favorita di Donizetti interpretata da Isabella Galletti Gianoli nel 1865 e il Mefistofele di Boito, con il tenore G. Cremonini, nel 1891. Il soprano Maria di Nunzio, dopo un'entusiasmante interpretazione della Gioconda, nel 1896, viene portata addirittura in trionfo.
Tra le presenze illustri registrate nel teatro di Cento si ricorda Giacomo Puccini che, nel settembre 1923, vi si reca per assistere alla rappresentazione di Manon Lescaut. Nel 1924 il teatro viene intitolato a Giuseppe Borgatti, celebre tenore nativo di Cento, al quale nel 1933 si dedica anche un piccolo museo, tuttora collocato nelle sale del ridotto.
All'esterno, l'edificio, dipinto a strisce ocra e Siena bruciata, presenta una ricca decorazione in terracotta costituita da fregi collocati sopra le colonne del portico d'ingresso e sui contrafforti che reggono le arcate al primo piano; fregi corrono anche attorno alle finestre e lungo i cornicioni mentre la decorazione che sormonta l'arcata superiore è arricchita da medaglioni con teste in rilievo, sono opera A. Boni e C. di Milano. L'interno presenta una struttura semplice ed elegante. La sala ha pianta a ferro di cavallo circondata da tre ordini di palchi più loggione. Una semplice decorazione a stucco orna i parapetti dei palchi, mentre è assai interessante l'originale soffitto con elementi in legno intagliato e dipinto (testa di leone, tralci ecc.). Ugualmente interessante è la ricca decorazione a stucco che torna nei capitelli di atrii, ridotti, scale. Il sipario dipinto, che tuttora si conserva, è opera del bolognese Antonio Muzzi, che vi ha rappresentato la visita della regina Cristina di Svezia allo studio del Guercino a Bologna.
Nel 1964 al teatro di Cento, ormai da tempo inserito nei circuiti delle più importanti compagnie d'opera e di prosa, viene revocata l'agibilità per motivi di statica. Adeguatamente restaurato, è stato riaperto al pubblico nella primavera del 1974. Nel corso di questo recupero è stato purtroppo rifatto il palcoscenico con struttura portante in cemento armato, assai nociva per l'acustica e per l'elasticità del piano scenico. Anche le graticciate ottocentesche sono state rimosse e sostituite. Resta invece, fortunatamente, l'originario meccanismo per il sollevamento della platea (purtroppo semisommerso da strutture per l'impianto termico).
Restano pure le macchine per il rumore della pioggia e del tuono, di fattura singolarmente raffinata.
Il teatro è stato danneggiato dal terremoto del maggio 2012, reso inagibile è in attesa dei lavori di restauro il cui avvio è previsto per il 2019. In questi anni l’attività teatrale di Cento non si è arrestata, dapprima è stato allestito il Teatrotenda poi si è trasferita al centro polifunzionale Pandurera. (Lidia Bortolotti)


Cento’s rich and complex theater tradition probably dates back to the 1500s. It is possible that as early as then, during Carnival and the local fair in September, theater performances were held in the town square and in public and private buildings.
Subsequently, in the 17th century, the performing arts were tied to the numerous academies that established themselves in Cento during that period. After 1598, Pope Clement VIII re-admitted Cento in the Papal Territory. The newfound peace led Cento’s citizens to stage magnificent jousting tournaments and grandiose masked balls during Carnival; the wealthiest and most learned citizens formed academies; the first was Accademia della Notte, which apparently began to meet in 1610.
In 1613-14, Don Troilo Cabei, in order to make the nighttime academy meetings more lively, funded two theater performances held in San Biagio Church: Il lugubre martirio di Cristo and Orbecco’s Li tragici concerti. It seems that the setting was magnificent, and the stage set changed five or six times. In the following years, I Novissimi and Il Martirio di San Giovanni Battista were staged.
In 1618, once again thanks to Cabei, the Accademia dell'Aurora was founded; a large hall with three smaller rooms was made available to the academy by Bartolomeo Fabri. This space was inaugurated in 1620 with a play based on the fable Il trionfo di Rosolemina, which apparently won over the audience. The following year, the pastoral fable I figliuoli d'Aminta by Bologna’s Ercole Pellicciari was staged; subsequently, the members of the Accademia dell’Aurora staged Guarnini’s Il Pastor fido, La Clorinda, and Il Solimano. In 1634 the academy disbanded due to disagreements between Bianchi and Cabei, and the latter, after a failed attempt to establish a new academy, was forced to leave Cento.
Bianchi managed to stage numerous other performances, the most successful of which were La Taide convertita, which featured beautiful intermezzos, L'Atamante and La Bradamante, the latter also featuring intermezzos.
In 1651 Cabei returned to Cento, and this time he managed to found the Accademia del Sole: a competition between it and the Accademia dell'Aurora immediately ensued. By 1693 these academies had practically ceased to function as such, but their members, who kept their old names, continued to meet with the sole intent of staging comedies and participating in jousting and other Carnival tournaments. In 1700 the members of the Accademia dell'Aurora rented the theater that belonged to Bologna’s Senator Sampieri, which was located in Vicolo delle Beccarie, subsequently known as Via del Teatro.
They restored and embellished it with sumptuous backdrops painted by the Bologna-born painter Orlandi, and inaugurated it with the musical opera La ninfa bizzarra, which was a great success: nothing like it had ever been seen in Cento before. In 1716 Doctor Carlo Vicini, a member of the Accademia dell'Aurora , decided to give the academy a sumptuous residence, and funded the construction of a pleasant, spacious theater, which was decorated with Bibiena’s backdrops and named Teatro dell'Aurora.
The theater was inaugurated with the musical operas La nemica amante and La moglie fortunata. The members of the Accademia del Sole met in the Church of the Rosary where, in 1711 the sacred prose opera La vergine parigina ossia l'amazzone del celibato, by Simone Giani Fiorentino, and La schiavitù fortunata by the Dominican father F.M. Galeazzi, were staged. It can reasonably be stated that in this period, Cento was one of the leading Italian cities in staging some of the best 18th century opera and drama performances. Over time, all of the city’s academies enjoyed the protection of powerful noblemen from Bologna, such as Count Lucio Malvezzi, Marquis Giuseppe Spada, Count Filippo Pepoli, Count Malvasia, and Prince Filippo Hercolani.
More recently, in the late 1700s, the Teatro Majocchi was also in function in Cento. In April 1798, it staged Luigi Caruso’s dramma giocoso Il poeta di villa.
Balls were also held there, and in 1802 the dramma giocoso Le cantatrici villane, featuring Valentino Fioravanti’s music, was staged. In 1831 the municipality purchased this theater from Giulio Majocchi for one thousand scudos. It restored it and entrusted its decoration to the local artists Giovanni Borgatti and Antonio Guandalini. The theater was inaugurated during the traditional September fair with the opera Il Barone di Dolscheim, whose leading actor was Giovanni Bonini from Parma’s Accademia Filarmonica. There were regular opera seasons, mostly in autumn during the fair. In September 1843 La pazza per amore was staged, and in 1845 Lucia di Lammermoor, with the participation of the famous tenor Agostino della Cella; in 1846, the musical operas Ernani and I Foscari were staged, and in 1847, during the final performances of Il giuramento, an anthem to Pope Pius IX was sung during the intermezzos, to the audience’s cheers. In February 1849 Radetzky cacciato da Milano was staged. In 1852, the drama company directed by Luigi Pezzana held acting lessons.
On 26 November 1856 the municipality decreed the construction of a new municipal theater; the project was entrusted to the engineer Antonio Giordani, from Cento, in collaboration with Fortunato Lodi.
The former Teatro Majocchi (subsequently known as Teatro Comunale), was rebuilt in 1874 following a project by Giordani and took the name of Teatro Sociale; in 1924, after being abandoned, it was sold to a private individual who turned it into a cinema.
The new Teatro Comunale was inaugurated in September 1861 with Pedrotti‘s Isabella D'Aragona and Verdi’s Traviata, directed by the maestro Leone Sarti. Terracotta decorations were made by Milan’s A. Boni & C. firm. Stage sets were the work of the local artists Gaetano Malagodi and Riccardo Fontana. The stage curtain, which still exists, was painted by Bologna’s Antonio Mussi and depicts Queen Christina of Sweden’s visit to Guercino’s atelier in Bologna. The opera seasons, concentrated in the fall as always, staged mostly operas, and to a lesser extent ballet and prose. Some performances were memorable, including for example Donizetti’s La favorita sung by Isabella Galletti Gianoli in 1865, and Boito’s Mefistofele, with the tenor G. Cremonini, in 1891; the soprano Maria di Nunzio, after a thrilling performance of La Gioconda in 1896, was even carried away in triumph.
Some of the theater’s illustrious guests include Giacomo Puccini, who attended a performance of Manon Lescaut in September 1923. In 1924 the theater was dedicated to Giuseppe Borgatti, a famous tenor who was born in Cento; in 1933 a small museum, which still stands in the theater’s ridotto, was also dedicated to him.
The building’s exterior, painted with ochre and burnt siena bands, is richly decorated with terracotta friezes located above the columns of the entrance portico and on the buttresses that support the arches on the first floor; friezes also run alongside the windows and ledges, while the decoration surmounting the upper arcade is enhanced by medallions depicting heads in high relief. The interior is simple and elegant. The hall has a horseshoe-shaped floor plan and is surrounded by three tiers of boxes and a gallery. Simple stucco decorations embellish the boxes’ parapets, while the original ceiling, with carved and painted wood elements (lion’s head, plant shoots) is quite interesting, as are the rich stucco decorations on the capitals in the atrium, ridotto, and stairways.
In 1964, the Cento theater, which had long been a part of the traveling circuit for many of the most important prose and opera companies, was declared unfit for use due to static equilibrium reasons. After being restored, it was re-opened to the public in spring 1974. Unfortunately, these restoration efforts included rebuilding the stage with a concrete load-bearing structure, which is quite harmful for its acoustics and elasticity. Fortunately, the original mechanisms for lifting the main floor remains (albeit semi-buried by the heating system). The exquisitely crafted thunder and rain machines are also still extant.
(Lidia Bortolotti)

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