Teatro Comunale - Bologna

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a campana con palchetti
capienza totale della sala 1006 posti
1982
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
F. Algarotti, Saggio sopra l'opera in musica, Livorno 1763;
Pianta e Spaccato del Nuovo Teatro di Bologna fatta in occasione della apertura di esso lì 14 maggio 1763 colla descrizione di detto teatro, Bologna 1763;
L. Capponi, Pianta e Spaccato del Nuovo Teatro di Bologna, Venezia 1764 (ed. cons. Bologna 1975);
L. Crespi, Vite de' pittori bolognesi, Roma 1769;
A. Basoli, Vedute pittoresche della città di Bologna, Bologna 1833;
G. Giordani, Intorno al gran Teatro del Comune e ad altri minori in Bologna ..., Bologna 1855;
L. Frati, La Facciata del Teatro comunitativo di Bologna secondo il disegno del Bibiena, Bologna 1861;
C. Ricci, Per la storia del Teatro Comunale di Bologna, Bologna 1884;
C. Ricci, I Teatri di Bologna nei sec. XVII e XVIII, Bologna 1888 (ed cons. Bologna 1965), p. 167-229;
C. Ricci, I Bibiena architetti teatrali, Milano 1915;
L' incendio del Comunale, in "Il Comune di Bologna", 12 (1934), p. 12;
H. Baur Heinold, Theater des Barock, Munchen 1966, 1971, p. 130-286;
W. Bergamini, Antonio Galli Bibiena e la costruzione del Teatro Comunale di Bologna, in Due secoli di vita musicale [...], a cura di L. Trezzini, Bologna 1966, I, p. 79-99 (2. ed. 1987);
G. Ricci, Teatri d'Italia dalla Magna Grecia all'Ottocento, Milano 1971, p. 157-158;
D. Lenzi, Alcune note sull'attività di Antonio Galli Bibiena in Romagna, in "Studi romagnoli", XXIII (1972), p. 369;
T. Gobbi, voce Bologna (Teatro Comunale), in Enciclopedia dello Spettacolo, Roma 1975, II, p. 726-733;
D. Lenzi, La tradizione dell'architettura teatrale bolognese in età illuminista, in "Bollettino C.I.S.A. A. Palladio", XVII (1975), p. 309-310;
M. Tafuri, Teatri e scenografie, Milano 1976, p. 34;
G. Zucchini, Edifici di Bologna e altri studi sull'iconografia della città, a cura di G. Roversi, Bologna 1976;
D. Lenzi, Il luogo teatrale, in Storia dell'Emilia-Romagna, Bologna 1977, II, p. 744-747;
W. Bergamini, Nuovo Teatro Pubblico di Bologna. 1755-1763, in L'arte del Settecento emiliano. Architettura, scenografia, pittura di paesaggio, Bologna 1980, p. 122-127;
Il restauro del Teatro Comunale di Bologna, s.l. 1981(?);
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 207-210;
M. Forsyth, Edifici per la musica. L'architetto, il musicista, il pubblico dal Seicento ad oggi, Bologna 1987, p. 13-87;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 116-119;
Libertà cara sei troppo amabile. Musica e teatro a Bologna dall'antico al nuovo regime (1796-1805), a cura di M. Calore, Bologna 1996;
R. Verti, Il Teatro Comunale di Bologna, Milano 1998;
Ragionamenti intorno al nuovo teatro di Bologna, Ferrara s.d.;
Ricostruzione del palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna. Lavori eseguiti dall'ing. Armando Villa, Bologna s.d.
Largo Respighi, 1
40121 Bologna (BO)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Il trionfo di Clelia di Gluck
Fondazione: XVIII (1700-1799)
Nel 1745 il teatrino privato di Palazzo Malvezzi era stato distrutto da un incendio e il teatro pubblico di Bologna detto "della Sala" sito nel Palazzo del Podestà dell'attuale piazza Maggiore, necessitava di urgenti restauri. Dunque a quelle date la città aveva urgenza di costruire un nuovo edificio; soltanto però nel gennaio 1756 il Senato bolognese decretò di affidare l'esecuzione di un progetto per un nuovo teatro. Fu scelto il celebre ingegnere teatrale Antonio Galli Bibiena. Bibiena fin dal 1754 aveva offerto la propria candidatura al Senato che però non la tenne in considerazione se non due anni più tardi quando questi divenne membro dell'Accademia Clementina per i suoi alti meriti di scenografo e architetto.
Probabilmente fu lo stesso Antonio Bibiena che propose al Senato di edificare il nuovo teatro nella strada San Donato (attuale via Zamboni) dove un tempo sorgeva il favoleggiato Palazzo dei Bentivoglio che tre secoli prima aveva ospitato una delle più raffinate corti d'Europa. Nell'area prospiciente l'attuale piazza Verdi, occupata dai resti del Palazzo e dai suoi celebri giardini, distrutti 'a furor di popolo' nel 1507 quando la famiglia fu cacciata dalla città, furono gettate le nuove fondamenta nella primavera del 1756. Antonio Bibiena aveva assunto la direzione dei lavori coadiuvato dal capomastro Michelangelo Galletti. Si stavano innalzando i muri perimetrali quando Bibiena "contestò al Galletti la sicurezza d'impianto" (Bergamini 1981,p. 3). La questione non era da poco e al Bibiena fu chiesto di esporre e motivare le ragioni della sua opposizione perentoria. Ritardandosi i lavori senza riuscire a trovare una soluzione, gli Assunti di Camera risolsero allora di chiedere a Bibiena di costruire un modello dell'alzato e della pianta affinché fossero sottoposti al giudizio pubblico dei cittadini. I cittadini più autorevoli si videro coinvolti personalmente e si scatenò una feroce e vivacissima polemica. Intervennero contro il Bibiena i maggiori architetti bolognesi quali Dotti, Torreggiani e scienziati come Gabriello Manfredi e Eustachio Zanotti. E' stato osservato che "le controversie erano [dovute] in parte a inimicizie e gelosie personali, ma erano anche di natura eminentemente ideale e legate al diffondersi delle idee illuministiche che cozzavano contro la progettazione del Bibiena, portatore della consolidata tradizione barocca della sua illustre famiglia". (Teatri storici...1982, p. 207) La temperatura delle polemiche è data dalla testimonianza dello scrittore veneziano Francesco Algarotti che ha lasciato un saggio a stampa sul quale contesta tutte le scelte progettuali del Bibiena tra cui soprattutto: la scelta di costruire la cavea in muratura (perché resistente al fuoco), anziché in legno e il disegno della pianta a forma di campana. In sua difesa Bibiena portò la sua esperienza generazionale "contrapponendo all'accigliata teoria dei suoi predecessori i vantaggi di un sano pragmatismo. (cit., p.207).
Bibiena si vide costretto a modificare il progetto originale, non ultime le ragioni economiche che non permisero di realizzare la stessa ricchezza di ornato che può osservarsi nel modellino originale ligneo che attualmente si conserva presso il Museo della Musica. Voleva richiamare con il bugnato rustico nel primo ordine di palchi, i più consolidati principi architettonici degli esterni di dimore private, voleva realizzare una pianta a forma di campana più accentuata che sarebbe terminata su un boccascena molto aggettante, decorato con colonne corinzie e statue che pareva volesse ricordare i balconi esterni su una via cittadina. Il soffitto della platea doveva raffigurare un finto cielo. L'elaborazione del progetto attuale dovette risultare molto laboriosa infatti sono conservate, pubblicate a stampa, altre elaborazioni "intermedie" e più vicine al risultato finale.
Ridotto il boccascena, i palchi furono differenziati in solo due tipologie, la curvatura a campana molto meno accentuata. Inoltre nei primi progetti si nota che il piano nobile della facciata doveva essere decorato da eleganti finestre coronate da un timpano e separate da lesene. Solo il portico fu mantenuto nella realizzazione finale, pensato per assicurare una continuazione all'andamento paratattico delle strade cittadine coperte.
"La pietra usata da Antonio Galli Bibiena per l'interno del teatro dovette alla fine essere modificata perché troppo riverberante" (Forsyth 1987, p. 13). Un tempo infatti per conservare la pienezza sonora della musica orchestrale le sale da musica venivano ricoperte con un grosso spessore di intonaco fono-riflettente.
L'inaugurazione del teatro, il cui progetto era stato finanziato dal Senato bolognese e dal Vaticano, avvenne il 14 maggio 1763 con l'opera inedita Il Trionfo di Clelia su libretto di Pietro Metastasio e musicata da Gluck con l'allestimento realizzato dallo stesso Bibiena ma affrettato e ridotto all'essenziale. Nonostante la mancata realizzazione di innumerevoli parti dell'edificio e di locali di servizio, il Teatro Comunale può considerarsi la realizzazione teatrale più importante di Antonio Bibiena anche se per molti anni dopo l'apertura rappresentò quasi esclusivamente spettacoli di prosa e veglioni di carnevale.
In occasione dell'inaugurazione del nuovo Teatro Corso nel 1805, si volle rilanciare l'immagine del Teatro Comunale rinnovando le ormai vetuste tecnologie. Il macchinista Ferrari costruì un argano per l'innalzamento della platea da usarsi per ampliare lo spazio del palcoscenico in occasione di feste, ancora oggi in perfetto funzionamento se le tubature dell'impianto antincendio non ne impedissero il movimento.
Nel 1818-1820 l'architetto comunale Giuseppe Tubertini operò il primo importante restauro. "Fu ricostruita la volta perimetrale della platea, dipinta ad ornato da Mauro Beri che finse, seguendo il Bibiena, una soluzione architettonica nella quale però, con mutata concezione, il figurinista Pietro Fancelli dipinse le allegorie di Musica, Poesia, Pittura e Storia. Si soppresse la cornice che correva alla sommità della sala e della trabeazione del boccascena; l'articolazione delle superfici venne anche mitigata dalla rettifica dell'andamento dei parapetti dei palchi, come delle sottostanti cornici di sostegno, mutate anche le forme delle mensole e degli ornati relativi negli archivolti dei palchi stessi che ebbero i balaustrini a fusto svasato con collarino di fogliame". (Bergamini 1981, p.11). Nel boccascena dei pilastri corinzi sormontati da architravi, presero il posto delle colonne bibienesche. La struttura a pareti curve di raccordo tra la platea e il boccascena fu eliminata come due nicchie con le statue della Musica e della Poesia di Antonio Schiassi. Circa trent'anni dopo nel 1853-1854, Carlo Parmeggiani aggiunse nel boccascena quattro mensoloni a lacunari, furono attuate alcune modifiche alle mensole del terzo ordine di palchi e al cornicione del loggione. La volta della platea fu ridipinta da Giuseppe Badiali e Antonio Muzzi. "All'ornamento plastico, ancora esistente, parteciparono con perizia artigianale Antonio Tognetti, Giuseppe Pacchioni, Vincenzo Testoni, Agostino Viallet. La verniciatura lucida con bianco di zinco si intendeva confacente all'addobbo di bandinelle, tende, cuscini e carte di Francia nei palchi. Con l'oro predominava il rosso." (cit., p.11). Fu realizzato anche un nuovo sipario dal pittore Napoleone Angiolini che vi raffigurò l'Apoteosi di Felsina "in puro stile gandolfiano" (Teatri storici...1982, p. 88). Se ne conserva il bozzetto presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Nel 1861 fu rifatta la facciata posteriore del teatro da Coriolano Monti. Nello stesso anno Luigi Samoggia con Luigi Busi ridipinsero nuovamente il soffitto della platea con una decorazione in sintonia con le porte degli Atri, i chiaroscuri e i lampadari che furono disegnati in stile pseudo-settecentesco perché si adattassero allo stile generale del teatro.
Un grave incendio distrusse nel 1931 il palcoscenico e il sipario di Angiolini. L'anno successivo, Armando Villa ricostruì l'attuale palcoscenico. Finalmente nel 1935-1936 l'architetto Umberto Ricci completò la facciata, rimasta sempre incompiuta, nelle forme attuali. Il 23 giugno 1980 il teatro venne dichiarato inagibile e chiuso al pubblico, a causa dei legni, posti specialmente sotto il pavimento del loggione, del quarto e del quinto ordine, corrosi gravemente dai tarli. La sovrapposizione di restauri non sempre esemplari (le strutture aggiunte avevano creato instabilità in alcuni palchi) e l'acustica della sala furono due questioni che resero complesso l'intervento di ripristino. Per suggerimento di Cesare Gnudi il Consiglio di Amministrazione del Teatro Comunale nominò una commissione per i lavori di restauro che fosse in grado di valutare e guidare l'operato dei tecnici. La commissione era composta da Giorgio Festi, Angelo Cavalli, Pier Luigi Cervellati, Andrea Emiliani, Cesare Gnudi, Camilla Malvasia, Ezio Raimondi. I lavori proseguirono a ritmo intensissimo per evitare che il teatro restasse chiuso più del tempo previsto. L'anno successivo all'inaugurazione vennero ultimati i lavori più importanti e che non richiedevano la chiusura dell'edificio. Si consolidarono i solai, si ripristinarono la volta della sala e del sottotetto, fu ripassato il coperto, furono rifatti i pavimenti, gli intonaci, e si realizzarono gli impianti di sicurezza a norma di legge. Le strutture in legno furono trattate contro le infestazioni, furono restaurate la maggior parte dei dipinti e dei decori e infine migliorate le condizioni dei servizi.
Il 5 dicembre 1981 si riaprì il sipario con la rappresentazione dell'Aida di Giuseppe Verdi.
Il teatro è un Ente Autonomo e produce circa ottanta spettacoli l'anno ed è dotato oltre che dei normali servizi, di un archivio storico, di una biblioteca, di una moderna sala per i coristi e di una per le prove dell'orchestra.
(Caterina Spada)

In 1745, the private theatre located inside Palazzo Malvezzi was destroyed by a fire, and Bologna’s Teatro della Sala, the public theatre located in Palazzo del Podestà (in what is now Piazza Maggiore) required urgent restoration. At that time, the city thus had a pressing need to build a new theatre, but it was not until January 1756 that the Bologna Senate decreed that a project for a new theatre should be entrusted to the famous theatre engineer Antonio Galli Bibiena. As early as 1754, Bibiena had submitted his candidacy to the Senate, which did not take it into account until two years later, when Bibiena became a member of the Accademia Clementina thanks to his merits as a scenographer and architect.
It was probably Antonio Bibiena himself who proposed to the Senate that the new theatre should be built in what was then Strada San Donato (now Via Zamboni), where the fabled Palazzo dei Bentivoglio, which three centuries earlier hosted one of Europe’s most refined courts, once stood. In spring 1756, the foundations for the new theatre were set in the area near the current Piazza Verdi, where the remains of the palace and its famous gardens still stood after being ransacked by a mob in 1506, when the family was run out of town. Antonio Bibiena directed the project with the help of the master builder Michelangelo Galletti. The perimeter walls were being built when Bibiena "questioned Galletti about the building’s safety" (Bergamini 1981,p. 3). This was an important matter, and Bibiena was asked to provide motivations for his forceful opposition. Since work was delayed without a solution being found, the Senators in charge of financial matters decided to ask Bibiena to build a model of the building and its plan and to submit it to the public’s judgment. The most authoritative citizens were directly involved, leading to a lively, fiery debate. Bologna’s most important architects, such as Dotti and Torreggiani, and scientists such as Gabriello Manfredi and Eustachio Zanotti intervened against Bibiena. It has been written that "the disagreements [were due] in part to personal enmity and jealousy, but they were also deeply ideological and tied to the spread of illuminist ideas, which clashed with the plans drawn up by Bibiena, who was an exponent of his family’s deeply rooted Baroque tradition". (Teatri storici in Emilia Romagna, 1982, p. 207). The heated nature of the controversy comes through in the testimony of the Venetian writer Francesco Algarotti, who wrote an essay that questioned all of Bibiena’s choices, particularly the choice to build the auditorium in fire-resistant concrete rather than wood, and the bell-shaped floor plan. In his defence, Bibiena mentioned his generational experience which “contrasted the glum theory of his predecessors with the advantages of a healthy pragmatism”. (ibid., p.207).
Bibiena was forced to modify his original project, in part due to financial reasons which made it impossible to replicate the same ornate decorations as in the origial wooden model. Bibiena wanted rustication in the first order of boxes to recall the architectural principles behind the exteriors of private residences, and he wanted a strongly bell-shaped floor plan with a highly protruding proscenium, decorated with Corinthian columns and statues meant to recall balconies facing a city street. The main floor’s ceiling was supposed to depict a skyscape. The preparation of the final project was apparently very labour-intensive, and indeed several other intermediate projects, similar to the final project, were published by means of prints.
With a smaller proscenium than originally planned, only two different types of boxes were included, arranged along a bell curve that was far less pronounced than originally intended. Furthermore, the earlier projects showed that the façade’s piano nobile was supposed to be decorated with elegant windows crowned by a tympanum and separated by pillars. Only the portico remained as planned in the final version, as it was meant to mirror the paratactic arrangement of the city’s covered streets.
"The stonework used by Antonio Galli Bibiena for the theatre’s interior eventually had to be modified since it was too reverberating" (Forsyth 1987, p. 13). Indeed, at the time, in order to preserve the full sound of orchestras, the interiors of music halls were covered with a thick layer of sound-reflecting plaster.
The inauguration of the theatre, whose project was funded by the Bologna Senate and the Vatican, took place on 14 May 1763, with the premiere of Gluck’s Il Trionfo di Clelia, set to a libretto by Pietro Metastasio; the stage set was by Bibiena, but it was spare and hurried. Despite the fact that many parts of the building, along with dressing rooms and restroom facilities, were never completed, the Teatro Comunale remains Antonio Bibiena’s most important achievement in the theatre field, even if for many years after its inauguration it hosted almost exclusively prose performances and carnival celebrations.
On the occasion of the inauguration of the new Teatro Corso in 1805, an attempt was made to refurbish the Teatro Comunale’s image by renewing its now outdated technology. The machinist Ferrari built a hoist to raise the main floor, so as to increase the available space on stage during celebrations; the hoist is still in perfect working order to this day, although the tubes from the fire safety system prevent it from being used.
In 1818-1820 the municipal architect Giuseppe Tubertini performed the first significant restoration work. "The perimetral vault of the main floor was re-done, and decorated with ornate paintings by Mauro Beri, who pretended to follow Bibiena’s architectural solution; however, in a departure from the original concept, the dress designer Pietro Fancelli painted allegories of Music, Poetry, Painting, and History. The cornice that ran along the ceiling of the main floor and the entablature of the proscenium was removed; the arrangement of the various surfaces was affected by changes in the orientation of the boxes’ parapets and the underlying support cornices; the shapes of the corbels and the ornations on the archivolts of the boxes themselves were also changed, their parapets now having flared barrels decorated with leaf motifs collars". (Bergamini 1981, p.11). In the proscenium, Corinthian pillars surmounted by archivolts replaced Bibiena’s columns. The curved walls joining the main floor with the proscenium were eliminated, as were two niches hosting Antonio Schiassi’s statues depicting Music and Poetry. About thirty years later, around 1853-1854, Carlo Parmeggiani added four lacunar corbels to the proscenium, while the corbels of the third order of boxes and the gallery’s cornice were also modified. The main floor’s vault ceiling was repainted by Giuseppe Badiali and Antonio Muzzi. "The still-existing sculpted ornaments were enhanced by the artisanal skills of Antonio Tognetti, Giuseppe Pacchioni, Vincenzo Testoni, and Agostino Viallet. The glossy, zinc white coat of paint was meant to match the boxes decorations, made up of curtains, pillows, roller towels and crepe paper. Gold and red were the dominant colours." (ibid., p.11). Napoleone Angiolini painted a new stage curtain depicting the Apotheosis of Felsina “in pure Gandolfi style" (Teatri storici in Emilia Romagtna, 1982, p. 88). A sketch of the project is currently held by the Pinacoteca Nazionale di Bologna. In 1861 the posterior façade of the theatre was re-done by Coriolano Monti. In that same year Luigi Samoggia and Luigi Busi repainted the main floor’s ceiling with decorations that better matched the doorways to the atriums, the lampposts and the chiaroscuros that were designed in an 18th-century style in order to blend in with the theatre’s general style.
In 1931, a serious fire destroyed the stage and Angiolini’s stage curtain. The following year, Armando Villa re-built the stage, which still stands today. Finally, in 1935-36 the architect Umberto Ricci completed the façade – which until then had remained unfinished – in its current form. On 23 June 1980, the theatre was declared unfit for use and closed to the public, due to serious damage caused by wood boring beetles to wooden infrastructure, especially the beams underneath the gallery and the fourth and fifth orders of boxes. The restoration efforts was made more complicated by the results of previous, less than ideal efforts (the added structures caused instability in some of the boxes) and by concern for the hall’s acoustics. Taking Cesare Gnudi’s advice, the Teatro Comunale’s Board of Directors appointed a restoration commission to steer and evaluate the work. The commission was made up of Giorgio Festi, Angelo Cavalli, Pier Luigi Cervellati, Andrea Emiliani, Cesare Gnudi, Camilla Malvasia, Ezio Raimondi. Work proceeded apace in order to ensure that the theatre would not remain closed for longer than planned. Important work which did not require the theatre’s closure was completed in the year following the inauguration. This included strengthening the attic, restoring the vault ceiling of the main hall and of the attic, installing new floors and plastering, and installing a security system in compliance with existing laws. Wooden structures were treated against beetle infestations, most paintings and decorations were restored, and the restrooms improved.
On 5 December 1981 the theatre re-opened with Giuseppe Verdi’s Aida.
The theatre is now an autonomous body and stages about eighty performances each year; along with standard services, it also boasts a historical archive, a library, a modern choir hall, and a hall for orchestra rehearsals.
(Caterina Spada)


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