Museo Internazionale e Biblioteca della Musica
Strada Maggiore, 34
Bologna (BO)
Erard Sébastien
1745/ 1826
Erard Jean Baptiste
1752/ 1831
pianoforte

legno di conifera,
legno di quercia,
legno di mogano/ impiallacciatura parziale/ tornitura parziale,
legno di acero/ impiallacciatura parziale,
legno di bosso,
legno di faggio,
legno di tiglio,
legno di frassino,
legno di ebano/ impiallacciatura parziale,
legno di pero,
avorio,
pergamena,
ottone,
bronzo/ doratura,
ferro,
acciaio,
piombo,
cuoio,
feltro
Lu. della fascia lunga 1976//lu. della fascia corta 496//lu. della fascia posteriore 336//la. della cassa 1096//h. della cassa senza coperchio 263//h. della cassa con coperchio 274//h. totale 873//sp. della fascia lunga 27//sp. della fascia corta 25//sp.
mm
sec. XIX (1811 - 1811)
La cassa è coperta di sotto interamente da un fondo di conifera, composto d'una parte sotto la tastiera e d'una parte sotto il rimanente dello strumento. Sulla superficie inferiore del fondo sotto la tastiera si trova una cornice con una lista centrale parallela alle fasce lunga e corta - la lista centrale composta di tre travi trasversali -, interamente di quercia. Ci sono, attaccati alla superficie inferiore del fondo, tre ceppi di quercia per l'attacco delle gambe, e un ceppo dello stesso legno per l'attacco della lira. Le fasce sono applicate lateralmente al fondo con una scannellatura. Hanno un nucleo di quercia e un'impiallacciatura. Quella sulla faccia esterna è composta d'un bordo e d'un campo centrale, entrambi di mogano; quello sul bordo superiore è di mogano; quella sulla faccia interna sopra la tavola armonica è composta d'un bordo superiore di mogano e d'un campo inferiore di acero, questi due elementi separati tra di loro da un filetto di acero e da uno di ebano. Una cornice inferiore di mogano è applicata lateralmente alle fasce e al bordo anteriore del fondo. Un listello davanti alla tastiera ha un nucleo di quercia con un'impiallacciatura di mogano sulle facce anteriore, posteriore e superiore, è attaccato alla cornice inferiore con quattro cerniere di ottone, ed è ribaltabile in basso. Le fiancate della tastiera, al tempo stesso blocchetti laterali, hanno un nucleo di quercia e un'impiallacciatura di mogano sulle facce anteriore, posteriore e superiore. Ci sono ornamenti in bronzo dorato applicati alle facce esterne delle fasce: alle fasce corta e posteriore una corona d'alloro, al centro della fascia curva una lira con un pavone da entrambi i lati, alle estremità anteriore e posteriore della fascia curva una ghirlanda con due strumenti a fiato, ciascuno con sei fori per le dita. Su entrambe le fiancate della tastiera c'è un ornamento di bronzo dorato in forma di S orizzontale.
Il listello frontale estraibile ha un nucleo di quercia, un'impiallacciatura interna di mogano, una esterna come quella interna delle fasce, e un listello di mogano sul bordo superiore. Il listello frontale ha un chiavistello di ottone da ambedue i lati, col quale può essere fermato nelle fasce. Il listello frontale è attaccato al coperchio sopra la tastiera con quattro cerniere di ottone. Pure il coperchio sopra la tastiera ha un nucleo di quercia, un'impiallacciatura esterna e laterale di mogano, e una interna con un bordo di mogano e un campo centrale di acero. Il bordo e il campo centrale sono separati con una striscia composta di rombi di vari legni. Nel campo centrale di acero si trova l'iscrizione citata nel campo ISR della scheda. Un listello di quercia con un'impiallacciatura di ebano è attaccato al coperchio sopra la tastiera.
La barra sopra gli smorzatori e i suoi sostegni laterali sono di mogano. La prima è composta di una lista superiore e di due liste laterali.
Il leggio ha una cornice di base di bosso con listelli di mogano. La base è composta di una campitura centrale e di due campiture laterali. Nella campitura centrale si trova il leggio ribaltabile di mogano, in ognuna della campiture laterali un piatto scorrevole dello stesso legno come sostegno per un candelabro.
Il coperchio del pianoforte è di mogano massiccio. La parte principale è attaccata alla fascia lunga con due cerniere di ottone, la ribalta è attaccata alla parte principale con quattro cerniere della stessa lega. In origine una cornice di mogano circondava la parte principale e la ribalta; la cornice ora manca in parte.
Il pianoforte posa su tre gambe cilindriche tornite di mogano, con un manicotto all'estremità superiore e un piede a quella inferiore. Manicotto e piede sono di bronzo dorato.
La lira per i pedali ha una lastra di base di faggio con un'impiallacciatura di mogano. La lira stessa è di mogano massiccio con un ornamento di bronzo dorato in forma di fiore con otto petali. La lira è avvitata mediante un'asta di ferro al ceppo di quercia menzionato sopra.
La tavola armonica è di conifera. C'è una cornice di mogano lungo la fascia lunga e un listello di acero lungo quella corta. Lungo il bordo anteriore si trova la lista-guida superiore di tiglio per gli smorzatori da Fa0 a Fa5, continuata come un semplice listello di mogano tra Fa5 e Fa6.
Il somiere è di faggio con un'impiallacciatura di acero sulle superfici superiore e inferiore. Immediatamente dietro il listello frontale un ceppo di acero con una superficie obliqua, declinante dal davanti all'indietro, è sovrapposto al somiere. In tale ceppo sono inserite le caviglie. Ci sono tre corde per ogni nota. Le caviglie sono disposte in tre file diritte. Dietro il listello frontale, una lastra di acciaio è avvitata alla faccia anteriore del somiere.
La barriera è di quercia. Il bordo superiore ha sei ritagli quadrati a mo' di merli. Nella base c'è un'incisione da entrambi i lati per far entrare le continuazioni delle liste laterali del telaio della tastiera, per fermare quest'ultima.
Ci sono cinque distanziatori tra il somiere e la barriera: tra Sol1 e Soldiesis1, Fadiesis2 e So12, Fa3 e Fadiesis3, Mi4 e Fa4 e tra Mib5 e Mi5.
Il ponticello sulla tavola armonica è di faggio. C'è una divisione del ponticello tra Soldiesis1 e La1, implicante un salto nella lunghezza vibrante delle corde di ottone (sino a Soldiesis1) e di quelle di acciaio (da La1). Tutte le corde hanno due punte sul ponticello.
Sul somiere ci sono agrafe di ottone invece d'un ponticello. Anche qui c'è un salto nella misura delle corde tra Soldiesis1 e La1.
E difficile stabilire i legni del listello d'attacco delle corde. Sembra che la parte lungo la fascia posteriore sia di frassino, e che quella lungo la fascia curva sia in parte di mogano, in parte di acero. Sono attaccate lungo la fascia posteriore le corde da Fa0 a Sol1.
Ambito della tastiera Fa0-Fa6 (73 tasti).
Il telaio è di quercia. Dentro la cornice si trova la traversa, parallela alle liste anteriore e posteriore e smussata ai due lati lunghi; tra questa e la lista posteriore ci sono due liste parallele alle liste laterali.
Le leve dei tasti sono di tiglio con una numerazione da 1 a 73; ognuna delle leve ha 4 o 3 zavorre di piombo.
Le coperte dei tasti diatonici sono di avorio, i frontalini sono di acero modanati a scalino. Le coperte dei tasti cromatici sono di ebano.
I tasti sono guidati con perni anteriori nei bracci anteriori delle leve dei tasti.
La meccanica è la prima di Erard con doppio scappamento (a staffa). Il braccio posteriore della leva d'un tasto è innestato in una leva intermedia di acero. La leva intermedia è montata in una capsula di ottone sotto la lista traversa, su cui posano i martelletti (si veda sotto), e ha una copertura di piombo all'estremità posteriore. Le leve intermedie dei tasti posano sulla lista posteriore del telaio. Attaccata a questa ultima è una lista verticale di quercia con una lista orizzontale di tiglio. Quest'ultima delimita la corsa delle leve intermedie dei tasti. Lo scopo della leva intermedia sarebbe di aumentare la forza con cui il martelletto percuote la corda senza aumentare la caduta anteriore del tasto.
L'estremità anteriore della leva intermedia è diretta in senso verticale: qui è montata una capsula di ottone per il montaggio dell'asticciola dello scappamento di bosso con un'estremità superiore biforcata di ottone con due staffe, pure di ottone. C'è un perno di ferro con filetto attraverso l'asticciola dello scappamento; sul perno sono montati due dischetti di bosso con guarnizione, uno sul lato anteriore dell'asticciola dello scappamento, e uno tra questa e l'estremità verticale della leva intermedia. Con questa disposizione è possibile regolare lo scappamento. Tra l'asticciola dello scappamento e l'estremità verticale della leva intermedia c'è una molla di ottone.
Il telaio dei martelletti è composto di due pareti laterali di faggio, tra cui si trova il pancone di quercia. Sul bordo anteriore del pancone ogni martelletto è montato in una capsula di ottone. I martelletti posano su una guarnizione sul pancone.
Ognuno dei martelletti è composto di un gambo di pero, una testa con un nucleo dello stesso legno e una coda di acero. Quest'ultima consta d'un disco, con cui il martelletto è montato nella capsula, e un prolungamento modanato, dove ingranano le staffe dell'asticciola dello scappamento. Con tale dispositivo il martelletto non ricade subito al punto di partenza, ma ne rimane un poco sopra, e così si trova pronto per una ripetizione rapida della nota. I nuclei dei martelletti hanno una copertura tra quattro strisce (nei bassi) e una striscia (nei soprani) di cuoio bianco, con una striscia di cuoio marrone all'esterno.
Gli smorzatori sono essenzialmente salterelli di pero, con uno scalino all'estremità inferiore, e tre strisce di cuoio con quattro strisce di feltro a quella superiore. Il feltro posa sugli ordini delle corde. Ci sono smorzatori solo da Fa0 a Fa5, sicché la numerazione va da 1 a 61.
Su ogni leva intermedia del tasto c'è un sollevatore di tiglio che alza una leva intermedia dello smorzatore. La leva intermedia dello smorzatore è di tiglio ed è montato con una cerniera di pergamena tra la lista di tiglio delimitante la corsa delle leve intermedie dei tasti (si veda sopra) e un listello di faggio incollato sulla superficie superiore della suddetta lista di tiglio. Quando si deprime il braccio anteriore del tasto, vengono alzati il braccio posteriore del tasto e della leva intermedia del tasto, il sollevatore e la leva intermedia dello smorzatore e così lo smorzatore stesso.
Gli smorzatori posano con lo scalino su un listello di faggio attaccato alla lista anteriore di supporto della tavola armonica. Gli smorzatori sono guidati con una lista-guida inferiore con pareti laterali di tiglio e separatori di pero, pure attaccata alla lista anteriore di supporto della tavola armonica, e una lista-guida superiore di tiglio con una copertura di cuoio, attaccata al bordo anteriore della tavola armonica.
Nella lira ci sono cinque bacchette di ottone che danno l'impressione delle "corde" della lira. Sotto la lira ci sono due pedali di ottone.
Il pedale sinistro aziona la seconda bacchetta da sinistra, la quale realizza lo spostamento del telaio della tastiera coi tasti e con la meccanica a destra sì che i martelletti percuotano solo una corda dell'ordine delle corde (registro "una corda"). Dopo lo spostamento una molla di acciaio sulla faccia interna della fascia corta spinge il telaio della tastiera coi tasti e con la meccanica nella posizione originale.
Il pedale destro aziona la seconda bacchetta da destra, la quale realizza il rialzamento del listello di faggio, su cui posano gli smorzatori con gli scalini, e così gli smorzatori (registro "forte"). Dopo l'azionamento del pedale destro il listello con gli smorzatori ricade nella posizione originale. Ci sono guarnizioni di cuoio nelle leve intermedie dei tasti, dove cingono le estremità posteriori delle leve dei tasti; sulla lista delimitante la corsa delle leve intermedie dei tasti; sui dischetti di bosso sui lati anteriori delle asticciole dello scappamento e tra queste e le estremità verticali delle leve intermedie dei tasti (ogni dischetto due strisce di cuoio); sui prolungamenti delle code dei martelletti, dove ingranano le staffe delle asticciole dello scappamento; sui sollevatori e le leve intermedie degli smorzatori; sul listello, su cui posano gli smorzatori; sulla lista-guida superiore degli smorzatori. Come s'è già detto, le teste dei martelletti sono coperte di strisce di cuoio.
Ci sono guarnizioni di feltro sulle liste anteriore e posteriore del telaio della tastiera (sulla lista anteriore dove la toccano le leve dei tasti quando vengono premuti; su quella posteriore, dove posano le leve intermedie dei tasti); sul pancone, dove posano i martelletti; attraverso le parti delle corde tra il ponticello sulla tavola armonica e il listello d'attacco; sul listello d'attacco. Come s'è già detto, gli smorzatori hanno una guarnizione di cuoio e feltro.

La tastiera sviluppata è un'invenzione della cultura occidentale e, sino al secolo XIX, è conosciuta solo nel territorio di questa civiltà. Una tastiera sviluppata è composta d'un certo numero di tasti mobili, ognuno dei quali corrisponde a una nota. La tastiera sviluppata fu applicata per la prima volta nella hýdraulis dell'antichità greca, una specie d'organo a tasti scorrevoli: tirando un tasto, il suonatore produceva una determinata nota; respingendolo, la terminava. Questo tipo d'organo, ancora in uso nell'impero bizantino, fu tramandato da quest'ultimo all'Europa occidentale: un tipo d'organo alquanto migliorato era conosciuto in Spagna nel secolo V, in Inghilterra intorno al '700, nel regno di Franconia nei secoli VIII e IX. Nel secolo XIII la tastiera con tasti scorrevoli fu sostituita con quella con tasti a pressione, dapprima più o meno in forma di tasti della macchina per scrivere odierna, ma già verso la fine del '200 anche in forma di semplici leve. Dalla fine del secolo XIII sino ad oggi tutte le tastiere di strumenti musicali sono composte di tasti a leva.
Il principio della tastiera sviluppata s'incontra dunque per la prima volta nell'organo. La tastiera a leve fu poi applicata dalla fine del '300 anche ai cordofoni. La maggior parte dei cordofoni con tastiera a leve consta di cetre in senso generico. Esiste un numero di varianti di tali cordofoni con tastiera a leve: importanti sono i clavicordi, che non s'incontrano in questa collezione e che perciò trascuriamo in questa sede; poi i cordofoni con tastiera a leve con corde pizzicate (clavicembali, spinette, arpicordi); i cordofoni con tastiera a leve con corde percosse (i vari pianoforti e i pianoforti a tangenti); infine i cordofoni con tastiera a leve con corde strofinate, non rappresentati in questa collezione e dunque non trattati.
Per quanto concerne la trattazione generale dei cordofoni con tastiera a leve con corde percosse (i pianoforti) si rinvia al paragrafo 3.2.2. del catalogo di van der Meer (pp. 148- 152).
Il fondatore della casa Erard fu l'alsaziano Sébastien Erard (1752-1831). Nato a Strasburgo, venne a Parigi nel 1768, dove lavorò per la duchessa de Villeroy. Nel 1777 produsse il suo primo pianoforte rettangolare con una Stossrnechanik semplice, e nel 1779 fece uno strumento combinatorio tra cembalo e pianoforte ("clavecin mécanique").
Nel 1780 Sébastien Erard fece venire a Parigi il fratello maggiore Jean-Baptiste Erard (1745-1826) e installò la bottega in due stabili nella rue du Mail (nn. 13 e 21). A proposito dell'invidia dei ventaglisti, alla cui corporazione appartenevano i costruttori di strumenti musicali, Erard ottenne da Luigi XVI personalmente il permesso di costruire strumenti musicali senza appartenere alla corporazione (1785). Due anni dopo costruì per Maria Antonietta un pianoforte traspositore con una tastiera spostabile, con cui era possibile alzare e abbassare il diapason d'un semitono, d'un tono e d'una terza minore.
In questa epoca Erard incominciò a interessarsi anche di arpe e fece le sue prime arpe con alcuni miglioramenti, ma sempre con pedali a movimento semplice. Questa prima produzione di arpe non ebbe successo, per varie ragioni. Una delle ragioni fu che Sébastien Erard, monarchico, scappò a Londra, quando scoppiò la rivoluzione francese, e nel 1792 vi fondò uno stabilimento in Great Marlborough Street 18. Frattanto Jean-Baptiste tutelava gli affari a Parigi.
Sébastien poté tornare a Parigi nel 1796 dopo l'assassinio di Robespierre, ma poco dopo fu di nuovo a Londra, dove incominciò a costruire pianoforti a coda con scappamento semplice secondo il sistema inglese con alcuni miglioramenti. All'inizio del secolo XIX tali pianoforti avevano un ambito di cinque ottave e mezza (Fa0 - Do6). Uno strumento con tale ambito fu il pianoforte a coda che nel 1803 Sébastien Erard presentò a Beethoven a Vienna, il quale da quel momento (1803-1809) compose opere per pianoforte con l'ambito di cinque ottave e mezza, a incominciare dalla sonata Waldstein, op. 53.
Già a proposito dei suoi esperimenti per migliorare l'arpa a pedali a movimento semplice negli anni 1780 Sébastien Erard aveva fatto un'invenzione che avrebbe rivoluzionato l'arpa a pedali: per raccorciare le corde aveva sostituito gli antichi uncini con forcelle rotatone, con rotelle con due perni infissi. Come s'è già detto, Erard non potette sfruttare subito la nuova invenzione. Però, nel 1794 a Londra incominciò a produrre delle arpe con forcelle rotatorie, e le introdusse a Parigi, insieme ai nuovi pianoforti a coda.
Dal 1808 al 1815 Sébastien Erard si trova di nuovo a Londra a gestire lo stabilimento inglese, mentre Jean-Baptiste continua a dirigere quello parigino. Jean-Baptiste ebbe un figlio, Pierre (-Orphée) (1794-1855), il quale nel 1814 raggiunse lo zio a Londra, e dopo la partenza di questi nel 1815 prese in mano la gestione dello stabilimento londinese.
Sébastien Erard continuò a occuparsi di miglioramenti sia nei pianoforti sia nelle arpe. Riguardo al pianoforte, fu brevettata nel 1808 la prima meccanica a doppio scappamento a staffa, che troviamo nel pianoforte in esame. Fu brevettata poi l'invenzione delle agrafe di ottone che sostituiscono il ponticello sul somiere, quindi un nuovo sistema di doppio scappamento fu brevettato nel 1821, poi perfezionato sino al 1823. Questa meccanica a doppio scappamento è quella usata ancora oggi nei pianoforti a coda.
L'ambito dei pianoforti a coda di Erard aumentava con le esigenze del tempo: verso il 1808 raggiunse sei ottave (Fa0 - Fa6), verso il 1818 sei ottave e mezzo (Doo - Fa6). Già nel 1822 fu costruito un pianoforte a coda con sette ottave, ma sino alla morte di Sébastien Erard l'ambito normale rimaneva quello di sei ottave e mezzo. Negli anni 1823-24 Sébastien Erard sponsorizzò il giovane Franz Liszt a Parigi e a Londra. Nel 1824 furono costruiti i primi pianoforti verticali.
Quanto alle arpe, Sébastien Erard ideò dei miglioramenti anche per queste. Rinforzò il modiglione utilizzando una specie di legno compensato, e serrando poi il legno in due lastre di ottone, che abbracciavano anche la meccanica. Inoltre, diede alla cassa una sezione semicircolare, creando così una costruzione più forte di quella con doghe. Finalmente, nel 1810 ideò l'arpa a pedali a doppio movimento, in cui sono applicate a ogni corda due forcelle rotatorie, sicché essa può essere rialzata d'un semitono o d'un tono.
Tale arpa a pedali a movimento doppio fornisce al suonatore la possibilità di suonare in qualsiasi tonalità. Sono possibili anche certi arpeggi in un contesto cromatico, arpeggi come si trovano nella maggior parte delle opere romantiche e postromantiche da Liszt e Wagner. Rimane impossibile suonare una semplice scala cromatica rapida con tale arpa. Le limitazioni dell'arpa a pedali alla musica diatonica fu il punto di partenza per la produzione (o della ripresa della produzione) di arpe cromatiche. Queste non ebbero nessun successo, e l'arpa d'uso normale sino ad oggi è l'arpa a pedali a movimento doppio ideata da Sébastien Erard.
Jean-Baptiste Erard morì nel 1826, Sébastien nel 1831. Pierre Erard gestì la ditta sino alla sua morte, nel 1855. Toccò a quest'ultimo ampliare l'ambito dell'arpa a pedali a movimento doppio. Nel 1835 l'ambito fu esteso a 46 note (Dob0 - Fab6) oppure 47 (Dobo - Solb6). Anche la decorazione dell'arpa cambiò: lo stile Impero fu sostituito col neogotico ("harpe gothique").
Dopo la morte di Pierre Erard la sua vedova continuò a gestire la ditta, ma chiese l'aiuto di suo cognato Schaeffer per lo stabilimento parigino, di Bruzaud per quello londinese. Dopo la morte di Schaeffer nel 1873, la vedova si associò ad Amédée Blondel, il quale divenne direttore dello stabilimento parigino. La vedova Erard morì nel 1889, dopo di che lo stabilimento londinese fu chiuso nel 1890. Quello parigino divenne Blondel & Cie nel 1903, Guichard & Cie nel 1935. Nel 1959 la ditta fu acquistata da Gaveau.