Museo Internazionale e Biblioteca della Musica
Strada Maggiore, 34
Bologna (BO)
Pleyel Camille
notizie 1815/ 1855
pianoforte

legno di conifera,
legno di quercia,
legno di mogano/ impiallacciatura parziale,
legno di mogano/ tornitura parziale,
legno di palissandro,
legno di acero/ verniciatura parziale,
legno di faggio,
legno di tiglio,
legno di ebano,
legno di noce/ verniciatura parziale,
legno di pioppo,
avorio,
osso,
cuoio,
feltro,
ottone/ intarsio parziale,
acciaio,
ferro
Lu. della fascia lunga 1960//lu. della fascia corta 675//lu. della fascia posteriore 495//la. della cassa 1246//h. della cassa senza coperchio 298//con coperchio 310//h. totale 912//sp. delle fasce lunga e corta 41//sp. della fascia posteriore 22//sp. del
mm
sec. XIX (1844 - 1844)
La cassa ha un fondo di conifera solo sotto la tastiera. Su questo c'è un supporto per il telaio della tastiera in forma di cornice con una lista longitudinale sotto la traversa del telaio, e una lista trasversale parallela alle liste laterali, tutto di conifera. Dietro il fondo sono visibili cinque puntelli di conifera paralleli alle fasce lunga e corta; sopra questi la barriera di quercia che non raggiunge la lista anteriore d'appoggio della tavola armonica; un puntello di conifera immesso in senso obliquo tra la barriera e la fascia curva; due di questi puntelli tra le fasce lunga e curva; un puntello di quercia tra la barriera e il primo dei puntelli tra la fascia lunga e quella curva; e una cornice sotto le fasce di quercia.
La fasce hanno un nucleo di quercia, e sono impiallacciate di mogano esternamente, sulla superficie superiore e internamente sopra la tavola armonica. La fascia posteriore è alquanto curvata. Una cornice inferiore di mogano è applicata lateralmente alle fasce e al lato anteriore del fondo. C'è un listello davanti alla tastiera di mogano massiccio, da fermare con due viti di ottone attraverso il fondo. Le fiancate della tastiera sono impiallacciate di mogano. I blocchetti laterali della tastiera sono di palissandro e vengono fermati ciascuno con una vite di ottone attraverso il fondo. Il coperchio sopra la tastiera ha un nucleo di quercia e un'impiallacciatura esterna di mogano. L'impiallacciatura sulla faccia interna è composta d'una cornice di palissandro con due filetti intarsiati di ottone, e un campo centrale di acero circondato da un filetto di ottone. Nel campo centrale si trova il marchio di fabbrica. Il coperchio sopra la tastiera è attaccato con un perno di ferro da entrambi i lati in una sede di ottone nella fascia lunga e in quella corta.
Il leggio è di mogano. La base è composta d'una campitura centrale e di due campiture laterali. Nella campitura centrale si trova il leggio ribaltabile, in ognuna delle campiture laterali v'è un piatto scorrevole come sostegno per un candelabro. Sia il leggio ribaltabile, sia i due piatti scorrevoli hanno listelli curvi dentro la cornice.
Il coperchio del pianoforte è di mogano massiccio. La parte principale è attaccata alla fascia lunga con tre cerniere di ottone, la ribalta è attaccata alla parte principale con una serie continua di cerniere.
Attraverso la fascia curva ci sono, di ottone, due assi con una maniglia all'esterno della fascia e con un gancio all'interno; i due ganci ingranano due occhielli di ottone sulla faccia interna del coperchio. Un asse simile con maniglia e gancio di ottone attraversa la fascia corta, ma questo non corrisponde a un occhiello nel coperchio.
Sopra la tavola armonica si trova un coperchio di risonanza. E' di mogano, e ha sulla faccia inferiore tre listelli dello stesso legno. I listelli sono attaccati con cerniere di ottone a tre blocchetti di mogano incollati alla faccia interna della fascia lunga. I listelli posano su tre blocchetti di mogano attaccati alla fascia curva, dove possono essere fermati con ganci di ottone.
Il pianoforte posa su tre gambe con capitelli di acero verniciato color rosso marrone. Le gambe stesse sono tornite di mogano e hanno rotelle dello stesso legno.
La lira per i pedali è di mogano massiccio.
La tavola armonica è di conifera con la fibra obliqua, ed è verniciata da entrambi i lati. Sulla faccia superiore della tavola c'è una catena di faggio in senso obliquo tra la lista anteriore d'appoggio della tavola e la fascia lunga. Sulla tavola lungo le fasce lunga e corta c'è una lista di mogano che si estende attraverso lo spazio, dove passano i martelletti. Sul lato anteriore della tavola si trova la lista-guida di faggio per gli smorzatori (si veda sotto).
Il somiere è di faggio, con un'impiallacciatura di mogano sotto le agrafe, e una di acero davanti a queste ultime, dove sono infisse le caviglie. Il somiere ha un innalzamento parallelo alla tastiera; l'innalzamento è pure di faggio con un'impiallacciatura di mogano.
L'ambito è Do0 - Sol6 gli ordini da Do0 a Mi1 sono doppi, quelli da Fa1 a Sol6 triplici. Le caviglie sono disposte in due e tre file rispettivamente, ogni fila disposta a zig-zag.
Stampati nel somiere ci sono numeri che indicano gli spessori delle corde:
Do0 - Doidiesis 17°
Re0 - Mi0 16°
Fa0 15°
Fadiesis0 - So10 14°
Soldiesis0 - La0 13°
Sib0 - Si0 12°
Do1 - Dodiesis1 11°
Re1 - Mib1 10°
Mi1 9°°
Fa1 - Sib1 8/0
Si1 - Dodiesis2 7/0
Re2 - Fadiesis2 6/0
Sol2 - Si2 5/0
Do3 - So13 4/0 1/2
Soldiesis3-Dodiesis 4 4/0
Re4 - La4 3/0 1/2
Sib4 - Mib5 3/0
Mi5 - La5 2/0 1/2
Sib5 - Mib6 2/0
Mi6 - So16 1/0 1/2
Il ponticello sulla tavola armonica è di faggio, ed è diviso tra Mi1 e Fa1, facendo così un salto nella lunghezza vibrante delle corde di ottone (sino a Mi1) e di quelle di acciaio (da Fa1).
Sul somiere ci sono agrafe di ottone invece d'un ponticello. Anche qui c'è un salto nella misura delle corde tra Mi1 e Fa1.
Alla lista lungo le fasce posteriore e curva è avvitata una lastra di ottone per l'attacco delle corde. Quattro contrafforti longitudinali di ottone distanziano la lastra d'ottone per l'attacco delle corde, e il somiere. Questi contrafforti sono biforcati dal lato del somiere: un braccio corre sino all'innalzamento del somiere, un altro braccio è avvitato sotto il somiere stesso. I quattro contrafforti si trovano:
1. tra Soldiesis1 e La1; 2. tra Dodiesis3 e Re3; 3. tra Fa4 e Fadiesis4; 4. tra Fadiesis5 e So15.
Inoltre ci sono contrafforti traversi di ottone, paralleli alla fascia posteriore; due di questi contrafforti distanziano le fascia lunga e il contrafforte longitudinale n. 1, un tale contrafforte distanzia i contrafforti longitudinali nn. 1 e 2. Ambito della tastiera Do0 - Sol6 (80 tasti).
Il telaio è di quercia. Dentro la cornice si trova la traversa parallela alle liste anteriore e posteriore; tra la traversa e la lista posteriore ci sono due liste parallele alle liste laterali.
Le leve dei tasti sono di tiglio; ognuna delle leve ha una zavorra di piombo nel braccio posteriore.
Le coperte dei tasti diatonici sono di avorio, i frontalini sono di osso. Le coperte dei tasti cromatici sono di ebano su noce tinto nero.
Sopra i bracci anteriori delle leve dei tasti, subito davanti ai perni nella traversa, si trova un listello traverso di pioppo, fermato con quattro uncini di ottone.
I tasti sono guidati con perni anteriori nei bracci anteriori delle leve dei tasti.
La meccanica è quella inglese ("English grand action" di John Broadwood & Sons del 1795: una Stossmechanik con scappamento semplice).
Il telaio della meccanica è composto di due pareti laterali di quercia, tra le quali si trova un pancone di mogano, lavorato a pettine sul lato posteriore. Sulla faccia anteriore del pancone, sotto le caviglie (si veda sotto) sono stampati i nomi delle note: C, Cdiesis, D, Ddiesis, E, F, Fdiesis, G, Gdiesis, A, Adiesis, B. Una lastra di ottone, pure lavorata a pettine, sulla faccia superiore del pancone, è avvitata a quest'ultima. La lastra è composta di cinque parti che corrispondono ai gruppi di corde e martelletti tra i contrafforti longitudinali:
Do0-Soldiesis1, La1-Dodiesis3, Re3-Fa4, Fadiesis4-Fadiesis5, Sol5-Sol6. I martelletti sono attaccati con assi nel pettine. Caviglie di acciaio attraversano la parte inferiore del pancone; queste terminano sul lato opposto in blocchetti cilindrici di palissandro, che spingono le asticciole dello scappamento. Con le caviglie è possibile regolare lo scappamento.
Ognuno del martelletti è composto d'una coda di noce, un gambo di mogano e una testa con un nucleo di noce e una copertura con tre strisce di cuoio e una di feltro. I numeri i - 80 sono stampati sulle code e i nuclei delle teste dei martelletti. I martelletti posano su una lista traversa di quercia.
Per ognuno del martelletti c'è sulla leva del tasto corrispondente un arresto di faggio con due strisce di cuoio, montato su un filo di acciaio.
Le asticciole dello scappamento sono di acero e hanno molle di acciaio.
Gli smorzatori sono essenzialmente salterelli. Ci sono smorzatori solo da Do0 a Re5 gli ultimi 17 ordini non hanno smorzatori. Ognuno degli smorzatori che si trovano immediatamente davanti alla barriera, la quale è scavata per gli smorzatori Do1- Re5, è composto di un blocchetto inferiore di palissandro, in cui è infilato un filo di acciaio, il quale passa attraverso una lista-guida di faggio (si veda tavola armonica) e accanto all'ordine che smorza; la terminazione del filo di acciaio è un blocchetto superiore di palissandro con una guarnizione di feltro che posa sull'ordine che smorza. Ognuno degli smorzatori posa su un sollevatore di palissandro orizzontale, attaccato alla barriera; lo smorzatore è attaccato al sollevatore con una cerniera di feltro. I sollevatori posano in parte sull'estremità posteriore delle leve dei tasti; quando il suonatore preme un tasto, si alza l'estremità posteriore, che a sua volta alza lo smorzatore sicché il feltro attaccato al blocchetto superiore è allontanato dall'ordine corrispondente. I sollevatori posano su una lista mobile di quercia.
Nella lira ci sono quattro bacchette di ottone che danno l'impressione di "corde" della lira. Sotto la lira ci sono due pedali di ottone.
Il pedale sinistro aziona la bacchetta sinistra la quale realizza lo spostamento del telaio della tastiera coi tasti a destra, sì che i martelletti percuotano solo una corda dell'ordine (registro "una corda"). Dopo lo spostamento una molla di acciaio sulla faccia interna della fascia corta spinge il telaio della tastiera coi tasti nella posizione originale. Il pedale destro alza la bacchetta destra, la quale realizza il rialzamento del listello di quercia, su cui posano i sollevatori degli smorzatori che così sono allontanati dagli ordini (registro "forte"). Dopo l'azionamento del pedale destro il listello coi sollevatori e con gli smorzatori ricade nella posizione originale, sicché il feltro degli smorzatori posa di nuovo sugli ordini.
Ci sono guarnizioni di cuoio nelle leve dei tasti nei fori per i perni-guida nella lista anteriore del telaio della tastiera, e nei fori per i perni sulla traversa; sulle estremità posteriori delle leve dei tasti, dove posano i sollevatori per gli smorzatori; e sui cilindri di palissandro, con cui terminano le caviglie per la regolazione dello scappamento, dove questi cilindri toccano le asticciole dello scappamento. Come s'è già detto, gli arresti per i martelletti hanno una guarnizione di cuoio.
C'è una guarnizione di feltro sulla lista anteriore del telaio della tastiera intorno ai perni-guida; sulla traversa intorno ai perni; sulla lista posteriore del telaio della tastiera, dove posano le estremità posteriori delle leve dei tasti; sulle code dei martelletti, dove le toccano le asticciole dello scappamento; sulla lista traversa, su cui posano i martelletti; e sulla lista mobile di quercia sotto i sollevatori degli smorzatori. Come s'è già detto, i blocchetti superiori degli smorzatori hanno una guarnizione di feltro, e gli smorzatori sono attaccati ai sollevatori con cerniere di feltro.
Come è già stato accennato, le teste dei martelletti hanno una guarnizione di cuoio e feltro.

La tastiera sviluppata è un'invenzione della cultura occidentale e, sino al secolo XIX, è conosciuta solo nel territorio di questa civiltà. Una tastiera sviluppata è composta d'un certo numero di tasti mobili, ognuno dei quali corrisponde a una nota. La tastiera sviluppata fu applicata per la prima volta nella hýdraulis dell'antichità greca, una specie d'organo a tasti scorrevoli: tirando un tasto, il suonatore produceva una determinata nota; respingendolo, la terminava. Questo tipo d'organo, ancora in uso nell'impero bizantino, fu tramandato da quest'ultimo all'Europa occidentale: un tipo d'organo alquanto migliorato era conosciuto in Spagna nel secolo V, in Inghilterra intorno al '700, nel regno di Franconia nei secoli VIII e IX. Nel secolo XIII la tastiera con tasti scorrevoli fu sostituita con quella con tasti a pressione, dapprima più o meno in forma di tasti della macchina per scrivere odierna, ma già verso la fine del '200 anche in forma di semplici leve. Dalla fine del secolo XIII sino ad oggi tutte le tastiere di strumenti musicali sono composte di tasti a leva.
Il principio della tastiera sviluppata s'incontra dunque per la prima volta nell'organo. La tastiera a leve fu poi applicata dalla fine del '300 anche ai cordofoni. La maggior parte dei cordofoni con tastiera a leve consta di cetre in senso generico. Esiste un numero di varianti di tali cordofoni con tastiera a leve: importanti sono i clavicordi, che non s'incontrano in questa collezione e che perciò trascuriamo in questa sede; poi i cordofoni con tastiera a leve con corde pizzicate (clavicembali, spinette, arpicordi); i cordofoni con tastiera a leve con corde percosse (i vari pianoforti e i pianoforti a tangenti); infine i cordofoni con tastiera a leve con corde strofinate, non rappresentati in questa collezione e dunque non trattati.
Per quanto concerne la trattazione generale dei cordofoni con tastiera a leve con corde percosse (i pianoforti) si rinvia al paragrafo 3.2.2. del catalogo di van der Meer (pp. 148- 152).
Ignaz Josef Pleyel (1757-1831), austriaco di nascita e allievo di Joseph Haydn, si stabilì a Parigi nel 1795, dove si chiamò Ignace Pleyel e dove fu attivo prima come compositore e editore di musica, dal 1807 anche come gestore d'una ditta per la fabbricazione di pianoforti a coda con una Stossmechanik con scappamento del tipo inglese, e dal 1811 - con l'aiuto di Jean Henri Pape - anche di piccoli pianoforti verticali. Nel 1815 il figlio d'Ignace, Camille Pleyel, divenne socio della ditta, che continuò a gestire dopo la morte d'Ignace, nel 1831. I pianoforti di Pleyel erano apprezzati anche da pianisti-compositori come Frédéric Kalkbrenner, Johann Baptist Cramer, Ignaz Moscheles, Daniel Steibelt e soprattutto Frédéric Chopin.
Camille Pleyel morì nel 1855; il suo successore fu suo genero Auguste Wolff (1821-1887), che gestiva la ditta sotto il nome Pleyel, Wolff & Cie. Il successore di Wolff fu suo genero Gustave Lyon (1857-1936) che gestiva la ditta sotto il nome di Pleyel, Wolff, Lyon & Cie.
Fu sotto la direzione del Lyon che la ditta si applicò anche alla fabbricazione d'altri strumenti musicali: sviluppò un tipo ritardatario d'arpa eolia, un pianoforte automatico ("Pleyela"), e intorno al 1900 incominciò a costruire clavicembali moderni, la cui estimatrice fedele fu la cembalista Wanda Landowska.
Basandosi su un progetto di Jean Henri Pape brevettato nel 1843, la ditta sotto la direzione di Gustave Lyon, su richiesta di Alphonse Hasselmans, professore d'arpa al Conservatorio Nazionale di Parigi, sviluppò un'arpa cromatica come descritta sopra, la quale fu brevettata nel 1897. Lyon incaricò compositori di comporre per la nuova arpa, ciò che fecero anche, tra gli altri, Florent Schmitt e soprattutto Claude Debussy nelle sue Danse sacrée e Danse profane (1904), mentre altri compositori come Gabriel Fauré, Gabriel Pierné, André Caplet e soprattutto Maurice Ravel non adottarono l'arpa cromatica Pleyel, ma rimasero fedeli all'arpa diatonica Erard.
Furono inaugurate lezioni per l'arpa Pleyel ai Conservatori di Parigi e Bruxelles, le quali, però, non ebbero successo. Con l'arpa cromatica PIeyel è in certi casi molto difficile suonare (e allora con diteggiature totalmente diverse), in altri casi (ad esempio certi glissando) impossibile eseguire partite per l'arpa diatonica Erard con quella cromatica Pleyel. Inoltre, il peso notevole dello strumento (60 kg contro i 35 kg dell'arpa Erard), dovuto soprattutto alle numerose parti metalliche e ai rinforzi dentro la cassa, rende faticoso il trasporto dello strumento. Perciò, già alla morte di Gustave Lyon (1936) l'arpa cromatica Pleyel era stata abbandonata a Parigi, mentre al Conservatorio di Bruxelles le lezioni continuarono sino al 1953. L'arpa cromatica Pleyel fu un esperimento fallito.