Museo Civico
Via Pillio, 1
Medicina (BO)
Frabboni Augusta
notizie 1918 ca.-1940 ca.
manifattura bolognese
burattino

legno/ pittura/ scultura,
cotone/ damasco,
canapa,
ferro,
filo dorato,
filo argentato,
pelle
cm. 38 (la) 62 (a)
altezza testa 22//profondità testa 11
sec. XX, sec. XX (1900 - 1949)
n. 5
Burattino con testa di legno scolpito e dipinto. I capelli e la barba sono scolpiti e colorati di grigio. Le pupille, scolpite, hanno nel mezzo un forellino dipinto di bianco per rendere l'effetto del brillio. Il collo è cilindrico. Le mani sono scolpite a tutto tondo. Il burattino ha una doppia vestitura. Il buratto è di cotone nero, al cui interno, non visibile, è cucito un tessuto di canapa. Sul sacco è cucito un gilet grigio con bottoni e cravatta grigia. L'anello per appendere il burattino è fissato con una linguetta di pelle. L'abito esterno è rosso, con guarnizioni di passamaneria dorata. Il cappello di cartone rivestito di stoffa gialla, è guarnito da un orlo di passamaneria argentata.

Non è stato possibile svolgere ricerche documentarie in merito alla muta di burattini di Medicina, a causa dell'inconsultabilità dell'Archivio Comunule e di Deposito. Tuttavia, sulla base delle testimonianze orali delle maestre Guglielmina Cattani detta "Nina" ed Evelina Cussini, raccolte da Anna Brini e Giuliana Sarti, si è capito come la muta sia giunta al paese.
Il Comune di Medicina li acquistò da un burattinaio oggi d'identità incerta. E' possibile che il suo nome fosse Agostino Serra, un burattinaio che era solito tenere spettacoli di burattini presso le Scuole Elementari del paese. A quanto pare, il vecchio burattinaio che cedette la collezione, dovendo andare a vivere al ricovero e ritirandosi di conseguenza dal mestiere, aveva espresso il desiderio che i burattini fossero donati ai bambini. In via teorica, si può quindi far coincidere il nome del burattinaio di cui è comprovata l'attività presso le scuole di Medicina con quello del burattinaio che pensò ai bambini come ultimi destinatari del proprio materiale.
I burattini giunsero alle Scuole Elementari negli anni cinquanta del Novecento, e lì sono rimasti fino al 2001, quando furono trasferiti al Museo Civico, per iniziativa del Direttore didattico Raffaele Romano Gattei.
La muta è accompagnata da attrezzeria, vestiario e scenografie. Doveva esserci anche la baracca, ma secondo il racconto delle maestre essa è andata distrutta. I burattini furono utilizzati per spettacoli curati dalle maestre della scuola, e in particolare da Nina.
I burattini sono stati sottoposti a una leggera pulitura, eseguita da Anna Brini e Giuliana Sarti, sotto la direzione dell'Assessore alla cultura Lorella Grossi.
I caratteri stilistici del burattino rispecchiano in parte quelli dei burattini prodotti dalla campagnia dei Frabboni, che vendevano teste e abiti ai burattinai. La compagnia Frabboni, composta dai fratelli Emilio, Filippo ed Augusta, fu una delle più importanti famiglie di burattinai bolognesi. "Essi possedettero i più bei burattini di Bologna, scolpiti da Emilio, che di professione faceva l'intagliatore. Non c'è stato burattinaio bolognese che non si sia valso del talento di questo artigiano per arricchire la muta dei suoi burattini. Quando i due fratelli si ritirarono dall'attività burattinesca ed ebbero venduto tutto il loro materiale, non cessarono dall'avere dimestichezza con le teste di legno, giacchè continuarono a scolpirne, a costruirne e a vestirne in gran copia, che poi vendevano al prezzo di cinquecento lire ciascuna: questo avveniva poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Dalla "Gosta", come famigliarmente veniva chiamata la Frabboni, in via del Pratello, spesso capitavano signore della buona borghesia per farsi insegnare a vestire i burattini del consorte appassionato del genere. L'Augusta non è stata fortunata: morti prematuramente i fratelli è finita al ricovero, ultimo asilo di non pochi burattinai. Le mute dei burattini dei Frabboni sono sparse un po' ovunque presso burattinai ed animatori. Emilio e Filippo erano anche abili animatori delle loro creature di legno, particolarmente il secondo, interprete delle maschere del Dottore, Sandrone e Fagiolino" (da A. CERVELLATI, Storia dei burattini e burattinai bolognesi, editore Cappelli, Bologna 1964, pag. 255).
Il burattinaio Filippo Frabboni (1880-1940) inizia la propria attività intorno al 1910, interpretando i personaggi di Fagiolino, Sandrone e Balanzone. Nel 1929 vince il terzo premio al Festival dei Burattini di Bologna con "La sepolta viva alla tomba di Firenze". Nel 1930 partecipa, con Oreste Labanti e Renata Stupazzoni, al Concorso dei Burattini organizzato dal Dopolavoro di Modena e nel 1937 partecipa, con il fratello Emilio, a una gara burattinesca, organizzata a Bologna, con "Il muto di San Malò". Con i due fratelli Frabboni lavora anche la sorella Augusta (Gosta). (informazioni tratte da Burattini, Marionette, Pupi. Mostra di Palazzo Reale 25 giugno - 2 novembre 1980. Silvana Editoriale, Milano 1980, p. 295).
E' possibile datare le teste e gli abiti Frabboni della raccolta tra 1910 e il 1940. E' questo l'intervallo d'anni in cui operò Filippo Frabboni, il cui nome è timbrato su alcuni abiti.
La testa sembra essere contemporanea a quelle scolpite da Emilio Frabboni, ma tuttavia è stata realizzata da uno scultore differente. Anzichè avere il collo conico, capelli veri e pupille concave, questa testa ha collo dritto, capelli scolpiti nel legno e grandi pupille forate e dipinte di bianco al centro. Gli stessi caratteri compaiono nel burattino raffigurante una figura maschile negra (INVN: 7).
La concezione del camiciotto (o buratto), probabilmente realizzato da Augusta Frabboni, rientra nella tipologia più diffusa all'interno della collezione di Medicina, e si inserisce nella tradizione bolognese dell'abito per burattino. Il vestito, che di solito è un panno di lana su cui sono applicati una camicia e un gilet, è cucito, per mezzo di un orlo di pelle o di tela, a un tessuto interno di canapa o cotone. Un anello per appendere il burattino è applicato all'orlo per mezzo di una linguetta di pelle. Al vestito con gilet doveva essere aggiunto un abito supplementare (per esempio una giacchetta) che completava la vestitura del burattino.
Il timbro del burattinaio Filippo Frabboni, che guidava la compagnia, compare su alcuni abiti della collezione (INVN: 9 e 11).