Pinacoteca Comunale di Cesena
Via Aldini, 26
Cesena (FC)
Plachesi Agostino
1725 (?)/ 1805

dipinto
tela/ pittura a olio
cm. 103 (la) 143 (a)
sec. XVIII (1775 - 1775)
Ritratto onorario del papa Pio VI, assiso su di un trono nel cui schienale è scolpito il suo stemma, colto nell'atto di benedire con la mano destra, mentre l'altra stringe un foglio ripiegato. Sul tavolino accanto si trovano un calamaio con penna e un campanello. Il fondo è neutro. Del suo abbigliamento vengono messi in risalto il camice e la stola ricamati.

Agostino Plachesi è ricordato dalle fonti come allievo di Francesco Andreini e possiamo dire che ne continua in modo artigianale il mestiere.
Giannangelo Braschi, nacque a Cesena il 25 dicembre 1717. Nel 1766 fu nominato Tesoriere della Camera apostolica quindi nel 1773 fu creato cardinale e due anni dopo (1775) venne eletto pontefice. Pio VI ebbe gravi difficoltà nella salvaguardia della vita spirituale e della dottrina cattolica. Anzitutto dovette continuare a difendere la Chiesa dall'errore dottrinale del giansenismo, poi lottare con l'imperatore d'Austria Giuseppe II che mirava ad amministrare in prima persona la Chiesa austriaca. Analoghi problemi sorsero con il re di Napoli, mentre vi furono difficoltà in materia di libertà religiosa con il granduca di Toscana Leopoldo I, con la Spagna e il Portogallo. Scoppiata la rivoluzione francese, l'assemblea nazionale soppresse gli ordini religiosi requisendo i beni della Chiesa. Nel 1791 Pio VI dovette condannare i decreti dell'Assemblea nazionale. Papa Braschi promosse grandi opere pubbliche tra le quali la bonifica dell'agro pontino e di varie zone paludose dell'Umbria. Queste lodevoli ma costose iniziative peggiorarono il dissesto finanziario dello Stato Pontificio, cui non fu estraneo neppure il nepotismo del papa. Egli donò 10.000 doppie d'oro a suo nipote Braschi Onesti in occasione delle sue nozze e ad un altro nipote Romualdo fu creato cardinale (inventario 85 del 1984). Dopo l'occupazione di Roma da parte delle truppe francesi (1788) Pio VI rifiutò con fermezza di rinunciare al potere temporale e per questo fatto prigioniero fu confinato a Siena, poi a Firenze infine a Valenza ove morì il 29 agosto 1799. Del papa esiste un altro ritratto, conservato nella cappella del Cimitero urbano di Cesena, opera di Milani Giuseppe.
Tumidei considera il nostro ritratto un'opera di "routine" al pari di quello con Francesco Fattiboni (inventario n.121 del 1984). Una maggior qualità pittorica si evidenzia nella decorazione di una cappella del convento dell'Osservanza, a Cesena.
Il restauro ha meso in luce la firma del pittore in calce alla carta in mano al pontefice.