Pinacoteca Civica "Melozzo degli Ambrogi"
Corso della Repubblica, 72
Forlì (FC)
Fattori Giovanni
1825/ 1908
dipinto

tela/ pittura a olio
cm. 117 (la) 200 (a)
sec. XIX (1894 - 1894)
In una radura, delimitata da alberi, una donna incita due buoi che tirano un carro carico di paglia.

L'opera dapprima appartenne al pittore Michele Gordigiani, quindi fece parte della collezione del Conte Vincenzo Giustiniani (Firenze) che fu posta all'asta a Milano nel 1929. Fu esposta nella Mostra retrospettiva delle opere di Giovanni Fattori alla I Biennale Romna del 1921. Nel Repertorio del Melasci viene indicata per l'opera una data di esecuzione compresa fra il 1880 e il 1890; nel catalogo del Bianciardi è posta fra il 1877 e il 1882. A parere di Viroli (1985) risulta assai più verosimile un momento più tardo, il 1894 circa, non solo per ragioni stilistiche, ma anche sulla base del confronto della firma con quella dell'autoritratto di quell'anno, anch'esso già appartenente alla raccolta Giustiniani e ora nella collezione Camerini a Forci (Lucca). Il soggetto è riproposto abbastanza fedelmente, ma con diversa ambientazione, in "Maremma" (olio su tela, cm. 35 x 72,5, Genova, Coll. Taragoni, vedi De Micheli 1961). Rileva Viroli (1985): "Nonostante i molti pregi di fattura, il dipinto Pedriali non è esente da una certa macchinosità e pesantezza nell'insieme, e da evidenti disarmonie (la figuretta della donna non riesce a staccarsi dal fondo per un difficile rapporto di valori cromatici, l'albero a destra in primo piano è pesantemente ingombrante ecc.)". Già Lancellotti (1921), in occasione della Biennale di Roma, avanzava alcune riserve: "... nelle piccole tele e nei bozzetti egli [Fattori] riesce di una efficacia che invano si sforza di raggiungere nei quadri di vaste dimensioni, cosa che può constatarsi confrontando in queste sale il primo, rapido, immediato abbozzo con l'opera compiuta. L'dea del "Carro rosso" è espressa con deliziosa rapidità di fattura, gradazione di toni, nel bozzetto, ma trasmutatasi nei quadri si esaurisce in una esecuzione troppo misurata e fredda". Viroli (1985) rileva in proposito: "Queste riserve del Lancellotti, se vanno rimeditate alla luce di più attuali criteri di giudizio (non sempre è vero che il Fattori importante è quello più "immediato" dei bozzetti) nel caso dell'opera in esame non risultano ingiustificate".