Biblioteca Classense
via Baccarini, 3
Ravenna (RA)
Barbiani Andrea
1708/ 1779

dipinto
tela/ pittura a olio
altezza con cornice 240//larghezza con cornice 169
cm. 149 (la) 220 (a)
sec. XVIII (1760 - 1760)
ll cardinale Francesco Gaetano Fantuzzi è ritratto a figura intera, assiso su una poltrona intagliata e rivestita di tessuto rosso, con il corpo rivolto di tre quarti verso sinistra ed il volto verso destra. Vestito di rosso, indossa la cotta bianca e reca la berretta nella mano destra. Alla sinistra del personaggio è un tavolo finemente intagliato su cui sono appoggiati un calamaio con penne, un campanello ed un libro al di sotto del quale è un foglio con stemma papale e iscrizione.

Non è dato conoscere la provenienza di questo dipinto raffigurante il cardinale Francesco Gaetano Fantuzzi, pubblicato per la prima volta da Viroli (1993). Per le dimensioni e per l'impostazione dell'effigiato, risulta far parte di una serie di tre tele tutte presenti alla Biblioteca Classense con ritratti di importanti personaggi ravennati: san Pier Damiani e il cardinale Cesare Rasponi. Nelle "Schede Bernicoli" l'opera è attribuita ad Andrea Barbiani; anche un documento datato 1760 (ASCRA, n. 83, c. 166) riferisce del pagamento ad Andrea Barbiani per il ritratto di Fantuzzi. In effetti si riscontrano in questo lavoro tutti gli influssi esercitati sull'artista da Carlo Cignani e Francesco Mancini: la stesura pittorica è di livello assoluto caratterizzata com'è dai mirabili effetti cromatici dovuti al rosso vivo ed al quasi trasparente bruno del fondo, inframezzati dai bianchi luminosi. Si tratta dunque di un lavoro collocabile intorno agli anni cinquanta del Settecento. La presenza dello stemma dei Fantuzzi, posizionato sul fondo in alto a destra, non da adito ad equivoci circa l'identificazione del personaggio (l'arme è descritta da Marco Antonio Ginanni in Blasone di Ravenna..., sec. XVIII, ed. a cura della Libreria Antiquaria Tonini, Ravenna 1983). Francesco Gaetano Fantuzzi nato nel 1708 dal conte Giacomo e da Laura Gottifredi, romana, è ricordato da Pietro Paolo Ginanni (1769, pp. 194-198) fra i ravennati maggiormente portati nell'esercizio delle lettere; infatti i genitori per questa sua spiccata propensione decisero di iscriverlo, nel 1720 a soli dodici anni, nel celebre Collegio di Modena, uno dei migliori del tempo, dove si distinse anche per lo studio della filosofia, oltreché delle lettere. Nel 1727 passò a Pisa dove tre anni dopo prese la laurea in legge; subito dopo si trasferì a Roma dove esercitò la funzione di segretario di Monsignor Peralta Uditore di Rota spagnolo. Nel 1740, Fantuzzi, già sacerdote, in virtù della immensa pietà e della infinita dottrina che in lui albergavano, venne dichiarato da Benedetto XIV (il bolognese Prospero Lambertini) Cameriere d'Onore. Quindi gli fece prendere l'abito prelatizio dichiarandolo Referendario dell'una e l'altra Segnatura e, quando stava per assumere la carica di Uditore del Cardinale Annibale Albani Camerlengo, nel 1743 nominò Uditore della Santa Rota. Papa Clemente XIII, successore di Benedetto XIV, nel 1759 lo degnò della carica cardinalizia. Gli fu assegnato il titolo di Sant'Agostino, quindi fu dichiarato Prefetto della Sacra Congregazione della Immunità, ed ammesso alle Congregazioni Concistoriale, del Concilio, del Buongoverno, della Disciplina Regolare, dell'Indice e della Visita Apostolica. Inoltre fu protettore di alcune terre dello Stato ecclesiastico, e dell'Ordine Camaldolese. Il cardinale Fantuzzi fu uno dei porporati più quotati del suo tempo, tanto da sfiorare il pontificato alla morte di Clemente XIII e di Clemente XIV. Morì nel 1778. Un suo ritratto è conservato nella Accademia Rubiconia dei Filopatridi (è pubblicato in: Foschi 1983, ill. a p. 84). Fra le sue opere letterarie a stampa il Ginanni annovera una raccolta di liriche, pubblicata nel 1733 a Ravenna "per Antonmaria Landi". Dalla Stamperia Camerate furono pubblicate anche alcune delle Decisiones Sacrae Rotae Romanae coram Elephantaiccio. Altre opere del Fantuzzi, di carattere devoto, e alcune Rime, sono ricordate dal Ginanni fra i testi rimasti manoscritti.