bassetto a tre corde

legno di pioppo,
legno di abete,
legno di pero,
legno di leccio,
legno di pruno (?),
legno di noce,
legno di bosso,
metallo
1)
1470
mm
sec. XVIII (1724 - 1724)
Fasce e fondo sono in legno di pioppo. Il fondo piatto è in due pezzi a taglio tangenziale giuntati specularmente. Lo spessore varia molto, da 4 a 7 mm, senza una regola apparente. Internamente due catene e una larga barra centrale impediscono la deformazione. Visto di profilo il fondo non ha una vera e propria piega, ma si raccorda al tallone del manico flettendosi lungo il profilo delle fasce. Due sole delle punte sono originali, una manca del tutto. Qualche crepa è stata riparata e il fondo è stato più violte raschiato e ritoccato.
Le fasce sono dello stesso legno del fondo e presentano le stesse problematiche relative ai danni. In corrispondenza delle punte le fasce hanno talvolta brusche curvature se non addirittura qualche piega. Le fasce sono unite al fondo ed al piano con controfasce di dimensioni ridotte nelle quali si incastrano le catene del fondo. Il piano è in abete a venatura larga, costruito utilizzando due metà a taglio radiale, speculari, ma che comprendono ciascuna anche il centro della pianta. La lavorazione ed il disegno della tavola sono di ottima fattura, bombature e sgusciature sono ben eseguite, altrettanto belle sono le ff dei fori armonici, collocate quasi parallelamente all'asse dello strumento e con occhi piuttosto grandi. Una sola punta è integra. Internamente al piano la catena è incollata e non ricavata dal massello. Il manico, in legno dipero, ha la giunzione con la cassa rinforzata internamente da quattro chiodio forgiati: i due più grandi in orizzontale lungo l'asse del manico e i due più piccoli verticalmente, in corrispondenza del tallone. Il manico è stato ridotto e raschiato sia nello spessore che nella larghezza, specie nel tallone dove sono venute allo scoperto gallerie di tarli che con il loro attacco hanno guastato manico e riccio. Il tallone è rotto ed è stato giuntato con due piastrine di metallo. La riparazione risale al XIX secolo. Due guance raccordano il tallone con la cassa.
Lo strumento monta tre piroli: due di leccio, non originali ed uno di legno di rosacea (ciliegio o più probabilmente pruno), forse originale.
La tastiera è di legno di noce ed è stata abbondantemente raschiata e ridotta in larghezza e in spessore, soprattutto verso il capotasto, mentre la parte inferiore è integra. Sotto la tastiera è incollato un cuneo di pioppo, non originale. Il capotasto è di bosso. La vernice di colore bruno è molto ritoccata.
Etichetta in un riquadro di carta con cornice celeste è scritta a penna.

E' uno strumento di notevole interesse. Costruito da un liutaio professionista, il bassetto conserva tutte le sue parti originali con qualche trasformazione solo nella tastiera. Un contrabbasso di taglia piccola a tre corde, accordato in La - Re - Sol o in Sol - Re Sol era in uso in Italia agli inizi del XVIII secolo e restò fino a tempi recenti nella prassi della musica popolare. Lo strumento in questione non appartiene tuttavia a un contesto popolare, né è uno strumento riadattato.
Il profilo della cassa ha spalle cadenti, rientranze delle CC piuttosto strette e parte inferiore panciuta. Il disegno della cassa è piacevole e armonico. Il bassetto ha numerose caratteristiche che indicano la data di costruzione come anteriore al primo quarto del XVIII secolo: manico fissato alla cassa con chiodi forgiati (mai rimossi), presenza del cuneo per alzare la tastiera, presenza delle guance alla giunzione tra tallone e cassa, profilo del riccio, tipologia di legni impiegati. Una datazione certa necessita di studi e confronti più approfonditi che oltrepassano le operazioni relative ad una semplice schedatura.
Nella testa il profilo della cassetta dei piroli e la congiunzione tra la cassetta e il amnico si riferiscono a modelli antichi, realizzati in area bresciana nel XVI e XVII secolo. Modelli analoghi sono ancora presenti nell'iconografia musicale (ad es. in alcuni quadri di Baschenis). Questo è uno degli elementi stilistici che possono concorrere ad una datazione, tenendo conto che nella tradizione liutaria non strettamente accademica le permanenze di genere e di modelli si protraggono per molto tempo dopo la caduta dall'uso nella liuteria classica.
L'intaglio del riccio non è pulito, ma il disegno della chiocciola ed il suo sviluppo sono piacevoli.