Pinacoteca Nazionale di Ferrara
Corso Ercole I d'Este, 21
Ferrara (FE)
Roselli Nicolò
notizie dal 1550/ ante 1580
dipinto

tavola/ pittura a tempera
cm. 120 (la) 210 (a)
sec. XVI (1565 - 1568)
Dipinto raffigurante Pilato che, ai piedi delle scale da cui si accede al pretorio, indica agli astanti Gesù Cristo (in alto a destra) che si accinge a scendere. Gli attributi del Cristo, che è accompagnato da guardie ed altri personaggi, sono il mantello di porpora, la corona di spine e la canna che regge tra le mani legate.

L'opera fa parte di un ciclo di dodici dipinti con le Storie di Cristo che costituisce un insieme d'arredo chiesastico unico per Ferrara. Le dodici tavole erano collocate in ancone lignee decorate con figurazioni a grottesche, complete di una "specie di teca lignea dipinta a tinta unita con breve tettoia piana e ante laterali a sguincio murate nelle pareti delle cappelle" (Mezzetti, 1962).
Il ciclo è oltremodo noto e costantemente citato tra le opere più importanti della Certosa. Nonostante gli studi non è ancora stato possibile chiarire se tutte le tavole siano opera del Roselli: il contratto stipulato l'8 luglio 1565 tra i monaci certosini e i pittori Nicolò Roselli ed Ercole Aviati da Cento riguarda, infatti, soltanto l'esecuzione di "10 palle" che gli artisti si impegnano a consegnare entro i tre anni successivi.
Prima della pubblicazione del contratto il Baruffaldi aveva già attribuito l'esecuzione delle tavole al Roselli, notando affinità stilistiche con la Madonna in trono e Santi della parrocchiale di Lagosanto, opera firmata e datata. La paternità dei dipinti era confermata anche dalla presenza della sigla N.R. in molte tavole del ciclo.
Nel 1968 Luigi N. Cittadella, constatata l'uniformità di stile delle dodici opere, suppose che le due tavole non citate dal contratto fossero, nel 1565, già presenti nella chiesa, eseguite dal Roselli "come a prova del suo sapere artistico". La Crocifissione in particolare sarebbe poi stata presa a modello dai due artisti per l'esecuzione delle dieci tavole successive.
Amalia Mezzetti (1964) ritiene invece probabile l'intervento in queste prime opere di un diverso artista, autore della Salita al Calvario - distrutta dai bombardamenti del 1944 e di cui non resta documentazione fotografica - al quale venne poi preferito il Roselli.
La stessa Mezzetti suppone anche che il Roselli sia stato, oltre che esecutore, anche ideatore di alcune figurazioni delle ancone lignee. Il contratto stipulato tra i monaci e i due artisti non getta luce su questo punto. Molto precisa è invece la descrizione delle modalità di pagamento: ai pittori vengono corrisposti 36 ducati d'oro per ogni tavola consegnata "fatta et perfetta dovendogli dare il Monastero il denaro tanto del legnamo, quanto del'oro". Le tavole, che non possono essere meno "belle et ornate della prima del Crocefisso", devono inoltre avere "variata ciascuna l'historia ad arbitrio del convento" (Cittadella, 1968).