Galleria d'Arte Moderna "Ricci Oddi"
Via San Siro 13
Piacenza (PC)
Favretto Giacomo
1849/ 1887
dipinto

tela/ pittura a olio
cm. 37.5 (la) 66.5 (a)
sec. XIX (1870 - 1887)
Il dipinto apparteneva alla raccolta di Guglielmo Ciardi. Fu acquistato presso Giuseppe Berlanda, a Mortara, tramite il pittore Pacifico Sidoli, nel gennaio 1935 per L. 4.000 (vedi lettere della signora Ciardi del 27-12-1934, di De Stefani del 3-5-1934 - che data il dipinto al 1875-76 - , di Sidoli del 22, 29-12-1934 e 1-1-1935 e di Berlanda del 1-1-1935).
Figlio di Domenico Favretto, modesto falegname, e di Angela Brunello, il pittore nacque a Venezia l'11 agosto 1849.
I primi insegnamenti gli furono impartiti dal conte Antonio de' Zanetti, e dallo zio di questi, il pittore Gerolamo Astolfoni.
Poi le condizioni familiari obbligarono Favretto a entrare come garzone in una bottega di cartolaio. Lì iniziò a disegnare schizzando i ritratti dei clienti o figurine di animali.
Questi schizzi un giorno furono notati da Vincenzo Favenza, antiquario, che li ammirò tanto da insistere col padre del giovane ed ottenere che gli assicurassero un'educazione artistica.
Fatto un esperimento presso lo studio del pittore Antonio Vason, dove apprese le prime nozioni di pittura, Favretto entrò all'Accademia di Belle Arti nel novembre del 1864. Continuerà a frequentare l'Accademia fino al 1877-78, anche dopo la conclusione degli studi nel 1870. Gli anni a seguire sono un susseguirsi di successi, come dimostrano i premi conseguiti.
Nasce a Venezia il "Verismo", che vedrà in Favretto il maggiore artefice, l'iniziatore, e che probabilmente con la sua morte, nel 1887, in un certo senso chiuderà questo capitolo della pittura veneziana.
Del 1873 è il suo capolavoro: "La lezione di anatomia".
Con "La finta ammalata", tratta da una commedia di Goldoni, si apre un nuovo capitolo nella sua pittura e, se il soggetto sarà spesso motivo di polemica, non dobbiamo mai dimenticare la qualità pittorica dell'opera, resa da Favretto in maniera coloristica del tutto singolare e personale.
Nel 1884 inviò all'Esposizione di Torino cinque quadri, che ottennero un lusinghiero successo di critica e pubblico. Sempre in questo periodo dipinse quadri famosi come "El liston", prezioso studio compositivo ispirato al costume settecentesco, "Dopo il bagno", "La zanze", "La Nina", "Susanna e i vecchioni", "El me dise rossa mia", "Caldo".
La sua breve carriera terminò durante l'Esposizione di Venezia del 1887, che fu per lui un vero trionfo.
Morì di febbre tifoide il 12 giugno 1887.