Galleria d'Arte Moderna "Ricci Oddi"
Via San Siro 13
Piacenza (PC)
Morelli Domenico
1823/ 1901
dipinto

tela/ pittura a olio
cm. 54.5 (la) 39 (a)
sec. XIX (1865 - 1865)
Acquistato presso il pittore Nacciarone a Napoli nel gennaio 1919, insieme alla Casetta Bianca.
Per Arisi questo, pur essendo il più noto, è il dipinto meno valido di Morelli. È un soggetto dipinto per piacere, non sfogo di un sentimento autentico. Ci sono vibrazioni di luce che fanno strabiliare, sapienti accostamenti di colore fresco con riflessi di sete e morbido calore di velluti, ma non si va oltre l'ammirazione per la tecnica sapiente.
Protagonista della cultura figurativa del Risorgimento, Domenico Morelli è una personalità carismatica che partecipa a tutto tondo alla vita artistica e culturale italiana, prima e dopo l'Unità. Egli si configura artista moderno e capace di intessere relazioni in tutta Italia e legarsi a committenti di livello nazionale ed europeo.
Nato a Napoli nel 1823, il giovane Morelli si pone all'attenzione dell'ambiente accademico ottenendo nel 1848 il secondo posto al Pensionato artistico romano con l'Angelo che appare a Goffredo (Napoli, Galleria dell'Accademia di Belle Arti). I rapporti tra Napoli e Roma sono decisivi per la comprensione del legame intrapreso con artisti che dimoravano in quella città, tedeschi, puristi, pensionati dell'Accademia di Francia. Nel 1853 compie il primo quadro storico tratto dalla Storia d'Italia di Guicciardini, Cesare Borgia all'assedio di Capua. Aiutato da Pasquale Villari che gli suggerisce i testi utili ad approfondire il tema, studia i modelli francesi delle stampe di Delaroche e le scene dell'Inquisizione di Robert Fleury.
Nel '55 il dipinto degli Iconoclasti, presentato alla mostra borbonica e divenuto poi manifesto delle nuove istanze del verismo pittorico, rievoca l'insofferenza degli intellettuali di fede liberale verso le repressioni politiche, nella rappresentazione simbolica del martirio del monaco pittore San Lazzaro. Della stima per Morelli da parte del re Ferdinando è testimonianza l'acquisto, oltre che degli Iconoclasti, di diversi dipinti come Caterina dei Medici nello studio di Rubens, Un neofita, I martiri portati dagli Angeli pervenuti nelle collezioni reali. Riflessi di questo interesse della corte per l'opera di Morelli si trovano anche nella commissione regia per il ciclo di affreschi, incompiuto, da eseguire nella chiesa di San Francesco a Gaeta.
Prima del 1860, Morelli stringe rapporti di amicizia con il mecenate Giovanni Vonwiller, per il quale esegue numerose opere tra cui Mattinata Fiorentina (1856), la Barca della vita, il Bagno pompeiano, il Tasso e Eleonora d'Este, e i Profughi di Aquileia, acquistati poi dallo Stato, in occasione della vendita all'asta dell'intera collezione, avvenuta a Parigi nel 1901. La galleria di Giovanni Vonwiller, aperta al pubblico in via dei Fiorentini, costituisce un successo personale del Morelli, perché rappresenta una collezione privata, curata in tutte le sue parti dal maestro. Capace di sostenere il confronto con la Galleria d'Arte Moderna di Capodimonte dove, peraltro, egli stesso svolge funzioni di consulente dal 1864. Il Tasso ed Eleonora d'Este (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), ispirato dai brani della Vita di Tasso tratti dal Manso, conclude il ciclo storico-veristico di Morelli e apre una sperimentazione incentrata sulla macchia e indirizzata all'unità compositiva della visione, grazie anche al supporto della fotografia, utilizzata come strumento operativo. Il tema del Tasso aveva rappresentato emblematicamente anche l'esordio del pittore nel 1848 e Morelli rimedita per anni questo soggetto durante i suoi viaggi, rielaborandolo in diverse versioni. L'opera è presentata all'Esposizione Universale del 1867 insieme al Conte Lara (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) e al Bagno Pompeiano (collezione Balzan).
L'abbandono dei temi del verismo storico coincide con un mutamento di orientamento verso temi simbolico-religiosi che caratterizzano il secondo periodo morelliano. L'Assunta per la Cappella Reale di Napoli inizia questa seconda fase che si conclude con il Giuda (1901). L'artista si fa interprete del tutto originale di soggetti tratti dal Nuovo e Vecchio Testamento. Nel 1868 è titolare della cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Napoli; dieci anni dopo collaborerà con Filippo Palizzi, Demetrio Salazar e Gaetano Filangieri alla creazione del Museo Artistico Industriale.
In questo ventennio egli esegue moltissime opere, realizzate attraverso un'infinità di studi, schizzi ad inchiostro, bozzetti di figure e personaggi non sempre concepiti per una composizione definita. Esempi ne sono Il bacio, datato 1868, o Il menestrello al torneo, tratti ancora dalle fonti di Byron e Walter Scott. Il romanzo Isabella Orsini duchessa di Bracciano, di Francesco Domenico Guerrazzi, è la fonte d'ispirazione del celebre dipinto Storia di un paggio innamorato, dal quale Morelli desume il singolare palcoscenico vuoto de La terrazza (1874) di proprietà del Banco di Napoli.
Esegue nel 1878 le Tentazioni di Sant'Antonio, redatto in due versioni, soggetto desunto dall'omonimo romanzo di Gustave Flaubert. Sul giudizio del Sant'Antonio s'intreccia anche un'interessante corrispondenza con Goupil e Gérôme. A partire dagli anni Settanta si assiste a un incrocio di interessi tematici e di suggestioni culturali, che caratterizzano il suo rapporto con l'Oriente, come quello di un viaggiatore "intorno al cavalletto". Una strada di Costantinopoli come la immagino io, appartenuto a Vonwiller, gli Ossessi (Milano, casa di Riposo dei Musicisti), l'Improvvisatore arabo (collezione privata) sono opere ispirate ad ambientazioni orientali in cui si avverte lo studio incrociato del tema letterario, delle incisioni, delle litografie e della fotografia, indispensabile strumento di scambio tra conoscenze e culture diverse.
Il museo Revoltella di Trieste acquista nel 1887 Maometto e i suoi soldati (1882), dipinto eseguito tenendo conto dell'impossibilità di ritrarre dal vero il protagonista e privilegiando una lettura intensamente formale. Ultimo suo lavoro è La Bibbia di Amsterdam, commissionatagli da Carel Dake, professore dell'Accademia di Belle Arti di Amsterdam, nel 1895, tradotto anche in italiano, con illustrazioni in intagliotipie dall'Istituto di Arti Grafiche di Bergamo nel 1913.