Galleria d'Arte Moderna "Ricci Oddi"
Via San Siro 13
Piacenza (PC)
Bruzzi Stefano
1835/ 1911
dipinto

tela/ pittura a olio
cm. 89 (la) 132 (a)
sec. XIX (1870 - 1870)
Acquistato l'1-4-1949 presso gli eredi del geometra Luigi Maffi di Piacenza per la somma (simbolica) di L. 50.000 (Era appartenuto al prof. Bernardino Massari di Piacenza). V. delib. del 1-4-1949 e lettera degli eredi del 3-11-1961.
È un dipinto giovanile di estremo interesse, eseguito a Roncolo di Groppallo (Piacenza) quando Bruzzi vi fa ritorno dopo aver tentato la fortuna a Bologna (1860-62) e a Milano (1862-63). È frutto dell'entusiastico contatto con la sua montagna, dove tutto è aspro, scheggiato, duro. Il colore assume compattezza di smalto e il cromatismo è tutto sui toni bruni della terra. Presso la Pinacoteca Nazionale di Parma è conservato il disegno dei due buoi in primo piano. Nato a Piacenza nel 1835, Bruzzi, mentre portava a termine gli studi umanistici, ebbe i primi insegnamenti sul disegno da Bernardino Massari. Si reca a Roma nel 1854. Qui tra i paesaggisti godeva meritata fama Alessandro Castelli e nello studio del maestro, senza iscriversi all'Accademia, Bruzzi acquista gli elementi di una ottima tecnica pittorica. A Roma conosce Stefano Ussi, Enrico Gamba, Raffaele Casnedi coi quali frequenta l'accademia privata del modello Gigi. Con Nino Costa dipinge dal vero ad Albano, Ariccia, al lago di Nemi; questo importante sodalizio continua fino al 1857. Conosce, tramite Costa, Arnold Böcklin, che poi rivedrà a Firenze e del quale conserverà l'amicizia e la stima fino agli ultimi anni di vita del grande pittore svizzero. Erano i tempi in cui Stefano Ussi dipingeva "La cacciata del Duca d'Atene", Enrico Gamba "I funerali di Tiziano" e fuori Roma cominciavano a farsi conoscere Telemaco Signorini e Vincenzo Cabianca. Dopo la permanenza di quattro anni a Roma, torna a Roncolo di Groppallo, sull'appennino piacentino, e vi si trattiene, salvo un breve periodo di tempo a Bologna e Milano (1860-63), fino al 1874. Qui si dedica a dipingere il paesaggio popolandolo di contadini, di pecore, di asini, di bovini, di cavalli; propio nello studio degli animali il Bruzzi ha rivelato una straordinaria finezza di osservazione che, accompagnata ad una moderna impaginazione dell'ambiente, hanno fatto collocare le sue grandi composizioni agresti fra gli esiti più alti di tutta la pittura italiana dell'800. Nel 1875 la necessità di avviare i suoi figli (si era sposato nel 1860) ad una carriera e il legittimo desiderio di dare un campo più vasto alla sua produzione artistica e di contrarre amicizie coi pittori più celebrati, lo consigliarono di fissare la sua residenza a Firenze. Qui alcuni nomi primeggiavano fra gli altri: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Serafino De Tivoli, Filippo Palizzi, Gerolamo Induno, Vincenzo Cabianca, Vito D'Ancona, Domenico Morelli. Il Bruzzi trova un ambiente doppiamente favorevole: primo perchè quella scossa "macchiaiola" era consona ai suoi sentimenti d'artista e secondo perchè egli stesso dette ai paesaggisti toscani una apprezzata cooperazione per la rinascita dell'arte di quel tempo. Va ricordato che durante il lungo soggiorno fiorentino, durato venti anni, il Bruzzi non mancò mai di tornare a Roncolo di Groppallo, specialmente l'estate, per trarre sempre nuove ispirazioni dal suo amatissimo Appennino. Nel 1895 accogliendo l'invito dell'Istituto d'Arte Gazzola a presiedere la cattedra di "Figura" ritorna a Piacenza. Nel 1897, invitato alla Biennale di Venezia, espose il "Don Chisciotte", un dipinto di grandi dimensioni considerato il suo capolavoro, riscuotendo uno straordinario successo di critica e di pubblico. Stefano Bruzzi muore nel 1911 a Piacenza.