Galleria d'Arte Moderna "Ricci Oddi"
Via San Siro 13
Piacenza (PC)
Pasini Alberto
1826/ 1899
dipinto

tela/ pittura a olio
cm. 41 (la) 32 (a)
sec. XIX (1860 - 1860)
Sotto una luce estiva accecante che rivela ogni minimo particolare, una processione di persone è al centro di una strada del Cairo.

Acquistato dalla figlia dell'artista Claire Ferria Pasini a Torino il primo febbraio 1914 per 1.000 Lire insieme a "La colonna di fumo" di Nomellini venduta da Giuseppe Aimery. Il Pasini fu pagato 650 Lire, il Nomellini 350. Esposto a Venezia, Napoli e Bologna. Pasini, nato a Busseto nel 1826, all'Accademia di Belle Arti di Parma ha come maestri di pittura e scenografia Giuseppe Boccaccio e Girolamo Magnani, mentre all'approccio con la litografia lo guida Paolo Toschi. Nel 1851, dopo aver partecipato alla prima Guerra d'Indipendenza, si reca a Parigi, dove si dedica principalmente alla pittura di paesaggio esponendo al Salon del 1853 e si lega d'amicizia con i pittori della scuola di Barbizon. Nel 1855, grazie all'interessamento del pittore Théodore Chassériau, è aggregato come disegnatore alla missione diplomatica che, agli ordini del ministro Prosper Bourée, si dirige in Persia. E' la svolta della sua vita. Stregato dall'oriente, in questo suo primo viaggio e nei successivi che toccheranno gran parte dei paesi musulmani affacciati al Mediterraneo, egli trae disegni e raccoglie impressioni che poi riverserà al ritorno in uno straordinario numero di dipinti. Stabilitosi a Parigi, esporrà spesso e otterrà premi ai Salon e riceverà la Legion d'Onore, mentre lo stesso Scià di Persia e il Sultano di Costantinopoli gli avevano commissionato opere. I collezionisti, attraverso il famoso mercante Goupil, si contenderanno le sue opere.
La sua è una pittura legata al vero, che si riscatta dal documentario per la vivacità della pennellata, per la sapienza luministica e compositiva. Disegno esatto, resa atmosferica, colore brillante, taglio sapiente, scelta di soggetti pittoreschi, ma non oleografici, tecnica mirabile fanno di lui, fin dagli esordi, uno dei più notevoli pittori orientalisti a livello europeo e il migliore degli italiani. Dal 1871 si ritira sulle colline torinesi, a Cavoretto, lasciandole per frequenti viaggi soprattutto a Parigi e a Venezia, città che ritrae con sensibilità originale. A Cavoretto si accosta anche al paesaggio piemontese e valdostano con immutata felicità pittorica. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1899, i suoi quadri continuano ad essere oggetto del più attento collezionismo internazionale.