Arcispedale S. Maria Nuova - Reggio Emilia

Orari e Tariffe
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Tipologia Collezioni
Pubblicazioni e Cataloghi
Biondi G., Povertà e malattia nel Ducato di Modena e Reggio, in Campanini G., Guarino M., Lippi G. (a cura di), Le arti della salute: il patrimonio culturale e scientifico della sanità pubblica in Emilia-Romagna, Milano, Skira, 2005, pp. 69 e sgg.

Fornili C.C., L'ispirazione religiosa e l'Arcispedale di Santa Maria Nuova in Reggio..., Reggio Emilia, Tecnograf, 1995

Badini G., I carteggi di Lodovico Bolognini e dei Marchelli tra pubblico e privato. Lineamenti di ricerca archivistica, in Pigozzi M. (a cura di), con testi di Gino Badini, Gli architetti del pubblico a Reggio Emilia dal Bolognini ai Marchelli : architettura e urbanistica lungo la via Emilia : 1770-1870, catalogo della mostra tenuta a Reggio Emilia nel 1990, Reggio Emilia, Comune di Reggio Emilia, pp. Assessorato istituzioni culturali, Civici Musei, Amministrazione provinciale di Reggio Emilia, 1990, pp. 61 e sgg. Cfr. inoltre ib. scheda di Chiara Mussini, p. 113, I.6
Viale Risorgimento, 80
42121 Reggio Emilia (RE)

Arte
Arte medievale (XI-XV secolo)
Arte moderna (XVI-XIX secolo)
Arte contemporanea storica (1900-1950)
Le origini del complesso risalgono a una committenza del dottore in utroque Pinotto Pinotti, il quale nel 1374 fece posare nei pressi della chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, o di San Marco, la prima pietra delle fondamenta di una chiesa e di un ospedale dedicati a Santa Maria Nuova. Nel 1376, con autorizzazione di papa Gregorio XI, l'officiatura del luogo di culto fu affidata ai Carmelitani. Vennero così fondate le basi dell'assistenza ospedaliera reggiana, tuttora attiva, autonoma fino al XVIII secolo, quando i duchi estensi sottoposero la struttura al controllo statale. All'ospedale fu unito nel 1376 l'ospedale Dominae Gervaxiae e nel 1382 quello di San Geminiano, fondato nel XII secolo fuori Porta Santo Stefano, presso la chiesa e il monastero omonimi, poi affidato ai frati Umiliati. Nel 1221 risultava avere 28 letti, destinati all'accoglienza degli orfani e dei pellegrini.
Il 17 ottobre 1384, in Pavia, Pinotti dettò testamento, istituendo pereredi l'Ospedale di Santa Maria Nuova e i poveri che vi erano ricoverati, vincolando il complesso alla funzione assistenziale. Nell'occasione, Pinotti affidava la direzione dell'ospedale a dei fidei commissari: il guardinao dei Frati Minori del convento di Reggio, il priore del convento di Santa Maria Nuova, i priori del Collegio dei giudici e del Collegio dei notai di Reggio Emilia, questi ultimi in posizione preminente sugli altri, e a commissari pro tempore, tra i quali la moglie del testatore.
Nel XVII secolo il patrimonio di Santa Maria Nuova fu arricchito dai lasciti di Roberto (1632) e di Alessandro Mantelli (1644). Fra il 1704 e il 1744 l'ospedale poteva accogliere 60 infermi, e nel 1762 1762 un legato di 10.000 lire permise di aumentare di 6-8 letti l'infermeria destinata alle donne.
Nel 1770 fu dato avvio a una nuova fabbrica dell'ospedale, realizzata su progetto di Pietro Armani e Lodovico Bolognini. Il complesso si allargò sull'area della chiesa dei Carmelitani, trasferiti in quella della Confraternita di Santa Maria del Gonfalone, e sul terreno del soppresso convento di San Marco, donato dall'Università degli Studi di Modena.


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