Teatro Comunale De Micheli - Copparo

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta rettangolare con barcacce e doppia galleria
496 posti
2002-2004
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 277;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 152;
L. Bortolotti, Teatri storici? E' di scena il restauro, in "IBC", X, 3 (2002), p. 47-54;
L. Bortolotti, Luoghi d'arte contemporanea nei teatri della regione, in: I luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna. Arti del Novecento e dopo, a cura di C. Collina, seconda edizione aggiornata, Bologna 2008, p. 45-57.
Piazza del Popolo 11/A
44034 Copparo (FE)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini
Fondazione: XX (1900-1999)
Il Teatro Comunale De Micheli ebbe la sua origine ai primi del Novecento per volontà di un privato cittadino. Enrico De Micheli acquistò nel 1908 una porzione di suolo pubblico posto sulla piazza Vittorio Emanuele II (lungo la strada allora detta via Ferrara) allo scopo di erigervi, in accordo con l'Amministrazione comunale, una sala teatrale e la propria abitazione. La struttura, assai semplice, era costituita da platea e una sola galleria sostenuta da colonne lignee. La platea era libera e le sedute venivano sistemate all’occorrenza. Il teatro realizzato da De Micheli rispondeva ad un’esigenza culturale e ricreativa molto sentita sia da parte della comunità copparese che da quelle delle zone limitrofe, per la mancanza di strutture idonee ad accogliere pubblici spettacoli, circostanza questa a lungo lamentata sulla stampa del tempo.
L’inaugurazione ebbe luogo il 22 maggio 1909 con l'opera lirica Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, nel solco della migliore tradizione musicale italiana, ben consolidata fin dall’Ottocento. Il teatro risultò assai attivo, offrendo un repertorio piuttosto diversificato, costituito da rappresentazioni di opere liriche, spettacoli di varietà, proiezioni cinematografiche, spettacoli comico-dialettali (a volte parafrasi in dialetto delle commedie di Goldoni). Per l’Amministrazione Comunale la sala divenne inoltre il luogo deputato per le funzioni pubbliche e di rappresentanza, inoltre era a disposizione delle autorità politiche locali.
All’inizio degli anni Venti se ne denunciava l’aspetto disadorno e il pessimo stato, tanto da non essere più idonea alle funzioni che le erano proprie. Pertanto, nel 1923, il proprietario decise di procedere al completo rifacimento e ampliamento del teatro, incaricando del progetto l'ingegnere ferrarese Mario Chinarelli. Le opere progettate, che avrebbero dato all’edificio la configurazione conservata fino all’attualità, furono favorevolmente accolte sia dalla commissione di vigilanza sui teatri che dal Comune. Dall’Amministrazione De Micheli ottenne inoltre, in concessione gratuita, un terreno adiacente per attuare il necessario ampliamento dell’edificio, indispensabile alle esigenze di un moderno teatro sito nella cittadina capoluogo del Mandamento e con una popolazione di circa 24.000 abitanti.
Architettonicamente il Teatro De Micheli rappresenta un buon esempio di edilizia teatrale del primo Novecento, gli spazi sono distribuiti in modo funzionale, la sala rettangolare è costituita, oltre che dalla platea, da ampie barcacce e doppia galleria con morbido andamento ad U. Eleganti decorazioni in stucco di gusto Deco caratterizzano l’ambiente, ne sono interessati la cornice e le mensole del boccascena, il rosone centrale del soffitto, le porte e i capitelli delle agili colonne che sorreggono le gallerie. La presenza del golfo mistico e un palcoscenico ampio e dotato di tutto il corredo necessario per un corretto svolgimento delle rappresentazioni rende il teatro adatto ad ogni tipo di spettacolo. In passato infatti ebbe una certa fortuna attirando anche spettatori dai centri limitrofi, ed ancora oggi rappresenta per questo territorio un polo culturale di notevole entità.
Dopo la seconda guerra mondiale, fu trasformato in cinematografo restando attivo fino al 1970. Completamente inutilizzato per oltre vent'anni nel 1989 è stato acquistato dal Comune, con l'intento di procedere al recupero della struttura. Nel 2000 è stato vincolato dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Ravenna e nel 2002 sono stati avviati gli interventi di recupero il cui progetto è affidato dal Comune all'architetto Ettore Vio dello Studio associato Vio – Fassina di Mestre. Il progetto di restauro si è proposto, oltre alla necessaria messa a norma dell'impianto e all'adeguata valorizzazione degli elementi decorativi che arricchiscono le superfici, il pieno recupero dei valori culturali che caratterizzano l'immobile, ripristinando sia la conformazione della macchina teatrale che gli spazi riservati al pubblico, con particolare cura per gli aspetti legati alla visibilità e all'acustica. La riapertura del teatro ha avuto luogo il 24 ottobre 2004.
Dalla riapertura le stagioni teatrali, gestite direttamente dal Comune, si susseguono regolarmente e il cartellone è denso di proposte tra loro diversificate, con spettacoli di prosa, teatro dialettale, intrattenimenti musicali di qualità, quali concerti operette e, dal 2006, messa in scena un'opera lirica per stagione. Finora sono state proposte, tra le altre, le opere verdiane Traviata, Trovatore e Nabucco, assai apprezzate dal pubblico. Non mancano inoltre il teatro ragazzi e i laboratori teatrali con il ‘Corso stabile di teatro, sia indirizzati agli adulti che ai ragazzi.
Il foyer, ricavato dall'appartamento dell'ex proprietario, è dotato di uno spazio adeguato per allestire mostre sia fotografiche che di arte contemporanea di artisti locali e non, realizzate in collaborazione con 'Copparo Arte'. L'iniziativa ha riscosso un buon successo tanto che il calendario delle esposizioni risulta assai denso.
Sul sito dello stesso teatro è possibile consultare, oltre un’ampia scheda tecnica, notizie storiche e una specifica sezione relativa al restauro realizzato. (Lidia Bortolotti)


The Teatro Comunale De Micheli was established in the early 1990s by a private citizen. In 1908, Enrico De Micheli purchased a publically-owned plot of land on Piazza Vittorio Emanuele II (along the road known at the time as Via Ferrara) in order to build – with the municipal administration’s permission – his private home and a theater hall. The very simple theater was made up of a main floor and a single gallery supported by wooden columns. The main floor was unfurnished, and seats were brought in when needed. The theater built by De Micheli met keenly felt cultural and recreational needs on the part of the Copparo community and those from neighboring towns as well, due to the lack of performing arts venues, as the local press had long complained.
The theater was inaugurated on May 22, 1909 with Gioacchino Rossini’s opera The Barber of Seville, in the best Italian musical tradition, whose roots went back to the 1800s. The theater was quite active, with a diverse bill of events including opera, varété, film screenings, and comedies in the local dialect (Goldoni’s comedies were sometimes performed in dialect). The hall was also chosen by the municipal administration for hosting public functions, and it was available to local political authorities. By the early 1920s, its unadorned appearance and poor maintenance state meant that it was no longer suitable for those purposes. Therefore, in 1923 its owner decided to renovate and enlarge the theater, entrusting the project to Mario Chinarelli, an architect from Ferrara. This effort, which gave the building its current aspect, was favorably evaluated by the theater vigilance commission and the municipal administration, which granted De Micheli a plot of land free of charge, so that he could proceed with the enlargement, which had become an indispensable step for meeting the need for a modern theater in a town that now had 24,000 inhabitants and was the capital of its district.
Architecturally, the Teatro De Micheli is a good example of an early 20th century theater, spatial distribution is functional, and the hall includes a main floor and three U-shaped levels of boxes and galleries. There are simple yet elegant, vaguely Deco-inspired stucco decorations. An orchestra pit and a well-equipped, large stage make the theater suitable for all kinds of performances. In the past, its success relied in part on attracting spectators from nearby towns, and it remains an important cultural pole of attraction for the entire area. After the Second World War, it was turned into a cinema, and remained active until 1970. For twenty years thereafter it remained inactive, and was purchased by the municipal administration in 1989 with the hope of restoring it. In 2000, the Ravenna Superintendence for Architectural and Environmental Heritage declared it a protected site and in 2002 the restoration efforts were launched, which the municipal administration entrusted to the architect Ettorie Vio from Mestre’s Studio Associato Vio-Fassina. The restoration project aimed to bring the theater in compliance with safety regulations, valorize its decorative elements, and fully recover the building’s cultural value by restoring both the workings of the theater and the spaces reserved for the audience, with particular attention to acoustics and visibility. The theater reopened on October 24, 2004.
Ever since its reopening, there have been regular theater seasons, managed directly by the municipal administration, with a lively and varied bill of events, including prose, theater in the local dialect, quality musical performances such as concerts and operettas, and starting in 2006 one opera per season. So far, these have included Verdi’s Traviata, Trovatore, and Nabucco, and have met with great success. Furthermore, there are theater performances for kids and theater workshops for both kids and adults.
The foyer – the former living quarters of the ex-owner – is large enough to host photography and contemporary arts exhibitions from artists both local and not, in collaboration with 'Copparo Arte'. This initiative has been successful and the exhibition schedule is quite intense.
(Lidia Bortolotti)


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