Teatro Comunale Luciano Pavarotti - Modena

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
1030 posti (398 in platea)
anni Ottanta
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
A. Peretti, Cenni descrittivi del Nuovo Teatro dell'Illustrissima Comunità di Modena, Modena 1841;
A. Gandini, Cronistoria dei teatri di Modena dal 1539 al 1871, Modena 1873, parte II, p.253 e succ.;
A. Crespellani, Guida popolare di Modena, Modena 1879, p.130-134;
G. Ferrari Moreni - V. Tardini, Cronistoria dei teatri di Modena dal 1873 a tutto il 1881, Modena 1883, parte I, p. 3-59;
V. Tardini, I teatri di Modena: contributo alla storia del teatro in Italia. La drammatica del Nuovo Teatro Comunale, Modena 1899;
G.C. Gatti, Cenni storici sul Teatro Comunale, in: Teatro Comunale di Modena stagione lirica 1955-1956, Modena 1955, pag.45-54;
A. Gelli, Teatro Comunale: relazione storico artistica, Modena 1974;
A. Torelli, B. Brunelli, A.M. Bonisconti, voce Modena in Enciclopedia dello Spettacolo, Roma 1975, VII, p. 667-671;
M. Tafuri, Teatri e scenografie, Milano 1976, p.148;
G. Guandalini, Un teatro che si rinnova, Modena 1979;
A. Borsari - C. Ghelfi Roncon - R. Ruggeri, Visita alla città nel tempo, Modena1981, p.80-82;
A. Gelli - A. Scafidi Fonti - O. Baracchi Giovanardi, Il Teatro Comunale: elaborazione di materiali d'archivio per il completamento del restauro, Modena 1981;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 127-138 e 199-201;
G. Gherpelli, 1841-1991. Un teatro, una storia. Cinquant'anni di spettacoli al Teatro Comunale di Modena, Modena 1992;
A. Gelli, Teatro Comunale di Modena. Inquadramento storico. Soluzione di problemi strutturali, in: "INARCOS" 9 (1993), p. 514-520;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 194-197.

Via Canalgrande
41121 Modena (MO)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Adelaide di Borgogna al Castello di Canossa di Alessandro Gandini
Fondazione: XIX (1800-1899)
Nel 1838 la Comunità di Modena delibera di costruire un moderno teatro capace di rispondere pienamente alle esigenze rappresentative ed al decoro della città, ormai insufficientemente servita dal vecchio Teatro Comunale di via Emilia, sito nell'edificio in cui, dal Seicento, aveva sede l'antico teatro dei comici, il Valentini. La nuova costruzione è affidata all'architetto ducale Francesco Vandelli, già autore del Foro Boario e della chiesa di S. Giovanni del Cantone, che prima di intraprenderne il progetto si reca in visita ad importanti teatri contemporanei tra cui, documentati da rilievi, sono quelli di Piacenza, Mantova e la Scala di Milano di cui sono appuntate le dimensioni nel verso di alcuni schizzi (A.St.C. Modena, Vandelli Prof. Francesco Architetto. Recapiti della Fabbrica del Teatro Municipale dal 1839 al 1843. Progetti diversi di lavori privati senza data, 1 c., s.d.). Essi rappresentano uno dei pochi documenti grafici di mano dell'architetto del quale non sono noti disegni autografi per il Comunale.
I lavori iniziarono nel maggio 1838 sull'area prescelta, compresa tra Canalgrande, vicolo Venezia, Fonteabisso e strada S. Margherita, in cui si provvide ad abbattere o a ridurre dodici case, ma nonostante ciò lo spazio risultò ugualmente insufficiente, per cui la facciata del teatro ruppe la simmetria delle case del Canalgrande. Ciò contribuì ad agevolare in lontananza la "lettura" della funzione dell'edificio, che di fatto è poi ostacolata dalla reale ristrettezza della via nella quale sorge. Per sostenere le ingenti spese rese necessarie dalla grandiosa costruzione, i palchettisti del vecchio Teatro Comunale furono invitati, e i più risposero favorevolmente, a permutare i palchi del vecchio teatro con equivalenti in quello nuovo; fecero prestiti al Comune di Modena quello di Formigine e la Congregazione di Carita' di Mirandola; partecipò inoltre lo stesso duca, pagando il palco reale e fornendo marmi provenienti dalla Villa d'Este a Tivoli.
Dopo quasi quattro anni di lavoro il teatro - dotato di un ampio portico per le carrozze all'esterno, di numerosi locali di servizio (tra cui la spaziosa sala per la scenografia), di una sala dalla pianta a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi e una galleria, oltre che un soffitto riccamente decorato - s'inaugurò la sera del 3 ottobre 1841 con l'opera Adelaide di Borgogna al Castello di Canossa, musicata da Alessandro Gandini (poesia di Carlo Malmusi) cui seguì il ballo Rebecca, con coreografie di Emanuele Viotti e scenografie di Camillo Crespolani.
Da quella data l'edificio non ha subito radicali mutamenti; attualmente presenta l'originaria facciata neoclassica con un portico a bugnato piatto a pianterreno, un primo ordine di finestre architravate e un piano attico con finestre minori. Il risalto della parte centrale è segnato da quattro colonne doriche sulle quali s'imposta una ringhiera a pilastretti che inquadra tre finestre scandite da lesene ioniche; a coronamento un fastigio decorato con il Genio di Modena che incornicia lo stemma della città. La facciata si impreziosisce con l'inserzione di una pregevolissima decorazione plastica costituita, oltre che da rosoni posti sugli archivolti a pianterreno, dai bassorilievi di Luigi Righi nei fianchi del porticato (soluzione certamente derivata dal Municipale di Piacenza) e in corrispondenza delle finestre del primo ordine. All'interno da un atrio ovale si accede ai palchi attraverso due rampe di scale e, attraverso la porta centrale, alla platea che ha pianta a ferro di cavallo, sotto tre ordini di palchi (con i rispettivi "camerini") conclusi da una galleria creata nel 1901 al posto del quarto ordine (cfr. A.St.C. Modena, Atti Amministrativi, 1901, f. 379, fs. Teatri , pz.2) e dal loggione.
Il soffitto, da cui pende il grande lampadario collocato con l'introduzione della luce elettrica nel 1887 (cfr. A.St.C. Modena, Atti amministrativi, 1887, f.87, fs. Teatri, pz.9), è decorato con ornati di Camillo Crespolani e con figure di Luigi Manzini, autore anche degli stucchi con storie del Genio che corrono lungo le balconate dei palchi inquadrati da esili pilastrini. Nel 1869 fu eseguita una ridipintura del soffitto, da parte di Ferdinando Manzini, che propose l'aggiunta di quattro gruppi di putti. La sala è dotata di un golfo mistico creato nel 1935 (cfr. A.St.C. Modena, Atti amministrativi, 1935, f. 1477), di un vasto e attrezzato palcoscenico con graticciate originali e un sottopalco restaurato, con il piano del palcoscenico in legno sorretto da pilastrini in ferro. Negli anni Ottanta il teatro è stato sottoposto a numerosi interventi di restauro che si sono rivolti sia alle zone di servizio che alle attrezzature.
Nell'ottobre 2007 il Teatro Comunale è stato intitolato a Luciano Pavarotti, in memoria del grande tenore modenese ad un mese dalla sua scomparsa.

In 1838 the Community of Modena decided to build a modern theatre that could heighten the city’s prestige and fully meet its need for a performing arts venue, which the old Teatro Comunale, located in Via Emilia in the building where the old Valentini comedians’ theatre had stood since the 1600s, could no longer do. The Ducal architect Francesco Vandelli, who had already designed the Foro Boario and the Church of S. Giovanni del Cantone, was entrusted with the project. Before starting his work, he visited – and took notes on - other important theatres of that era, including those in Piacenza and Mantua, and Milan’s La Scala, whose proportions he recorded on the back of some sketches (A.St.C. Modena, Vandelli Prof. Francesco Architetto. Recapiti della Fabbrica del Teatro Municipale dal 1839 al 1843. Progetti diversi di lavori privati senza data, 1 c., s.d.).These are some of the very few remaining handwritten documents or sketches by the architect; none are available that refer to the Teatro Comunale.
Construction work began in May 1838 in an area bordered by Canalgrande, Vicolo Venezia, Fonteabisso and Strada S. Margherita, and entailed the full or partial demolition of twelve homes. In spite of this, the space was too small, and the theatre’s façade broke the symmetrical aspects on the homes of Canalgrande. This made it easier to recognize the theatre as such from a distance, although the narrow street on which it was built reduced its visibility from afar. In order to meet the significant expenses necessary for such a grandiose project, the old Teatro Comunale’s boxholders were asked to exchange their boxes in the old theatre with equivalent ones in the new one; most responded favourably. The municipality of Formigine and Mirandola’s Congregazione di Carità, a religious charity, both made loans to the municipality of Modena, and the Duke himself paid for the royal box and donated marble from Tivoli’s Villa d'Este.
After almost four years of work, the theatre – with a large outdoor portico for carriages, extensive service facilities (including a roomy hall for scenography), a horseshoe-shaped main floor with four orders of boxes and a gallery, and a richly decorated ceiling – was inaugurated on the evening of 3 October 1841, with the opera Adelaide di Borgogna al Castello di Canossa, set to music by Alessandro Gandini (poetry by Carlo Malmusi) followed by the ball Rebecca, with choreography by Emanuele Viotti and scenography by Camillo Crespolani.
From that date on, the building has not been subject to any radical changes; it still has the original neo-classical façade with a portico with flat rustication on the ground floor, a first order of windows with architraves, and an attic with smaller windows. The central part stands out due to its four Doric columns with a pillared railing framing three windows separated by Ionic pillars; this is topped by a gable end decorated with a statue representing the “Genius of Modena” framing the city’s coat of arms. The façade is further enhanced by its remarkable decorations, with rose windows on the ground floor archivolts, and Luigi Righi’s bas reliefs on the sides of the portico (undoubtedly inspired by Piacenza’s Teatro Municipale) and by the windows of the first order. An oval atrium leads to the boxes via two stairways, and, via the central door, to the horseshoe-shaped main floor with three orders of boxes (and their “service rooms"), a gallery built in 1901 to replace the fourth order (A.St.C. Modena, Atti Amministrativi, 1901, f. 379, fs. Teatri , pz.2) and the main gallery.
The ceiling, from which a large chandelier has hung since the introduction of electricity in 1887 (A.St.C. Modena, Atti amministrativi, 1887, f.87, fs. Teatri, pz.9), and which is decorated by Camillo Crespolani and figures by Luigi Manzini. The latter was also the author of the stuccos with scenes from the story of the “Genius of Modena” running along the boxes’ balconies, which also feature thin pillars. In 1869 Ferdinando Manzini re-painted the ceiling, and added four groups of cherubs. Since 1935, the hall also has an orchestra pit (A.St.C. Modena, Atti amministrativi, 1935, f. 1477), a large and well equipped stage with its original trellises, and a restored understage, with the wooden floor of the stage supported by iron pillars.
During the 1980s, the theatre underwent several restoration efforts regarding both its equipment and service areas.
In October 2007, the Teatro Comunale was named after Luciano Pavarotti, in memory of the legendary tenor from Modena, one month after his death.

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