Teatro Ruggero Ruggeri - Guastalla

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a U con palchetti
capienza totale della sala 430 posti
1965
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
G. B. Benamati, Istoria di Guastalla, Parma 1674 (ed. cons. Bologna 1967), p. 108;
I. Affò, Istoria della città e ducato di Guastalla, Parma 1785-1787;
A. Mossina, Storia di Guastalla, Guastalla 1936;
Indagine conoscitiva sulle strutture e gli organismi culturali nella provincia di Reggio Emilia, a cura dell'Amministrazione provinciale, Reggio Emilia 1977;
S. M. Bondoni, Sette teatri allo specchio, Reggio Emilia 1980, p. 25-26;
G. Monticelli, Storia di Guastalla moderna, Guastalla 1981, I, p. 233-236, 261-263;
La rete teatrale nella provincia di Reggio Emilia, a cura di W. Baricchi, Reggio Emilia 1982;
Teatri Storici in Emilia-Romagna, p. 194-195;
M. Calore, Teatro e rappresentazioni accademiche a Guastalla nel XVIII secolo, in: Storia economia e cultura nella Guastalla del '700, Atti del convegno, Guastalla 1985, p. 295-312;
F. Tagliavini, Di alcune realtà teatrali della Padania: i teatri di Guastalla, Carpi, Casal Maggiore, Sabbioneta, tesi di laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Stuci di Bologna, realtore prof. L. Trezzini, a.a. 1992-1993;
Le stagioni del teatro: le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 179-180.
Via Giuseppe Verdi, 7
42016 Guastalla (RE)
ER Cultura - Teatri e sedi

Fondazione: XVII (1600-1699)
Giovan Battista Benamati nella sua Istoria della città di Guastalla pubblicata a Parma nel 1674, ricorda che per le nozze dell'erede del signore della città Anna Isabella, con Carlo Ferdinando di Mantova, nell'Aprile del 1671, si sarebbe anche dato inizio alla costruzione di un edificio teatrale pubblico "A spese di persone particolari, che volontariamente vi concorsero, e in pochi anni è stato ridotto a tale perfettione, con quattro ordini di palchi secondo il modello d'Antonio Vasconi"(Benamati, 1674, pp. 108-109).
Si decise di non costruire nella Piazza della Rocca dove esistevano ancora le prime opere di un vecchio progetto di teatro pubblico. Il nuovo teatro sorse invece lungo una delle vie principali e "il Duca ha con un suo decreto [...] ordinato che detto luogo non possi mai essere ad altro uso convertito"(Benamati, 1674, pp. 108-109).
Ai cittadini sottoscrittori vennero assegnati i posti in teatro e vennero pure nominati tre sovrintendenti che dovevano garantire la funzionalità del teatro. E' stato sottolineato (Calore, 1985, p. 302) che la gestione accademica e la partecipazione dei privati cittadini indicavano che erano già in atto iniziative indipendenti dalla corte definitivamente accettate nel 1706 quando vennero redatti i 18 capitoli che dovevano chiarire i rapporti tra il teatro e l'Accademia degli Oziosi e che prevedevano sistemi di autofinanziamento e scambi teatrali.
L'impegno civile e culturale che ruotava intorno alla macchina organizzativa mostrano che il teatro non era più un intrattenimento cortigiano e che i duchi erano solo degli spettatori di riguardo (Calore, 1985, p.303).
Dopo due anni di lavori dedicati al ripristino delle strutture dell'edificio e alla decorazione affidata a A. Paglia e F. Cardinali, il teatro che da almeno un ventennio era inagibile e pericolante, fu nuovamente inaugurato nel 1814.
Un moderno restauro avvenuto nel 1965 ha eliminato l'aspetto ottocentesco distruggendo i vecchi palchetti e sostituendoli con una balaustra che nei primi tre ordini ha dei divisori.
Rimangono solo i fregi del boccascena, un tendone rosso nell'atrio, la decorazione del soffitto della cavea e dell'atrio (Bondoni, p. 194).
La semplice facciata invece ha conservato l'originale aspetto seicentesco con l'ingresso al centro, un timpano nella sommità e tre grandi finestre al primo piano sormontate da altorilievi ottocenteschi con ritratti.
Il teatro attualmente è funzionante e ospita rappresentazioni di prosa.
(Caterina Spada)

Giovan Battista Benamati, in his Istoria della città di Guastalla, published in Parma in 1674, recalls that on the occasion of the marriage between the heir of the city’s lord, Anna Isabella, with Carlo Ferdinando of Mantua in April 1671, a public theatre began to be built, "financed by private individuals, who voluntarily participated in the project, and in just a few years was completed to perfection, with four orders of boxes, following Antonio Vasconi’s model"(Benamati, 1674, pp. 108-109).
It was decided not to build the theatre in Piazza della Rocca, where the foundations for an older public theatre project still stood. The new theatre was instead built along one of the main thoroughfares and "the Duke, with one of his decrees [...] ordered that said place shall never be converted to another use "(ibid., pp. 108-109).
The citizens who had requested them were assigned their seats in the theatre. Some authors (Calore, 1985, p. 302) stressed that academic management and the participation of private citizens indicated that initiatives independent from the court were already in place before they were officially accepted in 1706, when the 18 chapters regulating the relationship between the theatre and the Accademia degli Oziosi were drafted, which included self-financing systems and theatre exchanges.
The civic and cultural commitment towards the theatre’s organization showed that the latter no longer existed merely to provide entertainment for the court, and that the dukes were no more than honoured guests (ibid., p.303).
After two years of work during which the building was renovated and decorated by A. Paglia and F. Cardinali, the theatre, which had been crumbling and unfit for use for at least two decades, was inaugurated anew in 1814.
A modern restoration effort in 1965 deprived the theatre of its 19th century aspect, by demolishing the old boxes and replacing them with a balustrade, with partitions on the first three orders.
The only remnants from the original are the proscenium’s friezes, a large red curtain in the atrium, the decorations on the auditorium’s ceiling and the atrium (Bondoni, p. 194).
The simple façade still retains its original seventeenth century aspect, with a central entrance, a tympanum, and three large windows on the first floor, surmounted by nineteenth century relief portraits.
The theatre is currently active and stages prose performances.

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