Teatro Romolo Valli - Reggio Emilia

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza totale della sala 1.136 posti
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
G. Chierici, Descrizione del sipario dipinto dal professor Alfonso Chierici pel Nuovo Teatro Comunitativo di Reggio, Reggio Emilia - Torino 1857;
E. Manzini, I teatri reggiani e i loro artisti, Reggio Emilia 1877;
B. Catelani, Le sculture e le pitture del Teatro Municipale di Reggio Emilia, Reggio Emilia 1907;
G. Crocioni, I teatri di Reggio nell'Emilia, Reggio Emilia 1907;
Il Teatro a Reggio Emilia, numero unico a cura dell'Amministrazione Comunale, Reggio Emilia 1958;
U. Bellocchi, Il Teatro Municipale di Reggio E., Reggio Emilia 1962;
G. Ricci, I teatri d'Italia dalla Magna Grecia all'Ottocento, Milano 1971;
A. M. Parmeggiani - G. Degani, Il Teatro Municipale di Reggio Emilia, Reggio Emilia 1972;
G. Allegri - P. Domenichini - I. Sacchetti, La fabbrica del teatro, catalogo della mostra, Reggio Emilia 1973;
G. Allegri - P. Domenichini - I. Sacchetti, Gli spazi teatrali a Reggio Emilia, catalogo della mostra, 1974;
M. Tafuri, Teatri e scenografie, Milano 1976, p. 149;
Vent'anni di teatro pubblico 1957-1977, Reggio Emilia 1978, p. 201-202;
Teatro a Reggio Emilia, a cura di S. Romagnoli - E. Garbero, Firenze 1980, II, p.13-68;
Teatro a Reggio Emilia, a cura di S. Romagnoli - E. Garbero, Firenze 1980, II, p. 69-84 e p. 91-109;
Il Teatro Municipale di Reggio Emilia, a cura dell'Archivio del Teatro Municipale, Reggio Emilia 1982, p. 5 e passim;
Teatri Storici in Emilia-Romagna a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p.187-189;
G. Zannoni, Storia e attualità nella vita del teatro. Il restauro del Teatro Ariosto in Reggio Emilia, Reggio Emilia 1985, p. 9;
D. Seragnoli, L'industria del teatro. Carlo Ritorni e lo spettacolo a Reggio Emilia nell'Ottocento, Bologna 1987, p. 400;
Le stagioni del Teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 227-231;
Reggio Emilia. Il teatro, i teatri, la città, a cura di S. Davoli, M. De Michelis e O. Lanzarini, Milano 2007;
L.Bortolotti, Luoghi d'Arte Contemporanea nei teatri della Regione, in: Luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna. Arti del Novecento e dopo, seconda edizione aggiornata, a cura di C. Collina, Bologna 2008, p. 45-57, 259.
Piazza Martiri VIII Luglio
42121 Reggio Emilia (RE)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Vittore Pisani di Achille Peri
Fondazione: XIX (1800-1899)
La magnificenza del teatro Municipale non dovrebbe apparire come inadeguata alla città. Il teatro Municipale non è da considerare infatti un edificio a sè stante ed anomalo ma anzi vero e proprio specchio della più significativa e celebre tradizione teatrale della città.
Si perdono nel tempo le cronache con notizie che dimostrano la passione non comune dei cittadini reggiani per le rappresentazioni teatrali. Non sembra nascere per caso allora nemmeno la saggistica che fin dall'Ottocento ha voluto raccontare la storia dei teatri a Reggio con studi di alta qualità.
In essi si è notato che le testimonianze di sale attrezzate, dalla seconda metà del Seicento a tutto il Settecento, sono numerosissime. Si può dire che ogni palazzo nobile avesse a Reggio il proprio spazio adibito alle rappresentazioni teatrali. Tra i teatri privati di modeste dimensioni il più documentato è un teatrino a palchetti che venne fatto costruire in onore della duchessa di Modena "amantissima delle recite teatrali," in meno di un mese, nell'anno 1722 in un'ampia sala all'interno del Palazzo ducale della Cittadella e di cui si ha notizia fin dal 1672 come luogo di rappresentazioni carnevalesche.
Per quanto riguarda la storia dei teatri pubblici di Reggio, si potrebbe dire che più che di quattro distinti edifici, sembra la storia di un unico ultracentenario teatro. Infatti pur mutando di aspetto o di sito, si riscontra una perfetta sequenza cronologica tra la nascita e la soppressione di ognuno di essi.
Il primo luogo adibito a teatro pubblico ove si tenevano tutti i principali spettacoli reggiani, di cui si ha notizia, era una grande sala che veniva detta "dei Pretori" perché era servita per le adunanze del Consiglio pubblico. Era situata nel vecchio Palazzo Comunale, ora Palazzo del Monte in piazza Battisti. Ribattezzata Sala delle Commedie o Sala del Ballone, veniva adattata di volta in volta agli spettacoli fino a che "non si abbellì tanto da far dire al Tiraboschi nel 1567 che un "teatro fu innalzato per la venuta in Reggio di Barbara d'Austria, duchessa di Ferrara, figliola dell'Imperatore Ferdinando I e sposa di Alfonso II d'Este" (Crocioni 1907, p. 5). La duchessa l'anno seguente entrò in Reggio ed in sua presenza, il teatro fu inaugurato con l'Alidoro, tragedia inedita di Gabriele Bombace. Solo nel 1623 si iniziarono i lavori per dotare di palchi il teatro, in seguito venne montato un palcoscenico e aperta una finestra per dare luce alla scena. Divenuta troppo angusta, alcuni signori del Consiglio chiesero nel 1635 di "far sì che la Sala diventasse un luogo molto ampio e capace per comedie, tornei et altri simili spettacoli" (cit., p.13), ed inoltre di costruire palchetti riservati "che solo pochi dei Signori di questo Consiglio vi hanno palchetti" (cit., p.13).
L'anno successivo il teatro era già pronto e nei primi giorni di gennaio del 1637 la pianta dei palchetti fu depositata nelle mani di un notaio per l'assegnazione. Sembra che la sala misurasse in lunghezza 40 braccia, in larghezza 35 e che il palcoscenico fosse lungo 32 braccia. I palchi erano 101 su quattro ordini, disposti a "mezzaluna" (cit., p.14). In platea stavano 64 panche laterali, 29 sedie "[...] da sei persone ciascuna" (cit., p.16).
La fama del teatro era grande: "lo stesso duca interveniva spesso, movendosi apposta da Modena" (cit., p. 23) tanto che fu fatto erigere un palco ducale nel 1672 circa. Una eccezionale nevicata danneggiò gravemente nel 1695 le travi del tetto che rompendosi distrusse i palchi. Si decise allora di consolidare le strutture lignee e di rinnovare le decorazioni. Vennero chiamati a decorare le scene, il soffitto della platea e i palchi Ferdinando e Francesco Galli Bibiena "di mai più veduto ed ammirato composto" (cit., p. 31). Il 3 maggio dello stesso anno venne inaugurato il teatro rinnovato col dramma poetico Almansone in Alimena di Carlo Pollaroli. Il ricavato degli ingressi andò a saldare le spese del poderoso restauro. La sala ora era lunga 60 braccia e larga 26 con 130 posti in platea. Il teatro reggiano "salì in tanta reputazione per cui fino ai tempi nostri è stato riguardato uno dei più cospicui e celebri teatri italiani" (cit., p. 33). Cinque anni dopo, la notte del 6 maggio 1740 un incendio, forse doloso, distrusse in sole tre ore l'intero fabbricato.
Per il timore che la mancanza di un teatro dell'opera potesse arrecare danno al normale svolgimento della grande fiera di maggio o all'immagine stessa della città di Reggio, il duca Francesco III insistette con premura presso il Consiglio perché fosse eretto "con la dovuta prontezza" (cit., p. 39) il nuovo teatro.
Fu deciso di utilizzare l'ex area dell'antico Officio della Macina e parte delle stalle ducali presso la Cittadella davanti alla chiesa di Sant'Egidio. Si chiese all'architetto Antonio Cugini "huomo perito e pratico di teatri" (cit., p. 40), di disegnare il progetto. In soli sette mesi di lavori, nel dicembre dello stesso 1740, fu terminato anche l'interno del nuovo teatro grazie all'alacre lavoro di operati "tutti reggiani" (cit., p. 41). Il soffitto della platea e l'arredo scenografico furono dipinti da Giovanni Paglia "scenografo reggiano reputatissimo" (cit., p. 41). Giuseppe Racchetti di Parma dipinse venti figure nel soffitto e il veneziano Carlo Vandi decorò il proscenio e il comodino.
Mentre l'aspetto esterno risultava piuttosto misero e, benché porticato, pareva "un gruppo di case addossate le une alle altre" (cit., p. 44) l'interno era di "Vago e maestoso disegno" (cit., p. 44). La platea misurava in lunghezza 40 braccia e in larghezza circa 20 con 292 posti a sedere e 130 palchi sistemati in cinque ordini con un loggione, per una capienza totale di 1172 posti. Per una migliore visibilità si era provveduto a costruire i palchetti aggettanti l'uno rispetto all'altro e digradanti lentamente verso la scena come prima di allora era stato fatto solamente da Andrea Seghizzi nel teatro della Sala a Bologna nel 1641 e da Francesco Bibiena nel Filarmonico di Verona nel 1731. Nel primo ordine, al centro vi era un palco ducale "magnifico, e sotto la panca degli anziani come nel teatro vecchio". Il palcoscenico era in leggera pendenza con 24 tagli e 14 casse a muro per il movimento delle scene, 48 carri per il movimento delle decorazioni e 48 camere e camerini di servizio. Il ridotto era molto vasto per ospitare giochi pubblici e feste da ballo, e l'atrio era di forma esagonale. Era stato costruito anche un locale detto "camerone" per il corpo di guardia. Il teatro era "altamente lodato da chiunque l'esamina" (cit., p.45), anche perché era dotato di un'ottima acustica "pregio di essere sommamente opportuno all'armonia (cit., p. 45). Tra la fine dell'ottavo decennio e l'inizio degli anni novanta, era diventato molto difficile mantenere l'ordine in teatro che era diventato la sede più opportuna per convegni e dimostrazioni dei patrioti (cit., p. 58).
Nel 1814 furono rifatte le decorazioni nel soffitto della platea da Prospero Minghetti e dipinto un nuovo sipario per il palcoscenico. Anche nella distribuzione dei palchi rinnovati "fu introdotta qualche innovazione; gli israeliti furono ammessi all'occupazione del 3° ordine dei palchi riservando alla nobiltà solo i primi due ordini" (cit., p. 66). Una poderosa ristrutturazione fu avviata nel 1838 quando furono aggiunti otto palchi e ridipinto da Vincenzo Carnevali il soffitto della platea. L'anno successivo su disegno dell'architetto Pietro Marchelli fu innalzato il fabbricato, costruito un atrio colonnato, un porticato per le carrozze e tante altre migliorie che furono terminate entro l'autunno del 1839. La notte tra il 21 e il 22 Aprile del 1851, "dopo la prova all'opera, la vecchia madre del custode Cavalli [...] avvertì un cupo rombo nel teatro" (cit., p. 72). Truppe organizzate vennero in soccorso ma il fuoco aveva irrimediabilmente distrutto la cavea. Con opportuni tagli furono salvati l'atrio e gli ambienti sottostanti. Un modello perfetto del teatro di Cittadella è stato da poco costruito, e consente di vederne la struttura e lo spaccato interno.
I musicisti dell'orchestra teatrale, rimasti improvvisamente inoperosi decisero di allestire i locali rimasti illesi dal fuoco. Nel 1852 su progetto dell'ingegnere Tegani (lo stesso che coadiuverà il Costa nella costruzione del Municipale), vennero eretti in poco più di venti giorni quarantuno palchi. Il teatro provvisorio che prese il nome di teatro comunale filodrammatico gareggiava "per magnificenza di spettacoli per successi di artisti e di maestri, col vecchio teatro e col nuovo" (cit., p. 78) tanto da essere segnalato con attenzione ai viaggiatori dal celebre cavaliere Ludovic de Lalande. Ma nel biennio successivo all'inaugurazione del Municipale, avvenuta nel 1857, essendo rappresentate solo commedie di dilettanti, spettacoli di marionette e burattini e "rendendosi necessarie costose riparazioni, il Municipio reputò conveniente alienarlo insieme all'area lasciata libera dall'incendio del 1850" (cit, p. 78).
In un primo tempo, per questioni finanziarie, il Consiglio credette opportuno realizzare nella stessa area la costruzione del nuovo teatro. Su richiesta dello stesso Cesare Costa, al quale il Consiglio affidò nel 1851 l'incarico di presentare il nuovo progetto, i consiglieri risolsero che l'area occupata anticamente dalla piazza d'armi della Cittadella, fosse più adatta al nuovo edificio che i reggiani volevano come teatro-monumento "più magnifico del primo e più rispondente alle accresciute esigenze della scena" (cit., p. 78). "La piccola cittadina, storicamente oppressa da un regime che la relegava in secondo piano, a tutto favore della vicina capitale Modena, trova il suo riscatto proprio nell'edificazione di un grandioso teatro. Esso viene costruito con tutti gli elementi del decoro e della magniloquenza proprio sulle fondamenta della appena demolita Cittadella, simbolo della potenza ducale" (Teatri storici...1982, p.48).
Era stata presentata dalla commissione che soprintendeva i lavori una minuziosa "relazione in cui si prendevano in esame i più recenti risultati raggiunti in Italia, elencandone pregi e difetti" (cit., p. 84) sia per quanto riguardava le decorazioni, le macchine scenotecniche, l'architettura, l'arredo, l'acustica, ecc...
Sette anni dopo il disastroso incendio, il 21 Aprile 1857 fu inaugurato il nuovo teatro con l'opera musicata per l'occasione dal reggiano Achille Peri, Vittore Pisani e con un ballo "spettacoloso" Carlo il Guastatore del celebre coreografo Giuseppe Rota. L'acustica fu giudicata eccellente dalle cronache del tempo.
Nulla è cambiato dell'originaria costruzione se non la destinazione d'uso di alcuni piccoli ambienti. Dodici colonne doriche su tre gradoni di granito e due arcate laterali per le carrozze, sorreggono il maestoso porticato sul quale si erge il piano nobile. In esso, tredici grandi finestre con timpano e bassorilievo sono divise da lesene ioniche terminanti con quattordici statue che si stagliano alte sopra il possente cornicione a decorare la facciata. Il porticato continua in entrambi i lati, seguendo i motivi della facciata decorata con statue. Per le ventotto statue esterne, l'insigne Carlo Ridolfi invitò il filologo Bernardino Catelani a formulare un programma iconografico in cui richiamò i due principi dell'arte teatrale in voga in quegli anni: dell'Istruzione e del Diletto. Le due statue rappresentanti l'Istruzione e il Diletto, stanno al centro della facciata mentre ai loro rispettivi lati stanno le virtù necessarie per istruirsi: dal centro Vero, Virtù, Dramma, Gloria, Vizio, Tragedia, e quelle per divertirsi: dal centro Favola, Scherzo, Danza, Estro, Commedia, Suono. Ai lati le statue della Pittura, Pudore, Moderazione sono contrapposte al Rimorso, Curiosità, Silenzio. Nelle terrazze sono collocate altre statue di personaggi famosi a ricordare con esempi concreti l'applicazione dei due principi dell'Istruzione e del Diletto.
Cinque porte di eguale grandezza si aprono sotto il portico. La centrale introduce al Vestibolo: "come nelle statue esterne [...] così nelle decorazioni del peristilio e dell'interno, fu guida un concetto informatore: [...] si rappresentarono nel peristilio le glorie del teatro greco, nel vestibolo quelle del Latino, nell'atrio, nello scalone e nella platea quelle molteplici e varie del teatro italiano." (Crocioni 1907, p. 92). Si passa all'atrio con pianta ottagonale decorato da Girolamo Magnani e Giuseppe Ugolini e le cui aperture ad arco sono intervallate da semi-colonne corinzie. Di qui si entra alle sale del ridotto (tra le quali si ricordano la sala ottagonale e la sala degli Specchi) e alla sala per lo spettacolo con pianta a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi e un loggione al quale si accedeva da una scala separata. Il maestoso palco ducale occupa il posto di quattro palchetti centrali del secondo e terzo ordine. Ogni palchetto è dotato di retropalco di servizio. Il grande astrolampo originale in rame ricoperto in stucco (di cui si conservano ancora i macchinari per l'innalzamento nella stanza superiore) pende dal soffitto decorato da Domenico Pellizzi raffigurante le allegorie del Melodramma, della Tragedia, della Coreografia e della Commedia. Il sipario fu dipinto da Alfonso Chierici per il quale si ispirò probabilmente ad un sipario anteriore (cit., p. 94). In esso si mostra il Genio dell'Arte che scende dall'Olimpo seguito dai grandi italiani dei tempi moderni, romani e antichi raffigurato nell'atto di mostrarli alle Belle Arti affinché esse si risveglino al glorioso ricordo. Il sipario "di comodo" fu dipinto da Giovanni Fontanesi con un paesaggio di rovine che avrebbe voluto ricordare la presente noncuranza verso la passata grandezza.
Il Municipale è uno dei teatri italiani più ricchi di macchine e servizi per l'allestimento delle scene ancora oggi conservatisi pressoché intatti: argani, tamburi, due ordini di paglioli, scale a chiocciola, strade pensili, pozzi secchi per i contrappesi, tubi metallici per la comunicazione verbale; macchine per gli effetti speciali: del tuono, della pioggia, della saetta, del vento e del volo; bilance per l'olio e il gas, ecc... Di incredibile grandezza è lo spazio del retropalco con una apertura del boccascena di quasi 14 metri, con una larghezza di palcoscenico di 31 e una profondità 26 metri. Sul palcoscenico è istallato un organo costruito nel 1815 da Luigi Montesani di Mantova e recentemente restaurato. Le scene venivano dipinte nella sala di scenografia posta sopra la platea. Le scene venivano issate o scese per essere ritoccate e riposte attraverso delle fessure praticate nel pavimento ligneo.
Dal 1957 la gestione del teatro Municipale è completamente comunale. Prima di quella data infatti, pur rimanendo di proprietà comunale, il teatro veniva dato in concessione a compagnie e impresari teatrali. Fu apprestato un restauro che ridiede splendore all'edificio.
Si vollero ripristinare gli spazi che avevano subito una diversa destinazione d'uso, si ripulirono le parti pittoriche, gli stucchi, gli ori, gli arredi e la tappezzeria.
Intorno agli anni settanta, in un palco di primo ordine è stata collocata una cabina di regia, il teatro è stato fornito di un impianto televisivo a circuito chiuso, di un impianto luci in sintonia con le più attuali esigenze sceniche, impianti tecnici per i cambiamenti meccanici delle scene. L'istituzione di laboratori interni permette che un artigianato locale specializzato possa proseguire la tradizione ottocentesca. Nel Ridotto si svolgono convegni e mostre. La sala degli scenografi è stata trasformata in sala per le prove dei balletti. L'Archivio è stato trasformato in un moderno Ufficio di Documentazione. Attualmente il teatro Municipale organizza oltre che stagioni d'opera lirica, stagioni di danza, prosa e concerti di musica.
Nel 1980 è stato intitolato all’attore reggiano Romolo Valli. Nel 1990, con la nascita dell’Associazione ‘I Teatri’ il sistema teatrale reggiano, che comprende oltre al Valli anche l’Ariosto e il Teatro della Cavallerizza, è stato privatizzato, successivamente l’associazione è divenuta Consorzio, quindi Fondazione nel 2002 e in quanto tale investe in tutti i settori dello spettacolo dal vivo con stagioni di prosa, musical e operette, danza, opera lirica, concerti, teatro ragazzi, festival e concorsi.
(Caterina Spada)
"Nel 1991 ai due sipari storici, ottocenteschi, dipinti rispettivamente da Alfonso Chierici e Giovanni Fontanesi per il Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia se ne affianca un terzo la cui realizzazione è affidata ad un artista di grande talento quale Omar Galliani, si tratta di un’operazione che apparentemente è una sfida, può sembrare un azzardo, ma è anche emozione nel momento in cui, per la creazione della grande tela, si ripristina temporaneamente l’antica ampia sala dei pittori posta nel sottotetto del teatro, restituendola alla sua originaria funzione ormai da tempo sostituita dalle prove per i balletti. Al fotografo Luigi Ghirri il compito di documentare la realizzazione dell’opera. È un intervento forte che da un lato ripropone un soggetto ormai desueto: il sipario dipinto e dall’altro introduce un’opera d’arte contemporanea di qualità in un teatro storico, analogamente a quanto voluto a suo tempo da André Malraux per i soffitti parigini dell’Opéra e dell’Odéon dipinti rispettivamente da Marc Chagall e André Masson. Del resto i teatri sono organismi dinamici, per loro natura produttori di accadimenti da cui traggono linfa vitale.
Per questo sipario, destinato ad essere incorniciato dagli ori, stucchi e velluti che armoniosamente decorano la sala teatrale del Valli, Galliani concepisce una astrale, vorticosa variazione sulle arti, denominata Siderea. E il rosso delimita e serra, anche concettualmente, la smisurata immagine e sapientemente la fa dialogare con la cavea, i suoi arredi, le sue tappezzerie e nel contempo [...]. Dal rosso arretra il campo principale, un blu cosmico, profondo, intenso, un cielo antico intriso di umori mitologici nel cui centro si allarga e prende forma un elemento che, sottoposto alla legge del divenire, è destinato ad emergere, totem apotropaico, una sorta di Ariel [...]. Come altre, nello schema e nei modi del darsi dell’opera di Galliani di quel periodo.
(da: Lidia Bortolotti, Luoghi d'Arte Contemporanea... )

The magnificence of the Teatro Municipale should not be considered inadequate for the city. Indeed, the Teatro Municipale must not be seen as a stand-alone, anomalous building, but rather as a mirror of the city’s celebrated and long-standing theatre tradition.
As far back in time as one can go, there are reports demonstrating the uncommon passion that Reggio’s citizens have for the performing arts. It is no fluke, then, that since the 1800s a large body of high-quality literature has detailed the history of theatres in this city.
These studies show that there is extensive evidence of theatre halls in the city from the mid-1600s through the end of the 1700s. One could say that every nobleman’s palace in Reggio had its own space for theatre performances. The best-documented of these small, private theatres is one, with boxes, that was built in honour of the Duchess of Modena, a “great lover of theatre performances”, in less than a month in 1722. It was located in a large hall of the Cittadella Ducal Palace, which had hosted carnival celebrations as early as 1672.
With regards to the history of public theatres in Reggio, one could say that rather than being the history of four separate buildings, it should more properly be considered the history of a single, centuries-old building. Indeed, even though they changed appearance and even location, there is a perfect chronological sequence between the establishment and demolishment of each of these sites.
The first public theatre known to host all of the main performances in Reggio was a large hall, known as Sala dei Pretori [magistrates’ hall], since the public council met there. It was located in the former Palazzo Comunale, now Palazzo del Monte in Piazza Battisti. Renamed Sala delle Commedie or Sala del Ballone, it was adapted for performances as needed each time, until it was embellished to the point that Tiraboschi wrote in 1567 that "a theatre was readied for the visit to Reggio of Barbara of Austria, Duchess of Ferrara, daughter of Emperor Ferdinand I and wife of Alfonso II, Duke of Ferrara" (Crocioni 1907, p. 5). The following year, the Duchess made her visit to Reggio, and the theatre was inaugurated in her presence with the premiere of Gabriele Bombace’s tragedy Alidoro. It wasn’t until 1623 that boxes began to be built, and subsequently a stage was mounted and a window was created in order to provide light. As the hall had become too small, in 1635 some council members requested that "the Hall become larger and more capacious, in order to host comedies, tournaments, and other such performances" (ibid., p.13), and that more reserved boxes be built "since only a few of this council’s gentlemen have their own" (ibid., p.13).
The theatre was ready the following year, and in early January 1637 the plan for the boxes was deposited with a notary public in order for them to be assigned. The hall was apparently 40 arms long and 35 arms wide, and the stage 32 arms long. There were 101 boxes in four crescent-shaped orders, (ibid., p.14). The main floor had 64 lateral benches, and 29 chairs "[...] sitting six people each" (ibid., p.16).
The theatre enjoyed great fame: "the Duke himself often attended, travelling from Modena for this purpose" (ibid., p. 23), and indeed a ducal box was built around 1672. An exceptional snowfall in 1695 caused significant damage to the roof’s wooden beams, which collapsed on the boxes, destroying them. It was thus decided to strengthen all wooden structures and renew the decorations. Ferdinando and Francesco Galli Bibiena, “whose admirable composure we have not since seen the likes of” (ibid. p. 31) were called to decorate the stage, the ceiling above the main floor, and the boxes. On 3 May 1695, the renewed theatre was inaugurated with Carlo Pollaroli’s “poetic drama Almansone in Alimena”. Proceeds from ticket sales were used to settle the expenses for the restoration. The hall was now 60 arms long and 26 arms wide, with 130 seats on the main floor. Reggio’s theatre’s “reputation grew to the extent that it is now considered one of Italy’s most important and celebrated theatres " (ibid., p. 33). Five years later, on the night of 6 May 1740 a fire, perhaps caused by arson, destroyed the entire building in just three hours.
Due to concern that the lack of an opera theatre could harm the big May fair, or the very image of the city of Reggio, Duke Francesco III d’Este insisted that the council built a new theatre with “due urgency” (ibid., p. 39).
The area formerly belonging to the ancient millstone, and some of the ducal stables at the Cittadella near the Church of Sant’Egidio were chosen. The architect Antonio Cugini "a skilled man with experience of theatres" (ibid., p. 40) was asked to draft the project. In December 1740, after only seven months of work, the interior of the new theatre was finished thanks to the fast work of labourers “all from Reggio” (ibid., p. 41). The ceiling above the main floor and the stage set were painted by Giovanni Paglia, "a renowned scenographer from Reggio" (ibid., p. 41). Giuseppe Racchetti from Parma painted twenty figures on the ceiling, and the Venetian Carlo Vandi decorated the proscenium and the side curtains.
While the exterior was rather barren in spite of its portico – it looked like "a bunch of houses stacked up against one another" (ibid., p. 44) – the interior had a “vague and majestic design" (ibid., p. 44). The main floor was about 40 arms long and 20 arms wide, with 292 seats and 130 boxes in five orders, plus a gallery, for a total capacity of 1,172. For better visibility, the boxes were built at an angle with one another, and gently sloping towards the stage, as had previously been done only by Andrea Seghizzi in Bologna’s Teatro della Sala in 1641 and by Francesco Bibiena in Verona’s Filarmonico in 1731. The ducal box was located in the middle of the first order; it was "magnificent, and underneath the elders’ box, as in the old theatre ". The stage was slightly sloping, with 24 incisions and 14 crates for moving the stage, 48 carts for moving stage props, and 48 dressing and service rooms and stalls. The ridotto was quite large, in order to host balls and public games, and the atrium was hexagonal. A large room, known as the camerone, was built for the guards. The theatre was "highly praised by all who saw it" (ibid., p.45), in part thanks to its excellent acoustics, "a highly opportune virtue for harmony” (ibid., p. 45). Between the late 1780s and the early 1790s, it had become quite difficult to maintain order in the theatre, which had become the main venue for hosting patriots’ conventions and demonstrations (ibid., p. 58).
In 1814, the ceiling decorations were re-done by Prospero Minghetti, and a new stage curtain was painted. With regards to the distribution of the new boxes, “some innovations were made; Israelites were allowed to occupy the boxes of the third orders, with only the first two orders reserved for nobility" (ibid., p. 66). Extensive restoration efforts were launched in 1838, when eight boxes were added and the main floor’s ceiling was repainted by Vincenzo Carnevali. The following year, the building was raised, following plans by the architect Pietro Marchelli, an atrium with columns was built, a portico for horse carriages was added, and many other improvements were made by autumn 1839. On the night between 21 and 22 April 1851, "after the opera rehearsal, the elderly mother of the custodian Cavalli [...] heard a low rumble in the theatre" (ibid., p. 72). Although organized troops came to the rescue, the fire had irredeemably destroyed the auditorium. The atrium and the lower floors were spared thanks to opportune cuts in the walls. A perfect model of the Cittadella theatre was recently built, showing its structure and a cross-section of its interior.
The theatre orchestra’s musicians, suddenly unemployed, decided to set up the rooms that were undamaged by the fire for performances. In 1852, thanks to a project by the engineer Tegani (who also helped Costa build the Teatro Municipale) forty-one boxes were built in just over twenty days. This temporary theatre, which took the name Teatro Comunale Filodrammatico, rivalled “the old and new theatres in terms of the magnificence of its performances and the successes of its actors and conductors" (ibid., p. 78), and was brought to the attention of travellers by the famous knight Ludovic de Lalande. However, in the two years following Teatro Municipale’s inauguration in 1857, since the theatre only hosted amateur comedies and puppet shows, and since “costly reparations were necessary, the municipality decided to discard it along with the area opened up by the 1850 fire" (ibid., p. 78).
Initially, due to financial reasons, the council had decided to build a new theatre on the same site. Upon request by Cesare Costa, who was entrusted with the new project by the council in 1851, the councillors agreed that the area where the Cittadella’s place of arms once stood was better suited for the new building, which Reggio’s citizens hoped would be a theatre and monument “more magnificent than the first and more in tune with the increasing needs of the stage" (ibid., p. 78). “The small city, historically oppressed by a regime that overlooked it in favour of the nearby capital Modena, felt vindicated by the construction of a grandiose theatre. The theatre was built, with all the trappings of decorum and magniloquence, right on the foundations of the recently demolished Cittadella, the symbol of Ducal power” (Teatri storici...1982, p.48).
The commission overseeing the construction work submitted a detailed “report that examined the most recent results achieved in Italy, with their strengths and weaknesses" (ibid., p. 84) with regards to decorations, stage machines, architecture, furniture, acoustics, etc.
Seven years after the disastrous fire, on 21 April 1857 the new theatre was inaugurated with an opera set to music especially for this occasion by the Reggio-born Achille Peri and Vittore Pisani, and with a “spectacular” ballet, Carlo il Guastatore by the famous choreographer Giuseppe Rota. According to chronicles of the time, the acoustics were judged to be excellent.
The original building has remained unchanged, although some small rooms are now used for different purposes. Twelve Doric columns on three granite bases and two lateral archways for horse carriages support the majestic portico above which the piano nobile stands. The piano nobile features thirteen large windows with tympanum and bas-relief decorations, separated by Ionic pillars topped by fourteen statues that stand above the large cornel and decorate the façade. For the twenty-eight exterior statues, the renowned Carlo Ridolfi invited the philologist Bernardino Catelani to come up with an iconographic plan that followed the two principles of theatre arts that were most in vogue at that time: Education and Delight. The two statues that represent Education and Delight stand at the centre of the façade, while on both sides are the virtues necessary for education: starting from the centre, Truth, Virtue, Drama, Glory, Vice, and Tragedy, and those necessary for Delight: from the centre, Fable, Joke, Dance, Creativity, Comedy, Sound. On the side are the statues of Painting, Modesty, and Moderation, which contrast with Remorse, Curiosity, and Silence. The terraces host additional statues of famous historical figures, concrete examples of the application of the two principles of Education and Delight.
Underneath the portico are five equally-sized doors. The central door leads to the vestibule: "for the outdoor statues [...] as well as for the interior and peristyle decoration, the same concept was followed: [...] the glories of Greek theatre were portrayed in the peristyle, those of Roman theatre in the vestibule, while the multiple and varied glories of Italian theatre are depicted in the atrium, staircase, and main floor." (Crocioni 1907, p. 92). The atrium has an octagonal floor plan and was decorated by Girolamo Magnani and Giuseppe Ugolini; its arches are separated by Corinthian semi-columns. The atrium leads to the rooms that make up the ridotto (which include an octagonal room and a hall of mirrors) and the horseshoe-shaped main floor, with four orders of boxes and a gallery, accesses via a separate stairway. The majestic ducal box takes the place of the four central boxes on the second and third order. Each box has a smaller service space at the back. The huge original stucco-covered copper chandelier (the machinery used to raise it can still be found on the upper floor) swings from the ceiling painted by Domenico Pellizzi, which depicts the allegories of Melodrama, Tragedy, Choreography, and Comedy. The stage curtain was painted by Alfonso Chierici, who probably drew inspiration from an older stage curtain (ibid., p. 94). It depicts the Genius of Art coming down from Mount Olympus followed by Italian greats "from modern, Roman, and ancient times"; the Genius is showing them to the Fine Arts, so that they can be awakened by this glorious memory. The “back-up” stage curtain was painted by Giovanni Fontanesi and depicts a ruined landscape representing the current indifference to past greatness.
The Teatro Municipale is one of the richest Italian theatres in terms of stage sets and machinery, which remain essentially intact: winches, drums, two sets of dunnage, helicoidal stairs, hanging walkways, dry wells for counterbalances, metal tubes for verbal communication, special effects machines (thunder, rain, wind, and flight machines), scales for oil and gas, etc. The stage is incredibly large: the opening of the proscenium measures almost 14 meters, while the stage is 31 meters wide and 26 meters deep. It features a recently-restored organ originally built in 1815 by Luigi Montesani of Mantua. Stage backdrops were painted in the scenography room above the main floor. Stage sets were either raised or lowered in order to be modified, then placed back on stage through holes in the wooden floor.
Since 1957, Teatro Municipale has been run exclusively by the municipality. Before that date, although it was already owned by the municipal authority, it was leased out to theatre troupes and entrepreneurs. A restoration effort gave back the building’s original splendour.
The spaces that were destined to other uses were returned to their original purpose, while paintings, stuccos, gildings, furniture, and tapestry were all cleaned.
During the 1970s, a director’s cabin was installed in the first order of boxes, a closed-circuit TV system and a lighting system that best met current needs were added, along with a technical system to manage stage mechanics. Internal laboratories now make it possible for specialized local artisans to renew the 19th century tradition.
The ridotto hosts conferences and exhibitions. The scenographers’ room has been turned into a ballet rehearsal space. The archive has been turned into a modern documentation office. Currently, the Teatro Municipale organizes opera, ballet, prose, and concert seasons.
(Caterina Spada)
"In 1991, a third stage curtain, by the talented artist Omar Galliani, was added the two historic, 19th century stage curtains, painted respectively by Alfonso Chierici and Giovanni Fontanesi for Reggio Emilia’s Teatro Municipale Romolo Valli. Although this may seem like a challenge, even a gamble, it is quite a thrilling event, since the ancient, large painters’ hall in the theatre’s attic was temporarily re-opened for the stage curtain’s creation, thus bringing it back to its original function, long since replaced by its use as a ballet rehearsal space. The photographer Luigi Ghirri documented the crafting of the curtain. This forceful intervention brings back to life an obsolete object – the painted stage curtain - while it adds a valuable contemporary work of art to a historical theatre, much like André Malraux did for the ceilings of the Opéra and the Odéon theatres in Paris, painted respectively by Marc Chagall and André Masson. Theatres are dynamic beings, by their nature, they produce the events that give them their lifeblood.
For his stage curtain, destined to be framed by the gildings, stuccos, and velvets that decorate the theatre hall, Galliani created an astral, vortex-like play on the arts, which he dubbed Siderea. The colour red borders and encloses the huge image, and skilfully harmonizes it with the auditorium, its furniture and tapestry, while at the same time [...] the main colour emerges from the red, a deep, intense cosmic blue, an ancient sky imbued with mythology. In its midst, an element expands and takes shape: the laws of destiny shall force it to emerge, an apotropaic totem, a sort of Ariel [...]. Like many others, it was in keeping with the nature and scheme of Galliani’s oeuvre in that period.
(by: Lidia Bortolotti, Luoghi d'Arte Contemporanea... )



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