Teatro dei Filodrammatici - Piacenza

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con gallerie
274 posti
1997-2000
Pubblicazioni e Cataloghi
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p.172;
E. Sperzagni - A. Bazzani, Storia della Filodrammatica piacentina, Piacenza [1992];
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 215;
F.L., Così il Filodrammatici sarà il teatro dei giovani, in: "La Libertà", 13 aprile 2001;
L. Bortolotti, Teatri storici? E' di scena il restauro, in: "IBC", X, 3 (2002), p. 47-54.
via Santa Franca, 33
29121 Piacenza (PC)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Romanticismo di Roventa
Fondazione: XX (1900-1999)
La Filodrammatica piacentina fu istituita ufficialmente con decreto di Maria Luigia nel 1825, ma da una quindicina d'anni risulta fosse già attiva. Dapprima fu concesso ai filodrammatici l'uso del salone posto nel Collegio dei Mercanti (attualmente sede comunale), opportunamente trasformato in teatro. Quando il Comune stabilì di trasferire i propri uffici in questa sede ai filodrammatici fu destinata la chiesa di Santa Franca. Si trattava di un complesso monastico di origini cinquecentesche, fondato dalle monache cistercensi e soppresso da Napoleone nel 1810. Maria Luigia lo cedette al Comune, che dapprima lo destinò alla guardia nazionale, quindi ai pompieri ed infine alla scuola di musica. Il monastero divenne sede del Conservatorio mentre la chiesa, a croce latina con un'unica navata e volta a botte, ai primi del Novecento fu trasformata su progetto dell'ingegner Gazzola in un elegante teatro con facciata di gusto liberty. All'interno l'inserimento di un ampio palcoscenico e di una sala con pianta a ferro di cavallo e doppio loggiato non ne modificò sostanzialmente la struttura primitiva ma ne divenne piuttosto una seconda pelle. Il Teatro Laico (solo successivamente assunse la denominazione "dei Filodrammatici") venne inaugurato il 19 febbraio 1909 con Romanticismo di Roventa. Questo teatro è rimasto attivo fino alla fine degli anni Settanta, sostiuendo addirittura il Teatro Municipale nella stagione 1978-'79, quando questo fu chiuso per restauri. Nel maggio 1980 nel "Teatro della Filo" si tenne l'ultima rappresentazione, poi le crepe della volta e gli impianti fatiscenti ne consigliarono la chiusura, in attesa che opportuni interventi rendessero la sala agibile e sicura.
Nel 1926 il teatro è stato oggetto di un primo intervento di recupero: in quell'occasione furono riammodernati arredi e servizi, fu ridipinto il plafond ad opera del decoratore Silvio Labò, il quale realizzò su fondo bianco un insieme di motivi architettonici e specchiature floreali completamente diverso dal primitivo decoro in stile primonovecento.
Il restauro del Teatro di Santa Franca è stato avviato nel settembre 1997, sotto la direzione dell'architetto Ilda E. Bee, coadiuvata dall'ingegner Ferdinando Soppelsa di Milano: l'intento principale è stato riportare l'edificio al suo stato originario, ripercorrendo il progetto di Gazzola fin nei più piccoli particolari. Lampade, pavimenti, infissi, porte, poltrone della sala, tutto è stato ricostruito cercando accuratamente gli artigiani in grado di fare questi lavori. Un complesso intervento "a tutto campo", che ha visto il risanamento delle opere murarie, la revisione delle strutture ai fini dell'adeguamento alle recenti norme di sicurezza e il totale rifacimento impiantistico, infine il recupero dell'elemento che maggiormente caratterizza questo teatro: la facciata liberty.
I delicati interventi sulle parti decorative (palchi, colonne, boccascena e volta dipinta) vengono avviati ai primi di ottobre del '99 e si concludono nel gennaio successivo. Le ditte Silvia Ottolini di Piacenza e Officinarte di Bologna, a cui sono affidati, si trovano ad affrontare una situazione difficile. In particolare la struttura lignea, formata prevalentemente da legni sottili e, nelle specchiature centrali dei palchi, incurvati, nel corso degli anni aveva fortemente risentito dei movimenti propri del materiale e degli sbalzi termici, ma anche di sostituzioni, manomissioni di volta in volta operate per rendere la struttura funzionale all'uso. Anche nel trattamento delle decorazioni pittoriche del velario della sala è stato indispensabile procedere con estrema cautela per le carattesristiche dei materiali utilizzati nei rifacimenti degli anni Trenta: in fase di pulitura ci si è limitati ad un'accurata rimozione della polvere, mentre con impegno si è lavorato sul fissaggio dei colori. Il sipario, di rilevante valore artistico, raffigura le visioni di Vittorio Alfieri - realizzato da Bernardino Pollinari e proveniente dal teatro allestito nel salone del Collegio dei Mercanti solo successivamente è stato collocato nel Teatro di via Santa Franca - è stato sapientemente restaurato dal Laboratorio degli Angeli di Maricetta Parlatore.
Il teatro così recuperato è stato riaperto al pubblico il 25 ottobre 2000.
(Lidia Bortolotti)

The Filodrammatica piacentina was officially established through a 1825 decree by Duchess Marie Louise, but it had already been active for fifteen years or so. Members of the Filodrammatica were first granted the use of the hall located in the Collegio dei Mercanti (the current town hall), which had been turned into a theatre. When the municipal administration decided to transfer its offices there, the Filodrammatica was granted the Church of Santa Franca. This was a 16th century monastery complex founded by Cistercian nuns and suppressed by Napoleon in 1810. Marie Louise ceded it to the municipal administration, which first assigned it to the national guard, then to the fire department, and finally to the local music school. The former nunnery hosted the conservatory, while the church – with a cross-shaped floor plan, single nave, and barrel vault – was transformed at the beginning of the 20th century into an elegant theatre with a Liberty façade, thanks to a project by the engineer Gazzola. Inside the theatre, a spacious stage and a U-shaped main floor with a double gallery did not substantially change the former church’s original appearance; rather, the interior became a sort of second skin. The Teatro Laico (whose name would later change to Teatro dei Filodrammatici) was inaugurated on February 19, 1909 with Roventa’s Romanticismo. This theatre remained active until the end of the 1970s, and even took the place of the Teatro Municipale during the 1978-79 season, when the latter was closed for repairs. The last performance was staged in May 1980, when the cracks in the ceiling and the crumbling infrastructure mandated its closure until restoration efforts could make it once again safe and fit for use.
An initial restoration effort had taken place in 1926: the furnishings and services were renovated, and the ceiling repainted by the decorator Silvio Labò, whose architectural motifs on a white background and floral window panes were completely different from the original decorations, which had an early 20th century style.
The latest restoration of Teatro di Santa Franca was launched in September 1997, and directed by the architect Ilda E. Bee, with the help of the engineer Ferdinando Soppelsa of Milan: the purpose was to bring the building back to its original state, replicating Gazzola’s project down to the smallest details. Lamps, floors, frames, doors, seats: everything was rebuilt, and artisans able to perform such work were eagerly sought. This complex, wide-ranging effort also saw the restoration of brickwork, the improvement of infrastructure in order to comply with existing safety regulations, the complete renovation of electrical and other systems, and the restoration of the theatre’s most characteristic feature — its Art Nouveau façade.
The painstaking restoration of the decorations (boxes, columns, proscenium, and painted vault ceiling) were launched in early October 1999 and completed the following January. The work was commissioned to two companies, Piacenza’s Silvia Ottolini and Bologna’s Officinarte, who were faced with a difficult task. In particular, the wooden structures are mostly made up of thin planks, which are curved for the boxes’ window panes, and they were greatly affected by settlement and temperature changes over the course of the years, and by the substitutions and tampering that took place in order to make the theatre more functional. Extreme caution was also needed when restoring the paintings on the velarium, due to the characteristics of the materials used during renovations made in the 1930s: during the cleaning phase, the focus was on carefully removing dust, while fixing the colours required a careful effort. The stage curtain, of great artistic value, depicts Vittorio Alfieri’s visions. It was made by Bernardino Pollinari and originally comes from was the theatre located in the hall of the Collegio dei Mercanti. It was subsequently moved to Teatro di via Santa Franca and skilfully restored by Maricetta Parlatore’s Laboratorio degli Angeli.
The restored theatre was re-opened to the public on 25 October 2000.
(Lidia Bortolotti)

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