Teatro Municipale - Piacenza

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta ellittica con palchetti
capienza totale della sala 1050 posti
1976-1979
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
L. Galli, Il Teatro Comunitativo di Piacenza: memoria in occasione della solenne apertura fattasi il carnevale 1858-1859, Piacenza 1858
A. Balsamo, L'inaugurazione solenne del Teatro Comunale il 10 settembre 1804, in «La Libertà» 6 gennaio 1911
E. Papi, Il Teatro Municipale di Piacenza 1804-1912, Piacenza 1912
Il Teatro Municipale e le sue vicende, in «Strenna Piacentina», 1924
E. Ottolenghi, in: «Il Teatro Comunale», numero unico 1933-1934
A. Rapetti, Cronologia degli spettacoli dal 1230 al 1890, Piacenza 1943
E. Nasalli Rocca, Teatri piacentini di ieri e di oggi, in «La vôs del campanon», dicembre 1972
M. Tafuri, Teatri e scenografie, Milano 1976, p. 138-139
S. Arata, Il Teatro Municipale di Piacenza 1804-1979, Piacenza 1979
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p.171-172
M. G. Forlani, Il Teatro Municipale di Piacenza, Piacenza 1985
B. Gandolfi, Geminiano Giacomelli e il teatro grande della Cittadella di Piacenza (1730 - 1733), estratto dal Bollettino Storico Piacentino 84 (1989), Piacenza, p. 247-256
F. Bussi, I teatri d’opera a Piacenza prima della costruzione del Teatro Municipale (1804), Estratto da Nuova rivista musicale italiana 24 (1990), Roma, p. 457-464
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 214-215
[E. Nicoli - E. Penna], Il Teatro Municipale di Piacenza: guida, Piacenza 1999;
M. G. Genesi, Teatro d’opera a Piacenza: spettacoli lirici, balletti e accademie musicali nel trentennio borbonico 1772-1803, Borgonuovo Val Tidone 2000;
Municipale di Piacenza: duecento anni di storia e arte, Estratto da Corriere del Teatro, Trezzano sul Naviglio 2000, p. 2-7;
M. Balderacchi, Il Teatro Municipale di Piacenza, tesi di laurea, Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, relatore L. Roncai, 2001;
Il Teatro Municipale di Piacenza nel bicentenario di fondazione: 1804-2004, a cura di S. Pronti, Piacenza [2004];
Teatro Municipale di Piacenza 1804-2004: 200 anni di emozioni, [testi di R. Mori], Piacenza 2004;
F. Bussi, Il Teatro Municipale di Piacenza: sguardo retrospettivo sui suoi due secoli di storia, Parma 2006;
Un nuovo teatro applauditissimo: Lotario Tomba architetto e il nuovo Teatro municipale di Piacenza, a cura di G. Ricci e V. Anelli, Atti della Giornata di studi, Piacenza, Cappella Ducale di Palazzo Farnese 4 dicembre 2004, Piacenza 2007;
L. Bortolotti, Luoghi d'arte contemporanea nei teatri della regione, in: I luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna. Arti del Novecento e dopo, a cura di C. Collina, seconda edizione aggiornata, Bologna 2008, p. 45-57.
Via Giuseppe Verdi, 41
29121 Piacenza (PC)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Zamori ossia l'eroe dell'India
Fondazione: XIX (1800-1899)
Il Teatro Ducale delle Saline, indicato genericamente anche come "piccolo" o "delle commedie", si costruì nell'agosto 1593, grazie al contributo di un ricco commerciante piacentino: Pietro Martire Bonvino.
A tal fine furono opportunamente adattati gli spazi posti nella zona superiore di un edificio, adibito al pianoterra a magazzino del sale e dazio, sito presso la chiesa di San Protaso, ormai da tempo scomparsa, non lontano dalla piazza "dei Cavalli", all'angolo delle attuali via Romagnosi e via Cavour. Non vi fu apportata alcuna modifica o decoro che ne indicasse esternamente il sopravvenuto adattamento, pare infatti che avesse mantenuto l'aspetto di un fortilizio, massiccio e belligero con tanto di sopravviventi merlature. Sono invece più documentati gli interni grazie alle nitide piante, conservate presso la Biblioteca Passerini Landi di Piacenza ed elaborate nel 1758 dal Francesco Zanetti incaricato del restauro del teatro, dichiarato pericolante fin dal 1746, un'altra pianta si conserva presso l'Archivio di Stato di Parma, fondo Mappe e disegni, 23/35, datata 21 febbraio 1743.
Il teatro, di ridotte dimensioni, aveva la sala con planimetria a "U", platea e tre ordini di palchi sovrapposti, di cui il primo poggiante su una teoria di colonnine lignee. Ciascun ordine era formato da ventisei logge, oltre a quella ducale; un ultimo ordine, detto "dei rondoni", era destinato al popolo minuto. Il palcoscenico era piuttosto piccolo e privo di adeguati locali per le necessità delle rappresentazioni e degli attori, nonché di spazio per l'orchestra, mentre erano presenti servizi destinati al pubblico quali, per esempio, un'osteria adiacente alla platea e un caffè al primo ordine. Nulla è dato però sapere al di là delle indicazioni relative alla struttura puramente architettonica, ossia per esempio se avesse o meno decori plastici o pittorici. Fu sicuramente attivo fino al 1804 e, da una perizia redatta da Lotario Tomba tre anni dopo, risulta ancora in discrete condizioni conservative.
L'origine del Teatro Ducale di Palazzo Gotico, detto anche più genericamente di Piazza, risalirebbe al maggio 1644 quando, in occasione dei festeggiamenti per la pace fra il duca Odoardo e papa Urbano VIII, tra gli eventi organizzati particolare rilievo ebbe l'allestimento, nel Salone del Palazzo Comunale detto tuttora il "Gotico", della tragicommedia La finta pazza di Giulio Strozzi musicata da Francesco Sacrati con l'esecuzione degli Accademici Febiarmonici. Molto probabilmente, si trattò della prima messa in scena di un dramma in musica a Piacenza; e il successo dell'iniziativa sollecitò l'idea di costruire nel salone di questo palazzo un teatro vero e proprio. L'idea si concretizzò nel 1646, sotto la direzione dell'architetto piacentino Cristoforo Rangoni detto Ficcarelli fu allestita questa sala teatrale.
Con la sua struttura a quattro ordini di palchi, in legno a finto marmo, decorato con figure e stucchi in oro e colori e con un sipario in massiccio tavolato su cui pare fosse raffigurata la città di Piacenza vaga di colore e ricca d'oro, chiara di lumi, un palco scenario dotato di macchine atte a soddisfare le complicate messe in scena seicentesche; si qualificava quale teatro destinato a svolgere funzione celebrativa ed elitaria che quindi escludeva il pubblico a pagamento. Questo dato sarebbe confermato, stando alla documentazione raccolta, anche dalla sporadica attività che vi si svolse, costituita esclusivamente da importanti allestimenti di drammi in musica ed interrottasi peraltro attorno al 1728.
Tra gli eventi teatrali più clamorosi è da ricordare l'allestimento del Coriolano di Cristoforo Ivanovich nel maggio 1669 in occasione di pubblici festeggiamenti voluti da Ranuccio II per onorare illustri ospiti. Il grandioso spettacolo comportò, fin dal gennaio di quello stesso anno consistenti e opportuni interventi di adattamento del teatro sotto la direzione dell'ingegnere teatrale veneziano Gasparo Mauro.
Il Teatro cosiddetto "di Cittadella" sarebbe, in ordine di tempo, il terzo teatro ducale di Piacenza. Molto probabilmente fu realizzato nella seconda metà del secolo XVII nel fabbricato posto a fianco dell'incompiuta Rocchetta Viscontea, collegata al contiguo Palazzo Farnese mediante un cavalcavia. Inoltre era praticamente contiguo alle oltre trecento botteghe in legno fatte costruire da Ranuccio II per la trattazione delle merci in tempo di Fiere dei cambi e delle mercanzie.
Anche di questo teatro sono note le caratteristiche essenziali e la distribuzione degli spazi grazie alle piante disegnate da Zanetti nel 1758 (un'altra pianta a penna acquerellata datata sec. XVIII è conservata all'Archivio di Stato di Parma, fondo Mappe e disegni, 23/59)
Più ampio e meglio organizzato rispetto al Teatro delle Saline la sala presentava una consueta pianta ad U allungata dalla morbida curvatura a tutto sesto, cinque ordini di palchi, di cui l'ultimo detto al solito "dei rondoni" corrispondeva all'odierno loggione (per un totale di novantasei palchetti distribuiti sui primi quattro ordini), non mancavano gli spazi accessori per il pubblico quale il ridotto e il caffè. L'ampio palcoscenico era dotato dei necessari servizi, camere per gli attori sartoria ecc., nonché spazio per l'orchestra.
Molto probabilmente fu in questo teatro ch'ebbe luogo, con il patrocinio di Ranuccio II, una significativa ripresa operistica legata, tra gli altri, all'attività scenografica dei Galli Bibiena. Solitamente gli spettacoli avevano luogo in aprile e in settembre generalmente in coincidenza con importanti fiere delle mercanzie e dei cambi. Tra gli eventi musicali di maggior rilievo di questo teatro si registra la rappresentazione dello Scipione in Cartagine nuova di Carlo Innocenzo Frugoni, musica di Geminiano Gicomelli, con la presenza fra i cantanti del famoso Carlo Broschi detto Farinello quale protagonista. Lo spettacolo faceva parte di una serie di eventi festivi in onore di Enrichetta d'Este moglie di Antonio Farnese, al suo primo ingresso in Piacenza. Per l'occasione il teatro fu inoltre opportunamente restaurato nonché descritto in un'egloga celebrativa composta dal pastore arcade Bartolomeo Casali, dai cui versi sappiamo, tra l'altro che la platea "[…] ha di sedie immensi giri./ Ove il nobil cerchio ha fine/ Vedi un gran telone pendere/ E su quello pellegrine/ Meraviglie si comprendoni:/ V'è un caval con l'ali al tergo/ Vi son ninfe ch'hanno albergo/ Sulle nubi vi son cose/ Da ridir meravigliose".
Alla fine del Settecento il Teatro delle Saline era ormai fatiscente anche se ancora utilizzato, mentre quello di Cittadella risultava ancora essere il più importante ed aristocratico luogo per i pubblici spettacoli. La città ne resterà priva la vigilia di Natale del 1798 quando un violento incendio distruggerà completamente quest'ultimo teatro.
Fu dapprima un certo Pietro La Boubé, cittadino francese arricchitosi nel piacentino grazie ad oculate speculazioni, a richiedere al Governo il permesso di costruire un nuovo teatro (che avrebbe dovuto sorgere in un'area posta nello stesso isolato dove in seguito sorse il Municipale), allegandovi un progetto redatto dall'architetto piacentino Lotario Tomba. Per molteplici ragioni quest'iniziativa non ebbe esito positivo, fu invece una società composta da cinque patrizi piacentini ad ottenere, nell'agosto 1803, dall'Amministratore Generale Moreau de Saint-Mèry il consenso ad edificare un nuovo teatro.
Anch'esso progettato dal Tomba sorse su un'area occupata dal palazzo Landi Pietra (che sarà demolito per far posto al nuovo edificio) all'incrocio delle attuali via Giordani e via Verdi nei pressi di San Antonino.
La localizzazione prescelta non fu priva di problematiche, da un lato il nuovo teatro avrebbe recuperato alla vita sociale la piazza dell'antica Cattedrale, dall'altro il colloquio della nuova architettura con l'imponente splendida chiesa gotica non poteva essere dei più semplici. Un altro aspetto penalizzante fu la ristrettezza dell'area a disposizione, che il progettista risolse riducendo, forse eccessivamente anche per i bisogni della scenotecnica ottocentesca, il palcoscenico, ma furono penalizzati anche il foyer e gli spazi accessori.
La costruzione del nuovo teatro fu condotta in tempi assai brevi, un anno o poco più, e benché privo di facciata e con ornati interni non del tutto in armonia con l'eleganza della sua struttura, venne inaugurato il 10 settembre 1804 con il dramma serio per musica Zamori, ossia L'eroe dell'India, su libretto di Luigi Previdali e musica - appositamente composta - di Giovanni Simone Mayr e con il 'ballo eroico' Emma, ossia Il giudizio di Carlo Magno, di Giuseppe Ranzi.
Il teatro presenta una sala a pianta ellittica, ritenuta secondo i dettami del Patte (Essai sur l'architecture théatrale, 1782) la meglio rispondente alle esigenze acustiche e visive, quattro ordini di palchi e loggione, mentre strutturalmente è caratterizzato dalla presenza di grandi archi acuti, probabilmente un espediente adottato da Tomba per diminuire le luci e le controspinte a parità di sviluppo verticale.
Nel 1826, sotto la guida di Alessandro Sanquirico furono avviati notevoli lavori di decorazione interna e fu dipinto un sipario ormai perduto. Nel 1830, seguendo i disegni di Lotario Tomba, parzialmente modificati, lo stesso Sanquirico portò a termine la facciata, ispirata, anche per espresso desiderio dei committenti alla Scala di Milano.
Nel 1857 fu dato incarico all'architetto Paolo Gazzola di curare ulteriori opere di restauro di notevole entità, in particolare fu rifatto il tetto e ampliata la sala sopra la platea ricavando uno spazio ad uso dei pittori scenografi, furono inoltre costruiti ex novo una quarantina di locali accessori mentre altri furono ampliati. Grandi attenzioni furono inoltre rivolte all'apparato decorativo: sotto la direzione Girolamo Magnani la volta della sala fu nuovamente dipinta con la collaborazione di Paolo Bozzini, inoltre furono rifatte le decorazioni dell'atrio affidate a Gaetano Albertelli, delle scale, nonché quelle in stucco e le dorature del boccascena e dei palchi, conferendo agli ambienti quell'aspetto estetico che tuttora conserva. Le vecchie strutture in legno come il tetto, il palcoscenico e le attrezzerie oggi perdute, furono rifatte da Giuseppe Mastellari macchinista del Regio di Parma. Nel 1938-1939 furono abbattuti i tramezzi del terzo e del quarto ordine di palchi per creare due piani di gallerie. Gli argani, i tamburi e i graticci di legno furono abbattuti in un restauro del 1970 in occasione del quale venne sostituita la copertura in legno con una in muratura. Nel restauro del 1976-1979 il laboratorio di scenografia è stato trasformato in sala auditorium per conferenze e concerti, sono state apportate migliorie nei locali di servizio.
Dell'antico arredo musicale rimane solo un organo acquistato nel 1836 dai fratelli Serassi di Bergamo. Recentemente il teatro è stato nuovamente oggetto di un importante intervento di restauro.
Nella primavera 2001, in occasione del primo centenario della morte di Giuseppe Verdi, il Salone degli Scenografi del Municipale ha ospitato eccezionalmente due esposizioni. Una mostra di opere pittoriche di Pietro Fornari che, ispirandosi alle opere del maestro, ha raffigurato eroi ed eroine noti e meno noti del repertorio verdiano. A questa è seguita una rassegna di opere grafiche di Giancarlo Braghieri ispirate alle musiche di Verdi. Permanentemente è invece esposto nel caffè del teatro il 'Ritratto di donna con i tre galli', un grande dipinto del 1950 di Luciano Spazzali, artista piacentino.
(Lidia Bortolotti)

The Teatro Ducale delle Saline, generally known as "piccolo" or "delle commedie", was built in August 1593, thanks to funding by Pietro Martire Bonvino, a wealthy merchant from Piacenza.
The theatre was installed on the upper floors of a building whose ground floor was used as a customs office and for stocking salt. The building was near the Church of San Protaso –now long gone – and not far from Piazza dei Cavalli, at the intersection between the current Via Romagnosi and Via Cavour. No changes were made to the building’s exterior that would signal its new purpose; indeed, it apparently kept its massive, bellicose, and fortress-like aspect, including its battlements. The interior of the building is better documented thanks to detailed floor plans held in Piacenza’s Passerini Landi Library, and drawn in 1758 by Francesco Zanetti, the architect in charge of the restoration. The theatre was declared unfit for use as early as 1746. Another floor plan is kept at the Parma state archives – maps and drawings section, 23/35 – and is dated February 21, 1743.
The small theatre had a U-shaped hall, a main floor, and three orders of boxes stacked on top of each other, the first one resting on a series of wooden columns. Each order included twenty-six boxes plus the Ducal box; a last order, known as the “order of the swifts”, was reserved for labourers and the small bourgeoisie. The stage was rather small, and lacked the necessary facilities for actors and performers, nor did it have room for an orchestra; however, some services for the audience were available, such as a modest restaurant adjacent to the main floor, and a café on the first order. Apart from its architectural structure, nothing is known about the theatre, such as whether it had decorations or paintings. The theatre was certainly active until 1804, and an expert assessment written by Lotario Tomba three years later shows that it was still well-preserved.
The origins of the Teatro Ducale di Palazzo Gotico, generally known as Teatro di Piazza, dates back to May 1644 when, during the celebrations for the peace agreement between the Duke Odoardo and Pope Urban VIII, one of the most successful event was a performance of Giulio Strozzi’s tragicomedy La finta pazza, set to music by Francesco Sacrati and performed by the members of the Accademia Febiarmonici, which was staged in Palazzo Comunale, in the hall known still today as Salone Gotico. It was probably the first time that a drama set to music had been staged in Piacenza, and its success led to the idea to build a proper theatre in the Salone Gotico. This idea became reality in 1646; the Piacenza-born architect Cristoforo Rangoni, also known as Ficcarelli, oversaw the construction.
It featured four orders of boxes in false marble wood, decorated with figures and golden and coloured stuccos, with a solid wood stage curtain that apparently depicted the city of Piacenza, full of colour and gold and brightly lit, and a stage with the necessary machinery for putting together the complex, 17th century stage sets. It was an elite theatre meant for celebrations, thus excluding a paying audience. This is confirmed by the existing documentation, which testifies to the reduced activity that took place there, which was limited major productions of dramas set to music and which stopped altogether around 1728.
Some of the most noteworthy performances included Cristoforo Ivanovich’s Coriolanus in May 1669 during public celebrations staged by Ranuccio II to honour some illustrious guests. Starting in January of that year, this grandiose event required significant renovation efforts directed by the Venetian theatre engineer Gasparo Mauro.
The so-called Teatro di Cittadella was Piacenza’s third ducal theatre in chronological order. It was probably built in the second half of the 17th century in the building adjacent to the unfinished Viscontean Fortress, which was linked to Palazzo Farnese via an elevated walkway. It was also practically adjacent to the over three hundred wooden shops built under Ranuccio II for trading goods during fairs and markets.
The basic characteristics and spatial arrangement of this theatre are known to us thanks to the floor plans drawn by Zanetti in 1758 (another map, drawn in watercolour pen in the 18th century is held at the Parma state archive, maps and drawings section, 23/59)
Larger and better organized than the Teatro delle Saline, the hall had a U-shaped, almost semi-circular floor plan, five orders of boxes, the last one of which, again known as the “order of the swifts” corresponds to the current gallery (the first four orders included a total of 96 boxes); there were also a ridotto and a café for the audience. The large stage featured all the necessary services, dressing rooms for the actors, a taylor’s shop, etc., as well as room for an orchestra.
It was most likely here that, under Ranuccio II’s patronage, a major opera production – linked to Galli Bibiena’s scenographic activity – was staged. Performances were usually held in April and September, concurrently with the major credit and trade fairs. The most important musical events held in this theatre included Carlo Innocenzo Furgoni’s Scipione in Cartagine nuova di Carlo Innocenzo Frugoni, set to music by Geminiano Gicomelli, with the famous Carlo Broschi, also known as Farinello, as the lead vocalist. This performance was part of a series of events celebrating Enrichetta d'Este, wife of Antonio Farnese, making her first appearance in Piacenza. The theatre was restored for the occasion and celebrated in a poem composed by Bartolomeo Casali, whose verses tell us that the main floor "[…] has immense rows of seats/ where the noble circle ends/ a great curtain hangs/ upon which are fleeting/ wonders upon wonders:/ There is a horse with wings/ and nymphs find shelter here/ on the clouds are things/ marvellous to relate".
At the end of the 1700s the Teatro delle Saline was crumbling, although still in use, while the Teatro di Cittadella remained the most important and aristocratic venue for the performing arts. On Christmas Eve 1798, however, it was destroyed by a violent fire.
Pietro La Boubé, a French citizen who had become wealthy in Piacenza thanks to some successful speculation, was the first to ask the government for permission to build a new theatre (to be erected on the same block where the Teatro Municipale would eventually stand), with a project by an architect from Piacenza, Lotario Tomba. For various reasons, this initiative was unsuccessful, and in August 1803, a company made up of five noblemen from Piacenza was authorized by the General Administrator Moreau de Saint-Mèry to build a new theatre.
This theatre, also designed by Tomba, was built where Palazzo Landi Pietra stood (it was demolished to make room for the new building) at the intersection of what are now Via Giordani and Via Verdi near San Antonino.
The chosen location was not free of problems, since although the new theatre would have brought the square with the ancient cathedral back at the centre of the city’s social life, finding a visual balance between the new theatre and the huge, splendid gothic cathedral would not be easy. The small size of the available area was another problem, solved by Tomba by reducing – perhaps excessively even for 19th century needs – the size of the stage, while the foyer and accessory spaces were also quite small.
The new theatre was completed quickly, in just over one year, and with internal decorations that didn’t always match the elegance of its structure. It was inaugurated on 10 September 1804 with the opera seria Zamori, ossia L'eroe dell'India, with a libretto by Luigi Previdali and set to music by Giovanni Simone Mayr, as well as Giuseppe Ranzi’s heroic ballet Emma, ossia Il giudizio di Carlo Magno.
The theatre had an elliptical floor plan, which according to Patte (Essai sur l'architecture théatrale, 1782) best met its acoustic and visual requirements, four orders of boxes and a gallery, while its structure is characterized by large lancet arches, which was probably Tomba’s way of reducing light and shear without making the building taller.
In 1826, Alessandro Sanquirico was responsible for significant interior decoration work, and a stage curtain – now lost – was painted. In 1830, following a partially modified version of Lotario Tomba’s plans, Sanquirico finished decorating the façade, taking inspiration – in keeping with his employers’ wishes – from Milan’s La Scala.
In 1857, the architect Paolo Gazzola with additional, major restoration efforts; in particular, the roof was redone, and the hall above the main floor was enlarged, providing room for scenic painters, while about forty accessory spaces were created anew, while some existing ones were enlarged.
Much attention was lavished on the decorations: under Girolamo Magnani’s supervision, the vault above the hall was painted anew, and the decorations in the atrium and staircases were redone, along with the stucco and gilded decorations on proscenium and boxes, conferring upon the theatre its current aesthetic appearance. The old wooden structures, such as the roof, stage, and tools, since lost, were redone by Giuseppe Mastellari, a machinist at Parma’s Teatro Regio. In 1938-1939 the partition walls for the third and fourth order of boxes were demolished to make room for two stories of galleries. The hoists, drums, and wooden trellises were demolished during restoration work in 1970, when the wooden roof was replaced by a brick one. During the 1976-79 restoration, the scenography lab was turned into a concert and conference halls, and the service rooms were improved.
The only remaining original musical instrument is an organ purchased in 1836 from the Serassi brothers in Bergamo. The theatre has recently undergone additional, major renovations.
In spring 2001, during the centenary of Giuseppe Verdi’s death, the theatre’s Salone degli Scenografi exceptionally hosted two exhibitions: one of Pietro Fornari’s paintings depicting some famous and little-known characters from Verdi’s operas, and a graphic arts exhibition by Giancarlo Braghieri inspired by Verdi’s music. In the theatre’s café, a large 1950 painting by Piacenza’s own Luciano Spazzali, Ritratto di donna con i tre galli, is on permanent display.
(Lidia Bortolotti)

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