Teatro Pallavicino - Zibello

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a U con palchetti
capienza totale della sala 120 posti
1982
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
I teatri di Parma "dal Farnese al Regio", a cura di I. Allodi, Milano 1969, p.205-220;
Recupero e riuso del Teatro Pallavicino. Un futuro per il nostro passato, a cura dell'Amministrazione Comunale, Zibello 1976;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S.M. Bondoni, Bologna 1982, p. 185-186;
Zibello. La storia, la gente, le opere, le tradizioni, a cura dell'Amministrazione Comunale, Fidenza 1985;
Il Teatro Pallavicino di Zibello, a cura della classe III D - Scuola Media Statale di Zibello, Zibello 1993;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 251-252.
Piazza Garibaldi
43010 Zibello (PR)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizzetti
Fondazione: XVIII (1700-1799)
Un'indagine assai accurata sulle vicende storiche e artistiche di questo teatro è stata condotta dagli allievi della Scuola Media Statale di Zibello (classe III D) sotto la guida del professor Paolo Soliani, i risultati sono stai pubblicati a cura dell'Amministrazione Comunale nel 1993. Pertanto la redazione di queste note fa principalmente riferimento a questa ricerca.
Questo piccolo teatro è stato ricavato, presumibilmente verso la fine del XVIII secolo, nel lato ovest del Palazzo Vecchio che a quel tempo era proprietà dei marchesi Pallavicino feudatari di Zibello. L'ultimo signore, il marchese Antonio Francesco, pare soggiornasse a Zibello con maggiore assiduità rispetto ai suoi antenati che preferivano dimorare altrove; inoltre dimostrò propensione a ridare dignità al feudo, cercando di realizzare opere che attestassero l'impegno civile e sociale e instaurando più strette relazioni con i sudditi. Non è improbabile quindi che per rendere più piacevole la permanenza zibellina abbia deciso di dar vita nel suo palazzo ad un piccolo teatro per offrire a sé ed ai suoi ospiti svago e diletto. Sappiamo con certezza che nel 1804, per soddisfare i desideri dei notabili del paese, aprì questa sala al pubblico.
La sola testimonianza del primitivo assetto del teatro Pallavicino è rilevabile nelle Memorie di don Bartolomeo Zerbini: si trattava di una struttura essenziale costituita dal palcoscenico e dalla platea contenente una ventina di banchi. Soltanto nel 1827, afferma sempre don Zerbini, fu completamente rinnovato a cura di un certo Lorenzo Boni (il quale doveva ricoprire un ruolo amministrativo di rilievo nella locale Società Filodrammatica) e vi si costruirono i palchi, di cui quello centrale era riservato ai Pallavicino, un altro al parroco. A due pittori scenici tra i più rinomati del tempo, Pietro Piazza e Giovanni Azzi, fu affidata la decorazione della sala. La sala dei Pallavicino acquistò così un aspetto definitivo e compiuto, tanto che il Molossi nel suo Vocabolario topografico pubblicato a Parma nel 1832-1834, poteva annotare che a Zibello vi era un moderno e sufficiente teatrino dotato di una doppia fila di palchetti.
Se si escludono le indispensabili opere di manutenzione e restauro effettuate a cadenza periodica per mantenerlo efficiente, l'aspetto del teatro non ha subito mutamenti di rilievo fino al secondo decennio del nostro secolo. Nel 1905 l'Amministrazione Comunale concluse le trattative già da tempo avviate con la contessa Simonetta Pallavicino (proprietaria dell'immobile) per l'acquisto del teatro, compresi l'atrio e i locali di servizio che ne erano parte. Successivamente, nel 1910, il Consiglio Comunale deliberò la risistemazione globale del teatro secondo il progetto redatto da Lino Bocchi, che prevedeva, tra l'altro, la costruzione del loggione in legno raccordato ai palchi sottostanti. Mentre un nuovo più ampio e decoroso ingresso fu realizzato su progetto di Virginio Michiara. Fu modificato il sistema di illuminazione: quello a petrolio fu sostituito da quello elettrico, infine furono rinnovati gli arredi della platea.
I lavori si conclusero nell'estate del 1913 e il teatro così rinnovato fu inaugurato con Lucia di Lammermoor il 12 giugno 1914.
La risistemazione novecentesca non ha modificato radicalmente la sala teatrale, che mantiene pertanto la tipologia ottocentesca: pianta a U, una fila di dodici palchetti con palco reale e un loggione lignei, arcoscenico con decorazione a stucco e orologio centrale, ma ha reso semplice e lineare l'apparato decorativo. Si conserva ancora un sipario, a effetto di tendone trompe-l'oeil, con un fregio decorativo nella parte inferiore. Le cronache registrano nel teatro Pallavicino un'attività piuttosto intensa e vivace, grazie soprattutto alla presenza di due società locali, una Filarmonica ed una Filodrammatica.
Quest'ultima, documentata fin dal 1806, era formata da persone "savie", "studiose e benestanti", provvista inoltre di tutto il necessario per l'allestimento degli spettacoli in prosa, costumi ed attrezzatura varia (Il teatro..., p. 31). Nel corso degli anni le due associazioni si assunsero, con il concorso dei palchettisti, l'onere di apportare al teatro le necessarie migliorie.
Non mancarono comunque le rappresentazioni di compagnie di giro comiche e drammatiche, i concerti e le messe in scena delle opere in musica, quali ad esempio Il principe di Taranto, L'italiana in Algeri, La gazza ladra di Rossini, Traviata, Rigoletto e Sonnambula. Inoltre fin dal 1919 si tennero anche proiezioni cinematografiche che dopo il 1955 (quando cessarono le rappresentazioni drammatiche) fino al 1963 costituirono l'unica attività del teatro.
Per molti anni la sala è rimasta inutilizzata, poi a partire dal 1978 l'Amministrazione ha avviato un'opera di recupero della struttura al fine di scongiurarne il definitivo degrado; è stato sistemato il tetto, il corridoio d'accesso allo scalone, sono stati restaurati palchi e platea e rifatti gli impianti (riscaldamento, luce, ecc...) ma è ancora mancante dei requisiti richiesti dalla normativa sulla sicurezza. E' intenzione degli amministratori portare a termine l'intera opera al fine di mantenere in vita e rendere utilizzabile la sala, se non come vero e proprio teatro (dati gli elevati costi di gestione) perlomeno come luogo di aggregazione per audizioni, dibattiti, conferenze.
(Lidia Bortolotti)

The pupils of the Zibello Junior High School (class III D), under the guidance of their teacher Paolo Soliani, carried out a detailed study on the origins of this theatre. Their results were published by the municipal administration in 1993. The notes below rely heavily on this study.
This small theatre was built, presumably at the end of the 18th century, in the west wing of Palazzo Vecchio, which at the time was owned by the Marquis of Pallavicino, the feudal lord of Zibello. The last feudal lord, Marquis Antonio Francesco, spent more time at Zibello than his forefathers, who preferred to reside elsewhere; he was also interested in enhancing the reputation of his feud, through works that attested to his social and civic commitment and by establishing closer relations with his vassals. It is not unlikely that, in order to make his sojourns in Zibello more pleasant, he decided to build a small theatre in his palace for the entertainment of himself and his guests. We know for certain that in 1804, in keeping with the wishes of local notables, he opened this theatre to the public.
The only testimony of the theatre’s original appearance is in Don Bartolomeo Zerbini’s memoirs: it was a basic layout, with a stage and main floor with about twenty seats. According to Don Zerbini, it was fully renovated in 1827 thanks to Lorenzo Boni (who presumably had an important administrative role in the local drama society). Boxes were installed, the central one being reserved for the Pallavicino family, and another one for the parish priest. Two of the most renowned landscape painters of that era, Pietro Piazza and Giovanni Azzi, decorated the hall. The Teatro Pallavicino thus gained its definitive aspect; Molossi, in his Vocabolario topografico published in Parma in 1832-1834, noted that Zibello hosted a modern, adequate small theatre with a double row of boxes.
Excluding the indispensable, routine maintenance and restoration efforts carried out periodically in order to keep the building functioning efficiently, the theatre’s aspect did not significantly change until the 1910s. In 1905 the municipal administration ended its lengthy negotiations with Countess Simonetta Pallavicino (owner of the building) for the purchase of the theatre, including its atrium and service facilities. Subsequently, in 1910, the municipal council decided to overhaul the heater on the basis of a project drafted by Lino Bocchi, which included, among other things, the construction of a wooden gallery linked to the boxes underneath. A larger, more elegant entrance, designed by Virginio Michiara, was built. The lighting system was changed, as petroleum lamps were replaced with an electrical system, and the main floor’s furnishings were renovated.
Work ended in summer 1913 and the renovated theatre was inaugurated with Lucia di Lammermoor on 12 June 1914.
These restoration efforts did not radically change the theatre hall, which maintains its 19th century structure - U-shaped floor plan, a row of twelve wooden boxes with a royal box and a wooden gallery, a proscenium arch with stucco decorations and a clock at its centre – but it streamlined the decorative apparatus. A curtain painted in trompe-l’oeil, with a decorative frieze at the bottom, is still extant. Chronicles from the time report that Teatro Pallavicino had an intense, lively bill of events, thanks especially to the presence of a local drama troupe and a philharmonic society.
The latter, in existence since at least 1806, was made up of “wise, studious and wealthy” members, and had all the necessary means to stage prose performances, including costumes and various equipment (Il teatro..., p. 31). Over the course of the years, the two societies, along with the boxholders, took on the responsibility of making the necessary improvements to the theatre.
Many travelling comedies and drama troupes also performed here, while concerts and operas were also staged, including Il principe di Taranto, L'italiana in Algeri, Rossini’s La gazza ladra, Traviata, Rigoletto and Sonnambula. Film screenings began to be held in 1919, and between 1955 (when dramas ceased to be staged) and 1963 they were the theatre’s only activity.
The hall remained unused for many years thereafter, until the municipal administration began restoration efforts in 1978, in order to stave off its complete degradation: the roof was restored, along with the hallway leading to the staircase, the boxes, and the main floor, and the heating and electrical systems were renovated, although they are not yet in full compliance with safety regulations. The administration intends to complete the restoration efforts in order to make the hall fit for use once again, if not as a full-blown theatre (due to high management costs) at least as a venue for conferences, debates, and hearings.
(Lidia Bortolotti)

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