Teatro Comunale "Ferdinando Bibiena" - Sant'Agata Bolognese

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta rettangolare con balconata
capienza totale della sala 120 posti
1985 - 1998
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
R. Della Casa, Il Castello, la Pieve Collegiata, le altre chiese di Sant'Agata Bolognese, Bologna 1920;
A. Barbieri, L'antichissima terra di Sant'Agata Bolognese, Bologna 1975;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 219-221;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 245-247;
L. Bortolotti, Teatri storici? E' di scena il restauro, in: "IBC", X, 3 (2002), P. 47-54.
Palazzo Comunale
Via 2 Agosto 1980, 114
40019 Sant'Agata Bolognese (BO)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Pipelet, ossia Il portinaio di Parigi
Fondazione: XIX (1800-1899)
L'origine di questo teatro, che ha sede nella residenza comunale, risale alla fine del secolo XVIII. E' tuttavia accertato che non ha nulla a che fare con il teatro architettato e dipinto da Ferdinando Galli Bibiena nel 1718, di cui parla Gaetano Atti nella sua Storia di Sant'Agata.
Nel 1781 la Comunità di S. Agata acquista la casa Taruffi-Beltrandi, per farne la sede del Comune; nell'inventario della casa è citata "una sala grande verso la strada" assieme ad alcuni quadri, ed in particolare "due Prospettive" di cui si sono per perse le tracce (A.C. S. Agata, Istrumenti, Repertorio della Comunità di Sant'Agata, t. I e V). Tale "sala grande" sarebbe stata periodicamente allestita per darvi spettacoli di prosa da parte di varie compagnie di comici. Nel 1788 una compagnia locale propose di creare in questa sala un vero e proprio teatro, ma non se ne fece nulla. Le concessioni alle compagnie erano in quell'epoca subordinate all'immediato sgombero delle cose dopo la recita, poiché la sala serviva anche per le Congregazioni e le divisioni dei beni comunali. Il 29 aprile 1822 "il municipio di Sant'Agata, dietro superiore permesso", concedeva a diversi abitanti di detta terra, riuniti in Accademia, "un locale per costruirvi a loro spese, un Teatro alla Francese". Gli accademici si riservarono tutti i posti d'orchestra; quando fu costruita la ringhiera essi trasmutarono i posti d'orchestra con questi ultimi, col diritto di trasmetterli ai loro successori, le spese di costruzione e manutenzione furono a loro carico, così come quelle per gli scenari e le attrezzature (A.C.S. Agata, Fondi Comunali, Rinnovamento del Teatro Comunale). Tali diritti di cui godevano gli "Illustrissimi Signori" componenti l'Accademia degli Arditi di S. Agata li cedettero al Municipio il 29 settembre 1893 per mancanza di mezzi sufficienti; già dal 1892, infatti, il Comune si era impegnato a fare i debiti restauri al pavimento, ai muri, alla soffitta e alle serrande, mentre l'abbellimento degli scenari e del sipario spettavano ancora agli accademici.
Il teatro venne infine completamente rinnovato negli anni 1884-87. Nell'aprile del 1887 venne presentata un'istanza, da parte di un buon numero di cittadini, affinché si compissero i lavori di riattamento e di ornato della Sala Comunale: essi lamentavano infatti l'eccessivo protrarsi dei lavori, che li privavano del "ricreamento civile ed onesto" del teatro. Il piano di esecuzione fu affidato all'ingegnere Emanuele Branchini e la decorazione al pittore scenografo Augusto Zamboni; quest'ultimo pare non abbia terminato i lavori alle pareti ed alla ringhiera, perché invitato a Roma.
Nella relazione dell'ingegnere Branchini, conservata presso l'Archivio Comunale di S. Agata, si afferma che l'esistente teatro è composto di una sala per orchestra e platea, ringhiera pensile e palco scenario; a quest'ultimo si accede da una porta laterale che mette nell'androne. La sala è inoltre a travi e senza plafone, rischiarata da finestre, priva di atrio e di sala da corredo, nonché priva di spogliatoi, "disadorna e ridotta ad uno stato deplorevole" (A.C. S.Agata, Fondi Comunali, Rinnovamento del Teatro Comunale, Piano di esecuzione). Il Branchini prevede quindi nel suo progetto tutti quei servizi prima mancanti: un accesso autonomo al teatro, dotato di atrio e biglietteria, un locale per la scuola di musica, ampio e ben disposto, una sala di corredo e spogliatoi per gli artisti. Dai camerini si accedeva poi al palcoscenico mediante una scala in legno alla veneziana che, prolungandosi fino alla gabbia delle scene, serviva anche all'attrezzista. La sala, pur restando la medesima, viene decorata; la ringhiera, costruita a nuovo, è alzata di trenta centimetri, con parapetto centinato in legno; i palchetti sono quattro, collocati ai due lati del palcoscenico. Questo aspetto è quello che si presenta tuttora: la balconata è dipinta con motivi ornamentali, sorretta in fondo da due colonnine in ghisa e tutt'intorno da grandi volute dipinte in oro ed ornate di maschere grottesche. Il piano superiore è decorato con lesene ioniche, finte prospettive e finte porte, sopra le quali troviamo medaglioni in gesso affiancati da nicchie con vasi di fiori pure in gesso. Al centro del soffitto, dipinto con fiori e motivi ornamentali, pende un bel lampadario.
Al di sopra dell'arcoscenico un cartiglio in gesso reca la scritta: "Audaces fortuna juvat timidosque repellit".
L'inaugurazione del teatro avviene il 27 ottobre 1888, con la rappresentazione del Pipelet, ossia Il portinaio di Parigi, melodramma giocoso del De Ferrari, liberamente tratto dal romanzo di E. Sue.
Da allora l'attività è stata pressoché regolare e il teatro ha ospitato spettacoli e manifestazioni di vario genere fino al secondo dopoguerra; quando, anche a causa dell'inagibilità dei locali di retropalco, è stato adibito per molti anni a Sala del Consiglio, mentre tutte le zone di palcoscenico e servizi attigui sono state abolite e destinate ad ospitare l'Ufficio Tecnico Comunale.
Il complessivo restauro che, a partire dalla metà degli anni Ottanta, ha interessato la settecentesca residenza municipale di Sant'Agata ha previsto, tra gli altri interventi, il recupero del teatro e la restituzione alle sue funzioni originarie. Il progetto dell'architetto bolognese Roberto Fregna ne ha così ripristinato il palcoscenico, la scala autonoma di cui il teatro era dotato fin dalla sua origine, ha ricavato nuovi camerini e ne ha adeguato l'impiantistica secondo la normativa vigente. Il restauro delle decorazioni pittoriche e a stucco e i nuovi arredi lo hanno reso pienamente godibile oltre che perfettamente agibile. Intitolato a Ferdinando Bibiena che, come abbiamo accennato, tradizione vuole avesse una residenza a Sant'Agata di fronte l'Oratorio dello Spirito Santo - il redivivo teatro è stato inaugurato nel giugno 1998, con una giornata interamente dedicata alla musica e allo spettacolo.
Principale peculiarità di questa sala è di essere piccola e raccolta, novantanove in tutto i posti a disposizione nell'elegante platea per un totale di 120-150 posti in tutta la sala, pertanto da parte della direzione artistica del teatro, si è scelto di indirizzarne l'attività in un ambito decisamente colto e di ricerca. La stagione si apre a settembre con il lavoro di studio e ricerca del teatro di base rivolto alle compagnie del territorio e quindi prosegue da novembre alla primavera con la stagione di prosa, che consta principalmente in teatro di narrazione e commedia dell'arte, a maggio la stagione concertistica è dedicata soprattutto alla più raffinata musica contemporanea, al jazz, al tango, ecc. Un'accorta politica dei prezzi, più contenuti rispetto ad altri teatri, ha fatto affluire numeroso pubblico, inoltre l'attuazione, come al Petrella di Longiano, del sistema ospitalità in cambio di spettacolo, ha consentito di portare su questa ribalta numerose importanti anteprime.
(Lidia Bortolotti)

The origins of this theatre, located in the municipal residence, go back to the late eighteenth century. Nevertheless, scholars have ascertained that it is not the theatre designed and painted by Ferdinando Galli Bibiena in 1718, mentioned by Gaetano Atti in his Storia di Sant’Agata.
In 1781 the community of Sant’Agata purchased the Taruffi-Beltrandi home to transform it into the seat of government. The inventory of this residence mentions “a large room on the street side” along with several paintings and, in particular, “two perspectives” that have since been lost (A.C. S. Agata, Istrumenti, Repertorio della Comunità di Sant'Agata, t. I and V). It seems that this “large room” was periodically used for plays staged by various acting companies. In 1788 a local company suggested that a fully fledged theatre be created in it, but nothing further was done. The permits granted to companies at the time required that they promptly remove all their props after the show, as the room was also used for the congregations and municipal divisions. On 29 April 1822, “pursuant to permission from higher authorities”, the town hall of Sant’Agata granted various local residents, who had formed a society, “a room to build a French-style theatre at their own expense”. The society members reserved all the orchestra seats for themselves. When the balcony was built, they exchanged all of the orchestra seats with the latter, with the right to hand them down to their successors. They were also responsible for the building and maintenance expenses, as well as the cost of the scenery and equipment (Municipal Archives of Sant’Agata, Municipal Collection, Restoration of the Municipal Theatre). On 29 September 1893 the “Illustrious Members” of the Accademia degli Arditi di Sant’Agata turned over their rights to the municipal government due to a lack of funds. In effect, a year earlier the municipality had pledged to restore the floors, walls, ceiling and shutters, whereas decoration of the scenery and curtain remained the members’ responsibility.
The theatre was completely renovated in 1884-87, yielding the form that – at least in part – we see today. In April 1887 a large group of citizens submitted a request that the municipal hall be restored and decorated, complaining that the work was taking too long and had thus deprived them of the “civic and honest recreation” of the theatre. The engineer Emanuele Branchini was commissioned to draw up the plans and the set designer Augusto Zamboni was hired for the decorative work. It seems that Zamboni did not finish the work on the walls and balcony because he was called to Rome.
Branchini’s report, which is preserved in the municipal archives of Sant’Agata, states that the existing theatre was composed of a room for orchestra and main seating, a balcony and a stage, the latter accessed via a side door leading to the lobby. Furthermore, the room had beams but no false ceiling, was illuminated by windows, and had no foyer, service room or dressing rooms; it was “unadorned and in deplorable condition” (A.C. S.Agata, Fondi Comunali, Rinnovamento del Teatro Comunale, Piano di esecuzione). Consequently, Branchini’s project envisaged all of the services that were lacking: an independent entrance to the theatre, a foyer and box office, a large and carefully planned room for the music school, a service room and dressings rooms for the artists. From the dressing rooms, the stage was accessed via wooden Venetian-style stairs that, extending to the set, were also used by the property master. Although the auditorium remained the same, it was decorated; the balcony, which was rebuilt, was raised by 30 centimetres and a curved wooden parapet was added. There are four boxes, two on each side of the stage. The theatre has maintained this appearance today: the balcony is painted with ornamental motifs and the rear is sustained by two slender cast-iron columns, whereas along the sides there are large scrolls painted gold and decorated with grotesques. The upper level is decorated with Ionic pilaster strips, faux perspectives and faux doors, above which there are plaster medallions set alongside niches with flowers, also made of plaster. A beautiful chandelier hangs from the middle of the ceiling, which is painted with flowers and ornamental motifs.
A cartouche over the proscenium arch reads: “Audaces fortuna juvat timidosque repellit”.
The theatre was inaugurated on 27 October 1888 with the staging of Pipelet.
From then on, the theatre worked on a virtual regular basis and hosted various types of shows and events until the period following the Second World War, when the backstage rooms were declared unsafe. It was used as a council room for many years, whereas all the areas of the stage and annexed services were eliminated and allocated to the Municipal Technical Office.
The general restoration work that commenced in the mid-1980s on the eighteenth-century municipal building of Sant’Agata also envisaged renovating the theatre and reinstating its original function. The plans by the Bolognese architect Roberto Fregna thus called for restructuring the stage and the independent staircase that was part of the theatre from the very beginning, creating new dressing rooms and retrofitting the structure to meet current legislative requirements. The restoration of the pictorial decoration and stuccowork, and new furnishings have made the theatre fully usable and safe. Named after the Bibiena family, which – as noted – is traditionally said to have had a residence in Sant’Agata across from the Oratorio dello Spirito Santo, the restored theatre was inaugurated in June 1998 with a day devoted entirely to music and entertainment.
The most unique feature of this theatre is its small size and intimate atmosphere (the elegant front of the house has only 100 seats) and, as a result, the artistic management of the theatre has focused on highly sophisticated activities. Work commences in September with local companies, and then continues from November through the spring with the theatre season, with a playbill that chiefly offers narrative plays and commedia dell’arte. In May the concert season is devoted above all to sophisticated contemporary music, jazz, tango and more. A careful pricing policy of more inexpensive tickets compared to other theatres has attracted a large following. Furthermore, implementation of a hospitality system in exchange for shows, as done at the Teatro Petrella in Longiano, has made it possible to stage numerous important premières.
(Lidia Bortolotti)


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