Teatro Comunale - San Felice sul Panaro

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
tipologia composita
capienza totale della sala 390 posti
1984-1994
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
P. Costa Giani 1890, Memorie storiche di San Felice sul Panaro, Modena 1890 (ed. cons. Sala Bolognese 1978), p. 165-167;
Teatri storici in Emilia Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 205-206; Liberty in Emilia, Modena 1988, p.160-161;
V. Gulinelli, I teatri di San Felice sul Panaro. Da ricerche d'archivio, notizie generali, San Giovanni in Persiceto 1994;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, 239-240;
G. Paolozzi Strozzi, Recupero del teatro di San Felice sul Panaro: trasformazioni subite da un teatro nel tempo e L. Serchia Il restauro delle decorazioni interne del teatro di San Felice sul Pamaro, in: Teatri storici dal restauro allo spettacolo, a cura di L. Bortolotti e L. Masetti Bitelli, Fiesole 1997, p. 69-83 e 85-88;
L. Bortolotti, Luoghi d'arte contemporanea nei teatri della regione, in: I luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna. Arti del Novecento e dopo, a cura di C. Collina, seconda edizione aggiornata, Bologna 2008, p. 45-57.
Via Mazzini, 12
41038 San Felice sul Panaro (MO)

opera di inaugurazione:
Mignon di A. Thomas
Fondazione: XX (1900-1999)
Dalla documentazione raccolta da Gulinelli nel suo volume sui teatri di San Felice sul Panaro, risulta che una compagnia di dilettanti agiva in paese fin dalla prima metà del secolo XVII. Nel corso di una seduta consigliare del 7 marzo 1633 si dà ordine al massaro di pagare Giacomo Malavasi e gli altri operai, della scena fatta per il carnevale appena trascorso, considerando che è 'stile antico e costume' che la Comunità dia il suo contributo in tal senso.
A disposizione della gioventù sanfeliciana, dedita alle commedie è concessa inoltre una stanza nella casa di detta Comunità (cfr.Gulinelli, I teatri...1994, p. 10). Il nucleo originario di questa casa risaliva al sec. XIV ed era il voltone di ingresso al Castello con ponte levatoio.
Dal 1486 viene ampliato per accogliere l'alloggio del corpo di guardia, il carcere e al piano superiore la sala del Consiglio della Comunità. Nel 1693 grazie ad ulteriori aggiunte nell'area sud vi si ricava anche una scuola ed una seconda sala al piano superiore. A partire dal 1732 questo edificio non viene più utilizzato dal Consiglio Comunale e si avvia a diventare un vero e proprio teatro dotato di palchetti. L'onere dell'impresa è assunto dal priore Giuseppe Campi in qualità di livellario. A causa della guerra di successione tra franco-spagnoli e tedeschi, che vede questi territori invasi dai contendenti, il progetto si ferma. Viene ripreso soltanto nel 1755 e completato, pare, quattro anni dopo. Per oltre un secolo questo teatro sarà gestito dalla famiglia Campi. Nell'immediato periodo postunitario il teatro passa sotto il controllo dell'Amministrazione Comunale che nel 1882 procede alla risistemazione della struttura resa fragile dal tempo e dall'usura. Non conosciamo l'esatta entità di queste opere, né lo stato di tutto l'impianto, che pare abbia funzionato ancora per qualche tempo, in quanto nel 1891 vengono pagate al pittore modenese Luigi Morsiani L. 400 per alcune scene su tela: un bosco, una camera nobile, una sala da ballo, una piazza, un giardino, una marina, scene che vengono successivamente montate dal macchinista dello Storchi di Modena. Ma evidentemente gli interventi sono insufficienti e il teatro, compreso l'edificio che lo contiene, sono giudicati irrecuperabili, pertanto vengono distrutti nel 1903. Soltanto grazie alle perizie effettuate dall'ingegner Ettore Tosatti prima della demolizione è possibile ricostruire l'antico edificio (cfr. Gulinelli, I teatri...1994, p. 30-32).
Nel 1905 viene affidato ad Arturo Prati, uno dei maggiori esponenti emiliani del rinnovamento modernista, il progetto dell'attuale Teatro Comunale, inaugurato nel 1907 con la rappresentazione di Mignon di A. Thomas. Grazie alle fotografie storiche conservate presso il Museo Civico di Modena (Album Prati) conosciamo il primitivo assetto di questo teatro giustamente definito: singolare, innovativo ed essenziale. La cavea aveva una struttura assai particolare caratterizzata da pianta ellittica, un ordine di palchi con sottili colonnine in ghisa e archi a sesto ellittico; quindi al secondo ordine vi erano tre soli palchi centrali racchiusi in una sorta di loggia decorata con motivi liberty, affiancata simmetricamente da semplici gradinate con ringhiere in ferro; infine al terzo ordine un loggione centrale di proporzioni contenute. Questo assetto, probabilmente di gusto troppo moderno, fu giudicato, dalla borghesia agraria di San Felice, inadeguato alle proprie esigenze. Quindi, pochi anni dopo, nel 1923-24 completamente modificato su progetto di Emilio Giorgi (autore anche del teatro di Finale Emilia), il quale propose un impianto più tradizionale - lo stesso giunto fino ai giorni nostri - costituito da un primo ordine di galleria, due ordini di palchi e un loggione finale, che conservano il profilo ellittico. Fu modificato anche l'atrio d'ingresso, mantenendo solo il bel balconcino posto in corrispondenza dei palchi centrali, mentre furono eliminate le due brevi rampe che conducevano ai palchi di prim'ordine "la cui curva leggera evoca attacchi e snodi di matrice hortiana" (cit. Pesci, Liberty... 1988, p. 160). Quindi dell'opera di Prati restano, attualmente, soltanto la bellissima volta decorata a motivi floreali in puro stile liberty e pochi altri particolari, tra cui il lampadario centrale.
A partire dagli anni Cinquanta-Sessanta il teatro è stato utilizzato quasi esclusivamente come cinematografo, a tal fine una cabina di proiezione è stata ricavata nella saletta sovrastante l'atrio d'ingresso, destinata in origine a ridotto.
Si giunge così al 1984 quando l'Amministrazione Comunale decide di procedere al totale recupero dell'intera struttura per restituirla alle sue funzioni originarie. L'opera, avviata nel 1985 su progetto del professor Leonardo Lugli dell'Università di Bologna, e seguita dall'ingegner Stefano Castellazzi dell'Ufficio Tecnico Comunale di San Felice, è stata portata avanti per stralci e pur non essendo ancora del tutto completata ha consentito la riapertura del teatro nell'autunno del 1994. Oltre alle indispensabili opere di risanamento, manutenzione generale, adeguamento e messa a norma dell'intera impiantistica, grande cura è stata posta nella scelta delle colorazioni e nel restauro della volta. Restano ancora da effettuare la sistemazione del sottopalco, la tinteggiatura dei corridoi e la realizzazione del bar nel ridotto precedentemente occupato dalla cabina di proiezione. Inoltre deve essere completato il recupero di alcuni decori posti nell'atrio e nel vano scala facenti parte della struttura progettata da Prati.
Il teatro è stato danneggiato dal terremoto del maggio 2012, attualmente è inagibile.

(Lidia Bortolotti)

According to the documentation that Gulinelli cited in his book on the theatres of San Felice sul Panaro, an amateur company was active in this town since the first half of the seventeenth century. During a council meeting held on 7 March 1633 the massaro (a public official) was ordered to pay Giacomo Malavasi and other workers for the scene made for the Mardi Gras festivities that had just ended, deeming it to be “an ancient fashion and custom” that the municipality so contribute.
Furthermore, a room in the building of this community was made available to the theatrical society of young people of San Felice (cf. Gulinelli, I teatri 1994, p. 10). The original portion of this building dated back to the fourteenth century and represented the castle’s large entrance vault with a drawbridge.
In 1486 it was enlarged to accommodate lodgings for the guards, a prison and, on the upper floor, the municipal council room. In 1693, additions to the south side made it possible to create a school as well as a second room on the upper floor. As of 1732 this building was no longer used by the municipal council and work commenced to transform it into a real theatre with boxes. This task was undertaken by the prior Giuseppe Campi, as the holder of the lease by emphyteusis. Because of the Austrian Succession War, during which the Franco-Spanish troops and their German adversaries invaded the area, the project came to a halt. Work did not resume until 1755 and seems to have been completed four years later. For over a century the theatre was managed by the Campi family. Immediately after the Italian unification the theatre was taken over by the municipal administration, which in 1882 proceeded to renovate the structure, damaged by age and wear. We have no idea of the extent of this work, nor the condition of the structure as a whole. Nevertheless, it seems to have been open for a number of years, given that in 1891 the Modenese painter Luigi Morsiani was paid 400 lire for several scenes on canvas: a forest, a noble room, a ballroom, a square, a garden and a seascape. These scenes were later mounted by the stagehand from the Teatro Storchi in Modena. Evidently, however, the work was inadequate and the theatre – including the building containing it – was deemed beyond repair and thus torn down in 1903. The old building has been reconstructed thanks entirely to the surveys that the engineer Ettore Tosatti conducted before it was demolished (cf. Gulinelli, I teatri 1994, p. 30-32).
In 1905 Arturo Prati, one of the leading figures in Emilia’s modernist renewal, was commissioned to plan the current Teatro Comunale, inaugurated in 1907 with the staging of Mignon by Ambroise Thomas. Thanks to historic photographs preserved at the Museo Civico in Modena (Album Prati), we know the original layout of this exquisitely designed theatre: singular, innovative and simple. The front of the house had a rather intriguing structure characterised by an elliptical plan and a tier of boxes with slender cast-iron columns and elliptical arches. The second tier had only three central boxes enclosed in a loggia decorated with Art-Nouveau motifs, flanked symmetrically by simple stairs with iron railings; the third order had a small central gallery. However, the rural bourgeoisie of San Felice deemed this layout, which was probably overly modern in taste, to be inadequate for its needs. Consequently, only a few years later (in 1923-24) it was completely modified by Emilio Giorgi (who also designed the theatre in Finale Emilia), who proposed a more traditional layout – the one we see today – composed of a first tier with a gallery, two tiers of boxes and an upper circle, all of which maintained the original elliptical outline. The foyer was also modified, maintaining only the lovely balcony by the middle boxes, but eliminating the two short ramps that led to the first-tier boxes and whose “slight curvature evokes the connections and joints typical of Victor Horta’s style” (Pesci, Liberty 1988, p. 160). Thus, the only remaining elements from Prati’s work are the beautiful vault decorated with floral motifs in the purest Art-Nouveau style and a few other details, including the central chandelier.
In the 1950s and 1960s the theatre was used almost exclusively as a cinema, and a projection booth was thus created in the little room over the entrance that was originally intended as a foyer.
In 1984 the municipal administration decided to restore the entire structure so that it could be used as a theatre again. The work, which started in 1985 and was planned by Professor Leonardo Lugli of the University of Bologna, was supervised by Stefano Castellazzi, one of the engineers from the Technical Office of the Municipality of San Felice. It has been conducted in phases and, although it has not been completed yet, it was possible to reopen the theatre in autumn 1994. In addition to crucial restructuring work, general maintenance and safety retrofitting of the entire physical plant, great attention was also paid to the choice of colours and restoration of the vault. Work on the area under the stage needs to be finished, the corridors must be painted and a bar will be installed in the foyer that was previously occupied by the projection booth. Furthermore, restoration of the decorative work in the entrance and stairwell, which was part of Prati’s structure, must be completed.
(Lidia Bortolotti)

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