Teatro Herberia - Rubiera

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta rettangolare con balconata
420 spettatori con la sala alla massima estensione
1988-1998
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
G. Venturelli, Rubèra ad'na volta, Rubiera 1981;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S.M. Bondoni, Bologna 1982, p. 198;
G. Dotti Messori - W. Guerrieri, Spettacoli, divertimenti e sport nella Rubiera d'inizio secolo, Modena 1991, p.15-26;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 236-237;
L. Bortolotti, Teatri storici? E' di scena il restauro, in "IBC", X, 3 (2002), P. 47-54.
Piazza Gramsci
42048 Rubiera (RE)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Bohème di Giacomo Puccini
Fondazione: XX (1900-1999)
Fin dai primissimi anni del Settecento e per tutto il secolo successivo pare fosse attiva in questa località una filodrammatica, che agiva sia nelle residenze private che presso il Teatro Comunale, ove si alternavano anche compagnie di giro.
"Sul finire del secolo XIX a Rubiera veniva risistemato il Teatro Comunale, sito nel fabbricato comunale antica Posta. Il teatro, collocato al primo piano (attuale ala nord di Palazzo Sacrati) era composto di platea, loggia e palcoscenico, e poteva contenere circa 120 persone nella platea e 70 nella loggia, con una capienza massima, quindi, di circa 200 persone". (cit.
Messoni - Guerrieri, 1991, p. 15).
L'ubicazione e la forma di questo teatro è ben visibile in una planimetria dell'attuale Residenza Municipale (Palazzo Sacrati) conservata presso l'archivio storico di Rubiera, disegnata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.
Dopo la risistemazione della sala Teatrale, si costituì, nel 1882, la Società Filodrammatica di Rubiera che di lì a poco avrebbe messo in scena La dama e l'artista, commedia, e Un calcio di ignota provenienza, farsa, quindi si susseguirono numerose altre rappresentazioni per tutto il primo decennio del Novecento.
In questo periodo cominciò a mutare progressivamente l'uso del luogo teatrale, destinato non più soltanto a spettacoli d'opera, di prosa e varietà ma anche a proiezioni cinematografiche, diventando, specie nei piccoli centri cinema-teatro, secondo una formula assai apprezzata e diffusa fino al 1930 e che in certi casi permane tuttora. Pertanto anche questo teatro cominciarono frequentemente ad alternarsi, alle consuete rappresentazioni, spettacoli cinematografici. Allo stesso tempo però, lo stesso teatro cominciò a perdere la sua funzione essenziale, di conseguenza anche le strutture sceniche vennero adeguate alle nuove esigenze, pertanto si resero necessarie alcune indispensabili modifiche.
Ma la difficoltà ad adeguare la vecchia struttura alle nuove esigenze di spettacolo, specie in funzione delle norme di sicurezza, previste dal Regolamento sulla vigilanza dei teatri e luoghi destinati a pubblico spettacolo, che prescrivevano per esempio un sufficiente numero di uscite per un rapido deflusso del pubblico, scale in pietra, ed una cabina di proiezione ininfiammabile, decretarono la chiusura del Teatro Comunale nel 1913.
Nello stesso anno fu costruito il Teatro Sociale o Cattolico ma sei anni dopo fu trasformato nel cinematografo Verdi.
Nel 1925 si costituì una società, di cui faceva parte tra gli altri Umberto Tirelli, per la costruzione di un nuovo teatro.
Poiché tale iniziativa era ritenuta di decoro al paese e rispondente ai bisogni della popolazione, la Giunta Municipale deliberò la vendita, alla suddetta Società, di un appezzamento del terreno a Nord del Forte, a condizione che l'edificio costruito fosse adibito in perpetuo a Teatro e che, in caso di vendita, il Comune venisse, prima di ogni altro, interpellato, avendo diritto di acquisto a prezzo di stima.
Il nuovo Teatro, denominato Herberia, fu inaugurato il 14 gennaio 1926 con la rappresentazione dell'opera di G. Puccini Bohème. Progettato dall'ingegnere Antonio Panizzi e dall'architetto Italo Costa di Reggio Emilia, l'edificio ha caratteristiche tipologiche tardo-liberty. La facciata presenta al piano terra un corpo sporgente sormontato da una terrazza, con balaustra a colonnette, su cui si aprono tre finestre a bifora incorniciate da archi a tutto sesto, il frontone si chiude con una fascia di coronamento e fastigio a balaustra al centro.
Internamente la sala presenta pianta rettangolare con palchi di proscenio, un'ampia balconata-galleria sorretta da colonnine in muratura con capitelli compositi, ed una seconda galleria al centro.
Una ricca decorazione in stucco, costituita da ghirlande e festoni, caratterizza la parapettata della prima galleria e la fascia sovrastante.
Il Teatro fu assai attivo fino agli anni '50, tra l'altro furono date numerose rappresentazioni da parte degli alunni delle scuole elementari (di cui si conserva documentazione fotografica presso la fototeca della B.C. di Rubiera), alcune delle quali riscossero grande successo.
Successivamente fu adattato a cinematografo, pertanto furono apportate alcune modifiche interne, quali ad esempio: l'allargamento e l'arretramento del boccascena per fare spazio allo schermo, l'eliminazione della buca dell'orchestra, la costruzione sul terrazzo della cabina di proiezione e della scala di sicurezza, l'inserimento di una controsoffittatura.
Il teatro, rimasto chiuso per molti anni, è stato acquisito dall'Amministrazione Comunale che a partire dal 1988 ha avviato tutte quelle azioni volte alla restituzione dell'edificio alle originarie funzioni. Il Teatro Herberia è stato riaperto nel 1998 con un formidabile happening di tre giorni, dal 18 al 20 dicembre. Si è trattato di un complesso intervento, condotto sotto la direzione dell'architetto Ada Defez (purtroppo prematuramente scomparsa), che da un lato si è preoccupato di conservare scrupolosamente le caratteristiche tipologiche tardo liberty del teatro, dall'altro ha avuto come principale obiettivo quello di introdurre una serie di accorgimenti tecnologici e funzionali d'avanguardia sulla base di specifiche indicazioni fornite da esperti e tecnici dello spettacolo dal vivo, al fine di rendere lo spazio scenico, la buca dell'orchestra e la stessa platea ampiamente flessibili e polifunzionali, in particolare verso il teatro contemporaneo. Un sofisticato sistema di piattaforme idrauliche consente di modificare opportunamente il palcoscenico - ricostruito nelle forme originarie con sottopalco e fossa per l'orchesta - trasformandolo in teatro laboratorio, con il piano di platea interamente dedicato alla scena, o ancora fargli assumere la pianta centrale. Il pubblico pertanto, a seconda della configurazione scenica adottata, può essere disposto in modi diversi, ovviamente a seconda dei casi varia la capienza della sala che nella sua massima estensione può accogliere 420 spettatori. (Lidia Bortolotti)

It seems that there was an acting company in this town as far back as the early 1700s, and throughout the entire nineteenth century it performed at private residences as well as the Teatro Comunale, where touring companies also staged shows.
“The Teatro Comunale, located in the municipal building that served as the old post office, was restructured in Rubiera towards the end of the nineteenth century. Located on the first floor (now the north wing of the Palazzo Sacrati), the theatre was composed of an arena, a gallery and a stage. It could accommodate approximately 120 people in the arena and 70 in the gallery, for a total capacity of approximately 200 people” (Messoni – Guerrieri, 1991, p. 15).
The location and shape of this theatre can clearly be seen in a plan of the current seat of government (Palazzo Sacrati), preserved at the historic archives of Rubiera, sketched at the turn of the twentieth century.
Once the theatre was restructured, the Società Filodrammatica di Rubiera, an acting company, was established in 1882 and shortly thereafter it staged the comedy La dama e l’artista and the farce Un calcio di ignota provenienza, followed by numerous other plays that continued throughout the first decade of the twentieth century.
The use of theatre space began to change during this period, as it staged not only operas, plays and variety shows but also offered films, effectively serving as a theatre-cum-cinema particularly in small towns, reflecting a concept that became popular and widespread until 1930 and that, in some cases, has continued today. As a result, the local theatre frequently alternated films with its usual shows. At the same time, however, it gradually lost its essential function and, as a result, the stage had to be adapted to these new needs and essential changes had to be made.
Nevertheless, the municipal theatre was closed in 1913 as a result of the problems involved in adapting the old structure to new demands, particularly with regard to the safety standards envisaged by the regulations affecting theatres and venues staging shows, which required an adequate number of exits to allow people to leave the theatre, stone staircases and a non-flammable projection booth.
The Teatro Sociale, or Teatro Cattolico, was built the same year but was transformed into the Verdi cinema six years later.
A society was established in 1925 – Umberto Tirelli was also a member – to build a new theatre.
This was viewed as a dignified initiative for the town and was deemed to respond to the needs of the population. The municipal council thus passed a resolution to sell the society a piece of land north of the fortress, with the proviso that the building to be erected would always be used as a theatre and that, if it were sold, the municipal government would be contacted first and have the right to purchase it at its estimated cost.
The new theatre, named the Teatro Herberia, was inaugurated on 14 January 1926 with Puccini’s La Bohème. Designed by the engineer Antonio Panizzi and the architect Italo Costa of Reggio Emilia, the building is distinguished by elements typical of late Art Nouveau. On the ground floor the façade has a projecting portion surmounted by a terrace with a columned balustrade, overlooked by three double-lancet windows framed by round arches. The gable features crowning and a central balustraded pediment.
Inside, the auditorium has a rectangular plan with proscenium boxes, a large balcony/gallery sustained by slender masonry columns with composite capitals, and another gallery in the middle.
Rich stuccowork with garlands and festoons adorns the parapet of the first gallery and the frieze over it.
The theatre was quite active until the 1950s and there were numerous shows by local elementary-school students (extensively documented in the photographic archives of Rubiera’s municipal library), some of which were extremely successful.
It was later turned into a cinema and changes were made to the interior: the portal was widened and set further back to make room for a screen, the orchestra pit was eliminated, a terrace for the projection booth and emergency stairs were built, and a false ceiling was installed.
The theatre, which was closed for many years, was purchased by the municipal administration, which in 1988 commenced the work needed to transform the building back into a theatre. The Teatro Herberia was reopened in 1998 with a sensational three-day event (18-20 December). The complex work was headed by the architect Ada Defez, who unfortunately passed away unexpectedly, and it scrupulously strived to preserve the theatre’s late-Art-Nouveau features. At the same time, its main objective was to introduce state-of-the-art technological and functional features based on the specific indications of experts and technicians accustomed to working with live entertainment, in order to make the stage, the orchestra pit and even the seating flexible and adaptable to different functions, particularly for contemporary theatre. A sophisticated system of hydraulic platforms makes it possible to modify the stage – rebuilt in its original form with the understage area and the orchestra pit – to transform it into a theatre workshop, devoting the arena entirely to the stage or giving it a central plan. Therefore, depending on the configuration used for the scenery, it can be arranged in different ways. The seating capacity will naturally vary, but at most the theatre can accommodate 420 people.
(Lidia Bortolotti)


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