Teatro Amintore Galli (ex Vittorio Emanuele II) - Rimini

fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
Alcune considerazioni sui progetti concernenti il nuovo Teatro da erigersi in Ri
mini, Rimini 1838; A sua eccellenza il signor marchese Bernardo cav. Zacchia g
overnatore distrettuale di Rimino, s.l. [1838]; Arringa di Agostino Morri cons
igliere all'adunata tenuta il giorno 2 agosto 1839 dal Consiglio Comunale di Rim
ini per la scelta della località più conveniente all'erezione del nuovo Teatro,
Pesaro 1839; E. B[ilancioni], Discorso indiritto agli illustrissimi consiglier
i di Rimini sulla ricerca della località più conveniente all'erezione del nuovo
Teatro, Rimini 1839; Riflessioni sulla più opportuna località da erigersi pel
nuovo Teatro in Rimino, Rimino 1839; Sul Teatro di Rimino, note e rilievi a co
nfutazione di uno scritto anonimo col titolo Riflessioni ecc., Pesaro 1840; G.
Morandi, Il Teatro di Rimini. opera dell'architetto commendatore professore Lui
gi Poletti descritto ed illustrato in ordine alla storia ed alle arti, con prole
gomeni estetici e disegni del monumento incisi in rame, Rimini 1857; Monografi
a della Provincia di Forlì; a cura di Bordanini e Casali, Forlì 1866-1880, p. 84
-85; C. Tonini, Compendio della Storia di Rimini (parte II, dl 1500 al 1861),
Rimini 1895-1896 (rist. an. Bologna 1969); C. Fagnani, I teatri di Rimini, Rim
ini 1908, p. 10-18; C. Lucchesi, Luigi Poletti e il Teatro Comunale di Rimini,
in: Atti e memorie della Deputazione di storia Patria per le antiche Province m
odenesi, serie VIII, volume X, Modena 1958; Elenco delle opere musicali esegui
te nel Teatro Comunale dall'anno di apertura. Estate 1857 - Primavera 1943, Rimi
ni 1975; F. Farneti - S. Van Riel, L'architettura teatrale in Romagna 1757-185
7, Firenze 1975, p. 157-170; P. G. Pasini, L'architettura dell'Ottocento, in:
Storia di Rimini dal 1800 ai giorni nostri, III, Rimini 1978, p. 39-44; Teatri
storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 246-247;
L. Aguzzoni, Vita teatrale a Rimini. Dal teatro in città al teatro della città,
tesi di laurea, Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosof
ia (DAMS), relatore C. Meldolesi, a.a. 1986-1987; G. Rimondini, "A Pubblico e
Proprio Decoro". Interventi urbanistici e committenza edilizia della Cassa di Ri
sparmio di Rimini tra Otto e Novecento, Rimini 1990, p. 9-29; Le stagioni del
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ema complesso, Bologna 2005, passim; L. Bortolotti, Luoghi d'Arte Contemporane
a nei teatri della regione, in: I luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna.
Arti del Novecento e dopo, a cura di C. Collina, seconda edizione aggiornata, B
ologna 2008, p. 45-57; A. Paolucci, "Ecco come sta rinascendo il teatro fantasma di Rimini", in Il Resto del Carlino, 31 gennaio 2017, p.34
Piazza Cavour
47921 Rimini (RN)

opera di inaugurazione:
Il Trovatore, Lucrezia Borgia, L'Aroldo
Fondazione: XIX (1800-1899)
L'esigenza di dotare la città di una struttura teatrale pubblica fu a Rimini molto sentita fin dal secolo XVII. Nel 1681 infatti si deliberò la costruzione di un teatro stabile nel Salone dell'Arengo, con cavea suddivisa in quattro ordini di ventun palchetti in legno. Proprio a causa della sua struttura lignea e dell'insufficiente capienza, venne successivamente chiuso e atterrato nel 1839. Contemporaneamente a questo luogo di rappresentazione, nel 1731 svolgeva una propria attività il Teatro Arcadico, appartenente all'Accademia dell'Arcadia e composto da due ordini di palchi. Francesco Galli Bibiena vi eseguì lavori di restauro nell'anno 1732, ma del teatro non si hanno più notizie dalla metà del Settecento in poi. Dopo l'atterramento del vecchio teatro, venne aperto al pubblico il piccolo e privato Teatro Buonarroti, nato nel 1816 per l'iniziativa dei membri dell'Accademia de' Pilati. Il Consiglio Comunale ne ordinò la chiusura nel 1843 per la precarietà delle strutture architettoniche.
Venne costruito allora un palcoscenico provvisorio in legno nella Sala Municipale, dotata per l'occasione di un doppio ordine di logge; la spesa fu sostenuta dai cittadini.
L'esigenza, sentita dall'aristocrazia e dalla ricca borghesia mercantile, di un edificio rappresentativo nel tessuto urbano che fungesse da fulcro per la vita sociale, portò alla decisione di costruire un nuovo teatro, concepito architettonicamente e funzionalmente come edificio autonomo. Tra i luoghi più confacenti alla costruzione furono prese in considerazione piazza del Corso e piazza della Fonte: dopo lunga discussione tra corsisti e fontisti, la scelta cadde su quest'ultima piazza, attualmente piazza Cavour, nel luogo dell'edificio dei Forni adibito dal Comune a caserma militare. Risale al 14 luglio 1840 la delibera che stabiliva l'erezione del teatro in questa zona. Il 9 dicembre dello stesso anno all'architetto modenese Luigi Poletti veniva affidato l'incarico del progetto. "Disegnato dall'Ingegnere Commendatore Luigi Poletti, il Teatro di Rimini si scosta dalla foggia dei moderni teatri: monumentale e grandiosa è la sua architettura, a modo che si direbbe un'opera dei robusti tempi romani" ( cit. Monografia..). "Nel giorno 8 agosto di detto anno [1843] ebbe luogo la solenne posizione della prima pietra ed il grezzo dell'edificio fu compiuto il 22 novembre 1846. Le opere per di completamento e decorazione poterono appena riprendersi nel 1854 e venir ultimate nel 1857" (cit. Monografia...). Fu inaugurato il 16 agosto 1857 con la rappresentazione delle opere Trovatore, Lucrezia Borgia e Aroldo e con l'intervento di Giuseppe Verdi. Per decreto municipale nell'ottobre 1859 gli fu imposto il nome di Teatro Vittorio Emanuele.
Si trattava di una monumentale composizione, ispirata ai concetti dell'architettura classica: il richiamo morfologico dei fronti principali del teatro, caratterizzati da archi e piedritti, era il Tempio Malatestiano di Leon Battista Alberti. L'edificio era costituito da un rettangolo distinto in tre corpi, di cui il primo comprendente un ampio portico, gli atri e le scale di accesso ai palchi: atrio e scale erano adorni di statue modellate dallo scultore Pietro Tenerani. Il corpo centrale comprendeva la platea, l'ultimo il palcoscenico. Dall'atrio si accedeva alla platea a ferro di cavallo, circoscritta da un ambulacro, composta da tre ordini di ventun palchi ciascuno, sopra i quali si trovava il loggione. Anche all'interno si ripeteva il motivo morfologico degli arconi (al primo ordine dei palchi) poggianti su un alto zoccolo. Il secondo e il terzo ordine erano inquadrati da venti colonne corinzie sulle quali si impostava la trabeazione e la balconata del loggione. Il proscenio comprendeva due palchi per lato. Le decorazioni della sala teatrale "in lucida scagliola e stucchi dorati" erano opera del Corsini da Urbino e del Fiorentini da Imola. Il soffitto, distinto in tre zone concentriche comprendenti la rappresentazione delle Ore e dei segni dello Zodiaco e i ritratti dei più illustri autori drammatici, fu decorato dal bolognese Andrea Besteghi. Il palcoscenico, di notevoli dimensioni, era caratterizzato da due sistemi di scale, ambulacri, camerini per gli attori e sfondino a forma absidale. "Il sipario fu commesso al celebre Coghetti il quale vi rappresentò Cesare al passaggio del Rubicone, secondo Lucano, diversamente dal pittore riminese Capizucchi che in quello del teatro vecchio lo espresse arringante sul foro della città" ( cit. Compendio.. ). Gli scenari furono eseguiti da Michele Agli, riminese.
Attualmente dell'edificio originario è rimasto solo il primo corpo costituito da portico, atri e scale, poiché durante un bombardamento del 1943 è andata distrutta la cavea. Lo spazio in cui essa sorgeva è stato adibito a palestra. Il monumentale ridotto è stato adibito a sala consiliare. Il completamento di questo ambiente venne affidato all'architetto riminese Gaspare Rastelli, che non rispettò il disegno del Poletti. Questa parte superstite del teatro è in ottimo stato di conservazione grazie anche ai lavori di restauro.
Verso la metà degli anni Settanta venne indetto un concorso nazionale per la presentazione di progetti relativi alla ricostruzione delle parti distrutte del teatro. I risultati furono resi noti nell'ambito di una mostra organizzata a Rimini nella primavera del 1976, accompagnata da un catalogo curato da Giuliano Gresleri e Stefano Pompei.
Vincitore del concorso risultò il professore Adolfo Natalini di Firenze, che per la stesura del progetto coordinò un gruppo di sei architetti.
Il progetto non venne per realizzato per i vincoli posti dalla Soprintendenza Archeologica e dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici. Nel frattempo sono state effettuate opportune indagini, tra cui scavi archeologici nell'area interessata che hanno portato in luce, tra l'altro, una domus romana, reperti bizantini e tracce delle antiche mura malatestiane, per cui il recupero del teatro dovrebbe realizzarsi, in accordo con gli organi di tutela preposti e nel rispetto del contesto e della valorizzazione dell'area archeologica emersa.
Il progetto di una ricostruzione filologica del teatro: dov'era, com'era, consentendo il recupero di un edificio straordinario dalla forte valenza simbolica dopo alcune pause forzate è ripreso nel 2010, i lavori procedono e la parte strutturale è a buon punto e si sta lavorando agli interni. La riapertura del Galli si ipotizza possa avvenire nel 2018.
Un ampio salone posto al piano terra dell'avancorpo superstite, costituito da portico, atri e scaloni, è stato adibito a spazio mostre. L'attività espositiva che si svolgeva già da alcuni anni è stata, per un certo periodo, interrotta a causa di una serie di indispensabili lavori di consolidamento, quindi ripresa nel 2001. Annualmente si tengono le mostre di Catoon Club, nell'ambito del Festival internazionale del fumetto che si svolge a Rimini; quindi lo spazio è concesso prevalentemente a privati per esposizioni d'arte in base ad un regolamento comunale che stabilisce tempi, modalità e costi.
(Nadia Ceroni / Lidia Bortolotti)

The city of Rimini strongly felt the need for a public theatre as far back as the seventeenth century. In 1681 a resolution was passed to build a repertory theatre in the Salone dell’Arengo, with an auditorium divided into four tiers of twenty-one wooden boxes. Because it was made of wood and was not large enough, however, it was subsequently closed and demolished in 1839. In 1731, at the same time as this venue was active, the Teatro Arcadico, which belonged to the Accademia dell’Arcadia and was composed of two tiers of boxes, was also open. Francesco Galli Bibiena did restoration work on it in 1732, but there is no further information about the theatre after the mid-eighteenth century. Following demolition of the old theatre, the small private Teatro Buonarroti, established in 1816 by the members of the Accademia de’ Pilati, was opened to the public. In 1843, however, the municipal council had it closed, as the structure was unstable.
Consequently, a temporary wooden stage was set up in the Sala Municipale and two tiers of galleries were built for the occasion, funded by the local population.
The aristocracy and wealthy bourgeoisie felt the need for a representative building in the urban fabric that could serve as a focal point for the city’s social life, leading to the decision to erect a new theatre, conceived both architecturally and functionally as a separate building. Several potential construction sites were considered, the most suitable being Piazza del Corso and Piazza della Fonte. Following lengthy debates between those favouring the former and those who preferred the latter, Piazza della Fonte – now Piazza Cavour – was chosen, and the site was that of the Forni building, which the municipality had allocated for barracks. The resolution to build the theatre in this area is dated 14 July 1840. On 9 December of that year the Modenese architect Luigi Poletti was hired for the project. “Designed by the Engineer Commendatore Luigi Poletti, the Teatro di Rimini diverges from the style of modern theatres: its architecture is monumental and grand, so that one might call it a work from the solemn Roman era” (Monografia). “The ceremony to lay the first stone was held on 8 August of said year [1843] and the shell of the building was completed on 22 November 1846. The finishing and decorative work could not be resumed until 1854 and was completed in 1857” (Monografia). The theatre was inaugurated on 16 August 1857 with the operas Il Trovatore, Lucrezia Borgia and Aroldo, and was attended by Giuseppe Verdi. By municipal decree, in October 1859 it was named Teatro Vittorio Emanuele.
A monumental composition, it was inspired by the concepts of classical architecture: on a morphological level the theatre’s main façades, characterised by arches and piers, alluded to Leon Battista Alberti’s Tempio Malatestiano. The edifice was composed of a rectangle divided into three bodies, the first of which had a wide portico, the atrium and the stairs to the boxes: the atrium and staircases were decorated with statues by the sculptor Pietro Tenerani. The auditorium was in the main body and the stage in the last one. The atrium led to the horseshoe-shaped seating area, which was surrounded by an ambulatory and had three tiers with twenty-one boxes each, above which was the gallery. The interior also took up the morphological motif of large arches (the first tier of boxes) set on a tall plinth. Twenty Corinthian columns sustaining the trabeation and the balcony of the gallery framed the second and third tiers. There were two boxes on either side of the proscenium. The decoration of the interior “in polished scagliola and gilded stuccowork” was the work of Corsini of Urbino and Fiorentini of Imola. The ceiling, divided into three concentric areas – representing the Hours and the signs of the zodiac, and with portraits of the most distinguished playwrights – was decorated by the Bolognese artist Andrea Besteghi. The stage, which was quite large, had two sets of stairs, ambulatories, dressing rooms for the actors and an apse-shaped back wall. “The curtain was commissioned from the famous Coghetti, who depicted Caesar crossing the Rubicon as described by Lucan, as opposed to the Riminese painter Capizucchi, who on the curtain of the old theatre had depicted him speaking at the city forum” (Compendio). The scenery was the work of Michele Agli of Rimini.
All that remains today of the original building is the first body, composed of a portico, the atrium and the stairs, as the auditorium was destroyed when the city was bombed in 1943. The area on which it stood has been given over to a gym, and the monumental foyer has now been turned into a council hall. The Rimini architect Gaspare Rastelli was hired to complete this room, but he did not respect Poletti’s plans. In any event, the surviving part of the theatre is in excellent condition thanks to restoration work.
A national competition in the mid-1970s called for the presentation of plans to reconstruct the parts of the theatre that had been destroyed. The results were announced during an exhibition organised in Rimini in the spring of 1976, accompanied by a catalogue edited by Giuliano Gresleri and Stefano Pompei.
The competition winner was Professor Adolfo Natalini of Florence, who coordinated a group of six architects to draft the plans.
However, the project was never implemented due to restrictions placed on the area by the Archaeological Superintendence as well as the Superintendence for Environmental and Architectural Heritage. Specific studies have been conducted in the meantime, including archaeological excavations that have unearthed a Roman domus, Byzantine artefacts, fragments of the ancient Malatestian walls and other findings.
The project is now being reactivated but has been modified, working in concert with the Superintendences to ensure that it will respect the setting and make the most of the archaeological area that has been discovered.
The first phase of funding was slated for 1996.
(Nadia Ceroni / Lidia Bortolotti)

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