Teatro della Rocca Franco Tagliavini - Novellara

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza della sala 399 posti
dal 1984
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
Cenni storici sul Teatro Comunale di Novellara, in: "La Bohème" numero unico, 20 settembre 1908;
O. Rombaldi, Storia di Novellara, Reggio Emilia 1967, p. 310-311;
Indagine conoscitiva sulle strutture e gli organismi culturali nella provincia di Reggio Emilia, a cura dell'Amministrazione Provinciale, Reggio Emilia 1977, p. 97;
S. M. Bondoni, Sette teatri allo specchio, Reggio Emilia 1980, p. 29-31;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 196-197;
R. Barbieri, Due stagioni liriche con Tansini, in: Da Novellara ..., 1988, p. 57-67; in: Da Novellara a Novellara, a cura dell'Amministrazione Comunale, Novellara 1988;
S. Maccarini - A. Maselli, Un teatro d'opera per Novellara, in: Da Novellara ..., 1988, p. 93-99;
C. Melloni, Cronistoria del teatro, in: Da Novellara ..., 1988, p. 5-7;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 205-206.
Rocca dei Gonzaga
Piazzale Marconi, 1
42017 Novellara (RE)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
I Lombardi alla prima crociata
Fondazione: XVI (1500-1599)
Si da per certa l'esistenza di un'antica sala per le commedie presso la corte dei signori di Novellara fin dalla seconda metà del Cinquecento. In una lettera indirizzata al conte Alfonso I Gonzaga nel 1567 si dice che la 'scena' è quasi compiuta e Lelio [Orsi] potrà cominciare a dipingerla. Il 22 gennaio 1568, in occasione delle feste per le nozze del Gonzaga sopra citato, questa sala sarebbe stata inaugurata con una rappresentazione - arricchita di intermezzi rari e nuovi - frutto dell'ingegno di tal messere Mutio Busi di Novellara, mentre i bellissimi apparati scenici sarebbero stati opera per l'appunto di Lelio Orsi (cfr. Melloni 1988, p. 5). Questo antico teatro risulta scarsamente documentato: una pianta schematica dell'intera Rocca nel sec. XVII dalla quale si rileva assai poco ed una curiosa descrizione del Malagoli (trascritta da C. Melloni in Cronistoria di un teatro) sono le testimonianze finora rilevate. Mentre più frequenti risultano i richiami a rappresentazioni di vario genere, legate comunque alla vita di corte, che vi si sarebbero tenute. Vale la pena riportare la descrizione fatta dal Malagoli relativa al soffitto della platea, che sarebbe stata dipinta da Lelio Orsi e dai suoi scolari. "[...] Rappresentava questa un loggiato con quattro ringhiere e sopra ognuna un cuscino di damasco chermisi con fiocchi d'oro che pendevano al di fuori. Frammezzo questo sontuoso loggiato (fatto come arena) si vedeva in cielo Giove col libro del fato aperto nella mano sinistra e con la destra impugnava i fulmini. Da un lato l'Aquila osservava che cosa facesse Giove. All'interno dei muri nell'alto festone rasente la soffitta eranvi grossi meloni, rafani, cocomeri, barbabietole, uva bianca e uva nera, nonché uccelli di diverse specie tra i quali un Pelicano. Eravi pure dipinto un uomo, sembrava un ebreo con il cappello a triangolo schiacciato in testa, vestito in giubba nera, e con due occhiali grandi sul naso, appoggiato al cuscino della ringhiera, che prospettava il proscenio, in atteggiamento di osservar come impresario." Nel 1786 a questa stessa sala, il cui assetto cinquecentesco si suppone sia rimasto per oltre due secoli invariato, vengono aggiunti i palchetti. A metà dell'Ottocento l'antica struttura non risponde più, sia alle nuove esigenze sceniche, sia a quelle del pubblico. Pian piano si fa strada l'idea di edificare un teatro del tutto nuovo. Esiste in proposito un fitto carteggio tra i promotori di questa iniziativa, desiderosi di condurre la partita nel migliore dei modi, e la Società dei palchettisti di Carpi (costituita nel 1848), per scambi di opinioni, consigli ecc.
Avveduta è anche la scelta del progettista cui affidare la nuova impresa, si tratta di Antonio Tegani che ha maturato esperienza coadiuvando Cesare Costa alla fabbrica del Teatro Municipale di Reggio Emilia. Il vecchio teatro viene demolito nel 1861 insieme alle stanze poste nel lato sud della Rocca, al fine di consentire l'accesso al palcoscenico del nuovo che deve sorgere sulla stessa area. Nel 1862 vengono avviati i lavori per l'edificazione del nuovo teatro. Nella sala con pianta a ferro di cavallo, tre ordini di palchi, un loggione, nell'ampio ed elegante palco centrale, nella modellazione dell'arcoscenico sormontato da orologio e nell'ampio palcoscenico dotato di graticciata lignea, Tegani ripropone una sorta di copia, a dimensioni ridotte del Municipale reggiano. La decorazione interna viene affidata a Cesare Cervi, che per il soffitto della platea progetta una elaborata riquadratura a contorni mistilinei. Secondo il contratto stipulato con la committenza, oltre all'intero apparato decorativo interno, lo stesso Cervi si impegna a fornire anche dodici scene e le macchine per imitare i lampi, la pioggia, tuoni e fulmini (cfr. Maccarini - Masselli 1988, p. 93-94). Il nuovo teatro viene inaugurato il 25 luglio 1868, per la fiera di S. Anna, con la messa in scena de I Lombardi alla prima Crociata di Giuseppe Verdi.
Nel suo complesso l'attività del teatro è stata, negli anni immediatamente successivi all'inaugurazione piuttosto intensa, si registrano soprattutto messe in scena di opere liriche.
L'attività si interrompe per un certo periodo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo successivo. Riprende nel 1907 con una programmazione più diversificata, seguono quindi le interruzioni dovute agli eventi bellici, nel secondo dopoguerra il teatro cade in disuso, restando chiuso per molti anni.
Nel 1984 è avviata da parte dell'Amministrazione Comunale l'opera di recupero dell'intera struttura su progetto dell'architetto C. Melloni di Novellara. La riapertura del teatro è avvenuta nel 1988.
(Lidia Bortolotti)

There is no question that, as early as the second half of the sixteenth century, there was an ancient hall where plays were staged at the court of the lords of Novellara. A letter sent to Count Alfonso I Gonzaga in 1567 reports that the “scene” was nearly finished and that Lelio [Orsi] could start to paint it. It seems that on 22 January 1568, as part of the count’s wedding festivities the hall was inaugurated with a show – enriched by rare and new intermezzi – that was the brainchild of a certain Messere Mutio Busi of Novellara, whereas the exquisite scenery was the work of Lelio Orsi (cf. Melloni 1988, p. 5). There is little documentation about this ancient theatre. The only testimony found so far is represented by a schematic plan of the entire fortress in the seventeenth century, which reveals very little, and a curious description by Malagoli (transcribed by C. Melloni in Cronistoria di un teatro). However, references to various types of representations, tied to courtly life, that were supposedly held there are far more frequent. It is worthwhile to cite Malagoli’s description of the auditorium ceiling, supposedly painted by Orsi and his pupils. “It depicted an open gallery with four railings and, above each one, a crimson damask pillow with gold ribbons hanging from it. In the middle of this sumptuous open gallery (portrayed as an arena) was Jove in the heavens bearing the open book of fate in his left hand and thunderbolts in his right; depicted on the side was the eagle, observing Jove. On the walls, in the tall festoon by the ceiling there were large melons, radishes, watermelons, beets – one white and one black – and various species of birds, including a pelican. A man was also depicted there: he looked like a Jew with a three-cornered hat pressed onto his head, dressed in a black coat and with large spectacles on his nose, leaning against the pillow on the railing overlooking the proscenium, with the stance of an impresario observing the scene”. In 1786 the upper-tier boxes were added to this hall, whose sixteenth-century layout seems to have remained the same for over two centuries. In the mid-nineteenth century the ancient structure no longer responded to new theatrical needs nor to the demands of the public. The idea of building a brand-new theatre gradually made inroads. There is extensive correspondence between the promoters of this initiative, who wanted things to move ahead in the best way possible, and the society of upper-tier box-holders from Carpi (established in 1848), exchanging opinions, advice and so on.
The architect commissioned to oversee the new undertaking also proved to be a shrewd choice: Antonio Tegani, who had gained experience assisting Cesare Costa with construction of the Teatro Municipale in Reggio Emilia. The old theatre was demolished in 1861 along with the rooms on the south side of the fortress, in order to permit access to the stage of the new one to be built in the same area. Work to erect the new theatre commenced in 1862. With his design of the hall, which has a horseshoe layout, three tiers of boxes, a gallery and a broad elegant central box, and the modelling of the proscenium arch surmounted by a clock and the stage equipped with wooden flies, Tegani effectively proposed a smaller copy of the Teatro Municipale of Reggio Emilia. Cesare Cervi was commissioned to decorate the interior, and for the ceiling over the main seating area he devised an elaborate array of work with mixtilinear frames. According to a contract stipulated with those who had commissioned the work, in addition to the entire decorative cycle of the interior, Cervi also agreed to furnish twelve sets and machinery to imitate thunder, lightning and rain (cf. Maccarini – Masselli 1988, pp. 93-94). The new theatre was inaugurated on 25 July 1868 for the Fiera di Sant’Anna – the fair of St. Anne – with the staging of Giuseppe Verdi’s I Lombardi alla Prima Crociata.
During the period immediately after its inauguration the theatre worked extensively, chiefly staging operas.
Its activity was interrupted for a few years at the turn of the century. It recommenced in 1907 with more varied programming, but was interrupted again when the First World War broke out. Following the Second World War, the theatre felt into disuse and was closed for many years.
In 1984 the municipal administration decided to restore the entire structure, entrusting the project to the architect C. Melloni of Novellara. The theatre was reopened in 1988.
(Lidia Bortolotti)


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