Teatro Gioachino Rossini - Lugo

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta ellittica con palchetti
capienza totale della sala 448 posti
1984-1986
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
G. A. Soriani, Supplemento storico sulla origine e progressi della città di Lugo, Lugo 1834;
M. Rossi, Cento anni di storia del teatro di Lugo. La patria di Rossini, Lugo 1916;
M. Rossi, Guida di Lugo. Cenno storico memorie artistiche e notizie diverse, Lugo 1925;
F. Giugni, Il Teatro Rossini e la sala del Bibiena, in: "Lugo Nostra" (1964), p. 6-7;
M. Rossi Ferrucci, Cronistoria del teatro di Lugo la patria di Rossini, Imola 1970 (ed. cons. 1982);
M. Cortesi, Lo sviluppo urbanistico di Lugo e l'edilizia del Settecento, tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Magistero dell'Università degli Studi di Bologna, relatore prof. A. M. Matteucci, a.a. 1970-1971;
C. Verlicchi, Il "Teatro Rossini" di Lugo, tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Magistero dell'Università degli Studi di Bologna, relatore prof. G. Vecchi, a.a. 1970-1971;
Ipotesi per il Rossini di Lugo. Storia e restauro, studio di S. Capucci - G. L. Ricci - S. Van Riel - P. Lenzi, Lugo 1972;
G. Rustichelli, Il Teatro "Rossini" a Lugo, in: "Ravenna Avanti", 2 (1972), p. 6;
F. Farneti -S. Van Riel, L'architettura teatrale in Romagna 1757-1857, Firenze 1975, p. 35-56;
G. Manzoni, Il Teatro Comunale di Lugo di Romagna da note tratte dall'Archivio Manzoni, in: "In Rumagna", 2-3 (1975), p. 145-147;
Teatrostoria. Duecento anni di rappresentazioni "all'antica italiana", Udine 1981;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 236-237;
P. Fabbri, Teatri settecenteschi nella Romagna estense: Lugo, in: "Romagna Arte e storia", 8 (1983);
O. Savioli, Cento anni di vita del Teatro Rossini di Lugo (1761-1861), tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Bologna, relatore prof. R. Di Benedetto, a.a. 1983-1984;
P. L. Cervellati, Il Rossini di Lugo. Sul restauro di un celebre teatro, Bologna 1986;
Teatro: Eine Reise zu den oberitalienischen Theatern des 16. - 19. Jahrhunderts, Marburg 1991;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 186-189;
E. Vasumi Roveri, I teatri di Romagna. Un sistema complesso, Bologna 2005, p. 51-57 e seg.
Piazza Cavour
48022 Lugo (RA)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Catone in Utica, libretto di Pietro Metastasio
Fondazione: XVIII (1700-1799)
Fortunatamente le condizioni conservative del teatro comunale di Lugo, intitolato a Gioacchino Rossini nel 1859, sono radicalmente diverse rispetto a quelle registrate nel 1980 durante il censimento dei teatri storici condotto dall'Istituto per i beni culturali, e ulteriormente peggiorate negli anni successivi.
La decadenza del teatro inizi a partire dalla sua trasformazione in sala cinematografica, dopo la prima guerra mondiale, e culminò nella chiusura al pubblico avvenuta negli anni Cinquanta. Il degrado successivo è inevitabile conseguenza dello stato di abbandono.
La scelta, da parte dell'Amministrazione comunale, di restaurare il teatro dopo un trentennio di chiusura, anziché demolirlo e costruirne uno nuovo (questi erano i termini del dibattito), non può che essere notata con soddisfazione.
Dopo un intervento durato due anni, dal 1984 al 1986 - un tempo record se si considerano sia la complessità dei lavori, sia il "normale" andamento di simili operazioni - il Teatro Rossini è stato restituito alla città e, insieme ad altri luoghi (Teatro San Rocco e Pavaglione, Teatro Negri), costituisce un'importante occasione di vita sociale con un'offerta di spettacoli teatrali ricca, varia e di qualità.
Dettagliati resoconti dei diversi aspetti dell'intervento di restauro, delle scelte metodologiche ed operative che l'hanno sostenuto, insieme a riflessioni e proposte interpretative circa la storia del teatro, e a considerazioni sulle possibilità di valorizzazione del contesto urbanistico ed ambientale, sono contenuti nella pubblicazione che il progettista e direttore dei lavori, l'architetto Pier Luigi Cervellati, ha curato nel 1986. Gli aspetti relativi al restauro non saranno quindi qui trattati esaurientemente, ma semplicemente indicati ai fini di una migliore lettura - anche da parte del profano - dell'attuale fabbrica teatrale.
Le vicende architettoniche del Teatro Rossini sono state, in occasione degli studi legati al restauro, meglio precisate (vengono riconfermati in gran parte gli argomenti sostenuti in Verlicchi, 1970-71), con una puntuale individuazione dei diversi apporti alla costruzione e alle modifiche architettoniche.
In sintesi, si può affermare che i padri fondatori del teatro sono tre: Francesco Ambrogio Petrocchi (Torricella di Lugano 1706 c. - Lugo 1778), Antonio Galli Bibiena (Parma 1700 - Milano o Mantova 1774), Leandro Marconi (Mantova 1763 - Bologna 1837). A Francesco Petrocchi va assegnata gran parte della struttura (muri perimetrali, copertura e stanze di rappresentanza), per la cui erezione, avvenuta nel 1758-59, era stata acquistata una porzione dell'orto dei Carmelitani nel 1757. Nel 1760 il Bibiena si impegna a portare a compimento il teatro: "L'assetto bibienesco, oltre ai pregi acustici e all'eleganza delle decorazioni, era caratterizzato da una sala a campana con cavea a quattro ordini di diciassette palchetti ciascuno, ben evidenziati tra loro: la stessa tipologia cioè adottata per il Teatro Comunale di Bologna iniziato pochi anni prima (1755-63), e alla quale Antonio tornerà nelle imprese successive di Mantova (Teatro Accademico, 1767-69) e di Parma (Teatro dei Quattro Cavalieri, 1773)" (Nadia Ceroni, in Teatri storici ..., 1982, p. 93). Purtroppo "di questa impalcatura perfettamente aderente alla struttura disegnata e costruita dal Petrocchi, non resta più nulla" (Pier Luigi Cervellati, 1986), se non, forse, un camino posto nel foyer del primo ordine e la decorazione d'accesso al palco d'onore. I lavori di ristrutturazione, eseguiti nel 1919-21 da Leandro Marconi, determinarono infatti una nuova connotazione dell'edificio che, se si aggiungono le decorazioni in stucco eseguite da Benedetto Crescentini nel 1855, risulta essere sostanzialmente quella giunta fino a noi.
La scelta metodologica a sostegno del restauro di Pier Luigi Cervellati, eseguito nel 1984-86, è stata quella di tendere "ulteriormente al consolidamento del teatro ristrutturato nei primi decenni dell'800, ripristinando tuttavia anche le ultime modifiche che conferiscono alla sala un'aurea' otto-novecentesca" (Cervellati, 1986, p. 133).
Interventi strutturali sono risultati indispensabili, in particolare per risolvere problemi di umidità. L'edificio sorge su una falda freatica e non aveva fondamenta: frequentemente si verificava l'allagamento della sala. Oltre al "taglio" dei muri perimetrali e all'isolamento della parte inferiore del muro per impedire la risalita dell'umidità (e ad altri provvedimenti più sofisticati), è stato quindi necessario costruire le fondamenta, operazione che se eseguita a posteriori risulta evidentemente alquanto complessa.
Inevitabili anche i rifacimenti ed i ripristini di altre parti, ormai fatiscenti o mancanti: i pavimenti, le strutture sceniche, le decorazioni e gli arredi.
L'orientamento generale assunto nel corso dell'intervento di restauro ha portato alla sostituzione di diversi elementi degradati, in quanto ritenuti irrecuperabili, o all'integrazione di quelli lacunosi con altri uguali o analoghi per materiali e tecniche. Quando ci non è stato possibile, il ripristino si è basato su ipotesi interpretative sorrette il più possibile da documenti o testimonianze.
L'esterno dell'edificio teatrale presenta una semplice facciata tripartita in verticale da lesene lisce e in orizzontale da cornicioni che delimitano le diverse aperture. La coloritura dell'intonaco a calce ben si accorda con quella del vicino Pavaglione, mentre la scala di sicurezza esterna, in ferro, posta sul fianco sinistro, è purtroppo un elemento di disturbo nella visione del contesto architettonico-urbanistico (lo stesso Cervellati ammette la sua insoddisfazione in proposito, anche se ritiene non vi fossero soluzioni possibili diverse). La parte terminale dei lampioni è stata ripristinata con sfere di vetro identiche a quelle illustrate in una cartolina degli inizi del Novecento.
Nell'interno la sala, tipicamente "all'italiana", è costituita da quattro ordini di palchi e da un loggione che insieme alla platea forniscono 448 posti (per utilizzare al meglio la platea, il recente restauro ha abolito il corridoio di passaggio centrale tra le poltrone). La pianta, non perfettamente ellittica, è quella ideata da Leandro Marconi nel 1819-21. I pavimenti della platea e del palcoscenico sono stati rifatti in legno come gli originali, e un attento restauro ha interessato l'intera superficie muraria della cavea e della volta. Le decorazioni, in stucco dorato su fondo rosa antico, "disegnano" sulla volta un motivo a lacunari, mentre sulle balaustre dei palchi maschere teatrali si alternano a motivi compositi. Gli stucchi degradati e non più recuperabili sono stati sostituiti con altri muovi identici (gli stampi sono stati ricavati da parti originali ancora integre) e la doratura eseguita è quella tradizionale con foglie applicate. La tinteggiatura rosa antico dei paramenti murari ha rispettato quella esistente al momento del restauro.
Una segnalazione particolare deve essere riservata alle decorazioni murali dipinte in una trentina di palchi dal primo al terzo ordine: nascoste da diversi strati di intonaco, sono state "scoperte" nel corso del restauro. Esclusa una datazione settecentesca risalente all'intervento bibienesco, vengono considerati appartenenti alla ristrutturazione di Leandro Marconi e datati 1831. Stilisticamente in accordo con il gusto neo-classico del Marconi, indubbiamente costituiscono un elemento prezioso dell'apparato decorativo di questo teatro e vanno ad arricchire un panorama assai ridotto di produzioni pittoriche superstiti nei palchi dei teatri dell'Emilia-Romagna.
Nuovo è il sipario: per quello storico dipinto, eseguito tra le due guerre, sono risultati improponibili sia il restauro, in ragione delle pessime condizioni conservative, sia la sua riproposizione, considerata la bassa qualità dei materiali e delle tecniche. Nell'arlecchino un ricamo per applicazione su velluto riproduce l'araldica del Comune, collegandosi così a quella che è stata ritrovata dipinta sotto uno spesso strato d'intonaco all'ingresso del palco d'onore. Un particolare meccanismo consente due modi di apertura del sipario: all'italiana per gli spettacoli d'opera, e alla greca per la prosa. Inevitabilmente nuovi anche la tappezzeria e gli arredi (oramai inesistenti dopo un trentennio di chiusura del teatro), la cui progettazione si è ispirata anche ad esemplari della prima metà del Novecento fortuitamente ritrovati (è il caso delle poltroncine). La scelta del colore degli arredi, "azzurro grigiastro" non ha riscontri documentari (non si conosce il colore di base né del teatro del Bibiena, né di quello del Marconi): oltre ad essere espressione del gusto del progettista del restauro, trova una giustificazione nella necessità di raccordare il colore "bleu-verdastro" del sipario con quello di fondo dei palchi e degli intonaci dei corridoi di accesso ai medesimi, che è grigio azzurrato.
L'illuminazione della sala è costituita da un lampadario centrale, ottocentesco, di manifattura viennese, mentre i corpi illuminanti posti lungo il parapetto dei palchi sono costituiti da candelabri doppi, in ottone, a sostegno di finte candele elettroniche che forniscono una luce vibrante. Una cartolina del 1903, che riproduce l'interno del teatro, è la fonte di questa riproposta che vuole essere anche un invito ad assistere agli spettacoli al modo ottocentesco, con la sala parzialmente illuminata.
Per gli aspetti scenotecnici, in aggiunta a quanto detto per il sipario, si segnalano: il risanamento, il ridisegno e l'ampliamento del golfo mistico; il rifacimento secondo tradizione del piano di palcoscenico e della graticciata.
Non ci si sofferma sugli interventi relativi all'impiantistica e ai locali di servizio rinviando chi fosse interessato alla dettagliate descrizioni contenute in Cervellati (1986).
La vita artistica del teatro ebbe inizio nel 1759 con la rappresentazione dell'opera in musica Il mercato di Malmantile, a teatro incompiuto (evidente testimonianza del desiderio della popolazione lughese di avere un luogo deputato agli spettacoli nella propria città).
L'inaugurazione comunque avvenne durante la fiera del 1761, con l'allestimento del Catone in Utica, dramma musicale su libretto di Pietro Metastasio.
Fino ai primi anni dell'Ottocento, agli spettacoli lirici, generalmente opere buffe, si alternarono spettacoli in prosa ed il teatro venne utilizzato anche per feste.
Momenti salienti della vita artistica del teatro di Lugo nell'Ottocento furono l'esibizione nel 1813 di Nicol Paganini (che scatenò un incredibile entusiasmo di pubblico) e il "periodo rossiniano" che va dal 1814 al 1840, caratterizzato dalla presenza preponderante delle opere del celebre compositore, il cui legame con Lugo è ben noto. L'esecuzione delle opere di Giuseppe Verdi prevale nel corso di tutta la seconda metà dell'Ottocento. Puccini viene rappresentato dalla fine dell'Ottocento e Wagner nel 1900 con il "Lohengrin".
Gli spettacoli venivano allestiti nella stagione estiva, durante la fiera, ma anche, saltuariamente, nei periodi primaverili.
Il teatro non fu solo sede di spettacoli, ma anche di importanti manifestazioni di vita civile: per l'indipendenza d'Italia durante i moti del 1831 e del 1848-49 (nel gennaio 1849 vi tenne un discorso Mazzini, in qualità di deputato della costituente per le province romagnole). Nel 1876 Giosuè Carducci, amico del primo sindaco elettivo di Lugo Ercole Bedeschi, pronunci un famoso discorso agli elettori e Andrea Costa usò il teatro per molti dei suoi comizi (memorabile quello del 1882 sulle "leggieccezionali"). Nel giugno del 1914, durante la settimana rossa, si tenne in teatro un'imponente manifestazione che terminò con la decisione di cessare lo sciopero generale.
Il problema dei costi delle attività artistiche, che anche durante il Novecento si mantennero decorose, divenne pressante fino a determinare la decisione di tenere spettacoli anche nel piazzale del Pavaglione (la capienza dell'edificio teatrale non consentiva incassi ritenuti sufficienti) e di utilizzare il teatro come sala di proiezioni cinematografiche. L'ultimo spettacolo risale al settembre del 1956.
L'attività teatrale ha ripreso a svolgersi regolarmente dopo il restauro, a partire dal 1986, con una programmazione di qualità di spettacoli di prosa, lirica concertistica. Agli spettacoli che si svolgono al Rossini va affiancata la rassegna annuale di "Teatro comico", organizzata dall'Accademia Perduta nel Teatro San Rocco, e la nota attività estiva, di grande richiamo e rilevanza, del Pavaglione.
(Gabriella Lippi)

Fortunately, the current state of preservation of the municipal theatre of Lugo, named in honour of Gioacchino Rossini in 1859, differs dramatically from what it was in 1980, when the Institute for Cultural Heritage conducted a census of historical theatres. Indeed, its condition continued to deteriorate for several years after the census.
The decline of this theatre began when it was transformed into a cinema following the First World War and culminated when it was closed to the public in the 1950s. Its subsequent deterioration was an inevitable consequence of neglect. This makes the municipal administration’s decision to restore the theatre, which had been closed for thirty years, instead of tearing it down and building a new one all the more admirable.
Following two years of work conducted between 1984 and 1986 – a record, considering the complexity of what was involved and the way such undertakings usually progress – the Teatro Rossini was reopened to the city and, along with other venues (Teatro San Rocco, Pavaglione, Teatro Negri), it represents an opportunity for people to socialise, as it offers a rich, varied and high-quality theatre programme.
Detailed descriptions of the various aspects of the restoration work, the choices made in terms of the methods and approaches to use, and reflections and interpretative proposals regarding the history of the theatre, along with considerations on the ensuing opportunities to promote the urban and environmental setting, can be found in the book that Pier Luigi Cervellati, the architect and director of works, published in 1986. Consequently, the restoration work will not be detailed here but will simply be cited to give expert and lay readers alike insight into the current structure.
The studies undertaken as part of the restoration work made it possible to glean more information about the vicissitudes of the Teatro Rossini (largely reconfirmed by the arguments posited in Verlicchi, 1970-71), with a detailed indication of the various contributions that were made to its construction and architectural modifications.
Briefly, the theatre was founded by three notables: Francesco Ambrogio Petrocchi (Torricella di Lugano c. 1706 – Lugo 1778), Antonio Galli Bibiena (Parma 1700 – Milan or Mantua 1774) and Leandro Marconi (Mantua 1763 – Bologna 1837). Part of the garden of the Carmelites was purchased in 1757 as the site for the theatre, which was erected in 1758-59. Petrocchi can be credited with building most of the structure (the outside walls and the ceremonial rooms), and in 1760 Bibiena worked to finish the theatre. “In addition to its excellent acoustics and elegant decorations, Bibiena’s layout was characterised by a bell-shaped auditorium with a cavea with four tiers of seventeen boxes that were clearly distinguished from each other: i.e. the same type adopted for the Teatro Comunale in Bologna built only a few years earlier (1755-63). Bibiena would also use this layout for his later works in Mantua (Teatro Accademico, 1767-69) and Parma (Teatro dei Quattro Cavalieri, 1773)” (Nadia Ceroni, in Teatri storici in Emilia Romagna, 1982, p. 93). Unfortunately, “nothing remains of this layout, which perfectly reflected the structure designed and built by Petrocchi” (Pier Luigi Cervellati, 1986), except for a fireplace in the foyer of the first tier and the decorations at the entrance to the box of honour. The restructuring work executed by Marconi in 1919-21 gave the building a new connotation that, combined with the stucco decorations completed by Benedetto Crescentini in 1855, essentially formed the theatre we see today.
The methodological choice behind Cervellati’s restoration work (1984-86) entailed “further consolidating the theatre restructured in the early decades of the nineteenth century, while reinstating the most recent modifications, which give the auditorium an ‘aura’ of the seventeenth-eighteenth century” (Cervellati, 1986, p. 133).
Structural work proved to be indispensable, particularly in order to address humidity problems. The building stands on a water table and did not have foundations, and the auditorium frequently flooded. In addition to “cutting” the external walls, insulating the lower part of the walls to prevent rising damp, and implementing other more sophisticated measures, it was thus necessary to build foundations, an operation that, when executed after construction, is naturally very complex.
The reconstruction and restoration of other parts that were deteriorating or missing – the flooring, the stage structures, the decorations and the furnishings – was also inevitable.
The general orientation of the restoration work called for replacing deteriorated elements deemed to be unsalvageable or integrating missing ones with others that were the same or similar in materials and technique. When this was not possible, restoration was based on interpretative hypotheses that were backed as much as possible by documentation or other evidence.
The exterior of the theatre has a simple façade that is divided vertically into three parts by smooth pilaster strips and horizontally by cornices that mark the various openings. The colour of the limewash finish on the plaster beautifully matches the exterior of the nearby Pavaglione, but the external emergency stairs on the left side detract from the architectural and urban environment (Cervellati himself notes that he was unhappy with them but that no other solution was possible). The tops of the lampposts were restored with glass balls that are identical to the ones illustrated in a postcard from the early twentieth century.
The auditorium – in a typical “Italian style” – has four tiers of boxes and a gallery that, with the main floor, can seat 448 (to maximise use of the main floor, the recent restoration work eliminated the middle aisle between the seating sections). The plan, which is not perfectly elliptical, is the one designed by Leandro Marconi in 1819-21. The floors of the main seating area and the stage have been remade of wood, like the original flooring, and careful restoration was done on all the walls of the cavea and the vault. The decorations, made of gilded stucco against a dusty pink background, create a coffered design on the vault; on the balustrades of the boxes, theatre masks are alternated with composite motifs. The stuccowork that had deteriorated and could not be restored was replaced with identical elements (the moulds were made from original parts that were still intact) and the gilding was done using the traditional method of applying layers of gold leaf. The dusty pink paint is the same colour that was on the walls when the theatre was restored.
The murals painted in about thirty of the boxes from the first to the third tier deserve special mention: concealed by various layers of plaster, they were “discovered” during the restoration work. The possibility that they were part of the work done by Bibiena in the eighteenth century has been rejected: they are thought to pertain to Marconi’s restructuring work and have been dated to 1831. Stylistically, they mesh with Marconi’s neoclassical taste and unquestionably represent a precious part of the decorative cycle of this theatre. Consequently, they enrich the rather limited panorama of pictorial works that have survived from the boxes of the theatres of Emilia-Romagna.
The curtain is new. The historic painted curtain made between the two world wars proved impossible to restore as it was in very bad condition, but remaking it was also unfeasible because of the low quality of the materials and techniques. In the proscenium valance, appliqué embroidery on velvet depicts the coat of arms of the municipality, which is thus linked to the painted one found under a thick layer of plaster at the entrance to the box of honour. A special mechanism allows the curtain to be opened in two ways: in the Italian style for operas and in the Greek style for plays. Naturally, the upholstery and furnishing are also new (there was nothing left, as the theatre had been closed for thirty years), and their design was also inspired by specimens from the first half of the twentieth century that were rediscovered by chance, such as the seats. There is no documentation regarding the “greyish blue” colour chosen for the furnishings (we have no way of knowing the main colour of Bibiena’s theatre nor of Marconi’s). Nevertheless, this choice not only expresses the taste of the architect who oversaw the restoration work, but it also reflects the need to link the “greenish blue” of the curtain with the colour of the background of the boxes and the walls of the corridors leading to them, which are bluish grey.
The lighting in the auditorium is composed of a nineteenth-century Viennese chandelier that hangs in the centre, and the parapet of the boxes is fitted with double brass sconces holding faux electronic candles that create flickering light. The source of this reproposal is a 1903 postcard showing the interior of the theatre, and it is effectively an invitation to view shows the way audiences did in the nineteenth century: with the theatre partially illuminated.
As far as stage elements are concerned, in addition to what has been noted regarding the curtain, the orchestra pit was restored, redesigned and enlarged, and the stage and the flies were rebuilt according to tradition.
We will not dwell on the work done on the plant engineering and service areas; for a detailed description see Cervellati (1986).
The theatre’s artistic life commenced in 1759 with the comic opera The Fair
of Malmantile, which was staged before the edifice was actually finished, clearly demonstrating the desire of the people of Lugo to have their own theatre. It was inaugurated during the fair of 1761 with Cato in Utica, an opera seria set to a libretto by Pietro Metastasio.
Until the early nineteenth century, operas – generally the opera buffa genre – were alternated with plays, and the theatre was also used for parties.
Key moments in the artistic life of the theatre of Lugo during the nineteenth century include the 1813 performance by Niccolò Paganini, which attracted an enormously enthusiastic audience, and the “Rossinian period” between 1814 and 1840, distinguished by the predominance of works by this eminent composer, whose ties with Lugo are well known. The entire second half of the nineteenth century was marked by performances of Giuseppe Verdi’s operas. Puccini’s works were staged in the late nineteenth century and Wagner was represented in 1900 with Lohengrin.
Shows were staged in the summer, during the fair period, and occasionally in the spring.
Nevertheless, the theatre was used not only for shows, but also for important manifestations of civic life, such as those for the independence of Italy during the uprisings of 1831 and 1848-49 (as deputy of the constituent assembly for the provinces of Romagna, Giuseppe Mazzini spoke at the theatre in January 1849). In 1876 Giosuè Carducci, a friend of the first elected mayor of Lugo, Ercole Bedeschi, gave a famous speech to voters, and Andrea Costa used the theatre for many of his harangues (the one of 1882 on “special laws” is memorable). During the Red Week in June 1914, an impressive demonstration was held at the theatre, culminating with the decision to stop the general strike.
The problem of the costs of artistic activities, which were decorously maintained in the twentieth century, gradually became serious, leading to the decision to hold shows also in the square of the Pavaglione (the theatre did not have a large enough seating capacity to ensure adequate box-office receipts) and use the theatre as a cinema. The last film was shown in September 1956.
After the theatre was restored, activities resumed regularly in 1986, with the high-quality programming of plays and operas. The shows that are staged at the Teatro Rossini are paralleled by the annual “Teatro comico” programme organised by the Accademia Perduta in the Teatro San Rocco, and the important and renowned summer programme of the Pavaglione, which draws large crowds.
(Gabriella Lippi)

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