Teatro Comunale Errico Petrella - Longiano

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza totale della sala 250 posti
1980-1986
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
Concerto musicale a Longiano, in: "Il mondo artistico", 7 agosto 1870;
Da Longiano, in: "Cosmorama pittorico". 3 agosto 1870;
Errico Petrella e i suoi fasti, in: "Diogene", 9 agosto 1870;
Longiano. Apertura del nuovo teatro Petrella, in: "Il mondo artistico", 31 giugno 1870;
G. Morandi, Grande apertura del nuovo teatro Petrella in Longiano, in "L'Euterpe", 19 giugno 1870;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 243-245;
S. Castagnoli, Il teatro "E. Petrella" di Longiano dalla fabbrica al restauro, in: "Studi romagnoli", XXXVI (1985), p. 271-283;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 182-185;
I Teatri e i luoghi dello spettacolo, a cura dell'Ufficio Attività Culturali Amministrazione Provinciale di Forlì - Cesena, [Forlì] 2002, p. 12;
E. Vasumi Roveri, I teatri di Romagna. Un sistema complesso, Bologna 2005, p. 165-167 e seg.
Piazza San Girolamo, 3
47020 Longiano (FC)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
I promessi sposi di E.Petrella
Fondazione: XIX (1800-1899)
A metà dell'Ottocento esisteva ancora in questo centro collinare dell'entroterra cesenate un vecchio teatro. Pare si trattasse di un salone sito in uno stabile di proprietà comunale che dava sull'attuale piazza Malatestiana (all'epoca detta dei Capuccini), nel centro fisico e sociale del borgo antico.
L'esigenza di poter disporre di un locale adeguato per i pubblici spettacoli indusse la "Commissione Municipale" di Longiano, presieduta da Pietro Turchi, ad affidare, il 27 aprile 1850, all'ingegnere Biagio Abbati di Savignano sul Rubicone l'incarico di progettare un nuovo teatro rispondente alle esigenze della borghesia locale. Di questo progetto, eseguito assai rapidamente, si conservano ancora, presso il locale archivio storico, tre tavole. Il nuovo edificio che avrebbe dovuto erigersi nello stesso luogo dov'era situato il vecchio teatro, era piuttosto ampio con una capienza di circa cinquecento posti, tanto che per avere un'area sufficiente avrebbero dovuto essere abbattute alcune case confinanti. Nonostante alcune osservazioni dell'Abbati, secondo il quale le dimensioni avrebbero potuto essere ridotte, egli inoltre suggerì di considerare l'opportunità di destinare una diversa area al nuovo teatro.
Individuando nell'ex convento di San Girolamo, di proprietà comunale e posto all'ingresso del borgo, un luogo più idoneo. Il progetto incontrò la diffidenza degli amministratori e fu accusato di eccessiva dispendiosità, quindi fu accantonato per una decina d'anni. Solo nel 1860 fu ripresa l'ipotesi di edificare il nuovo Teatro nell'area già suggerita dall'Abbati. Tre anni dopo venne presentato a tal fine il progetto di Giulio Turchi, ingegnere comunale e figlio di Pietro che nel frattempo era diventato sindaco.
Questo teatro, più piccolo rispetto al precedente progetto, prevede una capienza di trecento posti, due ordini di palchi e un loggione. I lavori vengono avviati alla fine del 1864 e proseguono fra difficoltà economiche di una certa entità, tanto che il comune deve vendere i palchi, alcune proprietà e assumere un prestito presso un istituto di credito. L'inaugurazione è fissata per l'ultima settimana del luglio 1870. Il compositore Errico Petrella, cui il teatro viene dedicato con una solenne cerimonia, vi dirige la sua opera I Promessi Sposi.
Il teatro, con pianta a ferro di cavallo, pur riducendone le dimensioni conserva lo schema distributivo interno del progetto di Abbati. La sala e le decorazioni eseguite da Girolamo Bellani e Giovanni Canepa "pittori ornatisti e figuristi" di Lugano, residenti a Bologna sono efficacemente descritti da un contemporaneo presente all'inaugurazione. "I palchetti di gusto artistico eccellente ... Il teatro è decorato a colori ed oro vaghissimamente: il velario è a pizzo entro una zona di ritratti a finto rilievo di porcellana di eccellente esecuzione; i fiori soprammirabili, ma sul velo troppo gravi. I panni per sbagliati nella intonazione colla platea e di forma non bella è il primo proscenico. Il sipario dice la disfatta sul monte che ne prese il nome, dei soldati di Papa Eugenio IV, lor duce il Piccinino che aveva assediato la terra, operata dai longianesi, capitano Andrea Corsi di quella terra con pochi malatestiani di Rimini, epoca 1442. La composizione eccellente... ma le tinte fredde, il disegno non curatissimo e i dettagli trascurati." (cit. Morandi, Grande apertura ... 29 luglio 1870).
L'esterno si caratterizza per il motivo a fasce orizzontali esteso per tutta l'altezza e sulle fiancate dell'edificio. La facciata presenta un corpo centrale timpanato e leggermente avanzato in cui al primo piano si aprono tre finestre con arco a tutto sesto intervallate da lesene. Successivamente vengono introdotte alcune modifiche: una scala parzialmente esterna ad uso del loggione nel 1872, l'eliminazione dal golfo mistico alla fine del XIX secolo e l'introduzione di un nuovo meccanismo che, grazie a due organi manuali collegati sotto l'assito ligneo della platea, permetta di sollevarla, utilizzandola per serata danzanti.
A partire dal 1905 cominciano a tenersi, in questo teatro, proiezioni cinematografiche che, in sostituzione delle rappresentazioni operistiche e di prosa, continueranno a tenersi per lungo tempo. Nel corso dell'ultimo conflitto il tetto e parte del soffitto della platea, sono danneggiati da una bomba. Da questo periodo comincia una fase di degrado dell'intero impianto: scompaiono tutti gli arredi interni, parte delle scene, il sipario storico, i corpi illuminanti, fino agli infissi esterni. Successivamente l'uso improprio di una parte dell'edificio dà un ulteriore colpo al suo stato conservativo. A partire dal 1980 l'Amministrazione Comunale decide di procedere ad un radicale restauro del teatro e ne affida progetto e direzione lavori all'architetto Sanzio Castagnoli di Cesena.
I lavori, conclusi nel 1986, sono stai finalizzati al ripristino filologico della struttura preesistente. Senza nulla concedere ad inutili e false ricostruzioni si è cercato, quanto più possibile di restituire al teatro l'aspetto precedente alla fase delle modifiche novecentesche, quelle per intenderci finalizzate ad un uso improprio della sala. Il tipo di intervento è così sintetizzato dallo stesso Castagnoli in fase di attuazione: "si procede al consolidamento delle strutture murarie costituite spesso da materiale incoerente, alla verifica statica di tutti gli orizzontamenti, all'inserimento di nuovi impianti tecnologici riguardanti l'illuminazione, il riscaldamento ed alcuni meccanismi di scena, adeguando il tutto alle normative vigenti in termini di sicurezza; particolare attenzione si pone al ripristino delle decorazioni interne originali di cui si hanno notizie documentate e che ancora affiorano nei parapetti dei palchi e del loggione e determinante e quotidiano è il ricorso a tecnologie ormai desuete, quali strutture lignee e soffittature in arelle che se asportate e sostituite ridurrebbero irrimediabilmente il luogo teatrale in una scatola afona e priva di senso" (cit. Castagnoli 1985, p. 282)Ultimata l'opera di recupero il teatro ha ripreso a svolgere l'attività che gli è propria in modo particolarmente vivace grazie ad una direzione intelligente: comprende prosa, comico, cabaret, musica d'autore ecc. Inoltre la sala è concessa per stages, laboratori teatrali e prove.
(Lidia Bortolotti)

In the mid-nineteenth century there was still an old theatre in this hill town in the Cesena hinterland. It probably was a hall in a building, owned by the municipality, that overlooked what is now Piazza Malatestiana (called Piazza Capuccini at the time), in the geographic and social centre of the old town.
The need for a venue that could accommodate public shows inspired the Municipal Committee of Longiano, chaired by Pietro Turchi, to commission the engineer Biagio Abbati of Savignano sul Rubicone to design a new theatre that would cater to the local bourgeoisie: the deed was dated 27 April 1850. Three drawings from this project, which was completed rather rapidly, are now in the local historical archives. The new building, which was to be erected over the old theatre, was quite large – with a seating capacity of about 500 – and, according to the plans, several adjacent houses had to be demolished. However, Abbati felt that the new theatre could be downsized, and he also suggested that a different area be allocated to it.
The former monastery of San Girolamo, owned by the municipality and situated at the entrance to town, was chosen as the ideal site. The project was not well received by the city administrators, who said it was too expensive, and it was thus shelved for about ten years. Abbati’s idea of building the new theatre was not re-examined until 1860. Three years later, a project was presented by Giulio Turchi, the municipal engineer and the son of Pietro Turchi, who in turn had become mayor in the meantime.
This theatre, smaller than the one envisaged in the previous plans, could seat 300 people, with two orders of boxes and a gallery. The work commenced in late 1864 and continued, albeit with great financial difficulties: the municipal government had to sell the boxes along with several pieces of property, and was forced to underwrite a loan with a bank. The theatre was inaugurated in the last week of July 1870 and the composer Errico Petrella, to whom the theatre was dedicated in a solemn ceremony, conducted his I Promessi Sposi there.
The theatre, which has a horseshoe plan, reflects Abbati’s project, albeit on a smaller scale. The hall and the decorations by Girolamo Bellani and Giovanni Canepa, ornamentalists and figure painters from Lugano, Switzerland, but resident in Bologna, are eloquently described by a contemporary who attended the inauguration. “The upper-tier boxes are of excellent artistic taste .... The theatre is charmingly decorated with colours and gold: the curtain is made of lace and set in an area of porcelain portraits in faux relief that are beautiful; the flowers are marvellous but too heavy on the curtain. The colour of the fabrics does not match the stalls and the shape of the forestage is unattractive. The curtain recounts the defeat on the mountain, named for it, of the soldiers of Pope Eugene IV – led by Piccinino, who had besieged the land – at the hands of the people of Longiano, captained by Andrea Corsi, from that town, with a few Malatestian soldiers from Rimini in 1442. The composition is excellent ... but the colours are cold; the design is somewhat careless and details have been overlooked.” (Morandi, Grande apertura, 29 July 1870).
The exterior is distinguished by horizontal bands that rise to the top of the building and along the sides. The façade has a gabled central body that projects slightly; the first floor has three windows, with round arches, that are punctuated by pilaster strips. Several changes were made subsequently: a staircase, part of which external, was added in 1872 to service the gallery, the orchestra pit was eliminated in the late 19th century, and a new mechanism was installed with two manual organs connected under the planks of the stalls, making it possible to raise the orchestra seats so that the area could be used for dancing in the evening.
The theatre began to show films in 1905, and they were long offered in lieu of operas and theatrical works. During the Second World War, the roof and part of the ceiling over the stalls were damaged by a bomb. The entire structure began to deteriorate during this period: all the furnishings disappeared, as did part of the stage, the historic curtain, the lighting and the external fixtures. Misuse of part of the building further damaged it. In 1980 the municipal government decided to conduct extensive restoration work on the theatre and commissioned the architect Sanzio Castagnoli of Cesena to plan and oversee the project.
The objective of the work, completed in 1986, was to restore the structure in its original form. Without indulging in futile and false reconstructions, the architect attempted to recreate the theatre as it appeared before the eighteenth-century modifications, i.e. those that effectively permitted misuse of the interior. During the work, Castagnoli summarised his approach as follows: “We are proceeding with consolidation of the masonry structures, many of which composed of loose material, static examination of all the ceilings, the installation of new lighting, heating and several stage mechanisms, with retrofitting to meet current safety regulations. Special attention is paid to restoring the original interior decoration, about which we have documented information and which is still visible in the railings of the boxes and the gallery. We have constantly made great use of technologies that are now obsolete for elements such as the wooden structures and trelliswork ceilings, which – if removed and replaced – would irremediably turn the theatre into an aphonic and meaningless box” (Castagnoli 1985, p. 282). Following restoration, the theatre resumed its activities, taking a very lively approach thanks to intelligent management: it stages plays, comedies, cabaret, concerts and so on. The hall is also used for courses, theatre workshops and rehearsals.
(Lidia Bortolotti)

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