Teatro Comunale Ebe Stignani - Imola

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta ellittica con palchetti
capienza totale della sala 468 posti
1969-1974/2005-2010
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
Avvertenze dell'Amministrazione Municipale d'Imola al Consiglio Comunale sulla ricostruzione del Teatro, Imola 1806;
G. C. Cerchiari, Ristretto storico della città d'Imola, Bologna 1848;
Comune di Imola. Regolamento pel Teatro Comunale di Imola, Imola 1863;
A. Negri, Il Comune di Imola dalla costituzione del Regno alla fine del secolo XIX 1859-1900. Notizie storiche e statistiche, Imola 1907;
I. Cenni, Teatri, rappresentazioni e spettacoli a Imola dal 1782 al 1900, tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Magistero dell'Università degli Studi di Bologna, relatore prof. G. Vecchi a.a. 1966-1967;
Teatro Comunale di Imola, [Imola] 1974; F. Farneti - S. Van Riel, L'architettura teatrale in Romagna 1757-1857, Firenze 1975;
A. M. Matteucci - D. Lenzi, Cosimo Morelli e l'architettura delle Legazioni Pontificie, Bologna 1977, p. 286-288;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S.M. Bondoni, Bologna 1982, p. 214-215;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 180-182;
E. Vasumi Roveri, I teatri di Romagna. Un sistema complesso, Bologna 2005, passim; Teatro Comunale di Imola: lo Stignani 1812-2012, a cura di L. Rebeggiani e O. Orsi, Imola 2012.
via Giuseppe Verdi, 1/3
40026 Imola (BO)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
I riti di Efeso di Giuseppe Farinelli
Fondazione: XIX (1800-1899)
Grazie all’impegno di una società formata da nobili cittadini appartenenti alle più facoltose famiglie imolesi, denominata dei Cavalieri Associati, venne realizzato un teatro su progetto di Cosimo Morelli, inaugurato il 27 luglio 1782 con l’opera Giulio Sabino del maestro Giuseppe Sarti di Faenza. Il teatro, di cui si conserva il progetto, era dotato di un palcoscenico a ‘tre bocche’ ossia con tre distinte scene, la sala aveva tre ordini di diciassette palchi ciascuno e rappresentò sicuramente un modello per i teatri successivi. Malauguratamente questo teatro fu distrutto da un incendio nel febbraio 1797 nel corso dell’invasione in città delle truppe francesi.
Dal 1798 al 1812 viene adibita ad uso di pubblici spettacoli la Sala Comunale, ora sede del Consiglio. Si tratta di una struttura provvisoria in legno, formata, oltre che dalla platea, da tre ordini di ringhiera. In questo luogo il 22 aprile 1804 Gioachino Rossini tiene un concerto.
L'esigenza di avere un nuovo teatro fa sì che nel 1810 un gruppo di nobili esponenti della società imolese acquisti il convento di San Francesco, sito nel centro della città e risalente alla seconda metà del Trecento soppresso in età napoleonica, coll'intento di trasformare la chiesa superiore del convento in teatro. Giuseppe Magistretti, ingegnere imolese, viene incaricato del progetto, i lavori terminano nel 1812. La sala, dall’armonioso profilo ellittico ha tre ordini di palchi e loggione, le decorazioni sono opera di Felice Giani e dell’ornatista Gaetano Bertolani. Il nuovo teatro, intitolato alla dea Cerere, viene inaugurato Il 4 agosto dello stesso anno, in occasione dell’annuale fiera con il dramma I riti di Efeso di Giuseppe Farinelli in prima esecuzione assoluta.
Magistretti (1775-1859), ticinese d’origine appartiene alla colonia di mastri comacini che in città operano come architetti, scagliolisti, decoratori e plasticatori. Vocato in particolare all’attività di ingegneria civile collabora con il Comitato Ponti e Strade del Comune. L’intervento sull’ex convento di San Francesco è molto impegnativo, “[…] delle due chiese francescane sovrapposte Magistretti si occupa di quella superiore, dividendo lo spazio in tre: l’ingresso con soprastante ridotto, la platea con tre ordini di palchi completa di galleria a volta e palcoscenico con il graticcio. Le volte della prima campata della chiesa inferiore sono demolite per creare l’ingresso sulla strada e la soprastante sala del ridotto. Per realizzare platea e corridoio dei palchi demolisce due pilastri e costruisce un arco in muratura, visibile sulla via Emilia.” (cit. Teatro comunale… p. 6).
Tre anni dopo, in piena Restaurazione, papa Pio VII, recuperato lo Stato Pontificio cui Imola appartiene, ordina la chiusura del nuovo teatro in quanto costruito in un edificio originariamente dedicato al culto, anche se reso ormai da diverso tempo profano. Per sedici anni gli imolesi devono adattarsi nuovamente al teatro provvisorio, sistemato nella Sala Comunale; nel quale peraltro si svolgono regolari corsi di recite.
Solo nel 1831 il conte Cesare Codronchi Angeli ottiene da Gregorio XVI la riapertura del teatro. Quindi vengono avviati urgentemente gli indispensabili lavori di ripristino e manutenzione affidati allo stesso Magistretti. Per espresso volere pontificio viene modificata la facciata e abbassata la torre campanaria, in tal modo l’edificio perde la connotazione d’origine di luogo destinato al culto. All’interno è ridipinto l’arcoscenico. Durante il governo provvisorio seguito ai moti rivoluzionari, nel carnevale di quello stesso anno il teatro riapre e la compagnia comica Colomberti - che agisce nel teatro provvisorio - mette in scena lo spettacolo La grande seduta criminale convocata in Calais contro Ernestina Clerck, la sera dell'8 febbraio. Il 3 agosto si apre la stagione lirica del redivivo teatro con Gli Arabi nelle Gallie o il trionfo della fede. In pochi anni il teatro di Imola acquista nuova fama, che si allarga oltre i limiti del ristretto ambito regionale. Progressivamente aumentano il numero di artisti importanti che vi si esibiscono; la programmazione, quasi tutta basata su opere liriche, raggiunge un ottimo livello. Da ricordare la rappresentazione di Il Barbiere di Siviglia di Rossini, data nel 1837 con la direzione di G. Gaspari e la partecipazione del basso G. Zucchini. Seguiranno molte altre messe in scena di opere rossiniane. I vertici sono raggiunti con L'elisir d'amore di Donizetti nel 1842, La Sonnambula di Bellini nel 1843 e Lucrezia Borgia sempre di Donizetti (divenuta Eustorgia da Romano per censura pontificia). Nel 1845 anche a Imola va in scena l’Ernani di Verdi, la cui fama è in ascesa.
Il teatro diviene Comunale nel 1846 quando i soci che ne sono proprietari lo vendono al Comune. Continuano le rappresentazioni di importanti opere liriche fino al 1852, quando viene temporaneamente chiuso per essere completamente restaurato. Gli amministratori Codronchi e Pagani pregano l'ingegnere G. Bianconcini di assumere la direzione dei lavori. Quanto alla ristrutturazione del coperto e del plafone, viene incaricato l'ingegnere comunale Antonio Cerchiari. Infine, affinché tutto sia eseguito nel miglior modo possibile, è invitato a Imola, per esprimere un prezioso parere e soprattutto sovrintendere ai lavori, il professore Filippo Antolini (figlio del celebre Giovanni Antonio).
All'esame dello stesso Antolini sono sottoposti anche i disegni per la decorazione, affidata al pittore imolese Francesco Galassi. Quest’ultimo viene condotto a Modena e a Ferrara, per esaminare quei teatri, al fine di dirigere la sua opera ed apporre al disegno quelle modifiche che lo possano rendere più armonioso e leggiadro, si da incontrare l'approvazione dell'illustre maestro. Il velario della sala teatrale che imita un elegante padiglione in tessuto ed è opera del Galassi e di Sante Nucci, mentre al pittore figurista Paolo Sarti viene affidato l'incarico di dipingere le figure femminili che lo animano. Sarti affresca otto Muse di canoviana memoria: la Tragedia, la Commedia, la Danza, la Musica, la Declamazione, la Poesia Amorosa, la Poesia Eroica e la Storia.
Le opere sono completate con il rifacimento del vestibolo e le modifiche apportate alla facciata, ove viene realizzato un porticato che ha tra l’altro la funzione di consolidare l’originale struttura medievale, su progetto dell’architetto bolognese Luigi Ricciardelli.
La facciata presenta un porticato a tre arcate, il quale sorregge una terrazza su cui danno tre aperture timpanate intervallate da lesene, il tutto sormontato da una fascia di coronamento. L'origine ecclesiastica dell'edificio è tuttora leggibile sulla fiancata che costeggia la via Emilia e sul retro.
Il rinnovato teatro riapre il 26 dicembre 1855, con la rappresentazione di un’opera in prosa.
Nel 1868 vengono realizzate le decorazioni della sala del Ridotto. Opera degli ornatisti di Lugano Giovanni Canepa e Girolamo Bellani è il fastoso disegno della volta per la quale traggono ispirazione dalle decorazioni dipinte sulle volte dei palazzi imolesi, con grandi vasi di fiori sporgenti finte nicchie, sfondato centrale il tutto animato da leggiadre figurine, in contrapposizione con le finiture dorate e le pareti in finto marmo sono di Antonio Xella e Gaetano Gabrielli.

L'attività teatrale riprende con regolarità, escludendo le parentesi di chiusura del 1859 e del 1866 quando, per i fermenti risorgimentali prima e la terza guerra d'indipendenza dopo, il teatro deve chiudere temporaneamente.
Sulle scene imolesi continuano ad alternarsi compagnie liriche e di prosa, varietà, operette, spettacoli d'illusionismo, Nel 1899 vi recita Ermete Zacconi, la cui compagnia torna ad Imola nel 1905 per presentare La città morta di D'Annunzio e Gli spettri di Ibsen e nel 1908 Il nuovo idolo. Negli anni 1912 e 1914 ottiene buoni successi la compagnia di Ermete Novelli. Nel 1922 la lirica trionfa con il Mefistofele di Arrigo Boito. L'anno successivo è la compagnia di Sem Benelli ad ottenere consensi.
Dopo il 1931 il teatro viene fatto chiudere perché non risponde alle nuove norme legislative di pubblica incolumità. L'Amministrazione fascista dell'epoca non ritiene opportuno dare corso ai lavori di adeguamento, quindi la guerra e i danni che il teatro subisce nel ’44 confermano la chiusura. Al recupero di questo edificio si mette mano solo alla fine degli anni Sessanta quando il Comune incassa i risarcimenti per i danni di guerra. Il teatro può così essere restaurato riaprendo i battenti nella primavera del 1974 con la compagnia di ballo di Antonio Gades.
Diretto in modo assai intelligente dalla riapertura all'attualità il teatro è andato qualificandosi come uno dei più vivaci della regione, il cartellone ha presentato ad ogni stagione un denso programma, soprattutto di prosa e concertistica.
Nel 1977 il teatro è stato dedicato alla cantante lirica Ebe Stignani mezzosoprano di fama internazionale, molto apprezzata dal maestro Toscanini ha interpretato con grande successo famosi ruoli di questo registro canoro, tra cui Carmen, Azucena (Trovatore), Amneris (Aida).
Nel 2004 il teatro viene chiuso nuovamente per improrogabili interventi di bonifica, adeguamento e restauro e la programmazione degli spettacoli si sposta al Teatro dell'Osservanza.
Questi interventi sono stati di enorme complessità in quanto hanno investito tutte le parti che formano il teatro nel suo complesso, dal corpo ottocentesco, alla biglietteria, agli uffici, ai camerini, agli apparati tecnologici. Sono state consolidate volte, coperture, strutture lignee, palchetti e galleria, inoltre l’introduzione di un nuovo elemento architettonico in acciaio e vetro ha permesso di rimodulare i collegamenti verticali e orizzontali e i percorsi. Sono state abbattute le barriere architettoniche, rinnovati gli spazi tecnici e adeguate alle normative vigenti le protezioni attive e passive di controllo e antincendio. La macchina scenica particolarmente sofisticata è stata adeguatamente equipaggiata
Particolare cura è stata posta nel restauro delle parti pittoriche e decorative di cui il teatro è assai ricco, nel solco di una tradizione imolese assai viva tra Sette e Ottocento. Mirati interventi di pulitura e ritocco hanno restituito leggibilità e freschezza alle diverse pitture e agli stucchi ed hanno inoltre restituito le decorazioni dei palchetti, molti dei quali si differenziano per i decori interni in quanto personalizzati nel tempo dalle diverse famiglie che ne avevano mantenuto la titolarità anche quando il teatro era passato al Comune (cfr. Teatro comunale… p. 18-29).
Il teatro ha ripreso l'attività la sera del 6 aprile 2010 con uno spettacolo inaugurale del Pilobolus Dance Theatre Shadowland. (Lidia Bortolotti)


Between 1798 and 1812 – after a great fire had destroyed the Teatro dei Cavalieri Associati designed by Cosimo Morelli – the Sala Comunale, where the town council now meets, was used as a venue for the performing arts. It was a wooden structure, with a main floor and three orders of balconies. In 1810, the need for a new theatre led a group of wealthy citizens of Imola to purchase the suppressed Church of S. Francesco, with the intention of turning it into a theatre. Giuseppe Magistretti, a local engineer, was entrusted with this task, which was completed in 1812. In August of that year, during the local fair season, the theatre was inaugurated. Three years later, Pope Pius VII, after the restoration of the Papal State, ordered the theatre closed, since it was built in what was originally a house of worship, notwithstanding the fact that it had long been de-consecrated. For sixteen years, Imola’s citizens had to once again settle for a provisional theatre in the Sala Comunale, which nevertheless held regular theatre classes. It wasn’t until 1831 that Count Cesare Codronchi Angeli obtained Gregory XVI’s permission to re-open the new theatre. The necessary restoration efforts were thus urgently launched.
During Carnival of that year, the Colomberti comedy troupe – who performed in the provisional theatre - staged the opening performance, La grande seduta criminale convocata in Calais contro Ernestina Clerck, on the evening of 8 February. The first opera season was inaugurated in August. In just a few years, Imola’s new theatre acquired a certain degree of fame, which soon extended beyond regional borders. The number of leading artists who performed there gradually increased: the bill of events, focusing almost exclusively on opera, soon achieved excellence. A highlight was the performance of Rossini’s The Barber of Seville in 1837, directed by G. Gaspari with the participation of the baritone G. Zucchini. The most acclaimed performances were Donizetti’s L'elisir d'amore in 1842, Bellini’s La Sonnambula in 1843 and Donizetti’s Lucrezia Borgia (renamed Eustorgia da Romano by papal censors).
The partners who owned the new theatre decided to sell it to the municipality in 1846, when it took on the name of Teatro Comunale. Major opera performances were held there until 1852, when the theatre was temporarily closed in order to be fully restored. The theatre’s managers Codronchi and Pagani beseeched the engineer G.Bianconcini to run this effort. Restoration of the roof and ceiling was entrusted to the municipal engineer Antonio Cerchiari. Finally, in order for the work to be carried out in the best possible fashion, Professor Filippo Antolini (son of the more illustrious Giovanni Antonio), was invited to Imola for an inspection and to give his expert opinion.
Antolini was also asked for his opinion on the plans for decorations, which were entrusted to the local painter Francesco Galassi. Galassi was taken to Modena and Ferrara to see their theatres, to help him with his plans, including those changes that would have made the new theatre more harmonious and graceful and helped it garner the approval of the great master. The figurist painter Paolo Sarti was asked to paint the female figures on the theatre’s ceiling. He proposed to depict eight muses: Tragedy, Comedy, Dance, Music, Declamation, Love Poetry, Heroic Poetry, and History. The council approved the project. The theatre re-opened to the public in summer 1855, with Verdi’s Macbeth.
Theatre activities took place regularly after that, with the exception of two brief temporary closures due to the upheavals associated with Italian unification in 1859, and the Third War of Independence in 1866. The theatre continued to host opera, prose, magic shows, variété, theatre in dialect, and operetta. In 1899 Ermete Zacconi, performed here, and his company returned to Imola to stage D’Annunzio’s La città morta and Gli spettri di Ibsen in 1905, and Il nuovo idolo in 1908.
Ermete Novelli’s troupe met with success in 1912 and 1914. In 1922 opera triumphed with Arrigo Boito’s Mefistofele, while Sem Benelli’s troupe was well-received the following year.
After 1931, the theatre was closed because it was no longer in compliance with public safety regulations. The fascist administration at the time decided against launching restoration efforts, which were further delayed by World War II and the post-war period, when reconstruction and meeting the basic needs of the population were the main priorities. Restoration efforts only began in the late 1960s, and the theatre reopened in spring 1974 with Antonio Gades’ ballet troupe. The indispensable restoration effort maintained the original structure and the decorations made in the mid-19th century. The elliptical hall has three orders of boxes plus a gallery; the boxes are separated by small pillars, which according to the 1853 project were to be covered with false marble (Spanish brocatello), with large masks surrounded by gilded leaves as their capitols. The boxes and proscenium arch featured simple, elegant festoon-and-garland decorations, done in a neo-classical style and painted in monochrome and golden stucco. Sarti’s Muses are still on the ceiling, which features a crystal chandelier at the centre, while the rest of the hall is lighted by appliqués. Although the stage is smaller than it originally was, it is still relatively large; its 19th century furnishings are gone, and it was modernized with iron structures. The exterior façade features a short portico with three arches, supporting a terrace with three French doors, with tympanums, separated by pillars and surmounted by a decorative band. The sides and the back still have some architectural elements that betray the building’s origin as a church. Along with the theatre, the building hosts the municipal library and archives.
Thanks to enlightened management ever since it reopened, the theatre has become one of the region’s liveliest, with a dense bill of events each season, including prose, concerts, and various other performances. Since 2004 the theatre has been closed due to urgent renovation and restoration efforts, and its events are held at the local Teatro dell'Osservanza.
(Lidia Bortolotti)

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