Teatro Angelo Masini - Faenza

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza totale della sala 498 posti
largo m 10.00, profondo m 11.65, pendenza 7 %
1987-1990
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
A. Placci, Ristretto istorico sulla costruzione del nuovo teatro di Faenza, Lugo 1840;
G. Pasolini Zanelli, Il teatro di Faenza, Faenza 1888;
A. Messeri - A. Calzi, Faenza nella storia e nell'arte, Faenza 1909;
C. Rivalta, Fasti e glorie del Teatro Comunale dalla Morichielli (1788) ad Angelo Masini (1888), Faenza 1922;
Questa Romagna, a cura di A. Emiliani, Bologna 1968, II, p. 105 sg.;
G. Ricci, Teatri d'Italia dalla Magna Grecia all'Ottocento, Milano 1971, p. 238;
Giuseppe Pistocchi (1744-1814) architetto giacobino, a cura di E. Godoli, catalogo della mostra, Firenze 1974;
F. Farneti - S. Van Riel, L'architettura teatrale in Romagna 1757-1857; Firenze 1975, p. 92-102;
M. Tafuri, Teatri e scenografie, Milano 1976, p. 112-113;
D. Lenzi, Cosimo Morelli e Giuseppe Pistocchi architetti teatrali, in: Architettura in Emilia-Romagna dall'Illuminismo alla Restaurazione, atti del convegno, Firenze 1977, p. 23-34;
Faenza. La città e l'architettura, a cura di F. Bertoni, Faenza 1978;
A. Ricci - L. Savelli - B. Montuschi, Il Teatro Comunale di Faenza, Faenza 1980;
I teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 234-236;
Le stagioni del teatro, Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 158-161;
Teatro Masini. Memorie in scena: immagini e documenti dagli archivi teatrali di Faenza, a cura di Sabina Brandolini, Bologna 2004;
E. Vasumi Roveri, I teatri di Romagna. Un sistema complesso, p. 71-77, passim.
piazza Nenni, 3 (già della Molinella)
48018 Faenza (RA)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Caio Ostilio
Fondazione: XVIII (1700-1799)
L'Accademia dei Remoti, sorta nel 1673, ebbe molta importanza per la vita culturale ed artistica della citta' di Faenza. Furono gli accademici che nel 1674 chiesero in concessione alla Magistratura il salone del Palazzo del Podestà, per svolgervi le proprie attività e per avere una sede ove radunarsi. In detto salone fecero costruire nel 1714 un teatro a palchetti in legno con cavea suddivisa in tre ordini, su disegno di Carlo Cesare Scaletta. Il teatro fu inaugurato il 21 giugno 1723, ma essendo costruito con materiale deperibile, andò presto in rovina. Nel 1777 l'Accademia chiedeva al Consiglio Municipale di demolirlo e, in un primo momento, di ricostruirlo più ampio nello stesso salone del Podestà. L'architetto Giuseppe Pistocchi presentò un disegno di ristrutturazione (ora irreperibile) accompagnato da una relazione (reperibile presso l'Archivio di Stato di Faenza). Tale progetto non fu ritenuto adeguato allo scopo dell'Accademia, che era quello di assicurare una maggiore capienza di pubblico, per cui si chiese di erigere il nuovo teatro nella piazza detta della Molinella e precisamente occupandone tutto l'angolo sud-ovest. La concessione del luogo prescelto venne decisa dal Consiglio Generale e approvata dal cardinale legato, a condizione che venisse eseguito il progetto del Pistocchi: l'architetto faentino, già operante nelle Marche con la qualifica di architetto camerale, fu quindi imposto dall'autorità superiore.
Il 19 agosto 1780, con atto notarile, venne consegnato all'Accademia il luogo suddetto con i vecchi fabbricati ivi situati. La costruzione del nuovo teatro inizi nello stesso 1780 e proseguì ininterrotta fino al 1783, quando si constatò che il primo finanziamento era esaurito. La Magistratura decise di finanziare direttamente l'impresa, rimanendo per il teatro in diretto dominio della Comunità. Nonostante molteplici difficoltà e traversie d'ordine amministrativo ed economico, la costruzione ebbe termine nel 1787. Il teatro progettato da Giuseppe Pistocchi (1744-1814) si compone di portico, atrio, sala dell'uditorio, con cavea formata da quatto ordini di palchi, più il loggione.
La cavea presenta il consueto schema a ferro di cavallo, "pur nell'adozione del cerchio come matrice formate della pianta" (Farnetti - Van Riel, 1975, p. 98): palchi, corridoi e platea sono iscritti in tre circonferenze concentriche. Ci che colpisce è la complessa ed elaborata articolazione compositiva e figurativa della parete perimetrale della platea, poiché all'uniformità tradizionale delle balconate continue il Pistocchi sostituisce una distinzione formale dei vari ordini dei palchi; la stessa differenziazione investe anche la configurazione morfologica delle colonne che scandiscono verticalmente i palchi. L'inaugurazione del teatro avvenne nel 1788 con la rappresentazione dell'opera Caio Ostilio (replicata trenta volte dal 12 maggio al 6 luglio) e con due balletti.
Nel 1826 si rese necessaria una ripulitura generale della sala a causa dell'annerimento provocato dai lumi ad olio e contemporaneamente l'autorità comunale propose di dimezzare il palco centrale e i due di proscenio che hanno doppia altezza. Richiesto il parere dell'architetto bolognese Filippo Antolini, riguardante anche il necessario allargamento del boccascena, la proposta di modifica fu giudicata negativa e si evitò di alterare l'architettura originale. In base alla perizia di Antonio Argnani il restauro comprese invece la ripulitura, il rafforzamento del soffitto, il risarcimento di alcune parti delle statue che coronavano il quarto ordine, il rinnovo completo della doratura e il rifacimento a stucco lucido delle pareti dei palchi. Pasquale Saviotti nel 1827 dipinse un nuovo sipario, attualmente conservato in altra sede. Nel 1838 si decise di prolungare il portico di facciata del teatro lungo tutto il lato sud della Molinella: da cinque intercolumni originali fu portato a nove. Nel 1845 furono necessari altri lavori di consolidamento del tetto, diretti da Pietro Tomba.
Si giunge cosi ai grandi restauri degli anni 1850-53: preso atto nuovamente di una grave situazione di degrado e precarietà, la direzione degli spettacoli inviò al Comune la richiesta di un restauro generale e radicale di tutto l'edificio. La perizia dell'ingegnere Ignazio Bosi propose, tra gli interventi più decisivi, il rialzo e l'allargamento del soffitto, che poggiava sulla balaustra del loggione, per farlo poggiare sui muri perimetrali della corsia; fu così possibile ricavare sopra la sala dell'uditorio una sala per gli scenografi. Egli propose, inoltre, il rifacimento delle decorazioni e della pittura del soffitto nonché l'allargamento del boccascena, per la qual cosa si rese necessario l'abbattimento dei palchi di proscenio, che furono poi ricostruiti in posizione arretrata, e la demolizione del grande arcoscenico, sostituito da architrave rettilineo; fu ingrandito l'atrio, demolendo i muri brevi e sostituendoli con colonne doriche architravate. Un ulteriore restauro si deve all'ingegnere Achille Ubaldini, che nel 1869 restituì l'arcoscenico al suo aspetto originale, servendosi della collaborazione di Giovanni Collina. Altri interventi si ebbero nel 1908, ad opera dell'ingegnere Tramontani, riguardo ai vani di servizio e al sistema dei vari corridoi di disimpegno, e ancora dopo il conflitto del 1940-45. La dedica ad Angelo Masini fu decretata dal Comune nel 1903.
L'attuale facciata del teatro è divisa in due registri: in quello superiore, a parete piena, si apre una serie di finestre timpanate. Il registro inferiore è costituito da dieci colonne ioniche sorreggenti una trabeazione recante in origine una epigrafe dedicatoria. Questo prospetto, che si articola in un volume cavo e uno piano, è una soluzione usata raramente negli edifici pistocchiani, che generalmente mostrano facciate a blocco unitario senza articolazione in profondità di volumi pieni e vuoti. Sotto il portico, nella parete d'ingresso, si aprono cinque porte architravate e sovrastate da lunette in origine aperte per dare luce all'atrio. La sala ha subito un'accentuazione della forma a ferro di cavallo in seguito ai lavori del 1850-53: si compone di quattro ordini di venti palchi, più quello centrale e i due di proscenio che hanno doppia altezza: questi ultimi tre decorati con statue che reggono cornucopie, cartigli e corone d'alloro. Ciascun ordine è estremamente caratterizzato: sopra l'alto basamento della platea si apre il primo ordine con palchi suddivisi da colonne "pestane". Il parapetto del secondo ordine è costituito da una sequenza di metope a bassorilievo di Antonio Trentanove (1742-1812) che non ha precedenti in Italia. I pannelli dei bassorilievi, realizzati in terracotta e fin dall'origine dorati, rappresentano alternativamente soggetti mitologici e soggetti di storia romana: la fuga di Enea da Troia, Apollo e le Camene, l'uccisione di Amulio, il ratto d'Europa, la morte di Didone, il ratto di Dejanira, Muzio Scevola, Polifemo, la continenza di Scipione, Panoplia, il ratto delle Sabine, Perseo e Andromeda, Orazio Coclite, Diana e Atteone, Curzio che si getta nella voragine, Apollo e Dafne, Cincinnato, la fucina di Vulcano, gli Orazi e i Curiazi. Il secondo e il terzo ordine sono inquadrati da colonnato corinzio con architrave. I palchi del terzo ordine sono invece caratterizzati da balaustrine. Al Quarto ordine i palchi sono suddivisi da una serie di statue addossate a pilastrini: anche le statue sono opera del Trentanove e rappresentano gli Dei dell'Olimpo ed alcune Muse (Orfeo, Proserpina, Mercurio, Tersicore, Giove, Minerva, Prometeo, Venere, Marte, Italia, Erato, Paride, Melpomene, Cupido, Giunone, Ercole, Euterpe. Nettuno, Diana, Apollo). A conclusione della cavea sta il loggione, sui cui muri perimetrali poggia attualmente il soffitto, tramite un sistema di archeggiature e sesto acuto. Ipotesi non appieno documentata è che la sala originariamente fosse di color bianco-avorio con decorazioni dorate, secondo il gusto affermatosi nell'ultimo ventennio del diciottesimo secolo, e che fossero di scagliola colorata solo le colonne corinzie. Il soffitto reca al centro un rosone con attorno figure allegoriche.
L'edificio termina con il vasto palcoscenico di dimensioni uguali alla sala dell'uditorio, munito di vani di servizio nella parte finale: sono tuttora esistenti due arlecchini di differenti dimensioni. Attualmente conservati in altra sede alcuni scenari settecenteschi e la "camera da concerto" costituita da grandi pannelli di tela dipinta con una finta prospettiva architettonica. L'opera del Pistocchi rappresenta tuttora un organismo perfettamente funzionale e funzionante. Le graticciate e le attrezzerie di scena sono quelle originali ottocentesche.
Alla fine della stagione 1983-84 il teatro è stato chiuso per riaprire alcuni anni dopo, nella stagione 1990-91. In questo lasso di tempo è stato sottoposto ad un complesso e delicato intervento di restauro, richiesto in primo luogo dall'applicazione della normativa di sicurezza, che ha comportato numerose modifiche il più possibile contenute dal punto di vista conservativo. Costituito in gran parte da strutture lignee originali, l'intero impianto era gravato da una considerevole quota di incendio che andava eliminata. Pertanto si rese indispensabile studiare l'ignifugazione più opportuna per dare sufficienti garanzie.
L'adeguamento delle le uscite di sicurezza non ha creato danni alla soluzione architettonica d'origine, grazie alla presenza di una scala interna, costruita anticamente per l'ex alloggio del custode posto alla quota del loggione; predisponendo le uscite alle quote dei palchi è stato possibile evitare soluzioni assai più traumatiche, quale l'edificazione di una scala ex novo (che in questo caso avrebbe dovuto essere collocata sulla facciata o sul retro del teatro).
L'architetto faentino Crispino Tabenelli, direttore dei lavori, quando pose mano al consolidamento generale si rese conto che la struttura era tesa al limite della statica: fu pertanto necessario intervenire opportunamente. I pavimenti in grave stato di degrado sono stati rifatti in legno nei palchi, in battuto alla veneziana nei corridoi perimetrali e in cotto nel loggione. Sulla volta in canniccio è stata fatta soltanto un'opera di ignifugazione; inoltre è stato creato un opportuno passaggio per raggiungere il lampadario (anche quest'ultimo è stato oggetto di un'opera di restauro e integrazione). Graticci e palcoscenico sono stati semplicemente rinforzati.
Recuperando gli sgabuzzini un tempo utilizzati come dispensa dai palchettisti è stato possibile creare adeguati servizi igienici, fino a quel momento insufficienti, senza manomissioni. Anche i camerini sono stati forniti di adeguati servizi e tutta la parte relativa all'impiantistica (antincendi, riscaldamento, rilevamento fumi, impianti elettrico ) è stata rinnovata e portata a norma.
In sala sono state restaurate le statue, i bassorilievi e i decori in cartapesta dell'arco scenico.
Inoltre sono stati restaurati i palchi (liberati dai numerosi strati di carta da parati posta sul marmorino originale) che ora hanno assunto una colorazione rosata.
Ove possibile è stato recuperato l'arredo originale dei palchi (fino a pochi anni fa ancora di proprietà privata tanto che il comune ha dovuto procedere ad un vero e proprio esproprio), adeguatamente ignifugato e integrato la' dove si è ritenuto necessario. Le tappezzerie sono attualmente di colore azzurro. Infine sono stati creati spazi accessori quali il bar, il guardaroba, l'office.
(Nadia Ceroni)

The Accademia dei Remoti, founded in 1673, played an important role in the cultural and artistic life of the town of Faenza. In 1674, academy members asked the Magistrature to grant them the main hall of Palazzo del Podestà, it order to have a place for their gatherings and activities. In 1714, in this hall, they built a theater with three orders of wooden boxes and a cavea, designed by Carlo Cesare Scaletta. The theater was inaugurated on June 21 1723, but since it was built with perishable materials, it soon fell into disrepair. In 1777 the Accademia asked the municipal council to demolish it, and initially also requested that a larger one be rebuilt in the same hall. The architect Giuseppe Pistocchi submitted a renovation project (now lost) along with a statement (held at the Faenza state archive). This project was judged inadequate for the purposes of the Accademia, who wanted an increased capacity, and who therefore asked that the new theater be built in the south-western corner of Piazza della Molinella. The General Council decided to accept this request, which was approved by the Papal legate, on condition that Pistocchi’s project be implemented: the Faenza-born architect, who already worked in Le Marche with the title of architetto camerale, was thus imposed by a higher authority.
On August 19, 1780, a legal document granted the location to the Accademia, along with the buildings located therein. The construction of the theater began in 1780 and continued uninterruptedly until 1783, when the initial funds ran dry. The Magistrature decided to directly fund the work, the theater remaining under the Community’s dominion. In spite of many administrative and economic setbacks, construction ended in 1787. The theater designed by Giuseppe Pistocchi (1744-1814) includes a portico, atrium, and auditorium, with a cavea with four orders of boxes plus a gallery.
The cavea has a classical horseshoe shape, "although it had adopted the circle as the driving shape for the floor plan" (Farnetti - Van Riel, 1975, p. 98): the boxes, hallways, and the main floor are inscribed within three concentric circles. The composition and figurative aspect of the main floor’s perimetral walls is strikingly complex and sophisticated, since Pistacchi replaced the traditional uniformity of the balconies with a formal distinction between the various orders of boxes; this same distinction affects the morphology of the columns that vertically separate the boxes. The theater was inaugurated in 1788 with the opera Caio Ostilio (performed thirty times between May 12 and July 6) and two ballets.
In 1826 the hall had to be thoroughly cleaned due to the soot from its oil lamps; at the same time, the municipal administration proposed that the central box be halved along with the two proscenium boxes that were twice as tall as the others. The opinion of the Bologna-born Filippo Antolin on this matter – as well as on the enlargement of the proscenium - was sought, but the proposal was rejected and the original architecture remained untouched. On the basis of the expert opinion of Antonio Argnani, restoration efforts included a thorough clean-up, the strengthening of the roof, the reparation of parts of the statues that crowned the fourth order of boxes, the complete renewal of gildings, and the application of glossy stucco to the walls of the boxes. In 1827, Pasquale Saviotti painted a new stage curtain, which is currently held elsewhere. In 1838 the portico on the theater’s facade was lengthened to encompass the entire southern side of Piazza della Molinella: the five original intercolumns were increased to nine. Additional roof consolidation work was required in 1845, under Pietro Tomba’s supervision.
This led to the major restoration efforts of 1850-53: due to the theater being once again seriously degraded and in precarious conditions, the directorate for performing arts sent a request to the municipality for a general, radical restoration of the entire building. The engineer Ignazio Bosi’s expert assessment proposed, among other things, to raise and enlarge the ceiling, which rested upon the gallery’s balustrade, in order to have it rest on the hallway’s peripheral walls instead; this also made it possible to have a room for the scenographers above the auditorium.
Bosi also proposed that the ceiling’s paintings and decorations be redone, and the proscenium enlarged, for which it was necessary to demolish the proscenium’s boxes - which were rebuilt further back – and the large proscenium arch; the atrium was enlarged by replacing the walls with Doric columns with architraves. The engineer Achille Ubaldini, in collaboration with Giovanni Collina, was responsible for further restoration efforts in 1869, when the proscenium arch was restored to its original appearance. Other interventions took place in 1908, thanks to the engineer Tramontani, and focused on service rooms and hallways, and once again after the Second World War. The dedication to Angelo Masini was decreed by the municipality in 1903.
The current facade of the theater is divided in two: the upper level features a series of windows decorated by tympanums, while the lower level is made up of ten Ionic columns supporting an entablature which originally had an epigraph and dedication. This solution, with one hollow element and one flat one, was rarely used by Pistocchi in his buildings, which generally had single-block facades without hollow and full elements playing off each other. Underneath the portico, the entrance features five doorways with architraves, surmounted by lunettes originally intended for lighting the atrium. The horseshoe-like shape of the hall was accentuated after the 1850-53 restoration: it includes four orders of twenty boxes, plus a central box and two proscenium boxes that are twice as tall as the others: these last three are decorated with statues holding cornucopias, cartouches, and laurel wreaths. Each order is highly distinctive: the first order, with boxes separated from each other by “pestana” columns, rests above the main floor’s high pedestal. The parapet of the second order is made up of a sequence of bas-relief metopes by Antonio Trentanove (1742-1812) that is unprecedented in Italy. The panels of the bas-relief, in originally gilded terracotta, alternatively depict mythological and ancient Roman subjects: Aeneas’ escape from Troy, Apollo and the Camenae, the Murder of Amulio, the Rape of Europa, the Death of Dido, the Rape of Deianira, Mucius Scaevola, Polyphemus, the Continence of Scipio, Panoply, the Rape of the Sabine Women, Perseus and Andromeda, Horatius Cocles, Diana and Actaeon, Marcus Curtius jumping into the chasm, Apollo and Daphne, Cincinnatus, the Forge of Vulcan, the Horatii and Curiatii. The second and third orders are framed by Corinthian columns with architraves. The boxes of the third order have small balustrades. The boxes of the fourth order are separated by a series of statues resting against small pillars: these statues are also the work of Trentanove and depict the Gods of Mount Olympus and some Muses (Orpheus, Proserpina, Mercury, Terpsichore, Jupiter, Minerva, Prometheus, Venus, Mars, Italia, Erato, Paris, Melpomene, Cupid, Juno, Hercules, Euterpe, Neptune, Diana, Apollo). The gallery stands at the end of the cavea; the ceiling rests upon its peripheral walls, through a system of lancet arches. One hypothesis, albeit not fully documented, is that the hall was originally painted ivory white with golden decorations, in keeping with the prevailing taste in the late 18th century, and that only the Corinthian columns were in colored scagliola. In the middle of the ceiling, there is a rose window surrounded by allegorical figures.
The building ends with a large stage of the same size as the auditorium, with service rooms at the back: two different-sized harlequins are still in existence. Some 18th century stage backdrops are currently held elsewhere, as well as the “concert chamber”, made up of large canvas panels painted with architectural elements in false perspective. Pistocchi’s theater remains a fully functioning entity. The stage sets and trellises are the 19th century originals.
At the end of the 1983-84 season, the theater closed and was re-opened during the 1990-91 season. During this time, it underwent a complex, tricky restoration process, whose first priority was to ensure compliance with safety regulations, and which required numerous changes, while trying to limit as much as possible their impact in conservation terms. The theater, which largely maintained its original wooden structure, was subject to excessive fire risks, which needed to be eliminated. It was thus necessary to identify the best fire-proofing measures to ensure safety.
Improved safety exits did not damage the original architecture, thanks to an internal staircase originally meant for the former custodian’s residence, which was located by the gallery; by matching the exits with the boxes’ quotas it was possible to avoid more traumatic solutions, such as building a new stairway (which would have had to be located on the theater’s front or rear).
The Faenza-born architect Crispino Tabenelli, who directed the restoration, realized that the building’s static equilibrium was pushed to the limit: the necessary changes thus had to be made.
The seriously degraded flooring was remade: wooden in the boxes, in Venetian battuto in the perimetral hallways and cotto in the gallery. The lath vault was fireproofed; a passageway to the chandelier was opened (the latter was also subject to restoration). The trellises and stage were simply strengthened.
The closets, once used as storage space by the boxholders, were converted into restrooms – improving upon the insufficient existing ones – without having to make changes in the building. Dressing rooms were also provided with adequate services, and the electrical, fire alarm, smoke alarm, and heating systems were all renewed and brought into compliance.
The statues, bas-reliefs, and papier-mache decorations of the proscenium arch have been restored, along with the boxes (freed from the numerous layers of wallpaper that were placed on the original marmorino stucco), which are now pink.
Where possible, the original furniture of the boxes – which were privately owned until a few years ago, when the municipality expropriated them - was restored; the boxes were also fireproofed when necessary. The drapings are now blue. Additionally, a bar, cloakroom, and office have been added.
(Nadia Ceroni)

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