Teatro Comunale - Crevalcore

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza totale della sala 320 posti
a. '60, 2001-2004
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
P. Cassoli, L'antica Accademia crevalcorese degli Indifferenti Risoluti, in: "Strenna storica bolognese" XXIX (1979), p. 131-151;
Il Teatro di Gaetano Lodi, Crevalcore 1981;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 213-214;
Gaetano Lodi, catalogo della mostra, Bologna 1987;
V. Rubini e S. Monti, Teatro di Crevalcore, in: "Inarcos" 9 (1993), p. 508-513; Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p.156-158;
M. Calore, Teatro e musica a Crevalcore tra Settecento e Ottocento, in: Crevalcore: percorsi storici, s.l. 2001, p. 291-328;
M. Grilli - G. Da Re, Il Teatro Comunale di Crevalcore: il progetto di messa in sicurezza postsisma, in: INARCOS, 5 (2013), p. 17-24.
via G. Matteotti, 106
40014 Crevalcore (BO)

opera di inaugurazione:
Il Trovatore di G. Verdi
Fondazione: XIX (1800-1899)
La storia dell'antico teatro di Crevalcore è indissolubilmente legata alle vicende dell'Accademia degli Indifferenti Risoluti di cui abbiamo notizie fin dal 1648. Nel 1673 la gioventù del castello presenta al Consiglio un memoriale per sollecitare il "massaro" a concedere un luogo ove si possano fare commedie. Fino ad allora i virtuosi avevano potuto cimentarsi soltanto presso la residenza di qualche mecenate. In tempi successivi il Consiglio, accondiscese alla richiesta degli accademici, fu così montata, al primo piano del vecchio palazzo comunale, una struttura in legno, la quale tuttavia rivelò ben presto segni di deperimento e inadeguatezza. Gli accademici si offrirono di risanare l'intero impianto a loro spese, chiedendone in cambio l'esclusivo uso. L'accordo con il Comune fu raggiunto nel 1726. Per la stesura del progetto fu interpellato Ferdinando Galli Bibiena e in pratica tale progetto fu eseguito dal suo allievo Giacomo Monari. Il piccolo teatro era in legno, aveva tre ordini di palchi con riporti in stucco per ornamento. Sicuramente vi si fecero rappresentazioni nel carnevale del 1729. Ma solo dal 1758 le notizie s'infittiscono: quell'anno furono rappresentate due commedie di Goldoni: La Castalda e L'avaro geloso. L'anno successivo gli accademici affidarono al pittore Angelo Sarti il compito di corredare il teatro di nuove scene di cui si servirono per rappresentare nel corso del carnevale altre commedie di Goldoni.
L'Accademia preferiva gli spettacoli ove dominassero lo svago e il trattenimento mondano, poi gli spettacoli dati dalla gioventù cominciarono a diradarsi. Per mancanza di fondi l'Accademia concesse sempre più spesso il teatro ad altre compagnie, a privati per le feste da ballo, a marionettisti e burattinai. Infine le soppressioni napoleoniche cancellarono anche l'Accademia crevalcorese. Il piccolo teatro era ormai in uno stato assai precario; fu riparato un'ultima volta nel 1859, infine se ne decretò l'abbattimento nel dicembre 1866.
Nel frattempo furono presi in esame due progetti per edificare il nuovo teatro. Uno dell'architetto Antonio Cipolla, l'altro dell'ingegnere Luigi Ceschi, dapprima preferito, poi anch'esso accantonato. Il progetto prevedeva tre ordini di gallerie aperte e sovrapposte alla francese, che se non compromettevano la buona visibilità e l'acustica, privavano i palchettisti di quella intimità consentita nei teatri di tradizione italiana. Si affidò il compito di redigere un nuovo progetto a Fortunato Lodi, che lo presentò tra il 1870 ed il 1871. Su proposta dello stesso Lodi si decise di costruire il teatro non più nella residenza municipale, ma sul corso principale, creando un edificio autonomo. Anche questo progetto fu però accantonato; benché minuzioso ed assai pregevole, preventivava una spesa eccessiva. Nel 1874, fu scelto il progetto dell'ingegnere Antonio Giordani di Cento, che prevedeva un costo inferiore, incontrando l'unanime soddisfazione dell'Amministrazione Comunale e dei palchettisti. Il Giordani aveva concepito una pianta più semplice, con cavea a di ferro di cavallo; aveva ridotto gli ambienti accessori ed eliminato le gallerie sopra i tre ordini di palchetti. Nel 1877 fu chiamato a far parte della commissione per la costruzione del teatro il crevalcorese Gaetano Lodi, al quale fu affidato anche l'incarico della decorazione. Abile ornatista di fama internazionale - aveva lavorato, tra l'altro, a Parigi alle decorazioni del foyer dell'Opera e al Cairo nel palazzo del kedivé - egli godeva di gran prestigio e di influenti appoggi. Gli fu così consentito di apportate modifiche sostanziali al progetto prescelto, tenendo certamente d'occhio l'accantonata ideazione di Fortunato Lodi, in tal modo fu possibile eliminare l'aspetto modesto del progetto di Giordani.
La facciata del teatro presenta un impianto classico, elegante ed equilibrato, costituito in basso da un porticato a quattro archi a tutto sesto, separati da lesene con capitelli corinzi, due pilastri decorati in alto da triglifi chiudono lateralmente la struttura. Una cornice con modanature a fasce separa il porticato dal primo piano, ove si aprono quattro finestre con arco a tutto sesto e balaustrata (contornate da una cornicetta dentellata). Una cornice ionica aggettante chiude la facciata. Per la decorazione interna, tuttora esistente, il Lodi concepì una rutilante composizione floreale in stile orientaleggiante, che a mazzi e a serti invase i palchi, debordò nelle sale del foyer e raggiunse il massimo risultato nel plafond della sala, ottenendo così un assai gradevole effetto d'insieme. Il sipario, tuttora esistente e in loco, è opera di Raffaele Faccioli. Concepito come un antico arazzo, rappresenta Marcello Malpighi alla corte del granduca Ferdinando II di Toscana; la scena è incorniciata da un ricco ornamento che contiene i ritratti di altri illustri Crevalcoresi. Lo stato di conservazione del manufatto non è ottimale in quanto non è ben teso e presenta una lacerazione, pertanto necessita di un intervento.
Il teatro fu inaugurato il 3 settembre 1881 con Il Trovatore di Verdi. Da allora divenne costume far rappresentare, in occasione della fiera di settembre, una o più opere liriche.
Il teatro non fu riservato solo a spettacoli, ma anche adibito a sala per conferenze e solennità civili; dal 1906, soprattutto, la gestione socialista si rifletté anche sull'uso del teatro, spesso aperto per manifestazioni a sfondo politico e sociale, che provocarono le invettive dei proprietari dei palchi. Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi trasformarono il teatro in ospedale da campo. La struttura subì gravi danni e gli arredi furono quasi tutti dispersi.
Nel dopoguerra il teatro ospitò feste danzanti e spettacoli di vario genere; alla fine degli anni cinquanta fu chiuso per inagibilità. Fin dai primi anni Sessanta fu avviata l'opera di risanamento e ripristino dell'edificio che consentì, alcuni anni dopo, la ripresa dell'attività teatrale.
Le sale del ridotto, che dal 1967 hanno ospitano la Biblioteca Comunale per molti anni, sono state oggetto di un complesso intervento di recupero avviato ai primi del 2001 e concluso nel 2004. Il teatro è stato purtroppo danneggiato dal terremoto del maggio 2012, oggetto di un intervento di messa in sicurezza è attualmente inagibile in attesa del necessario restauro.
(Lidia Bortolotti)


The history of Crevalcore’s historic theatre is inextricably tied to the history of the Accademia degli Indifferenti Risoluti, which dates back at least to 1648. In 1673, the castle’s youth submitted a petition to the council to ask the “massaro” – a figure akin to a treasurer – to grant them a space where they could stage comedies. Up to that time, performers were only able to ply their trade in the homes of a few patrons of the arts. Subsequently, the council met the Accademia’s request, and built a wooden structure on the first floor of the municipal building, which soon proved inadequate and damaged. The members of the Accademia offered to restore it at their expense, in exchange for exclusive usage rights. An agreement with the municipality was reached in 1726. Ferdinando Galli Bibiena was called upon to design the project, which was carried out by his pupil Giacomo Monari. The small theatre was made of wood, and had three orders of boxes decorated by stucco beading. Performances were certainly held there during Carnival 1729. News began to be more frequent only in 1758: two of Goldoni’s comedies were staged that year: La Castalda and L'avaro geloso. The following year, academy members entrusted the painter Angelo Sarti with the task of creating new stage sets for the theatre, which were needed to stage more of Goldoni’s comedies during Carnival.
The Accademia preferred events that were entertaining and provided social occasions, but the performances put on by the local youth eventually began to decrease. Due to a lack of funds, the Accademia was increasingly leasing the theatre to other troupes, to private citizens for balls, and to puppeteers and marionettists. Finally, the crackdown under Napoleon’s rule ended up disbanding the Accademia. The small theatre was in a very precarious state; it was repaired one last time in 1859, but in December 1866 the decision was taken to demolish it.
In the meantime, two projects for a new theatre were taken into consideration, one by the architect Antonio Cipolla, the other by the engineer Luigi Ceschi; while the latter was initially favoured, it was eventually discarded like the former. The project called for three orders of French-style, overlapping open galleries, which maintained visibility and good acoustics, but prevented the audience from enjoying the degree of privacy that was customary in Italian theatres. Fortunato Lodi was entrusted with drafting a new project, which he submitted between 1870 and 1871. In keeping with Lodi’s proposal, it was decided that the theatre would not be built in the municipal building, but rather in a separate building on the main thoroughfare. However, this project was discarded as well: although it was detailed and quite praiseworthy, it cost too much. Finally, in 1874, a project submitted by the engineer Antonio Giordani from Cento was chosen; it was less costly, and was unanimously approved by the municipal administration and the boxholders. Giordani designed a simpler floor plan, with a horseshoe-shaped auditorium; accessory spaces were smaller, and the galleries above the three orders of boxes were eliminated. In 1877, Gaetano Lodi, from Crevalcore, was asked to be part of the theatre-building commission and was entrusted with its decoration. A skilled, internationally renowned decorator – among other things, he had worked in Paris decorating the Opera’s foyer and in Cairo in the Khedivé’s Palace – he enjoyed great prestige and influential backers. He was thus allowed to make significant changes to the approved project, which ended up taking into account many of the ideas proposed by Fortunato Lodi, and improved upon the modest aspect that Giordani’s project had conferred on the building.
The theatre’s classical façade is elegant and well balanced, with a portico with four semi-circular arches, separated by bradawls with Corinthian capitols, while two pillars topped with triglyphs laterally enclose the structure. A cornice with bands of decorative moulding separates the portico from the first floor, which features four semi-circular arch windows and a parapet (surrounded by a scalloped cornice). A jutting Ionic cornice closes the facade. For the interior decorations, which is still in place, Lodi conceived an Oriental-style, gaudy floral composition, painted using a serti technique, covering the boxes, the halls of the foyer, and reaching the ceiling of the hall, with a very pleasant overall aspect.
The stage curtain, which is still in the theatre, is the work of Raffaele Faccioli. Conceived as an ancient tapestry, it depicts Marcello Malpighi at the court of Ferdinand II, Grand Duke of Tuscany; the scene is framed by rich decorations depicting other illustrious citizens of Crevalcore. The conservation state of the stage curtain is not optimal, since it is torn and not fully taut; it needs to be restored.
The theatre was inaugurated on 3 September 1881 with Verdi’s Il Trovatore. From then on, it became customary to stage one or more operas during the September fair.
The theatre did not just host performances, but also conferences and civic events; especially starting in 1906, under socialist management, the theatre was used for political and social rallies, much to the displeasure of the boxholders. During World War II, the Germans used the theatre as a field hospital, causing extensive damage and the loss of almost all furnishings.
In the post-war era the theatre hosted balls and many other forms of entertainment; it the late 1950s it was declared unfit for use and closed. Building renovation and restoration efforts began in the early 1960s, which made it possible for the theatre to re-open a few years later.
Currently, the theatre needs urgent renovation efforts to meet the new regulations regarding security in public performance spaces.
The rooms of the ridotto, which housed the municipal library from 1967 until a few years ago, were subject to complex restoration efforts led by the architect Antonella Mantarro. These recently completed efforts had been launched early in 2001, and in three successive phases they dealt first with the attic and the flooring, improving their static balance; the second phase focused on renewing the electrical system, while during the third and final phase the decorations were cleaned and restored, after consolidating the sand ceiling, where several worrying convex surfaces had emerged. The restored foyer was re-opened to the public and inaugurated on 20 March 2004.
(Lidia Bortolotti)

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