Teatro Comunale Giuseppe Verdi - Busseto

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza totale della sala 307 posti
1988-1995
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
Alerano, L'apertura del Teatro Verdi a Busseto, in "Gazzetta di Parma", 17 agosto 1868;
P. P. De Maldé, Cenni storici e tecnici sul Teatro Verdi di Busseto, Cremona 1868;
E. Seletti, La città di Busseto, Milano 1883, II, p. 335;
A. Napolitano, Il teatro Verdi di Busseto e le sue origini in documenti d'epoca, Parma 1968;
I Teatri di Parma "dal Farnese al Regio" a cura di I. Allodi, Milano 1969, p. 213;
M. Tafuri, Teatri e scenografie, Milano 1976, p. 157;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 180-182;
G. Banu, Le rouge et or. Une poétique du théatre à l'italienne, Paris 1989, p. 281;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti; Bologna 1995, p. 131-134.
Piazza Giuseppe Verdi
43011 Busseto (PR)
ER Cultura - Teatri e sedi

opera di inaugurazione:
Rigoletto e Il ballo in maschera di Verdi
Fondazione: XIX (1800-1899)
Risale al 1845 la proposta di edificare a Busseto un nuovo teatro in sostituzione di quello già esistente nella rocca e che gli storici locali definiscono piccolo, indecente quasi inutilizzabile.
Il Seletti scriveva in proposito: "per la sua costruzione non avrebbe il merito di una parola di ricordo, ma fu palestra ad esercitazioni filarmoniche, e drammatiche e musicali rappresentazioni sia di cittadini dilettanti, che di valenti compagnie", in particolare vi recitò in giovane età Adelaide Ristori, Provesi mise su quelle scene le sue opere buffe e Verdi le sue prime composizioni. Da una pianta della Rocca Ducale di Busseto conservata all'Archivio di Stato di Parma possiamo rilevarne forma e ubicazione: posto al primo piano, nella stessa ala ove si edificherà il teatro "Verdi", era di dimensioni assai ridotte nel palcoscenico e nella cavea con pianta a U e palchi. Nel 1856 la Municipalità acquista dal Demanio per L. 36.000 l'antica rocca medievale già sede della corte dei Pallavicino.
A seguito di questo evento viene ripresa l'ipotesi di costruire un nuovo più ampio teatro, che troverebbe qui, in considerazione della particolare rilevanza nel tessuto cittadino di questo storico edificio, un'adeguata collocazione.
Occorre sottolineare che lo stimolo e le ragioni fondamentali all'edificazione di questo nuovo teatro risiedono nella dedicazione, da parte dei bussetani, al concittadino Verdi che proprio intorno alla metà del secolo scorso, al culmine della notorietà, raccoglie esaltanti successi.
Il progetto è affidato all'architetto Pier Luigi Montecchini di Parma, al quale vengono poste alcune condizioni quali, ad esempio, la conservazione della maggior parte di materiali e parti murarie preesistenti e la massima delle economie, ma d'altro canto si raccomanda di creare un luogo splendido ed elegantemente decorato, degno del maestro cui lo si dedica. Il progetto è ratificato dal Consiglio Comunale il 18 giugno 1857, quanto all'esecuzione viene affidata all'impresa del bussetano Girolamo Sivelli, alcuni artigiani del luogo sono chiamati ad eseguire le opere meno rilevanti; mentre si fa ricorso a maestranze di provato valore ed esperienza per le parti più impegnative e specialistiche. Per esempio a Giuseppe Carletti di Parma sono affidate le parti intagliate, a Pietro Vasini e Germano Anfossi le dorature, al pittore Ferdinando Accarini di Busseto le scene e tutto quello che si riferisce al palcoscenico, l'illuminazione ad una ditta milanese e a Gaetano Mastellari di Parma il meccanismo del palcoscenico.
La decorazione pittorica è affidata a due insigni artisti bussetani Gerolamo Gelati e Gioacchino Levi, il primo non porterà a termine l'opera poiché muore nel 1865 ed è sostituito dai pittori parmensi Giuseppe Baisi e Alessandro Malpeli.
Gioacchino Levi, cui viene dato incarico di dipingere la volta della sala, è all'epoca un artista già affermato cui non si possono porre limiti e imposizioni, egli infatti si riserva di scegliere il soggetto. Com'è noto raffigurerà in quattro grandi medaglioni altrettante splendide figure allegoriche che rappresentano la Commedia, la Tragedia, il Melodramma e il Dramma romantico. Con le rappresentazioni di Rigoletto e Il ballo in maschera, in un clima di grande esaltazione per il genio del Maestro cui il teatro è naturalmente dedicato, avviene l'inaugurazione: è il 15 agosto 1868. Le signore in sala indossano abiti verdi e gli uomini cravatte del medesimo colore, ciononostante il musicista è assente e non solo per i suoi numerosi impegni ma piuttosto per una serie di controversie con le autorità locali di cui non ci pare opportuno riferire dettagliatamente in questa sede (si veda Napolitano, 1968, p. 35 sg).
Come abbiamo visto il teatro fu realizzato attraverso lo sventramento di una parte della Rocca medievale dei Pallavicino e comportò anche una ricostruzione e un vistoso adattamento in stile neomedievale (assai in voga in quel tempo) dell'esterno, opera che il Seletti giudicò assai severamente.
Confrontando lo stato attuale del teatro con le descrizioni dei cronisti dell'epoca, in particolare quella di Paolo Pio De Male, che probabilmente ne seguì con grande impegno le vicende costruttive, notiamo che l'impianto nel suo insieme ha subito, dalla fondazione ad oggi, poche ed assai contenute trasformazioni.
Sono mutate soltanto le destinazioni funzionali di alcuni ambienti, quali la sala d'aspetto, la trattoria, la stanza per l'orchestra e quella per la stufa; inoltre alcune parti situate ai piani alti, ove s'intendeva ricavare degli alloggi per le compagnie comiche, sono state occupate, soprattutto nel nostro secolo, da appartamenti privati.
Al piano terra un breve porticato introduce alla biglietteria e all'atrio da cui parte lo scalone che conduce al piano della platea ove sono anche il bar e le sale del ridotto riccamente decorate. La sala teatrale ha pianta a ferro di cavallo e pavimento ligneo, trentadue palchetti in legno su due ordini, più il palco reale e un ordine di loggione. La decorazione dei palchi è costituita da stucchi dorati, ripresi dalla tradizione rinascimentale, replicata sull'arco scenico, ove a intervalli regolari sono poste alcune effigi di musicisti in gesso ed al cui apice è collocato un orologio. Al centro della volta decorata da Levi vi è un lampadario ottocentesco con bocce di vetro. Il palcoscenico, che conserva l'originale struttura lignea, è dotato di sottopalco, camerini, una grande sala un tempo destinata agli scenografi, una stanza di deposito; inoltre è collegato con l'esterno mediante una scala indipendente. Tuttora si conservano e talvolta si utilizzano le scene per un Falstaff diretto dal maestro Toscanini, create nel 1926 da Marchioro scenografo alla Scala di Milano, una macchina per il tuono e tre argani di diverse dimensioni.
Nel 1987 il teatro è stato chiuso per inagibilità da parte del Genio Civile e dei Vigili del Fuoco, fino ad a quel momento ha condotto una regolare stagione lirica, ed è stato meta di visita da parte di appassionati melomani (trentamila persone circa ogni anno).
L'architetto Pier Luigi Cervellati responsabile di questo recupero, all'avvio del progetto ha rilevato una situazione statica fortemente compromessa dalle lesioni inferte dal tempo e dalla subsidenza. Nel 1857 l'edificazione del nuovo teatro comportò un'aggiunta all'antico edificio originale, provocando così un nuovo assestamento in un terreno naturalmente soggetto a subsidenza. Una linea di frattura situata nella zona centrale del teatro, dove il nuovo si unisce al vecchio, ha provocato macroscopiche linee di distacco nelle volte e nelle grandi murature medioevali a sacco, che sono risultate staticamente frazionate in blocchi non collegati tra loro. Inoltre l'intero impianto non risultava più a norma per la parte relativa ai dispositivi antincendio, le vie d'esodo, l'eliminazione delle barriere architettoniche. Infine sono risultati gravemente danneggiati gli apparati decorativi e gli arredi storici a causa della loro vetustà e per incuria.
Il progetto di restauro adottato fin dal 1985, ha compreso tutti gli interventi necessari per rendere perfettamente agibile e funzionante il teatro, nonché il restauro di tutto l'apparato decorativo in esso presente. Nel piano di recupero sono rientrati inoltre alcuni locali posti al piano terra, già adibiti ad archivio, uffici ed autorimessa, consentendo la realizzazione di ampi spazi espositivi che, per quattro mesi all'anno, diventano sede della Scuola di perfezionamento alla vocalità verdiana, per molti anni diretta dal defunto maestro Bergonzi.
L'opera di recupero avviata nel 1988 e condotta per stralci successivi ha portato al definitivo consolidamento delle strutture verticali e orizzontali, al ripristino di tutte le parti fatiscenti, al rifacimento delle pavimentazioni in cotto e alla realizzazione di una nuova impiantistica (termica, elettrica, idrica, antincendio, ecc.) secondo la vigente normativa. Inoltre si è provveduto al restauro e ricostruzione filologica di tutti i serramenti del teatro, è stato messo in opera un ascensore omologato per i portatori di handicap, ove possibile si è proceduto al recupero delle scale per le uscite di sicurezza o al rifacimento a norma.
Inoltre, al fine di predisporre le scale di sicurezza per il loggione ed i due ordini di palchi, è stato realizzato uno spettacolare impianto in legno lamellare ignifugo di ispirazione leonardesca, posto all'esterno sul lato est opportunamente liberato dalle superfetazioni novecentesche.
L'intervento di restauro si è concluso nel 2000 con il completamento di tutte le opere relative alla sala teatrale e al palcoscenico, quale per esempio l'ignifugazione dell'una e dell'altro, la messa a norma di tutti gli arredi, il restauro delle pitture murali, degli stucchi, delle decorazioni in oro e delle carte da parati. Inoltre la messa in opera di una piattaforma mobile consente di poter variare la capienza della platea a seconda che la fossa orchestrale sia o meno estesa. Sono inoltre state restaurate le originali attrezzerie di scena (graticcio, tiri ad argano, funi ecc.), le quinte scorrevoli presenti nel sottopalcoscenico, i velari, il sipario e le mantovane. Se fin dall'inverno 2000 è stata programmata una stagione, dal gennaio 2001 in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Giuseppe Verdi (avvenuta a Milano il 27 gennaio 1901), il calendario teatrale si è fatto particolarmente ricco e significativo. Si ricordano in particolare una straordinaria edizione di Aida, andata in scena proprio il 27 gennaio, con la regia e scene di Franco Zefirelli, nonché la successiva rappresentazione di Falstaff diretta da Riccardo Muti con Coro e Orchestra del Teatro alla Scala di Milano.
(Lidia Bortolotti)

In 1845, a proposal was made to build a new theatre in Busseto, in order to replace the one that once existed in the fortress, which local historical deemed too small and unsuitable, almost unfit for use.
As Seletti wrote: "the building itself barely deserves mention, but it was a training ground for philharmonic, dramatic, and musical performances by both local amateurs and talented troupes"; in particular, a young Adelaide Ristori performed here, Provesi staged his opere buffe, as did Verdi his first compositions. A map of the Busseto Ducal Fortress held in the Parma State Archives reveals the shape and location of the theatre: it was on the same floor of the building, in the same wing where the Teatro Verdi would eventually be built, and with a small stage and auditorium; it had a U-shaped floor plan and boxes. In 1856 the municipality purchased from the State, for 36,000 liras, the ancient fortress that had once hosted the Pallavicinos’ court.
Subsequent to this purchase, the old idea to build a larger theatre was resuscitated, since the particular relevance of this historic building to the local citizenry made it a particularly suitable location.
It should be stressed that the impetus and main reasons behind the building of this new theatre lie in the devotion that the inhabitants of Busseto felt towards their townsman Verdi, who was at the apex of his success in the mid-1800s.
The project was entrusted to the architect Pier Luigi Montecchini of Parma, under certain conditions such as, for example, a low budget and the preservation of most of the pre-existing walls and materials, although on the other hand he was asked to create a magnificent, elegantly decorated theatre worthy of the maestro to whom it would be dedicated. The project was ratified by the municipal council on 18 June 1857 and entrusted to a company belonging to the Busseto-born Girolamo Sivelli, with some local artisans in charge of carrying out minor work; for the most difficult and specialized work, artisans of proven value and expertise were drafted. For example, Giuseppe Carletti of Parma was in charge of engraving, Pietro Vasini and Germano Anfossi of gilding, the Busseto-born painter Ferdinando Accarini of backdrops and the stage, illumination was entrusted to a company from Milan, and Gaetano Mastellari of Parma was in charge of stage mechanisms.
Painted decorations were entrusted to two renowned painters from Busseto, Gerolamo Gelati and Gioacchino Levi; the former died in 1865 and was replaced by the painters Giuseppe Baisi and Alessandro Malpeli, both from Parma.
Gioacchino Levi, who was entrusted with painting the vault above the main floor, was already a well-established artist, and would not accept any impositions or limits; indeed, he reserved the right to choose the subject: four large medallions depicting four splendid allegorical figures representing Comedy, Tragedy, Melodrama, and Romantic Drama. The theatre was inaugurated on 15 August 1868, with performances of Rigoletto and Il ballo in maschera, amidst great pride for the genius of the maestro to whom the theatre was dedicated. The ladies in attendance wore green dresses, and the men green ties, in spite of the fact that the great musician was absent, not only due to his many commitments, but also because a series of disputes with local authorities, which it would be inopportune to discuss here (see Napolitano, 1968, p. 35).
The theatre was built in part by demolishing part of the Pallavicinos’ medieval fortress, and it also required the exterior to be extensively re-built and re-adapted in a neo-medieval style (which was in vogue at the time); Seleti judged these efforts quite harshly.
If we compare the current state of the theatre with descriptions made by the chroniclers of that era, in particular Paolo Pio De Male, who closely followed its construction, we notice that overall the building has had only a few, minor changes since then.
The most significant changes have been in the use of certain rooms, such as the waiting room, the restaurant, the orchestra room and the boiler room; additionally, certain spaces on the upper floors, originally meant to house comedy troupes, have instead been converted into private apartments, especially in the current century.
On the ground floor, a short covered porch leads to the ticket office and the atrium, from where a staircase leads to the main floor, which also hosts a bar and the richly-decorated rooms of the ridotto. The main floor has a horseshoe-shaped floor plan and wooden floorboards, thirty-two boxes in two orders, plus the royals’ box and a gallery. The boxes are decorated with golden stucco, inspired by Renaissance tradition; these decorations are repeated on the proscenium, which also features chalk effigies of musicians placed at regular intervals and a clock at its apex. At the centre of the vault, decorated by Levi, there is a 19th century chandelier with glass spheres. The stage, with its original wooden structure, features an understage, dressing rooms, a large room that was once reserved for the scenographers, and a storage room; furthermore, an independent room connects it with the outside. The stage sets created in 1926 by Marchiorro, the scenographer at Milan’s La Scala, for a performance of Falstaff directed by the maestro Toscani are still extant, and are even occasionally used; these include a thunder machine and three hoists of different sizes.
In 1987 the theatre was declared unfit for use and closed by the fire department and the civil engineering office; until then, it had regularly hosted an opera season and was visited by many opera buffs (about 30,000 visitors each year).
The architect Pier Luigi Cervellati, who was responsible for the subsequent restoration effort, noted at the beginning of the project that the static situation was seriously compromised by the damage caused by time and subsidence. In 1857, the building of the new theatre led to additions to the original ancient building, thus provoking a new settlement in an area that was naturally subject to subsidence. A fault line located in the centre of the theatre, where the new and old buildings come together, caused large fissures in the vault and in the mediaeval rubble masonry, which, in static terms, was broken down into disconnected blocks. Furthermore, the entire building was no longer in compliance with regulations in terms of fire safety, security exits, and disabled access. Finally, the decorations and historical furnishings were greatly degraded due to age and neglect.
The restoration project, adopted as early as 1985, included all necessary interventions to make the theatre perfectly fit for use and accessible, as well as interventions to restore all decorations. The plan also applied to some of the rooms located on the ground floor, which were being used as offices, archives, and garages, which were converted to exhibition spaces that, for four months a year, serve as the headquarters for the Verdi vocal school directed by the maestro Bergonzi.
The restoration efforts launched in 1988, and which continued off and on subsequently, led to the final consolidation of vertical and horizontal structures, the recovery of all dilapidated elements, the installation of a new brick floor and new thermal, electric, water, and fire safety systems in compliance with existing norms. Furthermore, all of the theatre’s windows and doors were faithfully restored to their original versions, an elevator for the disabled was installed, and where possible the stairs were restored for the safety exits in compliance with existing norms.
Furthermore, in order to install safety stairs for the gallery and two orders of boxes, a spectacular fire-resistant glued laminated timber structure, whose style was inspired by Leonardo, was installed on the exterior eastern side, from which all 20th century additions were removed.
The restoration efforts ended in 2000 with the completion of all work on the hall and main floor, such as their fire proofing, the restoration of wall paintings, stucco, gilded decorations and wallpaper; additionally, all furnishings were brought into compliance with existing regulations. Furthermore, the installation of a mobile platform makes it possible to change the main floor’s occupancy in accordance with the size of the orchestra pit. The original stage tools (trellis, winches, ropes etc.) were restored, along with the sliding doors underneath the stage, the stage curtain, veils, and valances. Opera seasons began in January 2000, but starting in January 2001, on the occasion of the commemoration of Giuseppe Verdi’s death in Milan on January 27, 1901, the bill of events became particularly varied and noteworthy. Of particular significance were an extraordinary performance of Aida, staged on 27 January under the direction and scenography of Franco Zeffirelli, along with the subsequent performance of Falstaff directed by Riccardo Muti , with the choir and orchestra from Milan’s Teatro alla Scala.
(Lidia Bortolotti)




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