Teatro Comunale Maria Pedrini - Brisighella

Elementi caratterizzanti
Dati tecnici
pianta a ferro di cavallo con palchetti
capienza totale della sala 200 posti
1961-1970
fonti archivistiche
Pubblicazioni e Cataloghi
A. Metelli, Storia di Brisighella e della Valle di Amone, Faenza 1869, v. III-IV;
F. Consolini, Cronaca contemporanea di Brisighella dall'anno 1850 all'anno 1883, Firenze 1884, v. II;
Brisighella: cenni storici, Brisighella 1899;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna 1982, p. 232-234;
Studio per il recupero del Teatro Pedrini di Brisighella, Faenza 1994;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 127-128.
Via Naldi, 2
48013 Brisighella (RA)

opera di inaugurazione:
commedie del Goldoni e del Nota
Fondazione: XIX (1800-1899)
La notizia del primo spettacolo dato a Brisighella risale al 29 settembre 1593. Quel giorno i giovani del paese misero in scena sulla piazza principale una Giuditta, opera di un brisighellese, che possiamo solo supporre fosse tragica. Si trovano nuovamente notizie certe di spettacoli alla fine del Seicento. Qui, come in altri centri, la gioventù durante il carnevale si raccoglie per dare alcune recite, con il soccorso del pubblico denaro. La sede preferita è la sala del Palazzo Pubblico, "benignamente" concessa per gli allestimenti scenici di drammi e commedie. Si andò avanti così fino al 1824, quando venne decisa la demolizione del vecchio palazzo. Da San Giovanni in Persiceto fu chiamato l'ingegnere Mollari affinché si occupasse della nuova fabbrica, al cui interno dovrà essere lasciato uno spazio atto a servire agli spettacoli notturni. La progettazione del Teatro Comunale fu affidata all'ingegnere del Comune medesimo, Giuseppe Mascolini; la perizia dei lavori, esaminata dal cardinale legato, fu approvata il 28 gennaio 1829. Per ordine del priore Giulio Metalli l'edificazione fu portata avanti in segreto, al fine di sopire i "vani cicalecci" e le polemiche di chi avrebbe voluto utilizzare quello spazio per edificare una cappella. Da molto tempo, la maggior parte degli abitanti di Brisighella desiderava un teatro e ancora più ardente era la voglia di godere dei pubblici spettacoli: tanto che l'amministrazione fu costretta a concederlo ad alcune compagnie di giro, quando ancora il teatro era allo stato grezzo. Per motivi finanziari fu infatti questa l'ultima parte del Palazzo Pubblico ad essere edificata (cfr. Metalli 1869, p. 136, v. VI).
I lavori di scenografia e "macchinammo" furono opera di Gaspare e Romolo Liverani, di cui, presso l'Archivio Comunale, si conservano due lettere. L'edificio fu praticamente terminato nel 1832, anche se nel 1835 vennero fatte ulteriori spese per il definitivo completamento.
L'inaugurazione fu comunque decisa per il mese di settembre del 1832, in occasione della festa della Beata Vergine del Monticino; il pro-legato di Ravenna autorizzò la spesa di trenta scudi per gli allestimenti necessari. Il Metelli, nella sua Storia di Brisighella, afferma che "a tale effetto venne condotta una compagnia di abili istrioni che retta dal Mascherpa stava a' servigi della Duchessa di Parma e Piacenza, la quale vi rappresentò alcune commedie del Goldoni e del Nota" (cit. p. 187, v. IV). Nel nuovo teatro risplendente per le luminarie gli uditori trassero gran diletto da queste rappresentazioni.
L'ambiente che il Maccolini ebbe a disposizione per costruire il teatro era collocato dietro la sala principale della residenza municipale; esso aveva pianta irregolare, con un lato più largo ed uno più stretto che terminava con un semicerchio a foggia di coro da chiesa. La figura che più vi si poteva adattare, secondo il progettista, era quella cosiddetta a ferro di cavallo. Per un teatro che doveva servire ad un paese di duemila persone, fu intento del Maccolini usare ristrettezze nei palchi e nelle corsie, che erano ad uso di pochi, con vantaggio della platea che sarebbe servita a tutti. Concepito il progetto, Maccolini, per ripulirlo di qualche menda, consultò addirittura alcuni illustri maestri a Bologna, di cui per non si conoscono i nomi.
Attualmente il teatro presenta una sala, con pianta a ferro di cavallo, piuttosto piccola e due ordini di palchi (ventiquattro in tutto, più il palco d'onore) suddivisi da dodici robuste colonne in stile dorico che sorreggono il loggione. La decorazione è molto semplice: una serie di medaglioni orna i palchi del secondo ordine; una cornice in stucco dorato corre tutt'intorno alla trabeazione sovrastante le colonne. L'arcoscenico, altrettanto semplice, ha decorazioni floreali e medaglioni in stucco dorato. Sul soffitto a cupola è dipinta una finta prospettiva, costituita da dodici finestre ad arco, ognuna con un vaso di fiori al centro. Il teatro è illuminato, oltre che dal lampadario centrale, da una serie di appliques.
Negli ultimi tempi il teatro è stato più volte restaurato. Una prima volta nell'immediato dopoguerra, per rimediare ai danni causati dagli eventi bellici, ed infine negli anni Sessanta.
Nel corso di quest'ultimo restauro è stato rifatto il tetto secondo le tecnologie di quegli anni assai in voga (eternit e cemento armato), con conseguente perdita delle vecchie capriate lignee. Inoltre è stata ripristinata la volta, decorazione compresa. Pertanto quello che noi oggi vediamo è una riproposta classicheggiante ideata dal geometra Casadio, che a quel tempo diresse i lavori, ed eseguita dal pittore locale Tonino Del Re. L'intervento ha inoltre modernizzato la pavimentazione della platea, mentre le uscite di sicurezza sono state risolte con due porte che immettono nel sottopalco.
In passato l'attività in teatro è stata assai vivace ed intensa. Attualmente, poiché l'intera struttura necessita degli opportuni interventi di adeguamento e messa a norma, è di fatto inagibile e inutilizzata
(Lidia Bortolotti)

The first mention of a theatre performance at Brisighella dates back to 29 September 1593. On that day, in the town square local youths staged a performance of Giuditta, written by a townsman, and which we can only presume was a tragedy. Other news of performances come from the late 1600s. Here, like in many other towns, local youths gathered during Carnivals and put on plays, thanks to public funding. Their favourite venue was Palazzo Pubblico’s main hall, which was “benignly” granted to them for staging comedies and dramas. This continued until 1824, when the old building was demolished. The engineer Mollari was summoned from San Giovanni in Persiceto to run the factory that took its place, which had a room that was reserved for night-time performances. The design of the Teatro Comunale was entrusted to the municipal engineer, Giuseppe Mascolini; the plans were approved by the Papal legate on 28 January 1829. By order of the Prior Giulio Metalli, building efforts proceeded secretly, in order to prevent the “vain gossiping” and criticisms of those who hoped to use that space to build a chapel. For a long time, most of Brisighella’s citizens had wanted a theatre, and there was a burning desire to attend theatre performances: so much so that the municipal administration was forced to allow travelling companies to perform in the theatre when it was still under construction. For financial reasons, this was the last part of Palazzo Pubblico to be built (cfr. Metalli 1869, p. 136, v. VI).
Stage sets and machinery were the work of Gaspare and Romolo Liverani, two of whose letters are still stored in the municipal archives. The building was partly completed in 1832, and additional funds were earmarked for its final completion in 1835.
It was decided to inaugurate the theatre in September 1832, on the occasion of the feast of the Blessed Virgin of Monticino; the Ravenna prolegate authorized a budget of thirty scudos for the necessary preparations. Metelli, in his Storia di Brisighella, states that "for this purpose, a troupe of skilled comedians was invited; they were led by Mascherpa and were at the service of the Duchess of Parma and Piacenza, and staged several comedies by Goldoni and Nota" (ibid. p. 187, v. IV). In the new theatre, resplendent with small lanterns, the audience was greatly entertained by these performances.
The space that Maccolini was granted to build the theatre was located behind the main hall of the municipal residence; it had an irregular floor plan, with one longer and one shorter side, the latter terminating with a half-circle shaped like a church choir. According to the architect, this space was best suited to a horseshoe-shaped theatre. Since the theatre was meant to serve a town of 2,000, Marcolini planned to design small boxes and walkways, which only a few would use, to free up room for the main floor, which was open to everyone. Once he conceived his project, Maccolini sought the help of some illustrious master architects in Bologna, whose names we do not know, to make some corrections.
Currently, the theatre features a rather small, horseshoe-shaped main hall and two orders of boxes (twenty-four in total, plus the dignitaries’ box) divided by twelve robust Doric columns that support the gallery. Decorations are very simple: a series of medallions decorate the second-order boxes; a golden stucco cornel runs along the entire length of the entablature surmounting the columns. The equally simple proscenium has floral decorations and golden stucco medallions. The domed ceiling is decorated with a false perspective painting depicting twelve arched windows with a flower vase at the centre. The theatre is lit by a central chandelier and a series of appliques.
The theatre was restored several times in recent decades, first in the immediate post-war period to mitigate damage from the war, and lastly in the 1960s.
During the latter restoration, the roof was rebuilt using material that was in vogue at the time (concrete and eternit), leading to the loss of the old wooden trusses.
The vault, including its decorations, was restored. Therefore, the theater as we see it today is a reconstruction, in classical style, designed by the surveyor Casadio who oversaw the restoration work, and carried out by the local painter Tonino Del Re. Restoration efforts also modernized the main floor’s pavement, while two doors that lead to the understage serve as security exits.
In the past, the theater’s activities were quite lively and intense. (Lidia Bortolotti)

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