Museo della Preistoria "Luigi Donini" - San Lazzaro di Savena

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Tipologia Collezioni
Pubblicazioni e Cataloghi
Orsini B. (a cura di), Le lacrime delle ninfe: tesori d'ambra nei musei dell'Emilia-Romagna, Bologna, Compositori, 2010, p. 287.

Museo della Preistoria Luigi Donini, in I musei di qualità della regione Emilia-Romagna 2010-20112, Bologna, Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, 2010, p. 27.

Museo della Preistoria "L.Donini", in Cantieri culturali: allestimenti, didattica, catalogazione e restauro nei musei dell'Emilia-Romagna, Bologna, Istituto Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna, 2006, p. 28.

Museo della Preistoria L. Donini, in Franzoni G., Baldi F. (a cura di), Bologna: una provincia, cento musei: l'archeologia, le arti, la storia, le scienze, l'identità: guida, Bologna, Provincia Settore cultura, Pendragon, 2005, p. 164.

Lenzi F., Nenzioni G. ( a cura di), Uomini, ambienti e animali prima della storia, Bologna, 2003.

Lenzi F., Museo Archeologico “Luigi Donini”, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 116, n. 65.

Nenzioni G., Fra natura e storia: un esempio di ecomuseo dell’area dei gessi bolognesi, in Archeologia e Ambiente, Atti del Convegno internazionale, Forlì 1999, pp. 373-377.

Lenzi F., Nenzioni G. (a cura di), Lettere di pietra. I depositi pleistocenici del margine appenninico bolognese. Sedimenti, industrie fauna, Bologna, 1996.

Nenzioni G., Il Museo Archeologico "L. Donini", in Romani W. ( a cura di), S. Lazzaro di Savena, la storia, l'ambiente, la cultura, Bologna 1992, pp. 491-493.

Lenzi F., Nenzioni G. ( a cura di), Il tempo e la natura. Culture e insediamenti preistorici nella zona dei Gessi, Bologna, 1991.

Lenzi F., Dal Paleolitico al Neolitico. Viaggio attraverso gli strumenti della preistoria, Bologna, 1991.

Lenzi F., Nenzioni G., Peretto C. ( a cura di), Materiali e documenti per un Museo della preistoria. San Lazzaro di Savena e il suo territorio, Bologna, 1985.
Via F.lli Canova, 49
40068 San Lazzaro di Savena (BO)
Tel: 051 465 132
Fax: 051 465 132
Archeologia
Archeologia preistorica/paletnologia
Archeologia protostorica
Paleontologia
Archeologia classica
Mineralogia
Geologia
Il Museo della Preistoria spicca nel panorama della museografia regionale per l’originalità dei contenuti e per le profonde connessioni che stabilisce con un territorio ineguagliabile sotto il profilo delle emergenze naturalistiche ed archeologiche.
E’ suddiviso in tre grandi sezioni espositive, dedicate ad altrettante tematiche connesse con lo sviluppo della preistoria, nelle quali alle collezioni naturalistiche si affiancano le raccolte paleontologiche, pre-protostoriche e archeologiche: “Origine del territorio” (geologia, paleontologia e carsismo dei Gessi Bolognesi), “Origine ed evoluzione dell’uomo” (dal Paleolitico all’Età del Bronzo), “La civiltà villanoviana” (Giovanni Gozzadini e la scoperta della necropoli delle Caselle) - che alternano senza soluzione di continuità reperti originali e ricostruzioni tridimensionali a grandezza naturale realizzate per avvicinare, con efficacia comunicativa ed immediatezza, i visitatori a uomini ed ambienti scomparsi. Ad integrazione dell’esposizione, nel parco adiacente al museo è operante dal 2008 il Preistopark, un percorso didattico incentrato sulle grandi faune estinte che hanno popolato l’Appennino durante l’ultimo periodo Glaciale.


Dedicato alla memoria di Luigi Donini, speleologo bolognese insignito di medaglia d’oro al valor civile, il Museo costituisce la naturale emanazione di un’area geografica che sin dal secolo scorso è stata oggetto di ricerca da parte di insigni studiosi di paleontologia e preistoria e che è ben conosciuta in letteratura per alcuni siti famosi, come la Grotta del Farneto o la necropoli di Caselle, presso Villanova, località dalla quale deriva il nome della principale cultura italiana della prima età del Ferro.

Nella sala al piano terreno la “storia” del territorio è narrata attraverso i fossili, i minerali e le rocce provenienti dalle formazioni geologiche che modellano l’attuale paesaggio dell’Appennino bolognese, mettendone in evidenza le peculiarità naturali. La ricostruzione a grandezza naturale di un ambiente di grotta consente di osservare da vicino i diversi aspetti che rendono uniche le cavità dei Gessi Bolognesi
Gli imponenti modelli tridimensionali in proporzioni reali dei grandi erbivori estinti dell’ultimo glaciale, inseriti nel loro habitat naturale a steppa-prateria, dominando la scena al centro e sul fondo del grande salone dell’ambiente: il bisonte delle steppe, il megacero, la iena maculata. Giacimento chiave per rivisitare questo ambiente scomparso è la Cava Filo (Croara) che ha restituito le ossa di diversi animali vissuti durante la seconda parte dell’ultima glaciazione (25.000-11.500 anni fa). Particolare importanza rivestono quelli di bisonte che, nel loro insieme, rappresentano il lotto più ricco ritrovato in Italia.

Il tema dell’origine e dell’evoluzione umana viene affrontata nel Sala dell’Uomo attraverso grandi scenografie che proiettano il visitatore in momenti e luoghi distanti nello spazio e nel tempo. Nell’imponente Galleria degli Antenati, troviamo inserite in un ambiente di savana alcune figure di Ominidi del tipo Australopithecus. Al centro della sala si potrà rivivere una giornata di 200.000 anni fa in compagnia di un gruppo di Homo erectus rappresentati nelle abituali attività di sussistenza. Altre due ricostruzioni fanno da cornice alla sezione che raccoglie le testimonianze archeologiche del territorio riferibili al periodo compreso tra 120.000 e 6.500 anni fa, rivisitando le figure dell’Uomo di Neanderthal e e dell’Uomo moderno.

E’ infine lo spaccato di una capanna villanoviana ad introdurre il visitatore all’interno della sezione dedicata all’età del Ferro nella prima saletta al piano terra. A documentare lo sviluppo di questa importante aspetto culturale, precursore della civiltà etrusca, vi sono raccolte alcune sepolture, complete di corredi funebri, provenienti da diverse località della pianura e della collina bolognese. Spicca un gruppo di tombe messe in luce in località Caselle (San Lazzaro) che costituiscono il lembo superstite della necropoli posta in luce nel 1853 da Giovanni Gozzadini alle spalle della Chiesa di S. Maria delle Caselle, relative ad una cultura sino ad allora sconosciuta in Italia a cui egli decise di dare il nome di Villanoviano da quello dellasua grande dimora di campagna.

Nel Preistopark, fulcro attorno al quale ruota il percorso museale esterno sono le ricostruzioni tridimensionali a grandezza naturale di Mammuthus primigenius (Mammut) di Coelodonta antiquitatis (Rinoceronte lanoso) di Panthera leo (Leone delle caverne) e di Ursus speleo (Orso delle caverne) che con la maestosità del loro portamento, costituiscono uno straordinario messaggio su queste forme di vita estinte.


The Museum stands out thanks to its original contents and the deep links it establishes with the local territory, whose natural and archaeological patrimony is second to none. It is divided into three main sections, each dealing with one aspect of the development of prehistory, and featuring items from the Museum’s natural history, paleontological, pre-protohistoric, and archaeological collections. The sections are: “Origins of the territory” (geology, palaeontology, and karst topography of the Gessi Bolognesi area), “Origins and evolution of man” (from the Palaeolithic to the Bronze Age), “The Villanovan civilization” (Giovanni Gozzadini and the discovery of the Caselle necropolis), which feature both original material and life-size, three-dimensional replicas of past landscapes, which give visitors a window into the past with great effectiveness and immediacy. Since 2008, the park adjacent to the Museum hosts the Preistopark, an educational journey through the extinct megafauna of the Apennines during the last Ice Age.

The Museum is dedicated to the late Luigi Donini, a Bolognese speleologist who was awarded the gold medal for civil valour. It is the natural outgrowth of a geographical area that has, since the last century, been intensly studied by illustrious scholars of palaeontology and prehistory, and which is well known in the technical literature thanks to some famous archaeological sites, such as the Farneto cave or the Caselle necropolis near Villanova, the location after which the main Italian civilization from the early Iron Age is named.
The ground floor tells the story of the local territory through fossils, minerals, and rocks from the geological formations that make up the current landscape of the Bolognese Apennines, with a particular focus on the area’s unique aspects. The life-size re-creation of a cave allows visitors to see up-close the many unique aspects of caves in the Gessi Bolognesi area. The life-size three-dimensional models of the large mammals – Steppe Bison, Giant Deer, and Spotted Hyena - that went extinct during the last Ice Age, set in their natural steppe habitats, dominate the hall. The Filo cave (Croara) is the source of many bones of extinct animals from the end of the last Ice Age (25,000 – 11,500 years ago). The bison bones from this site are particularly importance, since they are the largest collection of such bones in Italy.
The hall on the origins and evolution of man features large dioramas that help visitors travel through time and space. The imposing Gallery of Ancestors features a diorama of a savannah landscape with Australopithecus-type hominids. The centre of the hall features a depiction of an everyday scene from 200,000 years ago, with a group of Homo erectus going about their habitual subsistence activities. Two more dioramas – on Neanderthal man and modern man – enhance the section on local archaeological finds from the period between 120,000 and 6,500 years ago.
Finally, a replica of a Villanovan hut welcomes visitors to the section on the Iron Age, located in the ground floor's first hall. This important culture, a precursor of the Etruscan civilization, is documented with burial sites, including grave goods, from several localities in the plain and hills surrounding Bologna. Foremost among them is a group of tombs from Caselle (San Lazzaro), the last remnants of the necropolis unearthed near the Church of Santa Maria delle Caselle by Giovanni Gozzadini in 1853. They were the first evidence found in Italy of a culture that would eventually be known as Villanovan, after the type locality.
The Preistopark, which is the heart of the outdoor exhibition, features life-size, three-dimensional replicas of Woolly Mammoth (Mammuthus primigenius), Woolly Rhinoceros (Coelodonta antiquitatis), Cave Lion (Panthera leo) and Cave Bear (Ursus spelaeus). With their majestic bearing, they send an extraordinary message about these extinct animals.

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