Musei Civici di Arte Antica - Palazzina Marfisa - Ferrara

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Accessibile
Servizi
Tipologia Collezioni
Storia dell'edificio
Pubblicazioni e Cataloghi
Guarino M., Palazzina Marfisa d'Este, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 131, n. 20.

Visser Travagli A. M., Palazzo Schifanoia e palazzina Marfisa a Ferrara, Milano, Electa, c1991.

Varese R., Ferrara. Palazzina di Marfisa, Bologna, Calderini, c1980.

Visser Travagli A. M. (a cura di), Palazzina di Marfisa D'Este a Ferrara, studi e catalogo, Roma, Gabriele Corbo Editore, c1966.
Corso Giovecca, 170
44121 Ferrara (FE)
Tel: 0532 244 949
Fax: 0532 203 064
Arte
Casa-museo/dimora storica
Arti applicate
Scultura
Dal 1938 la palazzina di Marfisa d'Este, costruita attorno al 1559 da Francesco D'Este ed ereditata nel 1578 dalla figlia naturale Marfisa, è destinata alla rievocazione museale di una dimora cinquecentesca. Le decorazioni originarie, opera della bottega dei Filippi, vennero in gran parte ridipinte durante i lavori di restauro di inizio Novecento, ciononostante rappresentano la più esplicita testimonianza ferrarese della predilezione in ambito aristocratico per la decorazione a grottesche. Perduti gli arredi originari, le stanze furono arredate con mobili reperiti sul mercato antiquario, molti dei quali provenienti dalla collezione veneziana Donà delle Rose. Oltre ad armadi, cassoni, tavoli e credenze, in prevalenza di età compresa tra il XVI e il XVII secolo, nel museo figurano dipinti e sculture. La decorazione del pavimento originario è documentata da alcune piastrelle di ceramica, esposte nelle vetrine dell'ultima sala. L'ampio giardino, che un tempo collegava l'intero complesso con Palazzo Bonacossi, ospita la Loggia degli Aranci, esempio di pergolato dipinto aperto illusivamente su un finto sfondato.

All'interno dell'edificio il ritratto di Marfisa bambina figura di fronte a quello della sorella Bradamante negli affreschi dell'atrio, dovuti a Camillo Filippi che nella seconda metà del XVI secolo eseguì le grottesche sulle volte dell'edificio, in collaborazione con i pittori della sua bottega. A Ferrara la bottega dei Filippi era nel Cinquecento l'officina più accreditata a cui affidarsi per la creazione di ambienti sfarzosi all'interno di palazzi e altri edifici. La decorazione della palazzina rappresenta un eccellente esempio di decorazione a grottesche, che qualifica le nobili dimore cinquecentesche, nelle sue volte si trovano rappresentate scene mitologiche, imprese di Francesco d'Este, festoni vegetali, ritratti. Tra il 1910 e il 1938, fu condotto il restauro pittorico della volte con l’intento di non snaturare il senso delle decorazioni originarie, che vennero in gran parte ridipinte, ad eccezione di quelle dell'atrio, da Giuseppe Mazzolani, Enrico Giberti e Augusto Pagliarini. Tra le sculture presenti, il marmoreo 'Busto di Ercole I d'Este', eseguito per la Porta degli Angeli dal mantovano Sperandio di Bartolomeo Savelli e l'altorilievo in marmo, attribuito alla bottega di Antonio Lombardi, con la 'Madonna in trono col Bambino, S. Giorgio e il committente', forse identificabile con Alfonso I d'Este. Tra le decorazioni che si possono osservare si ricordano gli amorini musicanti che si affacciano dal soffitto dell'antiloggia della Loggia degli Aranci, decorata a paesaggi e scene di caccia e di pesca raffigurate nella Sala della Grotta, un tempo forse adibita a sala della musica.

Since 1938, the Palazzina Marfisa d'Este, built around 1559 by Francesco D'Este and inherited in 1578 by his love child Marfisa, has housed a museum featuring a replica of a 16th century home. Most of the original decorations by the Filippi workshop were painted over during restoration efforts in the early 20th century. Nevertheless, they remain the most explicit evidence of the predilection for grotesques on the part of Ferrara aristocrats. After the loss of the original furniture, the rooms were furnished with antique furniture, much of it from the Venice collection of Donà delle Rose. Along with cupboards, chests, tables, and armoires, mostly from the 16th and 17th centuries, the museum also features paintings and sculptures. The original floor decorations are documented by several ceramic tiles, displayed in a glass case in the last hall. The large garden, which one linked the compound with Palazzo Bonacossi, hosts the Loggia degli Aranci, an example of a painted gazebo which opens up onto an artificial backdrop, creating an optical illusion.

Inside the building, the portrait of Marfisa as a child faces that of her sister Bradamante in the atrium’s frescoes, painted by Camillo Filippi, who was also responsible, along with other artists from his workshop, for the grotesques painted on the vaulted ceiling in the second half of the 16th century. During the 16th century, Filippi’s workshop was the most renowned in all of Ferrara, and the first choice for creating lavish decorations inside palaces and other buildings. The Palazzina Marfisa’s decorations are an excellent example of grotesques, which were quite characteristic of 16th century noblemen’s palaces. Its vaulted ceilings are decorated with depictions of mythological scenes, the feats of Francesco d'Este, festoons, and portraits. Between 1910 and 1938, the vaulted ceiling’s paintings were restored with the intent of maintaining the nature of the original decorations intact. Except those in the atrium, most were repainted by Giuseppe Mazzolani, Enrico Giberti, and Augusto Pagliarini. Some of the most noteworthy sculptures include the marble 'Bust of Ercole I d'Este', made by the Mantova-born Sperandio di Bartolomeo Savelli for the Porta degli Angeli, and the marble high relief, attributed to the workshop of Antonio Lombardi, with the 'Madonna on the Throne with Child, Saint George, and the Patron ', who may have been Alfonso I d'Este. Decorations on display include cherubs playing music looking down from the ceiling of the antiloggia of the Loggia degli Aranci, which is itself decorated with landscapes and hunting and fishing scenes depicted in the Hall of the Grotto, which may have perhaps formerly been a music hall.

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