Museo Archeologico - Cesena

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Tipologia Collezioni
Pubblicazioni e Cataloghi

Lenzi F. (a cura di), Museo archeologico, Cesena, Regione Emilia-Romagna, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, Bologna, Centro regionale per il catalogo e la documentazione, 2000.

Museo Archeologico, in I musei di qualità della regione Emilia-Romagna 2010-20112, Bologna, Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, 2010, p. 43.

Lenzi F., Museo Archeologico, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 166, n. 6.

La Fenice Archeologia e restauro (a cura di), Museo Archeologico di Cesena, Cesena, 1998.

Susini G., L'evo antico, in Storia di Cesena, vol.I, Rimini, 1982.

Piraccini O., Verifica e Progetto, I servizi museografici della città di Cesena e del suo comprensorio, Ricerche Ibc, n. 2, Bologna, 1978.

Bollini M., Campana A., Donati A., Righini V., Susini G., Veggiani A., Cesena. Il Museo Storico dell'Antichità, Faenza, 1969.
Via Montalti, 6
47521 Cesena (FC)
Tel: 0547 355 727
Fax: 0547 355 721
Archeologia
Archeologia preistorica/paletnologia
Archeologia protostorica
Archeologia classica
Archeologia postclassica
Archeologia medievale
Ideato e progettato già sul finire degli anni Cinquanta, per iniziativa del Comune di Cesena, il museo è stato inaugurato nel 1969 (con la denominazione di Museo Storico dell'Antichità) all'interno dell'ampio e monumentale ambiente sottostante la celebre biblioteca costruita fra il 1447 ed il 1452 da Matteo Nuti per volontà di Malatesta Novello. L'allestimento del museo, segnalatosi sin dall'inizio per il criterio rigorosamente didattico nell'ordinamento delle varie raccolte accumulate fin dal primo Ottocento nei locali annessi alla stessa biblioteca, è stato più volte aggiornato secondo più moderni criteri espositivi e museografici.
Raccoglie importanti testimonianze che illustrano la storia di Cesena e del territorio circostante a partire dai primi insediamenti preistorici sino all'età malatestiana.

Il percorso presenta in apertura le collezioni geologiche e preistoriche, così da ricomporre il mosaico dei contesti ambientali e degli eventi culturali che hanno disegnato la fisionomia del territorio intorno a Cesena prima dell'ingresso del centro romagnolo nell'orbita di Roma.

Variegato e composito, il panorama delle emergenze archeologiche di età preromana comprende - per citare gli esempi più significativi - il villaggio tardoeneolitico di Provezza, i manufatti della cultura di Diana (Neolitico recente) dalla Fornace Marzocchi di S. Egidio, le ceramiche legate al culto delle acque della sorgente della Panighina di Bertinoro, i materiali delle stazioni di Diegaro, Valle Felici di Cervia, Capocolle di Bertinoro, Guado della Fornasaccia, Mensa Matelica di Ravenna.

La 'facies' umbra che contraddistingue in Romagna la seconda età del Ferro ha invece due importanti capisaldi negli insediamenti di Casa del Diavolo e di S. Egidio.

La ricca documentazione storica riferibile al periodo romano, i cui esordi risalgono alla metà del III sec. a.C., con l'arrivo dei primi coloni, si sviluppa, a partire dalle testimonianze dell'area urbana per poi passare a quelle del territorio circostante e dell'area centuriata, gettando via via luce sulla vita rustica e domestica, sugli elementi dell'armatura e dell'abito militare, sull'artigianato artistico, sulle attività produttive e l'esercizio del commercio, sulle tecniche edilizie.

Sono inoltre da segnalare i lacerti di mosaici pavimentali provenienti dalla cittadina via Tiberti conservati nell'atrio del museo, l'interessante raccolta numismatica ed un nucleo cospicuo di iscrizioni per lo più di destinazione funeraria, mentre alcuni monumenti lapidei perpetuano nelle loro epigrafi il ricordo di vari momenti della vita cittadina.

Merita attenzione, come documento esemplare, e al tempo stesso curioso, dell'erudizione umanistica e della tradizione di studi locali, l'iscrizione falsa redatta nel XVI secolo con lo scopo di assicurare veridicità storica al divieto di valicare il fiume Rubicone, trasgredito da Cesare secondo la narrazione delle fonti letterarie.

Una menzione particolare occorre poi riservare alla celebre coppia di grandi piatti da mensa in argento dorato con scene figurate, senza dubbio una delle principali scoperte dell'archeologia regionale. Oggetti raffinatissimi e prestigiosi (oltre sei chilogrammi di metallo ciascuno) e quindi 'tesaurizzati' con un occultamento intenzionale, essi sembrano essere appartenuti ad una delle famiglie aristocratiche ravennati della tarda romanità.

L'itinerario si conclude con un'interessante esposizione di ceramiche di epoca medievale e d'età malatestiana, alcune delle quali rinvenute durante lavori di sterro al di sotto della pavimentazione della Biblioteca.

Planned and designed in the late 1950s thanks to an initiative spearheaded by the municipality of Cesena, the Museum was inaugurated in 1969 (under the name Museo Storico dell'Antichità) in the vast monumental space underneath the famous library built between 1447 and 1452 by Matteo Nuti in keeping with the wishes of Malatesta Novello. Since its inception, the Museum has been known for the rigorously didactic criteria adopted in the arrangement of the various collections that were hosted by the annex to the library starting in the early 19th century. Its exhibits have recently been fully updated in accordance with modern museum exhibition criteria. The exhibition begins with the geological and prehistoric collections, in order to re-create the mosaic of environmental condition and cultural events that shaped the Cesena area before the town itself entered into ancient Rome’s sphere of influence.

The archaeological material from the pre-Roman area is varied and complex. It includes – to mention only the most significant examples – handiworks from the Diana culture (recent Neolithic) from the Marzocchi furnace in S. Egidio, potteries used for the water cult of the Panighina spring in Bertinoro, and material from the sites of Diegaro, Valle Felici di Cervia, Capocolle di Bertinoro, Guado della Fornasaccia, Mensa Matelica di Ravenna.
The Umbrian facies that characterized the second Iron Age in Romagna had two important strongholds in the settlements of Casa del Diavolo and S.Egidio.
The extensive historical documentation from the Roman era, which began in the middle of the 3rd century B.C. with the arrival of the first colonists, begins with material from the urban area and continues with documents on the surrounding territory, shedding light on domestic and rural life, military clothing and armour, arts and crafts, productive activities, trade, and building techniques.
Also noteworthy are the remnants of pavement mosaics from Cesena’s Via Tiberti, on display in the Museum’s atrium, the interesting numismatic collection, and a large number of mostly funerary inscriptions. Finally, several stone monuments commemorate various moments of the city’s life in their epigraphs.
An unusual yet noteworthy example of the longstanding tradition of humanistic scholarship and local studies is the false inscription, dating back to the 16th century, meant to bolster the historical credibility of the ban on crossing the Rubicone river, which according to literary tradition was violated by Caesar.
Particular mention must be made of the famous pair of large gilded-silver salvers decorated with figures, undoubtedly one of the region’s most important archaeological finds. These prestigious, sophisticated objects (over 6 kg of metal each), which had once been intentionally hidden, apparently belonged to one of Ravenna’s aristocratic families during the late Roman era.
The exhibition ends with an interesting display of pottery from the Middle Ages and the time when Cesena was ruled by the House of Malatesta. Some of these items were found during excavations underneath the library’s floor.

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