Museo del Risorgimento "A. Saffi" - Forlì

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Barriere architettoniche
Servizi
Tipologia Collezioni
Storia dell'edificio
Pubblicazioni e Cataloghi
Tamassia P., Museo del Risorgimento “A. Saffi”, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 175, n. 20.

Forli: Museo del Risorgimento Aurelio Saffi, in Bollettino del museo del Risorgimento, a.1997:v.42 (1997), pp. 91-95.

Mambelli A., Il Museo del Risorgimento e gli archivi contemporanei in Forlì, <Rassegna storica del Risorgimento>, XXVII, 1940, p. 1013 e ss.
Palazzo Gaddi
Corso Garibaldi, 96
47121 Forlì (FC)
Tel: 0543 712 609, 0543 712 659 (per prenotazioni)
Fax: 0543 712 618
Storia
Risorgimento
Resistenza e II Guerra Mondiale
Il primo nucleo del museo si forma nel 1888 in seguito alla donazione al Comune di Forlì di cimeli e documenti sulla vita e l'attività politica di Piero Maroncelli (1795-1846), voluta dalla moglie Amalia. Si è poi ulteriormente arricchito grazie a lasciti e depositi da parte di cittadini forlivesi, specialmente nei primi decenni del nostro secolo, fino a detenere un vasto patrimonio che va dal periodo napoleonico sino alla seconda guerra mondiale. Dal 1964 lo accoglie il piano nobile di Palazzo Gaddi, ove otto ampie sale sono intitolate a personaggi diversi o dedicate a specifici aspetti e temi storici.

Tre sezioni sono riservate ad altrettanti protagonisti del Risorgimento: Piero Maroncelli, Achille Cantoni e Aurelio Saffi. Seguono le sale dell'XI Reggimento Fanteria, glorioso reparto di stanza a Forlì di cui è in mostra il Diario Storico dal 1871 al 1938; della Prima Guerra Mondiale con i cimeli dei forlivesi combattenti (tra gli altri Fulcieri Paulucci de Calboli); delle Guerre d'Africa (particolarmente documentata quella d'Etiopia); della seconda guerra mondiale con foto dei caduti dal 1940 - 1943 e materiali relativi all'attività di Resistenza del gruppo partigiano Corbari. Nei corridoi sono conservati manifesti, armi e cimeli di Carlo Matteucci. Annessa al museo è la sala Raniero Paulucci de Calboli che raccoglie pregevoli rilegature (secc. XVI-XX), arredi e sculture di Adolfo Wildt, donate anch'esse alla città di Forlì dallo stesso Raniero in memoria del figlio Fulcieri. I lavori di restauro del Palazzo, avviati nel 2004, hanno richiesto il trasferimento del museo al pianoterra dell'edificio, dove l'esiguità degli spazi ha reso temporaneamente impossibile l'esposizione dei materiali della II guerra mondiale e delle guerre d'Africa.

The museum’s core collection was put together in 1888, when documents and mementos related to the life and political activities of Piero Maroncelli (1795-1846) were donated to the Municipality of Forlì by his wife Amalia. The collection grew thanks to bequeathments and donations on the part of many of Forlì’s citizens, especially in the first few decades of the 20th century, and now holds a vast amount of material from the Napoleonic era to World War II. Since 1964, the museum has been housed in Palazzo Gaddi’s piano nobile, in eight large rooms named after illustrious figures or dedicated to specific historic issues.

Three leading figures in Italian Unification each have their own specific section: Piero Maroncelli, Achille Cantoni and Aurelio Saffi. There are then sections on the glorious 11th Infantry Regiment, which was based in Forlì, featuring their Historic Diaries from 1871 to 1938; on World War I, with mementos from many veterans from Forlì (including Fulcieri Paulucci de Calboli); the colonial wars in Africa (the war in Ethiopia is particularly well documented); World War II with photos of the fallen in 1940 - 1943 and material on the activities of the Corbari partisans’ group during the Resistance. The corridors display posters, weapons, and mementos once belonging to Carlo Matteucci. Adjacent to the museum is the Raniero Paulucci de Calboli hall, which displays valuable book bindings (16th to 20th centuries), fittings and sculptures by Adolfo Wildt, donated to the city of Forlì by Raniero himself in memory of his son Fulcieri. Restoration work on the building, which began in 2004, required transferring the museum to the ground floor, where the limited space available has made it temporarily impossible for the material from World War II and the colonial wars to remain on display.

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