Museo del Risorgimento e dell'Età Contemporanea - Faenza

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Barriere architettoniche
Tipologia Collezioni
Storia dell'edificio
Pubblicazioni e Cataloghi

Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea, Faenza (RA): Piano museale 2002, Regione Emilia-Romagna, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, Bologna, Centro regionale per il catalogo e la documentazione, 2002.

Casta P., Cicognani G., Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea di Faenza, Ravenna, Sistema museale Provincia di Ravenna, 2010.

Orsini B. (a cura di), Le lacrime delle ninfe: tesori d'ambra nei musei dell'Emilia-Romagna, Bologna, Compositori, 2010, p. 287.

Tamassia P., Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 152, n. 18.

Zama P., Il Museo del Risorgimento di Faenza e la sua sistemazione, <Bollettino della Biblioteca degli Archivi storici e dei Musei>, XIV, 1930.

Michel E., Il Museo del Risorgimento di Faenza, <Il Risorgimento Italiano>, VI, 1913.
Palazzo Laderchi
Corso Garibaldi, 2
48018 Faenza (RA)
Tel: 0546 691 710
Storia
Risorgimento
Resistenza e II Guerra Mondiale
Storia contemporanea
La sua origine risale al 1904, quando fu allestita in modo permanente in un locale annesso alla Pinacoteca comunale, una mostra dedicata al contributo dei Faentini al Risorgimento italiano, già presentata all'Esposizione Regionale Romagnola di Ravenna. Intorno agli anni Venti, il museo fu chiuso per consentire un ampliamento degli spazi espositivi della pinacoteca, mentre l'allestimento di una mostra sull'indipendenza italiana ne determinò l’ulteriore incremento con documenti e cimeli sulla prima guerra mondiale. Nel 1929 fu riaperto e sistemato nei locali della biblioteca a cura dell'allora direttore Piero Zama. Nel 1960 si aggiunsero altre testimonianze sulla lotta di liberazione. Il materiale rimase esposto al piano terra della Biblioteca fino al 1975, anno in cui per motivi di ampliamento dei servizi, si decise il trasferimento in un deposito esterno in attesa di una sede idonea.
Dal 2009 ha trovato la definitiva sistemazione in un’ala di Palazzo Laderchi, importante edificio legato alle molteplici vicende di uno dei più antichi casati faentini, che tanto ha contribuito alla storia e allo sviluppo della città soprattutto durante il periodo risorgimentale.

Il nucleo più significativo è rappresentato dalle collezioni dall’età napoleonica all’Unità d’Italia: stampe, fotografie, dipinti, proclami, locandine, armi, bandiere, uniformi e cimeli vari. La mostra prende avvio con la presentazione di documenti, fotografie e una bandiera del periodo risorgimentale restaurati nell’ultimo decennio grazie a contributi dell’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Faenza. Una saletta adiacente ospita alcune immagini dei protagonisti dell’Unità d’Italia, a cominciare dall’interessante ritratto di Aurelio Saffi dipinto su maiolica da Angelo Marabini e dal busto in terracotta raffigurante Giuseppe Mazzini realizzato da Domenico Baccarini, firmato e datato 1900. Nel salone delle feste o “Galleria di Psiche” sono esposti bandi, editti, documenti e ritratti a partire dal 1794 fino a Papa Pio VII. Da segnalare un busto in marmo bianco di Napoleone I attribuito allo scultore Raimondo Trentanove. Nell’ultimo ambiente, detto Sala Saviotti dal nome del suo decoratore, sono esposti armi, documenti, quadri e cimeli vari riferibili esplicitamente a personaggi ed avvenimenti accaduti a Faenza durante la prima metà dell’Ottocento. Spiccano tra i ritratti quelli di Achille e Francesco Laderchi e una rara miniatura raffigurante il generale Giuseppe Sercognani.

The museum’s origins date back to 1904, with the staging of a permanent exhibition on Faenza’s contribution to Italian Unification – which had already been shown at the Romagna Regional Fair in Ravenna – in a venue next to the municipal pinacotheque. In the 1920s, the museum was closed so that the pinacotheque’s exhibition space could be enlarged. At the same time, an exhibition on Italian independence further augmented the museum’s collections with documents and mementos from World War I. In 1929 the museum was re-opened in the municipal library by the then-director Piero Zama. In 1960 additional material on the War of Liberation was added. The museum’s displays remained on the ground floor of the library until 1975, when work to enlarge the premises led to the collections being moved to a storage facility until a suitable exhibition space could be found.
Finally, in 2009 the museum was moved to a wing of Palazzo Laderchi, a historic building which played an important role in the lives of Faenza’s oldest families, and which greatly contributed to the history and development of the city, especially during Italian unification.

The bulk of the museum’s holdings comprises collections from the Napoleonic era until Italian Unification: prints, photographs, paintings, announcements, posters, weapons, flags, uniforms, and other memorabilia. The museum’s exhibits begin with documents, photographs, and a flag from the time of Italian Unification, which were restored during the last decades thanks to the financial support of the Municipality of Faenza and the Institute for the Artistic, Natural, and Cultural Heritage of Emilia-Romagna. An adjacent room displays several images of the leading players in Italian Unification, including an interesting portrait of Aurelio Saffi painted on majolica by Angelo Marabini and a terracotta bust of Giuseppe Mazzini by Domenico Baccarini, signed and dated 1900. The banquet hall – also known as “Galleria di Psiche” – displays notices, edicts, documents, and portraits from 1794 to the time of Pope Pius VII. A white marble bust of Napoleon I, attributed to the sculptor Raimondo Trentanove, is particularly noteworthy. The last hall, known as Sala Saviotti in honour of its decorator, displays weapons, documents, paintings, and heirlooms that explicitly refer to people and events in Faenza during the first half of the 19th century. The most noteworthy portraits include those of Achille and Francesco Laderchi and a rare miniature portrait of General Giuseppe Sercognani.

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