Palazzo Tozzoni - Imola

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Barriere architettoniche
Servizi
Tipologia Collezioni
Storia dell'edificio
Pubblicazioni e Cataloghi
Palazzo Tozzoni, in I musei di qualità della regione Emilia-Romagna 2010-20112, Bologna, Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, 2010, p. 21.

Palazzo Tozzoni, in Franzoni G., Baldi F. (a cura di), Bologna: una provincia, cento musei: l'archeologia, le arti, la storia, le scienze, l'identità: guida, Bologna, Provincia Settore cultura, Pendragon, 2005, p. 116.

Pedrini C. (a cura di), Palazzo Tozzoni: spazi domestici e sotterranei, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della regione Emilia Romagna, Bologna, 2003.

Orsi O., Una visita a palazzo Tozzoni, “IBC”, 9.2001, 1, pp. 64-69



Bitelli L., Cuoghi Costantini M. (a cura di), Restauri a palazzo, in «IBC, informazioni, commenti, inchieste sui beni culturali», IX, 1, 2001.

Raccolta e Collezione d’Arte di Palazzo Tozzoni, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 109, n. 50.

Mazza A., Saviotti P., Bassi A., Nell’ “appartamento impero” di Palazzo Tozzoni,
«Il carrobbio», VIII, 1982, pp. 219-230.

Mazza A., I dipinti veneti delle collezioni comunali di Palazzo Tozzoni a Imola, "Notizie da Palazzo Albani", XIV, n. 1, 1985, pp. 845-948.

Cherici M., Giovannini G., Mazza A., Taracchini A. (a cura di), Imola. Palazzo Tozzoni. Raccolte e collezioni d'arte, Imola 1985, 37 pp., ill.

Mazza A. (a cura di), La collezione di Palazzo Tozzoni a Imola. Ipotesi per un catalogo, Bologna 1981, 34 pp., ill. b.n.
Palazzo Tozzoni
Via Garibaldi, 18
40026 Imola (BO)
Tel: 0542 358 56, 0542 602 609 (Musei civici)
Fax: 0542 602 608
Storia
Casa-museo/dimora storica
Arti applicate
Arte moderna (XVI-XIX secolo)
Etnologia/Etnografia
Palazzo Tozzoni è un caso piuttosto raro di residenza nobiliare ottimamente conservata non solo nella sua consistenza architettonica ma anche nei suoi arredi e suppellettili, il palazzo offre un ricco percorso espositivo che comprende un'importante quadreria, oggetti d'arte applicata, arredi, ricordi di famiglia ed una raccolta di materiali etnografici e che consente di apprezzare, in un contesto sostanzialmente integro, il dialogo tra gli ambienti e i corredi, tra le strutture e le decorazioni. Un rapporto ora di compenetrazione, come nella camera dell'alcova o nell'ala Impero, ora di stratificazione, come negli ambienti tardo ottocenteschi, attraverso una proposta dei modi di abitare che si sono avvicendati nel tempo.

Il palazzo dei conti Tozzoni è divenuto museo civico nel 1981, per volontà dell'ultima discendente, Sofia Serristori, che ha voluto in questo modo donare alla città di Imola una testimonianza integra e preziosa della vita di una famiglia nobile in una città di provincia. Le antiche case Tozzoni furono trasformate in palazzo tra il 1726 e il 1738 dall'architetto Domenico Trifogli probabilmente su disegni di Alfonso Torreggiani seguendo gli esempi dell'edilizia bolognese signorile del Settecento, i conti Tozzoni dotarono la loro dimora di una sala di rappresentanza e di una scala nobile impreziosita dalle sculture del fiammingo Janssen. Il salone è arricchito dai quadri della ricca collezione della famiglia, tra cui spiccano gli ovali del Donnini e le opere del Beccadelli, separa i due appartamenti del piano nobile, entrambi esempi rari e ben conservati dei modi di abitare che si sono avvicendati nel tempo. L'appartamento Impero mantiene l'aspetto che Giorgio Barbato Tozzoni volle donargli tra il 1818 e il 1819 in occasione delle nozze con Orsola Bandini, quando commissionò ai faentini Pasquale Saviotti e Angelo Bassi rispettivamente la decorazione e l'ebanisteria delle sale. Il salotto del Papa e il salotto Rosso dell'appartamento Barocchetto hanno arredamenti in parte seicenteschi e stucchi e intagli ispirati al gusto del primo Settecento; nell'alcova invece allestita nel 1738 per le nozze tra Giuseppe Tozzoni e Carlotta Beroaldi, ambiente e corredi dialogano insieme secondo il gusto leggiadro del baroccheto emiliano. Nel Settecento, presumibilmente intorno al 1780 l'acquisizione di una quadreria privata, la Pighini, aumentò le raccolte del palazzo che in parte disperse, ammontano attualmente a circa duecento dipinti di epoca compresa tra la fine del Cinque e gli inizi del Novecento. Nella collezione prevale la componente bolognese, Cesi, Passerotti, Lavinia Fontana, e romagnola, Fenzoni, Giani. Non mancano tuttavia le presenze venete di Giovan Battista Langetti, Pietro Liberi e Antonio Zanchi. Le vetrine delle sale delle collezioni raccolgono stampe, medaglie, ceramiche, terrecotte, ricordi di famiglia e arredi liturgici provenienti dai vari altari di famiglia. Si segnalano poi la cucina e le cantine dove sono stati raccolti gli strumenti del lavoro contadino legati al ciclo del grano, della canapa e dell'uva, alcuni dei quali provenienti dai possedimenti Tozzoni, fonte della loro ricchezza.

Palazzo Tozzoni is a rather rare example of a nobleman’s residence whose furniture and ornaments have been excellently preserved along with its architectural structure. The building’s rich exhibits include an important collection of paintings, applied art objects, furnishings, family heirlooms, and a collection of ethnographic material. They make it possible to appreciate, in what is essentially their original context, the interplay between the rooms and their furniture, and between architectural structures and decorations. This interplay can include compenetration, such as in the alcove or in the “Empire” wing, or layering, such as in the late 19th century rooms, reflecting the different living habits that succeeded each other over time.

The palace that belonged to the Counts of Tozzoni became a civic museum in 1981, in keeping with the wishes of the last descendent, Sofia Serristori, who wanted to give the city of Imola a valuable in-depth look into the life of a noble family in a provincial town. The Tozzonis’ former homes were turned into a palace between 1726 and 1738 by the architect Domenico Trifogli, probably following sketches by Alfonso Torreggiani. In keeping with the architecture of 18thcentury noblemen’s residences in Bologna, the Counts of Tozzoni endowed their home with a reception hall and a noble staircase decorated with sculptures by the Flemish artist Janssen. The salon is embellished by the paintings from the family’s rich collection, the most noteworthy of which are Donnini’s ovals and Beccadelli’s pieces. The salon separates the two bedrooms on the piano nobile (first floor); the bedrooms themselves are rare, well-preserved examples of the way living habits changed over time. The “Empire” bedroom maintains the appearance that Giorgio Barbato Tozzoni gave it between 1818 and 1819, on the occasion of his marriage to Orsola Bandini, when he put the Faenza-born Pasquale Saviotti and Angelo Bassi respectively in charge of decorations and cabinet-making. The “Pope’s salon” and the “Red salon” in the Barocchetto apartment have some 17thcentury furniture and stuccos and carvings that reflect early 18thcentury tastes; in the alcove prepared in 1738 for the marriage between Giuseppe Tozzoni and Carlotta Beroaldi, the room itself and its decorations are both inspired by the graceful aesthetic of Emilia’s rococo period. In the 1700s, presumably around 1780, the purchase of a private collection of paintings- the Pighini collection - augmented the building’s overall holdings, which currently include about 200 paintings from the late 16thcentury to the early 20th. Artists from Bologna – such as Cesi, Passerotti, and Lavinia Fontana – and Romagna – such as Fenzoni and Giani – are particularly well represented, as are artists from Veneto, including Giovan Battista Langetti, Pietro Liberi and Antonio Zanchi. Glass cases in the collection rooms display lithographs, medals, ceramic and terracotta objects, family heirlooms and liturgical furnishings from the family’s many altars. Finally, the kitchen and the wine cellars display objects used for viticulture and grain and hemp farming, some of which come from the Tozzonis’ land holdings, which were the source of the family’s wealth.

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