Fidenza
insediamento
area urbana
ambito culturale romano
secc. II a.C./ VI d.C.
Fidentia si sviluppa nella seconda metà del II a.C. da un agglomerato spontaneo sulla via Emilia, in prossimità del guado del torrente Stirone, ricevendo un nome di buon augurio secondo un uso romano largamente attestato anche in altri luoghi della regione. Raggiungerà una propria autonomia amministrativa solamente durante l'età augustea.

Nell'82 a.C., Fidentia è teatro di uno degli avvenimenti della guerra tra le truppe di Silla e quelle di Mario. Trasformatasi nel corso del I sec. a.C. in municipium, diviene capoluogo di un territorio esteso dal Po alle prime propaggini collinari, che i torrenti Taro e Ongina separano dagli agri delle colonie di Parma e Piacenza.

Il I ed il II secolo d.C. vedono il periodo di maggior ricchezza della città che, pur non avendo uno sviluppo planimetrico pianificato, mostra uno schema urbanistico regolare, impostato sul decumano massimo, coincidente con l'odierno settore urbano centro-orientale. L'area forense, attraversata essa stessa dalla via Emilia, corrisponde all'attuale piazza Garibaldi. Ad occidente, verso la riva dello Stirone si estendeva un’ampia necropoli. In uscita dalla città, un ponte in pietra, di cui sono state recentemente posti in luce alcuni elementi strutturali, consentiva alla strada consolare di superare il corso d’acqua.


Tale ponte, costruito in età imperiale sul torrente Stirone, venne reinterrato in quanto rimasto in secca per lo spostamento del corso d'acqua più a ovest nel primo Medioevo. Su di un'arcata superstite è stata innalzata la porta occidentale della cinta medievale cittadina attraverso la quale entravano in città i pellegrini che percorrevano la Via Francigena diretti al Duomo romanico sorto sulla tomba del martire Donnino. Le pile, che affondano per diversi metri sotto al piano stradale odierno, presentano un doppio rostro frangiflutti.

La contrazione dell'abitato e il declassamento a villaggio (Fidentiola vicus) nell'Itinerarium Antonini e a stazione di posta (mansio Fidentiae) nell'Itinerarium Hierosolimitanum ne evidenziano la progressiva perdita di ruolo a partire dalla media età imperiale, probabilmente in relazione con il costituirsi del nuovo municipio di Forum Novum alle spalle di Parma e con il crescere di importanza del non lontano municipio piacentino di Veleia.

La tavola bronzea dedicata al fidentino Virio Valente, patrono di una corporazione di artigiani e residente a Campore di Salsomaggiore, in cui la città viene menzionata come Flavia Fidentia, testimonia che nella tarda antichità, o forse più precisamente in età costantiniana, Fidenza è ancora un municipium. Il recupero di ruolo nel IV sec. d.C., non solamente dal punto di vista itinerario, ma in relazione ad interessi economici legati allo sfruttamento delle acque salse della fascia pedemontana, è probabilmente da imputarsi allo spostamento della capitale imperiale a Milano.

Nella tradizione medievale Fidenza scompare e al suo posto figura un piccolo borgo – il Castrum Burgi Sancti Domnini – nel cui nome si commemora il funzionario dell’imperatore Massimiano Erculeo che proprio nei pressi dello Stirone viene martirizzato, per essere poi interrato nell'adiacente necropoli. Nel Medioevo il suo corpo fu esumato e collocato all'interno di un sarcofago marmoreo a cassapanca della seconda metà del II-III d.C., reimpiegato a questo scopo - che venne poi ritrovato sotto l’altare della cripta della cattedrale nel 1853.
Dal suo luogo di sepoltura ha origine, molti anni dopo, un santuario divenuto elemento generatore di un nuovo centro abitato che manterrà nella denominazione il forte legame con la figura del santo, sino a quando nei primi decenni del Novecento tornerà all'antico appellativo romano.