Fondazione Carlo Gajani - Bologna

Orari e Tariffe
su prenotazione no
Barriere architettoniche
Servizi
Tipologia Collezioni
Storia dell edificio
Pubblicazioni e Cataloghi
SELEZIONE DI PUBBLICAZIONI IN CUI GAJANI è AUTORE:


- C. Gajani e G. Celati, Il chiodo in testa, La Nuova Foglio Editrice, Macerata 1974

- C. Gajani, Ritratto, identità, maschera, La Nuova Foglio Editrice, Macerata 1976

- G. Celati, L. Gabellone, C. Gajani, La bottega dei mimi, La Nuova Foglio Editrice, Macerata 1977


SELEZIONE DI PUBBLICAZIONI SULL'OPERA DI GAJANI:

- A. Zanotti Gajani (a cura di), Il posto delle fragole, ZeLEdizioni, Treviso 2013

- A. Canovi (a cura di), Case con gli occhi, ZeLEdizioni, Treviso 2013

- N. Palmieri (a cura di), Animazioni e incantamenti : Il chiodo in testa, La bottega dei mimi, e altri testi sul teatro e sulle immagini. Gianni Celati con Carlo Gajani, L'orma, Roma 2017
Artisti
casa privata
via De' Castagnoli, 14
40100 Bologna (BO)
Tel: Tel. 051 26 69 94 Cell. 3402317745
Arte
Arte figurativa
La Fondazione Carlo Gajani ha sede in Via de’ Castagnoli 14, nel cuore di Bologna, accanto a Palazzo Bentivoglio e all’antica Università. Questa è stata la casa e lo studio di Carlo Gajani e di questi ha rigorosamente conservato il carattere e lo spirito. Vi sono esposte diverse opere dell’artista - dipinti, serigrafie, incisioni, fotografie - ma al tempo stesso le cose, gli oggetti del quotidiano mantengono il sapore della vita vissuta.
La Fondazione è presieduta da Angela Zanotti Gajani, con l'ausilio del vicepresidente
Carlo Romano e i consiglieri Piero Casadei, Francesca Gaiani, Mauro Lizzi e Antonio Canovi.
La Fondazione non ha scopo di lucro, ma di valorizzazione storico-artistica, educazione, istruzione e promozione. Essa ha lo scopo di tenere viva e di onorare la memoria dell'artista Carlo Gajani attraverso la valorizzazione delle sue opere in pittura e fotografia, e attraverso la promozione ed il sostegno in varie forme a giovani artisti, soprattutto nel campo della fotografia. Gli scopi della Fondazione, pertanto, si realizzano attraverso una serie di iniziative, distinte e complementari, che riguardano la catalogazione e la salvaguardia dell'archivio (stampe, diapositive, pellicole), la periodica organizzazione di mostre e altre attività (espositive, editoriali,didattiche, formative etc.) che insieme alla memoria di Carlo Gajani attraverso la presenza delle sue opere, servano a promuovere e sostenere giovani artisti, soprattutto, anche se non esclusivamente nel campo della fotografia. Favorisce lo sviluppo di iniziative culturali mediante l'organizzazione di convegni, seminari, manifestazioni culturali e mostre, la divulgazione e la conoscenza delle opere di Carlo Gajani e del suo pensiero; promuove e favorisce gli studi sulle opere di Carlo Gajani e sulla cultura artistica in generale; cura l'esposizione anche di opere di altri artisti, finalizzata al confronto con l'opera di Carlo Gajani e non solo. La Fondazione, in particolare, con apposito bando ed una Commissione giudicatrice da essa nominata, attribuisce un premio annuale intitolato a Carlo Gajani di € 2.000,00 (duemila/00), da assegnarsi ad un diplomato in fotografia oppure ad un giovane fotografo particolarmente meritevole. Il Premio ha un duplice scopo: da un lato onorare la memoria dell’artista bolognese Carlo Gajani e dall'altro incoraggiare giovani artisti a proseguire e sviluppare la propria attività nel campo della fotografia, allargando l’orizzonte a esperienze internazionali. Hanno vinto sinora: Mariacristina Silvestri, Eleonora Quadri, Anna Messere e Zoe Francesca Paterniani.


Carlo Gajani nasce a Bazzano, alle porte di Bologna, l'11 gennaio 1929. Studia pianoforte al Conservatorio sin quasi al diploma, frequenta il liceo classico e si iscrive poi alla Facoltà di Medicina dell'Università di Bologna, dove si laurea a pieni voti nel 1953. Pratica la professione medica per una quindicina d'anni, ma al contempo si dedica ad attività artistiche. Alla fine degli anni '60 decide di abbandonare la carriera medica, perseguita con successo nella sfera ospedaliera e privata, per diventare artista a tempo pieno – soprattutto pittore e incisore a quel tempo, sostenuto in questa decisione dal consenso e dall'apprezzamento di critici di valore come Franco Russoli, Renato Barilli, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Giancarlo Cavalli, e da galleristi come Toninelli a Milano e Forni a Bologna. Viene invitato a partecipare alla XXXII Biennale di Venezia nel 1964, poi di nuovo alla XXVI nel 1972. In quello stesso anno inizia l'insegnamento dell'Anatomia artistica presso l'Accademia delle Belle Arti, prima ad Urbino poi a Bologna, dove insegna fino al 1999.
E' stato tra i primi in Italia ad occuparsi del problema dei rapporti tra ritratto e fotografia. Negli anni '70, in particolare, rivolge il proprio interesse verso il ritratto dipinto a partire da una base fotografica ed esegue così numerosi ritratti di artisti, scrittori e intellettuali in vari campi – da Moravia a Pasolini, da Calvino a Eco, da Arbasino a Ginzburg, da Celati a Scabia, etc.
Nel 1976 pubblica con la Nuovo Foglio il volume Ritratto, identità, maschera, in cui racconta la storia di questi ritratti, formula i problemi teorici del genere fotografico e propone la propria soluzione stilistica.
Dagli anni '80 abbandona definitivamente i pennelli per dedicarsi soltanto a mezzi espressivi puramente fotografici – nel ritratto, nel paesaggio, nel nudo. Lavora sui paesaggi urbani del Nord America; in Italia "esplora" la pianura di qua e di là del Po, in una paziente e amorosa ricerca di un mondo ormai più fantastico che reale; nel proprio studio e all'Accademia porta avanti, infine, un lavoro di vent'anni sul nudo e sui rapporti che si instaurano tra fotografo e modella.
I ritratti, i paesaggi e i nudi di Gajani sono stati esposti, oltre che in diversi spazi privati e pubblici in Italia, anche in Francia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Canada. La sua produzione artistica è stata senz'altro trasversale, soprattutto in relazione alla ricerca fotografica. Per quanto riguarda le incisioni e il primo periodo pittorico è vicino al Surrealismo, almeno per quanto riguarda gli esiti figurativi; mentre la successiva produzione pittorica rientra nella Pop Art. Per quanto concerne la ricerca fotografica, i grandi temi da lui portati avanti sono stati il ritratto/autoritratto, il nudo, il paesaggio, l'architettura urbana (New York) e la fotografia di viaggio. Sempre in un modo piuttosto trasversale, personale e, forse, anche poco interessato all'adesione ad uno stile o una corrente, il suo lavoro è ascrivibile alla Pop Art, alla Narrative Art e all'Arte Concettuale, sebbene quest'ultima in senso lato. Alla fine della sua lunga carriera artistica, Gajani è ritornato alla terra della sua infanzia, nell'Appennino tosco-emiliano, alla ricerca di vecchie dimore, campi e cieli – stavolta in un rigoroso, drammatico bianco e nero: "... per amore – scrive - non per obbligo, alla ricerca non della bellezza ma del carattere di abitazioni e luoghi che raccontano la vita in tempi passati".
Lì, nella casa dei suoi nonni, è morto nel 2009. (tratto da http://www.fondazionecarlogajani.it/it/biografia/)



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