Museo del Bottone
via della Costa, 11
47822  Santarcangelo di Romagna

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A fine secolo '800 la moda francese era all'apice del suo splendore, tant'è che in Francia esisteva il Ministero della Moda. Dominavano lo stile liberty e l'art déco. I bottoni erano confezionati con resine naturali e corozo, bachelite, galatite, madreperla, pasta di vetro e celluloide, fino ad arrivare alla fine degli anni '30. Le forme dei bottoni potevano essere di qualunque foggia : quadrate, rettangolari, geometriche, elaborate in maniera barocca, lasciando libero arbitrio alla fantasia dell'uomo. Venivano rappresentati addirittura cose ed animali.Nel Museo sono esposti, fra gli altri, quadri che documentano in maniera adeguata ed esauriente il periodo storico descritto e che sono meritevoli di attenzione. Tra questi, ad esempio, si può notare un quadro con cartella campionaria degli anni '20 (di una Ditta di Amburgo con prezzi espressi in corone) contenente bottoni neri in pasta di vetro.La Regina d'Inghilterra, essendo morto il Re, vestiva a lutto ed i bottoni neri in pasta di vetro sui suoi abiti riflettevano luce, quindi non tetri. Questa moda è stata copiata dall'alta società di tutta Europa. Un altro quadro con bottoni in pasta di vetro è stato realizzato con bottoni provenienti dalle suore di clausura di Sogliano (cinque grandi bottoni, quattro borchie ed altri).Altri quadri caratteristici di quel periodo riportano: alcuni bottoni raffiguranti una nave in partenza ed un marinaio, simbolo dell'immigrazione italiana degli anni '20; bottoni chiari in galatite, fatti a mano, in stile barocco (dalla collezione Goni di Parma); bottoni in celluloide.
Guardando i bottoni dall'inizio del secolo alla fine degli anni '30, si nota un decadimento continuo nella forma e nella qualità dei materiali. Inoltre cominciano ad apparire i primi bottoni con svastiche stilizzate, preludio alla grande guerra. Siamo già negli anni '40 / '50, in guerra. Non vi erano più materiali per fare bottoni, né resine (importate), né metalli (requisiti per le armi). Le materie prime pregiate erano tutte nascoste in attesa di momenti migliori. Allora venivano usati i materiali a portata di mano tra cui il legno. Per abbellirli venivano dipinti a mano. E' di quel periodo la preparazione di bottoni con l'interno della pannocchia (Fratti, stilista di alta moda).
Trascorsa la guerra si ritorna a vivere e a produrre, recuperando materiali perfino dalla rottamazione degli aerei (Bottonificio Loris di Bologna). In questi anni la produzione industriale presenta molte varietà di bottoni tra i quali quelli ad imitazione della tartaruga, di gran voga negli anni trenta nel mondo dell'alta moda. Il materiale usato era la galatite.In questo periodo si confezionavano anche molti bottoni di stoffa fatti con il torchio, ma si riciclavano anche vecchi bottoni ricoprendoli con il tessuto del vestito (moda suggerita dai francesi).
Arriva il 1950, primo Anno Santo dopo la guerra. Era di moda la tunica ed i bottoni non erano necessari : un vero disastro per i commercianti del settore. Passato questo momento di crisi si riprenderà a produrre ed a vendere. I bottoni degli anni '50 sono sopratutto grandi e lucenti, poi grandi ed opachi, addirittura sfumati in nero col fumo della candela.
All'inizio degli anni '60 avviene il miracolo economico italiano ed arrivano le prime firme di stilisti europei ed italiani : Coco Chanel, Pierre Cardin, Armani, Valentino ed altri. Con la trasformazione dei metodi di lavoro dei materiali si creano bottoni bellissimi, eleganti, ricchi e pregiati. Pietre, strass, madreperle e passamanerie vengono assemblati per confezionare i "protagonisti" dell'abito. I benestanti di quel periodo ostentavano la ricchezza, talvolta in modo sfacciato e volgare. Questo urtò moltissimo i giovani e fu così che scoppiò la contestazione del '68. Ritornò la crisi economica per la società e, di conseguenza, per i bottoni. I bei bottoni scompaiono e si usano semplici bottoni funzionali all'uso : unire i due lembi di stoffa (si noti la differenza degli ultimi quattro quadri rispetto a tutti gli altri degli anni sessanta).
Nei primi anni settanta le Ditte produttrici di bottoni cercano di reagire alla crisi e producono bellissimi oggetti economici in poliestere e galatite, ma la clientela, per difendere la propria privacy, era interessata a bottoni lisci, opachi e poco evidenti.Nel frattempo si affermavano i jeans e gli abiti in stile militare, sopratutto tra i giovani. Le guarnizioni di quei tempi erano composte da cinturoni borchiati, fibbie e catene : era l'inizio dei famosi e tristi anni di piombo. Nel Museo questo periodo è rappresentato con tre quadri : il primo con bottoni di piombo per jeans e gli altri con bottoni e simboli del momento.Anche gli stilisti si adeguano e producono capi in jeans personalizzati con bottoni griffati.Anche questo periodo di crisi collettiva passa e pian piano si ritorna a vivere senza paura. Sotto la spinta del Governo Craxi, amante del lusso, nasce un nuovo miracolo economico. Gli stilisti di moda italiani sono sulla cresta dell'onda in Italia ma anche in Europa e nel mondo. Con loro i bottoni ritornano protagonisti. Dal 1985/86 al 1992 i bottoni fatti industrialmente raggiungono una bellezza ed una ricchezza unica. Per l'acquisto dei bottoni per un abito si arriva a spendere anche £ 100.000.Nel 1992, infatti, scoppia lo scandalo nazionale di tangentopoli e ricomincia la crisi che dura ancora agli inizi del 2000. I bottoni scompaiono ancora e si ritorna al funzionale.Ma non è solo la crisi economica a giustificare quella totale del bottone; le cause sono diverse. Le più importanti derivano dal fatto che gli stilisti hanno cambiato modo di vestire la donna e nei nuovi modelli i bottoni non esistono; le sarte cominciano pian piano a scomparire. Di conseguenza le mercerie iniziano a chiudere e la produzione industriale non può andare avanti se non esiste consumo. Le Ditte produttrici provano a presentare bottoni bellissimi fatti con materiali trasparenti, lavorati con il laser; importano bottoni dall'India, dall'Indonesia fatti con materiali naturali come il legno, il corno, le madreperle lavorate a mosaico, la corda, la paglia, il sughero. Si arriva così a fine secolo, al Duemila. Nel Museo si può vedere un quadro composto da bottoni poverissimi di plastica con la scritta "2000" (G. Gallavotti, in <a href="http://www.bottoni-museo.it/la_storia_dei_bottoni.htm"; rel="nofollow" title="Apri collegamento esterno"><a href="http://www.bottoni-museo.it/la_storia_dei_bottoni.htm"; rel="nofollow" title="Apri collegamento esterno"><a href="http://www.bottoni-museo.it/la_storia_dei_bottoni.htm"; rel="nofollow" title="Apri collegamento esterno"><a href="http://www.bottoni-museo.it/la_storia_dei_bottoni.htm"; rel="nofollow" title="Apri collegamento esterno"><a href="http://www.bottoni-museo.it/la_storia_dei_bottoni.htm"; rel="nofollow" title="Apri collegamento esterno"><a href="http://www.bottoni-museo.it/la_storia_dei_bottoni.htm"; rel="nofollow" title="Apri collegamento esterno">www.bottoni-museo.it/la_storia_dei_bottoni.htm<;/a></a></a></a></a></a>).
In particolare, nel museo sono esposti esemplari d'autore come il bottone in ceramica e smalto disegnato nel 1920 da Pablo Picasso per Coco Chanel raffigurante un cavallo stilizzato; i bottoni on celluloide con avena, juta e riso di Elsa Schiapparelli risalenti al 1920-30; i bottoni in bachelite art deco, o specificatamente riferiti a oggetti di design come lo spremiagrumi; i bottoni bijoux di Chanel anni Cinquanta con la testa di leone e con la doppia C incrociata; bottoni gioiello di Pierre Cardin, Dolce & Gabbana, Mimmina, Armani, Krizia e Trussardi; e i bottoni in poliestere su finitura galvanica degli anni Sessanta di Secondo Stefano Pavese, cui si aggiungono alcuni esemplari gioiello della stesso autore; infine alcuni bottoni recentissimi, del 2015, in madreperla colorata e lavorata al laser del Bottonificio Lab di Piacenza.


Artisti:
Pablo Picasso
Coco Chanel
Elsa Schiapparelli
Pierre Cardin
Nicola Trussardi
Dolce & Gabbana (Domenico Dolce e Stefano Gabbana)
Mimmina (Mimmina Rachini)
Giorgio Armani
Krizia (Mariuccia Mandelli)
Secondo Stefano Pavese
Daniel Swarosvky
Bottonificio Lab Piacenza
Bottonificio Loris Bologna
Bottonificio Mibam Lemignano (Pr) per Balenciaga
Bottonificio Ascoli
Bottonificio Abramo Favaro V. Venezia