Casina

Castello di Sarzano
Casina

Ponte levatoio del Castello di Sarzano, Archivio della Provincia di Reggio Emilia
via Graziani, 1
Casina (RE)
tel 333 2110379 (Ristorante-locanda)
Nel medio appennino reggiano, il colle di Sarzano, posto sul lungo crinale che collega Canossa a Carpineti, domina l’abitato di Casina tra le valli dei torrenti Tassobbio e Crostolo.

Dai Longobardi ai Canossa
Caposaldo strategico della direttrice - alternativa a quella della Cisa - che da Parma o da Reggio portava in Lunigiana e in Garfagnana attraverso i passi del Cerreto e di Predarena, Sarzano fu conquistato dai longobardi tra VI e VII secolo.
Assegnato a una curtis del gastaldato di Bismantova, fu con quella donato nel IX secolo da Ludovico II al duca di Parma, mentre in seguito numerosi benefici nell’area sarebbero stati assegnati ai vescovi di Reggio.
Il castello, forse edificato alla fine del IX secolo a difesa dalle invasioni ungare, venne acquistato nel 958 con alcuni terreni lungo il Tassobbio da Adalberto Atto, conte di Reggio, Modena e Mantova e capostipite del casato dei Canossa, per assicurarsi un canale sicuro di collegamento dalla media val d'Enza al nodo viario di Bismantova.
Con il consolidamento del potere del casato, sotto Bonifacio e Matilde, su un vastissimo territorio che si estendeva tra la Lombardia e la Toscana, Sarzano si trovò situato con Canossa, Rossena e Baisio sulla seconda linea mediocollinare del complesso scacchiere fortificato impiantato dai Canossa tra Enza e Secchia a protezione delle vie di comunicazione che dai passi appenninici scendevano fino al Po.

Il feudo dei Fogliani
Alla morte di Matilde nel 1115, Sarzano venne destinato al monastero benedettino di S. Apollonio di Canossa, che ottenne prima la conferma imperiale del lascito e a metà secolo, dal papa, il diritto di riscuotervi le decime. Già nel 1190 però il comune rurale sarzanese fu costretto a giurare fedeltà a quello di Reggio, che stava allora cercando di imporre il proprio controllo anche sulle aree appenniniche.
Alla fine del Duecento, dopo decenni di lotte fazionarie che avevano dilaniato il comune reggiano, Sarzano passò sotto il dominio della potente famiglia guelfa dei Fogliani, che nei decenni precedenti aveva ampliato i propri possedimenti nel territorio, inglobando anche diversi beni canossiani grazie alla parentela con papa Innocenzo IV.
Nel secolo successivo, i Fogliani si inserirono nelle lotte tra gli Este, i Gonzaga e i Visconti per la signoria di Reggio, giocando ancora un ruolo di primo piano nella politica cittadina anche grazie a ripetuti cambi di alleanza e ad accordi che consentirono loro di ottenere nel 1373 da Bernabò Visconti il feudo di Sarzano e di molte altre importanti fortificazioni dell’area.

Gli Este: il feudo Carandini
Conquistata la signoria reggiana nel 1409, nel 1427 Niccolò d’Este – impegnato in quegli anni a contrastare le sacche di resistenza dei signori locali - assediò e distrusse Sarzano, facendo poi ricostruire e rafforzare il castello sotto la direzione degli architetti Beltramo Comastri e Francesco da Salvaterra. Concessa alla comunità una serie di privilegi, nel 1434 gli Este restituirono il feudo ai Fogliani, che lo tennero fino al 1516 in condominio con i Visdomini e i da Canossa, omonimi ma non imparentati con gli Attonidi.
A questi ultimi subentrò nel 1668 il ministro del ducato di Modena e Reggio Girolamo Graziani della Pergola, compensato per i suoi servigi con il titolo di conte. A fine secolo la figlia Francesca con il marito Paolo Carandini ottenne l’intero feudo, avviando un imponente programma di restauri dell’edificio concluso nel 1698.
I Carandini rimasero signori di Sarzano fino alla soppressione dei feudi attuata dal regime filofrancese, che trasferì la proprietà al comune. Con la Restaurazione il castello tornò agli Este, che non ristabilirono però i diritti feudali e nel 1839 ne fecero dono con la chiesa di san Bartolomeo alla parrocchia.

La riscoperta, il recupero e la valorizzazione
Nel 1885 un articolo sul ‘Fanfulla’ dell’archeologo e storico dell’arte Corrado Ricci che definiva la rocca una delle ‘più eleganti e meglio conservate dell'Appennino emiliano’ accese l’attenzione del pubblico sul castello, in procinto di essere demolito per consentire la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, e che venne così salvato dalla distruzione.
Nel 1990 il complesso fu acquistato dal comune di Casina, che avviò un ampio progetto di recupero, restauro e valorizzazione del castello e del borgo, accompagnato da una campagna di scavi e concluso nel 2013, destinando le strutture ad attività culturali, turistiche e ricettive. Il castello è parte del Sentiero Matilde, itinerario escursionistico lungo i luoghi canossiani, parte del più ampio percorso del Volto Santo che da Mantova giunge a Lucca.

VISITA
Il complesso è formato dal castello posto sulla sommità del colle, con il mastio e la torre, e da un piccolo borgo comprendente l’ex chiesa di San Bartolomeo, una casa mezzadrile e un fienile.
In origine la struttura era organizzata all’interno di tre cerchia di mura; l’impianto attuale, con doppia cinta di mura di cui rimangono solo dei resti, risale agli interventi estensi del XV secolo e ai lavori di ricostruzione tardo-secenteschi dei Carandini.
Nel castello, il grande mastio a pianta quadrangolare articolato su quattro livelli rivestiva in epoca medievale funzioni difensive e residenziali, e rimase adibito ad abitazione fino al 1920; al suo interno è allestito uno spazio informativo sul castello e sull’artigianato artistico dell’ars canusina.
Sulla cima del rilievo, entro l’area delimitata dalla prima cerchia muraria, sorge la torre alta una ventina di metri, a pianta quadrata e con basamento leggermente scarpato, edificata probabilmente nel XIII secolo e trasformata nel Seicento in torre campanaria al servizio della chiesa di san Bartolomeo.
Nel cortile interno del castello gli scavi hanno fatto emergere un edificio sorto in epoca medievale con funzioni civili o militari e già presente nel XIII secolo, trasformato in seguito in una piccola cappella. Destinato a magazzino dopo la costruzione della chiesa di san Bartolomeo, venne demolito nell’Ottocento.
Nel borgo ai piedi del colle, la chiesa di san Bartolomeo, eretta nel Cinquecento su un luogo di culto paleocristiano, venne ricostruita a partire dal 1659. Ceduta con il castello nel 1839 alla parrocchia, fu progressivamente abbandonata dopo la costruzione della nuova chiesa presso l’abitato di Casina alla fine del secolo; sconsacrata nel secondo dopoguerra, è stata acquistata nel 1990 dal comune che l’ha adibita a sala convegni. La casa mezzadrile e il fienile sono oggi occupati da strutture turistiche e culturali.
Dal colle di Sarzano sono visibili la Pietra di Bismantova, il crinale tosco-emiliano, e i castelli matildici di Baiso, Carpineti, Leguigno, Rossena e Canossa.


Valli e Strade storiche

Ambiti territoriali presidiati dal castello:

valle Tassobbio e Crostolo,
via Garfagnana-Lunigiana
Casati e istituzioni

Signori del castello tra medioevo e età moderna:

Canossa,
Fogliani,
Este,
Carandini
Storie e Percorsi

Itinerari tematici e storici tra i castelli:

Scacchiere canossiano: Livello 2
Bibliografia
via Graziani, 1
Casina (RE)
tel 333 2110379 (Ristorante-locanda)
Nel medio appennino reggiano, il colle di Sarzano, posto sul lungo crinale che collega Canossa a Carpineti, domina l’abitato di Casina tra le valli dei torrenti Tassobbio e Crostolo.

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Dai Longobardi ai Canossa
Caposaldo strategico della direttrice - alternativa a quella della Cisa - che da Parma o da Reggio portava in Lunigiana e in Garfagnana attraverso i passi del Cerreto e di Predarena, Sarzano fu conquistato dai longobardi tra VI e VII secolo.
Assegnato a una curtis del gastaldato di Bismantova, fu con quella donato nel IX secolo da Ludovico II al duca di Parma, mentre in seguito numerosi benefici nell’area sarebbero stati assegnati ai vescovi di Reggio.
Il castello, forse edificato alla fine del IX secolo a difesa dalle invasioni ungare, venne acquistato nel 958 con alcuni terreni lungo il Tassobbio da Adalberto Atto, conte di Reggio, Modena e Mantova e capostipite del casato dei Canossa, per assicurarsi un canale sicuro di collegamento dalla media val d'Enza al nodo viario di Bismantova.
Con il consolidamento del potere del casato, sotto Bonifacio e Matilde, su un vastissimo territorio che si estendeva tra la Lombardia e la Toscana, Sarzano si trovò situato con Canossa, Rossena e Baisio sulla seconda linea mediocollinare del complesso scacchiere fortificato impiantato dai Canossa tra Enza e Secchia a protezione delle vie di comunicazione che dai passi appenninici scendevano fino al Po.

Il feudo dei Fogliani
Alla morte di Matilde nel 1115, Sarzano venne destinato al monastero benedettino di S. Apollonio di Canossa, che ottenne prima la conferma imperiale del lascito e a metà secolo, dal papa, il diritto di riscuotervi le decime. Già nel 1190 però il comune rurale sarzanese fu costretto a giurare fedeltà a quello di Reggio, che stava allora cercando di imporre il proprio controllo anche sulle aree appenniniche.
Alla fine del Duecento, dopo decenni di lotte fazionarie che avevano dilaniato il comune reggiano, Sarzano passò sotto il dominio della potente famiglia guelfa dei Fogliani, che nei decenni precedenti aveva ampliato i propri possedimenti nel territorio, inglobando anche diversi beni canossiani grazie alla parentela con papa Innocenzo IV.
Nel secolo successivo, i Fogliani si inserirono nelle lotte tra gli Este, i Gonzaga e i Visconti per la signoria di Reggio, giocando ancora un ruolo di primo piano nella politica cittadina anche grazie a ripetuti cambi di alleanza e ad accordi che consentirono loro di ottenere nel 1373 da Bernabò Visconti il feudo di Sarzano e di molte altre importanti fortificazioni dell’area.

Gli Este: il feudo Carandini
Conquistata la signoria reggiana nel 1409, nel 1427 Niccolò d’Este – impegnato in quegli anni a contrastare le sacche di resistenza dei signori locali - assediò e distrusse Sarzano, facendo poi ricostruire e rafforzare il castello sotto la direzione degli architetti Beltramo Comastri e Francesco da Salvaterra. Concessa alla comunità una serie di privilegi, nel 1434 gli Este restituirono il feudo ai Fogliani, che lo tennero fino al 1516 in condominio con i Visdomini e i da Canossa, omonimi ma non imparentati con gli Attonidi.
A questi ultimi subentrò nel 1668 il ministro del ducato di Modena e Reggio Girolamo Graziani della Pergola, compensato per i suoi servigi con il titolo di conte. A fine secolo la figlia Francesca con il marito Paolo Carandini ottenne l’intero feudo, avviando un imponente programma di restauri dell’edificio concluso nel 1698.
I Carandini rimasero signori di Sarzano fino alla soppressione dei feudi attuata dal regime filofrancese, che trasferì la proprietà al comune. Con la Restaurazione il castello tornò agli Este, che non ristabilirono però i diritti feudali e nel 1839 ne fecero dono con la chiesa di san Bartolomeo alla parrocchia.

La riscoperta, il recupero e la valorizzazione
Nel 1885 un articolo sul ‘Fanfulla’ dell’archeologo e storico dell’arte Corrado Ricci che definiva la rocca una delle ‘più eleganti e meglio conservate dell'Appennino emiliano’ accese l’attenzione del pubblico sul castello, in procinto di essere demolito per consentire la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, e che venne così salvato dalla distruzione.
Nel 1990 il complesso fu acquistato dal comune di Casina, che avviò un ampio progetto di recupero, restauro e valorizzazione del castello e del borgo, accompagnato da una campagna di scavi e concluso nel 2013, destinando le strutture ad attività culturali, turistiche e ricettive. Il castello è parte del Sentiero Matilde, itinerario escursionistico lungo i luoghi canossiani, parte del più ampio percorso del Volto Santo che da Mantova giunge a Lucca.

VISITA
Il complesso è formato dal castello posto sulla sommità del colle, con il mastio e la torre, e da un piccolo borgo comprendente l’ex chiesa di San Bartolomeo, una casa mezzadrile e un fienile.
In origine la struttura era organizzata all’interno di tre cerchia di mura; l’impianto attuale, con doppia cinta di mura di cui rimangono solo dei resti, risale agli interventi estensi del XV secolo e ai lavori di ricostruzione tardo-secenteschi dei Carandini.
Nel castello, il grande mastio a pianta quadrangolare articolato su quattro livelli rivestiva in epoca medievale funzioni difensive e residenziali, e rimase adibito ad abitazione fino al 1920; al suo interno è allestito uno spazio informativo sul castello e sull’artigianato artistico dell’ars canusina.
Sulla cima del rilievo, entro l’area delimitata dalla prima cerchia muraria, sorge la torre alta una ventina di metri, a pianta quadrata e con basamento leggermente scarpato, edificata probabilmente nel XIII secolo e trasformata nel Seicento in torre campanaria al servizio della chiesa di san Bartolomeo.
Nel cortile interno del castello gli scavi hanno fatto emergere un edificio sorto in epoca medievale con funzioni civili o militari e già presente nel XIII secolo, trasformato in seguito in una piccola cappella. Destinato a magazzino dopo la costruzione della chiesa di san Bartolomeo, venne demolito nell’Ottocento.
Nel borgo ai piedi del colle, la chiesa di san Bartolomeo, eretta nel Cinquecento su un luogo di culto paleocristiano, venne ricostruita a partire dal 1659. Ceduta con il castello nel 1839 alla parrocchia, fu progressivamente abbandonata dopo la costruzione della nuova chiesa presso l’abitato di Casina alla fine del secolo; sconsacrata nel secondo dopoguerra, è stata acquistata nel 1990 dal comune che l’ha adibita a sala convegni. La casa mezzadrile e il fienile sono oggi occupati da strutture turistiche e culturali.
Dal colle di Sarzano sono visibili la Pietra di Bismantova, il crinale tosco-emiliano, e i castelli matildici di Baiso, Carpineti, Leguigno, Rossena e Canossa.


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