Gazzola

Castello di Rezzanello
Gazzola

Castello di Rezzanello
strada Rezzanello
loc. Rezzanello
Gazzola (PC)
tel 0523 970238, 0523 492 001 (IAT Piacenza)
Nell’appennino piacentino, Rezzanello è situato a quattrocento metri di altezza alle pendici del monte Bissago nella media val Luretta, lungo la strada che da Gazzola porta a Bobbiano e a Travo tra val Trebbia e val Tidone.

Un possedimento di San Savino
Rezzanello è citato all’inizio del secolo XI, quando il vescovo di Piacenza donò la sua corte e il castello di monte Bissago con molti altri beni al monastero piacentino di San Savino in occasione della sua fondazione, donazione più volte confermata dai papi nel secolo successivo.
Roccaforte dei guelfi piacentini all’inizio del Duecento, il castello fu da loro rafforzato nel 1313 contro Galeazzo Visconti, divenuto in quell'anno vicario imperiale di Piacenza, che all’inizio del decennio successivo diede ordine di distruggerlo.

Chiapponi e Arcelli
A metà del Trecento i monaci cedettero in enfiteusi Rezzanello fino al 1382 ai Boccapiccina, che trasferirono poi questi diritti alla famiglia Chiapponi, loro erede.
Nel 1412 la val Luretta fu integrata per breve tempo nella contea di Valtidone creata dal nuovo duca Filippo Maria Visconti per l’alleato Filippo Arcelli, che solo tre anni dopo, insignoritosi di Piacenza, perse però i suoi diritti, subendo il bando e la confisca dei beni.
Nel 1437 i monaci assegnarono a Battista Chiapponi il feudo di Rezzanello, con l’obbligo di coltivarne le terre e di ristrutturare le abitazioni dentro le mura del castello, a cui si aggiunse nel 1454 quello di potenziarne le fortificazioni. Legato al condottiero visconteo Niccolò Piccinino, il Chiapponi ottenne l’anno seguente dal duca di Milano importanti esenzioni fiscali per i castelli di Rezzanello e Travazzano.

Il Cinquecento: dai monaci al Collegio Inglese
Nel corso del Cinquecento i Chiapponi accrebbero il loro patrimonio, integrando il frammentato fondo di Rezzanello con l’acquisto o l’affitto delle terre vicine.
Alla fine del secolo le terre che avevano ricevuto da San Savino cambiarono titolare. Nel 1580 infatti tutti i beni del monastero, ormai abbandonato, vennero assegnati da papa Gregorio XIII al Collegio Inglese di Roma, seminario per preti cattolici destinati all'Inghilterra fondato l’anno precedente in risposta allo scisma anglicano.

L’Ottocento: una residenza signorile per gli Scotti
Due secoli dopo, una lunga controversia sul possesso del castello oppose il Collegio agli Scotti di San Giorgio, a cui la proprietà era pervenuta nel 1796 dopo l’estinzione dei Chiapponi, grazie al matrimonio di Annibale Scotti con Teodora Chiapponi avvenuto a inizio secolo.
Sborsata una forte somma per chiudere il contenzioso, nella prima metà dell’Ottocento gli Scotti intrapresero a opera del conte Ferdinando una serie di radicali interventi che trasformarono il castello in una dimora signorile.
I lavori ridefinirono gli spazi interni, arricchiti di una biblioteca e di una raccolta d’opere d’arte, e ridisegnarono gli spazi verdi circostanti - il giardino, il parco e gli orti – alimentati dall’acqua del Bissago grazie a una fontana eretta al centro del cortile.
Gli Scotti promossero inoltre migliorie nella gestione delle terre, il restauro o la costruzione di nuove abitazioni per i contadini, e la realizzazione della strada che mise in comunicazione Rezzanello con la val Trebbia e con la val Luretta, fino a Gazzola.

Il Novecento: un castello neomedievale
Ai primi del Novecento il nuovo proprietario, l’ingegnere Giuseppe Manfredi, promosse il restauro dell’edificio nello stile storicistico in voga dalla metà del secolo precedente, incaricando dei lavori l’architetto Camillo Guidotti, autore anche del restauro del Duomo di Piacenza, del castello di Gropparello, della chiesa di Gazzola e del vicino santuario del Pilastrello.
Ulteriori interventi furono realizzati dal commendator Bombrini, proprietario del castello dal 1918; questi lo vendette nel 1926 ai Cigala Fulgosi, dai quali passò quattro anni dopo alle suore Orsoline di Piacenza che ne fecero un centro di esercizi spirituali.
Nel 1941 gran parte del castello venne requisito dai comandi militari che ne fecero un campo di concentramento per prigionieri inglesi e poi greci; dal 1943 ospitò sfollati di comunità religiose e alcuni civili.
Nel 1987 l’edificio fu ceduto prima alla famiglia di monsignor Venturelli, che intraprese restauri rimasti incompiuti, e nel 1995 agli attuali titolari, che restaurato il castello e il suo parco l’hanno trasformato in una struttura ricettiva.

VISITA
Al centro dell’ampio parco, il castello presenta una pianta trapezoidale con un ampio cortile interno.
Agli angoli emergono quattro slanciate torrette cilindriche decorate da rilievi in terracotta, frutto degli interventi novecenteschi, con copertura conica e sporto retto da archetti, ripresi con funzione decorativa nel sottotetto.
Il parco di circa sette ettari ospita alberi secolari, ma anche particolari specie arboree e piante esotiche grazie al microclima di cui gode; il parco è completato da due laghetti, uno stagno ed una sorgente d’acqua.


Valli e Strade storiche

Ambiti territoriali presidiati dal castello:

valle Luretta
Casati e istituzioni

Signori del castello tra medioevo e età moderna:

Chiapponi,
Arcelli,
Scotti
Arte e Architettura

Stili architettonici e decorativi nel castello:

Primo Ottocento,
Storicismo Eclettismo Liberty
Storie e Percorsi

Itinerari tematici e storici tra i castelli:

Fascismo Guerra Resistenza
Bibliografia
strada Rezzanello
loc. Rezzanello
Gazzola (PC)
tel 0523 970238, 0523 492 001 (IAT Piacenza)
Nell’appennino piacentino, Rezzanello è situato a quattrocento metri di altezza alle pendici del monte Bissago nella media val Luretta, lungo la strada che da Gazzola porta a Bobbiano e a Travo tra val Trebbia e val Tidone.

.
Un possedimento di San Savino
Rezzanello è citato all’inizio del secolo XI, quando il vescovo di Piacenza donò la sua corte e il castello di monte Bissago con molti altri beni al monastero piacentino di San Savino in occasione della sua fondazione, donazione più volte confermata dai papi nel secolo successivo.
Roccaforte dei guelfi piacentini all’inizio del Duecento, il castello fu da loro rafforzato nel 1313 contro Galeazzo Visconti, divenuto in quell'anno vicario imperiale di Piacenza, che all’inizio del decennio successivo diede ordine di distruggerlo.

Chiapponi e Arcelli
A metà del Trecento i monaci cedettero in enfiteusi Rezzanello fino al 1382 ai Boccapiccina, che trasferirono poi questi diritti alla famiglia Chiapponi, loro erede.
Nel 1412 la val Luretta fu integrata per breve tempo nella contea di Valtidone creata dal nuovo duca Filippo Maria Visconti per l’alleato Filippo Arcelli, che solo tre anni dopo, insignoritosi di Piacenza, perse però i suoi diritti, subendo il bando e la confisca dei beni.
Nel 1437 i monaci assegnarono a Battista Chiapponi il feudo di Rezzanello, con l’obbligo di coltivarne le terre e di ristrutturare le abitazioni dentro le mura del castello, a cui si aggiunse nel 1454 quello di potenziarne le fortificazioni. Legato al condottiero visconteo Niccolò Piccinino, il Chiapponi ottenne l’anno seguente dal duca di Milano importanti esenzioni fiscali per i castelli di Rezzanello e Travazzano.

Il Cinquecento: dai monaci al Collegio Inglese
Nel corso del Cinquecento i Chiapponi accrebbero il loro patrimonio, integrando il frammentato fondo di Rezzanello con l’acquisto o l’affitto delle terre vicine.
Alla fine del secolo le terre che avevano ricevuto da San Savino cambiarono titolare. Nel 1580 infatti tutti i beni del monastero, ormai abbandonato, vennero assegnati da papa Gregorio XIII al Collegio Inglese di Roma, seminario per preti cattolici destinati all'Inghilterra fondato l’anno precedente in risposta allo scisma anglicano.

L’Ottocento: una residenza signorile per gli Scotti
Due secoli dopo, una lunga controversia sul possesso del castello oppose il Collegio agli Scotti di San Giorgio, a cui la proprietà era pervenuta nel 1796 dopo l’estinzione dei Chiapponi, grazie al matrimonio di Annibale Scotti con Teodora Chiapponi avvenuto a inizio secolo.
Sborsata una forte somma per chiudere il contenzioso, nella prima metà dell’Ottocento gli Scotti intrapresero a opera del conte Ferdinando una serie di radicali interventi che trasformarono il castello in una dimora signorile.
I lavori ridefinirono gli spazi interni, arricchiti di una biblioteca e di una raccolta d’opere d’arte, e ridisegnarono gli spazi verdi circostanti - il giardino, il parco e gli orti – alimentati dall’acqua del Bissago grazie a una fontana eretta al centro del cortile.
Gli Scotti promossero inoltre migliorie nella gestione delle terre, il restauro o la costruzione di nuove abitazioni per i contadini, e la realizzazione della strada che mise in comunicazione Rezzanello con la val Trebbia e con la val Luretta, fino a Gazzola.

Il Novecento: un castello neomedievale
Ai primi del Novecento il nuovo proprietario, l’ingegnere Giuseppe Manfredi, promosse il restauro dell’edificio nello stile storicistico in voga dalla metà del secolo precedente, incaricando dei lavori l’architetto Camillo Guidotti, autore anche del restauro del Duomo di Piacenza, del castello di Gropparello, della chiesa di Gazzola e del vicino santuario del Pilastrello.
Ulteriori interventi furono realizzati dal commendator Bombrini, proprietario del castello dal 1918; questi lo vendette nel 1926 ai Cigala Fulgosi, dai quali passò quattro anni dopo alle suore Orsoline di Piacenza che ne fecero un centro di esercizi spirituali.
Nel 1941 gran parte del castello venne requisito dai comandi militari che ne fecero un campo di concentramento per prigionieri inglesi e poi greci; dal 1943 ospitò sfollati di comunità religiose e alcuni civili.
Nel 1987 l’edificio fu ceduto prima alla famiglia di monsignor Venturelli, che intraprese restauri rimasti incompiuti, e nel 1995 agli attuali titolari, che restaurato il castello e il suo parco l’hanno trasformato in una struttura ricettiva.

VISITA
Al centro dell’ampio parco, il castello presenta una pianta trapezoidale con un ampio cortile interno.
Agli angoli emergono quattro slanciate torrette cilindriche decorate da rilievi in terracotta, frutto degli interventi novecenteschi, con copertura conica e sporto retto da archetti, ripresi con funzione decorativa nel sottotetto.
Il parco di circa sette ettari ospita alberi secolari, ma anche particolari specie arboree e piante esotiche grazie al microclima di cui gode; il parco è completato da due laghetti, uno stagno ed una sorgente d’acqua.


Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione, propri e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.