Gazzola

Castello di Momeliano
Gazzola

Castello di Momeliano, su gentile concessione di www.comuni-italiani.it
strada di Momeliano
loc. Momeliano
Gazzola (PC)
tel 353 4113216 (Infopoint Tidone e Luretta), 0523 971070 (azienda)
Nel piacentino occidentale, Momeliano domina i primi rilievi della val Luretta alle spalle di Gazzola.

Da Piacenza ai Dolzani
Situato a poca distanza dalla val Trebbia, lungo la strada che da Agazzano conduce a Rivergaro, Momeliano - forse fundus citato nella tabula alimentaria traianea - venne assegnato nella seconda metà del IX secolo dal conte di Piacenza al nipote con altre località del piacentino. Nel secolo successivo le terre di Momeliano passarono alla Chiesa piacentina che le assegnò successivamente a chiese e istituti religiosi della città.
Il castello è citato in un atto del 1234, al tempo delle distruzioni operate nel territorio di Momeliano dalla fazione cittadina legata a Guglielmo I Landi.
Nella seconda metà del Trecento, durante il contrastato consolidamento della signoria viscontea su Piacenza, la fortificazione era della famiglia piacentina Dolzani - proprietaria anche di Gazzola e delle terre di pianura tra Caorso e San Pietro in Cerro - che la vendette nel 1368. Un membro della famiglia avrebbe istigato cinque anni più tardi la sollevazione degli abitanti di Momeliano contro Galeazzo II Visconti, che aveva occupato il castello con altre fortificazioni della vicina val Tidone, favorendone così la conquista da parte delle truppe papali. La tenace posizione antiviscontea del casato portò alla sua rovina: alleatisi a Venezia, nel 1426 Raffaele e Castellino Dolzani furono condannati a morte e alla confisca dei beni da parte dei duchi di Milano, che in seguito cedettero Momeliano a vari proprietari.

Una residenza signorile per i Ceresa
Nel 1490 il nobile piacentino Antonio Ceresa acquistò le terre di Momeliano e quattro anni dopo avviò la ricostruzione della fortificazione ormai in rovina, facendone una residenza signorile.
Qui il figlio Marco Antonio ambientò il poemetto ‘Somnium Delphili’, dedicato al suo contrastato amore giovanile per una fanciulla pavese rifugiatasi nel castello durante la peste di inizio Cinquecento.

I Lampugnani
Ripetuti passaggi ereditari consegnarono nel 1595 il castello al milanese Luigi Lampugnani, membro di una famiglia titolare di ampi possedimenti tra il parmense, il piacentino e la Lombardia.
Nel corso del Settecento la famiglia promosse diversi interventi valorizzando la funzione residenziale dell’edificio: una scalinata in pietra venne collocata al posto del ponte levatoio a superare l’antico fossato, che venne interrato e perimetrato in pietra, realizzando sul suo lato est dei giardini pensili; gli ambienti interni vennero decorati e un oratorio ricavato nel torrione orientale, notevolmente ribassato.
Nel 1742 l’estinzione del ramo di Momeliano dei Lampugnani restituì alla Camera ducale di Parma e Piacenza il castello, che venne però lasciato in uso alla vedova dell’ultimo marchese che ne fece il centro amministrativo delle sue proprietà nell’area.

Tra Otto e Novecento
Ulteriori passaggi di proprietà, per acquisto o eredità, si ebbero nella seconda metà del secolo e in quello successivo; denominato castel Basini da una delle famiglie titolari, l’edificio pervenne nel 1868 alla famiglia Stevani, un cui membro, il colonnello Severino, esperto agricoltore, trasformò gran parte delle terre in vigneti. A fine Ottocento alcuni ambienti al piano terreno vennero ridecorati nello stile storicistico neogotico in voga da alcuni decenni.
Una campagna di restauri realizzata negli anni Novanta del Novecento dall’ultima proprietà ha consentito il consolidamento strutturale della copertura, della pavimentazione e dei muri perimetrali, che sono stati modificati solo internamento, in modo da mantenere il profilo esterno originale.
Ancor oggi abitato dai proprietari, il castello ospita le cantine dell'azienda vitivinicola biologica che ha sede dentro le sue mura.

VISITA
Al centro di un’ampia area a vigneti, l'imponente castello è circondato da un rigoglioso parco ricco di essenze ricavato dall’interramento del fossato, il cui lato est venne attrezzato nel Settecento a giardino pensile, ed è preceduto da un viale alberato con alberi di tiglio, noce e rovere. La scalinata d’ingresso eretta al posto del ponte levatoio presenta un decoro settecentesco a volute.
L’edificio a pianta quadrata con tre torri angolari tonde e una a base quadrata è definito da tre corpi di fabbrica disposti a ferro di cavallo realizzati in pietra locale, ciottoli e mattoni, mentre il lato nordorientale è chiuso da una cortina muraria decorata da elementi a pigna. Sul fronte opposto sono riconoscibili le diverse fasi costruttive dell’edificio, dalla sezione più antica, precedente agli anni Settanta del XIV secolo, agli interventi quattro-cinquecenteschi che trasformarono l’edificio in una residenza signorile. La torre est ospita il piccolo oratorio settecentesco. La merlatura, tamponata, di tipo ghibellino, è ancora percorribile attraverso uno stretto camminamento.
A nord del castello, presso l’ex polveriera militare di Rio Gandore si stende verso valle un’oasi naturalistica di notevole importanza.


Valli e Strade storiche

Ambiti territoriali presidiati dal castello:

valle Luretta
Casati e istituzioni

Signori del castello tra medioevo e età moderna:

Dolzani,
Ceresa,
Lampugnani
Arte e Architettura

Stili architettonici e decorativi nel castello:

Rinascimento e Manierismo,
Barocco e Rococò,
Storicismo Eclettismo Liberty
Bibliografia
strada di Momeliano
loc. Momeliano
Gazzola (PC)
tel 353 4113216 (Infopoint Tidone e Luretta), 0523 971070 (azienda)
Nel piacentino occidentale, Momeliano domina i primi rilievi della val Luretta alle spalle di Gazzola.

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Da Piacenza ai Dolzani
Situato a poca distanza dalla val Trebbia, lungo la strada che da Agazzano conduce a Rivergaro, Momeliano - forse fundus citato nella tabula alimentaria traianea - venne assegnato nella seconda metà del IX secolo dal conte di Piacenza al nipote con altre località del piacentino. Nel secolo successivo le terre di Momeliano passarono alla Chiesa piacentina che le assegnò successivamente a chiese e istituti religiosi della città.
Il castello è citato in un atto del 1234, al tempo delle distruzioni operate nel territorio di Momeliano dalla fazione cittadina legata a Guglielmo I Landi.
Nella seconda metà del Trecento, durante il contrastato consolidamento della signoria viscontea su Piacenza, la fortificazione era della famiglia piacentina Dolzani - proprietaria anche di Gazzola e delle terre di pianura tra Caorso e San Pietro in Cerro - che la vendette nel 1368. Un membro della famiglia avrebbe istigato cinque anni più tardi la sollevazione degli abitanti di Momeliano contro Galeazzo II Visconti, che aveva occupato il castello con altre fortificazioni della vicina val Tidone, favorendone così la conquista da parte delle truppe papali. La tenace posizione antiviscontea del casato portò alla sua rovina: alleatisi a Venezia, nel 1426 Raffaele e Castellino Dolzani furono condannati a morte e alla confisca dei beni da parte dei duchi di Milano, che in seguito cedettero Momeliano a vari proprietari.

Una residenza signorile per i Ceresa
Nel 1490 il nobile piacentino Antonio Ceresa acquistò le terre di Momeliano e quattro anni dopo avviò la ricostruzione della fortificazione ormai in rovina, facendone una residenza signorile.
Qui il figlio Marco Antonio ambientò il poemetto ‘Somnium Delphili’, dedicato al suo contrastato amore giovanile per una fanciulla pavese rifugiatasi nel castello durante la peste di inizio Cinquecento.

I Lampugnani
Ripetuti passaggi ereditari consegnarono nel 1595 il castello al milanese Luigi Lampugnani, membro di una famiglia titolare di ampi possedimenti tra il parmense, il piacentino e la Lombardia.
Nel corso del Settecento la famiglia promosse diversi interventi valorizzando la funzione residenziale dell’edificio: una scalinata in pietra venne collocata al posto del ponte levatoio a superare l’antico fossato, che venne interrato e perimetrato in pietra, realizzando sul suo lato est dei giardini pensili; gli ambienti interni vennero decorati e un oratorio ricavato nel torrione orientale, notevolmente ribassato.
Nel 1742 l’estinzione del ramo di Momeliano dei Lampugnani restituì alla Camera ducale di Parma e Piacenza il castello, che venne però lasciato in uso alla vedova dell’ultimo marchese che ne fece il centro amministrativo delle sue proprietà nell’area.

Tra Otto e Novecento
Ulteriori passaggi di proprietà, per acquisto o eredità, si ebbero nella seconda metà del secolo e in quello successivo; denominato castel Basini da una delle famiglie titolari, l’edificio pervenne nel 1868 alla famiglia Stevani, un cui membro, il colonnello Severino, esperto agricoltore, trasformò gran parte delle terre in vigneti. A fine Ottocento alcuni ambienti al piano terreno vennero ridecorati nello stile storicistico neogotico in voga da alcuni decenni.
Una campagna di restauri realizzata negli anni Novanta del Novecento dall’ultima proprietà ha consentito il consolidamento strutturale della copertura, della pavimentazione e dei muri perimetrali, che sono stati modificati solo internamento, in modo da mantenere il profilo esterno originale.
Ancor oggi abitato dai proprietari, il castello ospita le cantine dell'azienda vitivinicola biologica che ha sede dentro le sue mura.

VISITA
Al centro di un’ampia area a vigneti, l'imponente castello è circondato da un rigoglioso parco ricco di essenze ricavato dall’interramento del fossato, il cui lato est venne attrezzato nel Settecento a giardino pensile, ed è preceduto da un viale alberato con alberi di tiglio, noce e rovere. La scalinata d’ingresso eretta al posto del ponte levatoio presenta un decoro settecentesco a volute.
L’edificio a pianta quadrata con tre torri angolari tonde e una a base quadrata è definito da tre corpi di fabbrica disposti a ferro di cavallo realizzati in pietra locale, ciottoli e mattoni, mentre il lato nordorientale è chiuso da una cortina muraria decorata da elementi a pigna. Sul fronte opposto sono riconoscibili le diverse fasi costruttive dell’edificio, dalla sezione più antica, precedente agli anni Settanta del XIV secolo, agli interventi quattro-cinquecenteschi che trasformarono l’edificio in una residenza signorile. La torre est ospita il piccolo oratorio settecentesco. La merlatura, tamponata, di tipo ghibellino, è ancora percorribile attraverso uno stretto camminamento.
A nord del castello, presso l’ex polveriera militare di Rio Gandore si stende verso valle un’oasi naturalistica di notevole importanza.


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