MEB - Museo Ebraico di Bologna
Via Valdonica, 1/5
Bologna (BO)
produzione di Venezia
Siddur

carta/ rilegatura
cm 4 (la) 6 (a)
sec. XIX (1875 - 1899)
Siddur è il libro quotidiano di preghiere ebraiche: «La parola siddur significa "ordine", in quanto le preghiere in esso contenute sono disposte nel giusto ordine da rispettare durante il servizio liturgico», in A. GREEN, Queste sono le parole. Un dizionario della vita spirituale ebraica, Firenze, Giuntina, 2002. Esistono diversi tipi di siddurim, a secondo dei riti. Il piccolo esemplare del Museo Ebraico di Bologna è tascabile, infatti, contiene le preghiere anche che scandiscono i rituali giornalieri oltre alle festività.

La Bragadina è la più importante stamperia ebraica della prima metà del Cinquecento a Venezia. Nel 1552 nella tipografia di Alvise Bragadin furono stampati in formato tascabile ad uso delle comunità sefardite due libri di preghiere di cui ci sono pervenuti pochissimi esemplari che finora, nonostante la loro importanza anche per la storia delle traduzioni dall'ebraico in castigliano, hanno ricevuto scarsa attenzione da parte degli studiosi. Dopo la morte di Alvise, nel 1575, il figlio Giovanni continua l'attività sino al 1614. Anche per le edizioni del Bragadin - come per quelle del padre - mancano notizie precise. Solo ricercando le poche che sono nelle biblioteche d'Italia e quelle conservate nel British Museum e nella Biblioteca Bodleiana di Oxford assieme a quelle che si trovano in talune biblioteche tedesche e boeme, si è giunti ad accertare che le sue edizioni non sono state più di una quindicina: poche, dunque, se si considera il periodo abbastanza lungo in cui la tipografia fu gestita da Giovanni. Sulla scarsa produttività avranno certamente influito le difficili condizioni in cui si svolgeva la stampa ebraica in Venezia non solo per la difficoltà dei permessi di stampa, che il magistrato sopra la Bestemmia rilasciava sempre con riluttanza, ma anche per la difficoltà di trovare compositori in ebraico, giacché l'editto del 1571 proibiva agli Ebrei di stampare libri, anche se - così sembra - era solo blandamente fatto osservare. Oltre a ciò, le condizioni generali dei mercati di esportazione erano mutate assai dai tempi del Bomberg e dai primi tempi di Alvise: in quelle comunità ebraiche del Nord Europa e del Vicino Oriente affluivano i prodotti librari di vari editori e tipografi che avevano iniziato a essere attivi un po' dovunque in Italia e soprattutto nei Paesi Bassi. Difficile dovette essere anche per il Bragadin stampare opere rabbiniche nuove, perché gli eruditi in quelle dottrine, che Daniele Bomberg aveva radunato a Venezia, erano ormai morti o si erano dispersi. Egli dovette limitarsi quasi esclusivamente alla ristampa di opere già pubblicate dal padre. Morto il giovanni, la ditta fu proseguita dal figlio Pietro, che iniziò l'anno stesso della morte del padre. L'attività di Pietro si confonde con quella dei numerosi suoi fratelli: Lorenzo, Alvise II, Vincenzo I, Nicola, Giacomo e Girolamo. Si conoscono edizioni al nome del solo Pietro dal 1614 al 1638, a nome di Lorenzo nel 1615-1630 e 1639-1650. A nome di Pietro e fratelli dal 1631 al 1638 ed oltre; a nome di Alvise II nel 1624-1630 e 1639-1650; a nome di Vincenzo I nel 1639-1649; a nome di Nicola nel 1639-1650; a nome di Giacomo nel 1639-1650, e finalmente a nome di Girolamo nel 1639-1667. Il figlio di questo Vincenzo II, assieme al figlio Alvise III, continuò a stampare sino al 1710. Con l'appellativo generico di "Stamperia Bragadina" la bottega continuò a lavorare per altri anni. Ma non produceva più in proprio, bensì per conto e a cura di diversi tipografi; col loro nome i Bragadin fornivano una specie di patronato a vari editori, dai quali ricevevano in cambio una interessenza sui prodotti. I tipografi che usarono il nome e gli impianti della "Stamperia Bragadina" furono gli eredi di Giovanni di Gara, gli Zanetti, i Pradato, i Vedelago, i Doriguzzi, gli Ambrosini, i Bona, i Paoli e forse qualche altro, tutti cristiani. Ma ormai la concorrenza dei tipografi di Amsterdam era divenuta così generale e potente da costringere i Veneziani a cessare nella stampa ebraica.
Vedi Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 13 (1971), voce BRAGADIN, Giovanni di Alfredo Cioni