Museo d'Arte della Città
Via di Roma, 13
48121  Ravenna

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La collezione dei Mosaici Contemporanei del Museo d’Arte della città conta 90 opere, parte delle quali recentemente riallestite nel quadriportico al piano terra del Museo, grazie a un Progetto Europeo sull’asse Italia – Slovenia dal titolo Open Museums.
La collezione si sviluppa per nuclei cronologicamente scanditi che evidenziano le diverse anime che il mosaico può incarnare. Momento cardine delle vicende musive a Ravenna è la mostra dei Mosaici Moderni inaugurata il 7 giugno 1959, le cui opere rappresentano il nucleo centrale della collezione su cui si è andata sviluppando poi l’intera raccolta. Il progetto promosso da Giuseppe Bovini, intendeva mettere la tecnica musiva al servizio dell’arte contemporanea. Agli artisti, scelti dal comitato scientifico composto dallo stesso Bovini, Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, fu chiesto di eseguire i cartoni preparatori di opere destinate ad essere realizzate in mosaico. Fra gli esemplari presenti in collezione, un nutrito gruppo di manufatti testimonia il rapporto della tecnica musiva con il design d’interni. Soprattutto nei decenni ’80 e ’90 del secolo scorso, si perseguono, da parte di alcuni designer, le straordinarie possibilità applicative del mosaico agli ambienti domestici, agli arredi e oggetti d’uso quotidiano, spesso con risultati affascinanti e di valore artistico.E’ possibile individuare alcuni nuclei specifici. Il primo si configura come un allestimento spaziale con opere musive, a formare un quadrato di circa 4,5 m per lato: la Stanza Aulica, composta da cinque Paleautoportanti di 220x90 cm ciascuna, da un pannello, Ritratto di Mendini, e una scultura, Testa di Guerriero, e da un cassettone completamente rivestito di tessere vitree, il Mobile aulico. Opera complessa dello Studio Alchimia, comprendeva anche un tappeto musivo e una sedia.
Lo Studio Alchimia, fondato da Alessandro Guerriero a Milano nel 1976 con la collaborazione, tra gli altri, di Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Franco Raggi, Michele De Lucchi e Giorgio Gregori, si inscrive nell'evoluzione del design italiano di post-avanguardia, che, superando le barriere disciplinari, ha voluto riproporre i valori dell’artigianato e della dimensione artistica degli oggetti, accogliendo fin da subito artisti della Transavanguardia come Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Sandro Chia, oltre a soggetti di altre discipline, come i Magazzini Criminali dalla scena teatrale.
L’installazione, volutamente frutto di contaminazioni tra l’attitudine funzionale e la comunicazione poetica, vuole rappresentare una stanza eccezionale - come un’opera unica, ma replicabile in alcune parti - un ambiente domestico connotato dall’insolito ricorso al rivestimento musivo delle superfici, un rivestimento prezioso, iconico. La realizzazione tecnica è di alcuni mosaicisti legati a vario titolo all’Associazione Mosaicisti di Ravenna: Alessandra Caprara, Marco De Luca, Stefano Mazzotti, Luciana Notturni, Paolo Racagni, Marco Santi con la Cooperativa Mosaicisti, Carlo Signorini, Daniele Strada e Enzo Tinarelli. L’opera singola Cameriere, una sorta di “servo muto”, si deve invece a un progetto di Andrea Baj, realizzato da Felice Nittolo nel 1992 per l’Associazione Mosaicisti di Ravenna. L’Associazione - una sezione operativa ravennate dell’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei - sviluppa nel 1986, in collaborazione con la Pinacoteca del Museo, il progetto Prototipo mosaico, la cui area di interesse è soprattutto quella dell’arredo urbano e del design. Nel 1988 l’Associazione realizza a Ravenna un convegno e due mostre, accomunate dal titolo complessivo: De Mosaico. Una mostra riguardava in particolare le nuove applicazioni del mosaico nel design, attraverso la realizzazione di progetti degli architetti Dardi, Mendini, Minardi e appunto Studio Alchimia. Il Mobilequadro Puttino assopito soddisfatto e satollo, III Millennio realizzato da Akomena nel 1988, è contenitore sospeso con lo sportello frontale costituito da un quadro che rivisita a mosaico, ironicamente, due icone del nostro tempo: il putto, bimbetto nudo con le ali che ci accompagna da secoli, dai troni degli dei pagani, al Rinascimento al Barocco, all’estro di Fiorucci, strappandoci sempre un sorriso; e la M, appena suggerita, di Mc Donald’s.
Con il marchio Akomena Francesca Fabbri è la designer ma anche la mosaicista di quest’opera. All’interno del mobile viene riprodotto il suo bozzetto originale. Il mobile fa parte di un progetto di contenitori prodotti in cinque varianti in cui i puttini sono accostati ai loghi di altrettanti brand o al mantello di Superman. Grazie ai finanziamenti del progetto europeo Open Museums, l’atrio del Museo si è arricchito di un soffitto luminoso, ideato dall’architetto Cesare Mari, di Panstudio e dal light designer Francesco Murano. Come ha scritto Mari, con questo progetto sono stati affrontati due diversi temi: uno funzionale ed uno estetico. La necessità di dare una maggiore luminosità all’ambiente e la ridotta altezza della sala, hanno suggerito l’idea di realizzare un grande plafone, di limitato spessore e grande estensione, in grado di fornire una luce diffusa nell’intero ambiente. L’idea progettuale ha trovato ispirazione nella forma artistica che forse più di ogni altra è sinonimo di Ravenna: il mosaico. Si sono giustapposite grandi “tessere” luminose ad altezza leggermente diversa, per formare una composizione che alludesse a un soffitto musivo, non solo per l’accostamento di elementi quadrangolari, ma anche per spessori tridimensionali, e che permettesse nel contempo di variare cromaticamente ed in modo dinamico la luce dei vari componenti. Il prototipo è’ stato realizzato dalla ditta Flexlite, che ha adattato alle richieste dei progettisti una tecnologia già collaudata, ed è costituito da pannelli LED di dimensioni variabili, accostati fra loro con un leggero sfalsamento in altezza, a formare un grande rettangolo centrale di cm. 480x360.

DESIGN MUSEOGRAFICO: Realizzato da Cesare Mari, Panstudio e Francesco Murano nel 2013.
Installazione luminosa a soffitto per l'atrio del museo per miglioramento funzionale delle condizioni di luce e spazio. Realizzato in pannelli LED colorati di forma quadrangolare con sfasamento in altezza, alludono alle tessere di mosaico di cui riprendono la cangianza con l'alternanza di combinazioni con colori diversi. (S.Ferrari, IBC, 2016)


Il Centro è nato nel 2003 grazie anche ai finanziamenti del progetto europeo Siti Unesco Adriatici, proseguito poi nel progetto Extension of Potentiality of Adriatic Unesco Sites, ancora in corso.
Le attività istituzionali riguardano lo studio e la valorizzazione del mosaico, sia come testimonianza dell’antico splendore delle decorazioni architettoniche d’età Tardo Antica, sia come forma artistica del contemporaneo. Il Centro comprende anche una biblioteca specializzata e un archivio. Quest’ultimo, frutto delle donazioni di alcuni membri dello storico Gruppo Mosaicisti di Ravenna, custodisce una ricchissima documentazione manoscritta (tra cui i preziosi Diari che testimoniano giorno per giorno le attività della bottega), alcuni cartoni pittorici, nati come strumento di lavoro preliminare ai restauri e poi divenuti mezzo per la creazione di copie a calco dei mosaici antichi, e infine numerose fotografie che documentano lo stato di conservazione del patrimonio musivo cittadino a partire dalla seconda metà del Novecento. Nell’archivio inoltre si conservano alcuni bozzetti delle opere d’arte che formano la collezione musiva.
Per rendere fruibile il risultato delle ricerche finanziate dai Progetti Europei e svolte da ricercatori universitari, il Cidm ha sviluppato due banche dati, consultabili on-line e in continuo aggiornamento: la Banca dati del Mosaico e la Banca dati Mosaicisti Contemporanei.
La riscoperta della tecnica musiva non rimane confinata all’ambito del restauro, ma trova un nuovo sviluppo, iscrivendosi a pieno titolo nella scena artistica del XX secolo. La collezione dà conto di queste vicende, sviluppandosi per nuclei cronologicamente scanditi che evidenziano le diverse anime che il mosaico può incarnare: il rapporto con pittori di larga fama nella realizzazione di opere che si avvalgono delle abilità di chi padroneggia la tecnica musiva, fino alla ricerca di un linguaggio autonomo, da parte di artisti che ne fanno il proprio mezzo espressivo, unico o privilegiato.
Momento cardine delle vicende musive a Ravenna è la mostra dei Mosaici Moderni inaugurata il 7 giugno 1959, le cui opere rappresentano il nucleo centrale della collezione su cui si è andata sviluppando poi l’intera raccolta. Il progetto promosso da Giuseppe Bovini, intendeva mettere la tecnica musiva al servizio dell’arte contemporanea. Agli artisti, scelti dal comitato scientifico composto dallo stesso Bovini, Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, fu chiesto di eseguire i cartoni preparatori di opere destinate ad essere realizzate in mosaico. Alla mostra parteciparono alcuni dei principali protagonisti della scena artistica internazionale: Afro, Mirko, Renato Birolli, Corrado Cagli, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Bruno Cassinari, Marc Chagall, Antonio Corpora, Mario Deluigi, Franco Gentilini, Renato Guttuso Georges Mathieu, Mattia Moreni Enrico Paulucci, Bruno Saetti, Rolf Sanqvist, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova. I cartoni pittorici furono tradotti in mosaico dal Gruppo Mosaicisti, attivo a Ravenna dal 1949, tra questi: Sergio Cicognani, Isler Medici, Zelo Molducci, Ines Morigi Berti, Libera Musiani, Romolo Papa, Antonio Rocchi, Giuseppe Salietti, Renato Signorini.




Artisti:
Studio Alchimia, Associazione Mosaicisti di Ravenna.
Alessandra Caprara, Marco De Luca, Stefano Mazzotti, Luciana Notturni, Paolo Racagni, Marco Santi con la Cooperativa Mosaicisti, Carlo Signorini, Daniele Strada e Enzo Tinarelli.
Andrea Baj, Felice Nittolo.
Francesca Fabbri.
Cesare Mari, Francesco Murano