Pinacoteca "G. Stuard"
Via Borgo Parmigianino, 2
Parma (PR)
Bocchi Amedeo
1883/ 1976
dipinto

tela/ pittura a olio
cm 258 (la) 125 (a)
sec. XX (1905 - 1905)
Nel dipinto è ritratta una giovane donna, colta in attegggiamento riflessivo, seduta con le gambe accavallate su un muretto in laterizio sul quale appoggia anche le mani. La ragazza, che occupa la parte destra della scena, indossa un'elegante abito bianco e tiene i capelli raccolti sul capo. Alle sue spalle, entro il muretto di cinta, è un giardino di fiori di loto; in fondo alberi ed una casa, verso destra, che appena si intravvede.

Amedeo Bocchi nasce a Parma il 24 agosto del 1883 e all'età di 12 anni viene iscritto al Regio Istituto di Belle Arti di Parma. Diplomatosi nel 1901 col massimo dei voti, frequenta la Scuola del Nudo a Roma dove trascorrerà il resto della sua vita. Nel 1906 Amedeo sposa Rita (sua compagna di studi a Parma), nel 1908 nasce Bianca, la prima e unica figlia dell'artista, ma l'anno dopo muore la moglie Rita. Nel 1910 Bocchi viene ammesso, per la prima volta, con due dipinti, alla Biennale di Venezia, ove ha modo di ammirare la grande personale di Gustav Klimt. Proprio in quell'anno Bocchi si trasferisce a Padova, al seguito di Achille Casanova, impegnato a decorare l'interno della Basilica del Santo, per specializzarsi nella tecnica dell'affresco. Nel 1911, alla grande esposizione di Roma per il cinquantenario dell'Unità d'Italia, Bocchi realizza, in collaborazione con Latino Barilli, Daniele de Strobel e Renato Brozzi, la ricostruzione della Sala d'oro del Castello di Torrechiara. Sempre nello stesso anno si reca per la prima volta a Terracina che, con le sue paludi e la dura vita delle sue genti, sarà al centro di molti suoi dipinti. Nel 1912 riceve la medaglia d'oro del Ministero della Pubblica Istruzione per il dipinto "Le tre Marie". Nel 1913, pur non aderendo ufficialmente al manifesto della Secessione Romana, Bocchi guarda con vivo interesse alla prima mostra organizzata dal gruppo. Fra il 1913 e il 1915 utilizza le conoscenze nel campo dell'affresco per l'importante commissione affidatagli dalla Cassa di Risparmio di Parma per la decorazione della Sala del Consiglio della sede centrale di Parma, dedicata al tema del risparmio. Gli influssi del liberty e di Klimt vengono elaborati in maniera originale da Bocchi che realizza una serie di affreschi di assoluto valore artistico. L'opera, terminata nel 1916, riscuote gli unanimi consensi della critica. Nel 1915 ottiene il privilegio di abitare a Roma in una delle case-studio messe a disposizione degli artisti da un ricco alsaziano di lingua francese, Alfred Strohl, all'interno del parco che da lui aveva preso il nome: Villa Strohl-Fern. Lì Bocchi trascorrerà il resto della sua vita realizzando una serie di grandi capolavori. Nel 1919 Amedeo Bocchi sposa, in seconde nozze, Niccolina, la sua giovane modella. Seguono anni di felicità e di crescente successo: ancora la Biennale, la nomina ad Accademico di San Luca, la medaglia d'oro per il dipinto Bianca in abito da sera alla mostra di Monza del 1926. Altre tragedie familiari colpiscono però l'artista: nel 1923 muore Niccolina e nel 1934 scompare a soli 26 anni l'adorata figlia Bianca. Gli anni che seguono sono dedicati al ricordo e Amedeo Bocchi continua a dipingere, anche negli anni della maturità, con inesausta passione, fino alla morte che lo coglie, nella sua casa-studio di Villa Strohl-Fern, il 16 dicembre del 1976. Sul cavalletto c’è un quadro incompiuto: “Il giardiniere”, esposto ora presso il Museo a lui dedicato.
Dal 1915 il pittore vive a Villa Strohl-Fern, cuore culturale della capitale e apre il proprio mondo figurativo agli stimoli che la vitalità artistica romana gli offre. La trama sottile del suo operare si arricchisce tramite il confronto proficuo con pittori di alta levatura culturale, con i quali intreccia un raffinato dialogo di eleganti rimandi. I contemporanei artisti romani, ma anche Gustav Klimt, Henri Matisse, Pierre-Auguste Renoir e successivamente Renato Guttuso e i pittori romani del secondo dopoguerra costituiscono, in diversi periodi della sua vita, i riferimenti per creare un'arte personale. Si avvicina, senza mai farne parte, al Divisionismo, al Simbolismo e al Liberty ma l'apporto di Bocchi alle ricerche artistiche del Novecento si esprime attraverso l'elaborazione di un percorso unico ed eccezionale costruito pazientemente intorno alla valenza pittorica della luce e alla forza degli affetti familiari.
La famiglia è protagonista indiscussa delle sue tele: i genitori, le mogli, la figlia. Attraverso i volti indagati con amore e nostalgia l'osservatore ripercorre una sorta di quotidiano diario sentimentale e può seguire la progressiva emancipazione stilistica del pittore fino ai grandi capolavori degli anni venti e anni trenta, quali Niccolina con chitarra (1917) e Ritratto di Bianca (1933) in cui la luce e i suoi incantati riflessi dominano incontrastati in ritratti unici per l'alto grado di raffinata poesia che Bocchi riesce a infondervi. La morte priva Bocchi di tutti gli affetti familiari più stretti e il pittore si fa interprete di un nuovo manierismo in cui il colore assume toni accesi e contrastati. Caratterizzati da una eleganza estenuata e sofferente, Nudo femminile (1970) e Nudo femminile con gatto (1973) sono l'estremo frutto di una tensione espressiva da cui originano gli ultimi capolavori del pittore.