via Castello
Canossa (RE) Canossa Castello
Tel: 0522.877104
Secoli: X - XIX
I resti del castello sorgono su di una rupe arenacea che si eleva di una sessantina di metri su di un poggio che sovrasta la testata calanchiva del Rio Vico, sul versante destro della valle dell’Enza. Non molto, a causa dello sfaldamento della rupe, rimane del celebre maniero fondato nel X secolo, che ebbe il nome collegato alla potentissima famiglia feudale che riuscì a controllare mezza Italia, dal Garda all’alto Lazio.

Si sale dal lato occidentale e del castello gli avanzi riconoscibili sono quelli del manufatto residenziale cinquecentesco e della chiesa di S. Apollonio, fondata nel 976 e nel 1116 abbazia benedettina, della quale si vedono gli avanzi della cripta. La chiesa già abbandonata alla fine del Trecento, nel corso del Cinquecento era stata trasformata in cantina. Il palazzo di epoca estense fu fabbricato sopra la chiesa e di questo si riconoscono tracce di finestre e di camini sulle murature supersiti.
Un piccolo museo si trova sul sito del palazzo comitale. Conserva un fonte battesimale scolpito in arenaria risalente all’inizio del XII secolo, e reca i simboli degli Evangelisti; inoltre vario materiale frammentario proveniente da scavi archeologici avviati sin dall’Ottocento, dal paletnologo reggiano Gaetano Chierici. Un plastico consente di leggere la forma del castello, ora di difficile comprensione dato l’assottigliamento della rupe di circa un terzo.

Il fortilizio fu eretto nel 940 dal longobardo Atto Adalberto figlio di Sigifredo da Lucca, a rafforzamento di un sistema difensivo di controllo delle valli convergenti su Reggio Emilia. Il nome Canuxia forse deriva dal latino canus, bianco, indotto dall’arenaria biancastra della rupe. Nel 950 il castello fu assediato da Berengario II marchese d’Ivrea, che voleva prendere come moglie al figlio Adalberto la vedova di re Lotario, Adelaide rifugiata a Canossa. Ottone I re di Germania, che sposò Adelaide, creò marchese Adalberto. Tedaldo figlio di Adalberto contrastò Arduino d’Ivrea nella sua pretesa alla corona d’Italia e rafforzò e incrementò i possedimenti della famiglia, poi ancora accresciuti in Toscana da suo figlio Bonifacio, padre di Matilde. Di Matilde, sostenitrice del papato nella contrapposizione con l’impero, si ricorda la sua mediazione fra l’imperatore Enrico IV, scomunicato, e il papa Gregorio VII, nel famoso incontro nell’inverno del 1077, quando proprio a Canossa il monarca chiese perdono al pontefice. Il castello rimase in possesso di un ramo dei da Canossa sino al 1449, quando fu acquisito da Lionello d’Este marchese di Ferrara. La fortezza però non era più la stessa dei tempi di Matilde essendo stato distrutta dai Reggiani nel 1255. Fu risistemata dagli Estensi nel 1452. Si sa che fra il 1502 e il 1503 comandante del presidio era Ludovico Ariosto. Subì gravi danni da parte dei Farnese nel 1557 e poi negli anni seguenti subì la trasformazione in residenza e fu dei conti Rondinelli e poi dal 1642 della famiglia Valentini di Modena dai quali nel 1878 lo acquistò il governo che lo dichiarò monumento nazionale.

Canossa si raggiunge dall’autostrada A1 dal casello Terre di Canossa (km 31,5). Scendendo verso valle si perviene in breve (km 3,5) a Rossena (vedi scheda); proseguendo si raggiunge (km 7,8) il piccolo centro storico di S. Polo del cui perimetro fortificato rimane il torrione della porta e avanzi del castello; nella chiesa c’è un dipinto di Niccolò dell’Abate. Proseguendo verso est (km 7) si arriva al castello di Bianello (vedi scheda). Risalendo le pendici appenniniche verso sud si possono vedere i castelli di Sarzano (km 7) di origine matildica, ma rifatto nel Quattrocento, e di Leguigno (km 11), d’impianto cinquecentesco e rimaneggiato nel Seicento. Risalendo la valle dell’Enza, presso Cerezzola (km 6,5), si trova la Riserva naturale orientata Rupe di Campotrera, estesa su 42 ettari, dove emerge un importante affioramento ofiolitico, in un contesto paesaggistico singolare e selvaggio.